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Bertolaso risponde picche...



Il commissario non lascia scampo ai "dubbi": «Il progetto della discarica Lo Uttaro prevede le più moderne metodologie di realizzazione, tali da garantire un isolamento geologico e idraulico in linea con gli standard di legge e in totale terzietà rispetto a eventuali situazioni ambientali preesistenti».

E ancora: «La nostra azione è improntata alla massima legalità oltre che ad una chiarissima linea di competenza e conoscenza delle situazioni e dei luoghi nei quali si sta operando».

Intanto, i magistrati sono già al lavoro...


I cittadini del “quadrilatero della morte” possono mettersi l’animo in pace. Che la megadiscarica “da tre palazzi di 120 piani si farà lo sanno ormai anche i più tenaci oppositori. Nonostante la massiccia mobilitazione generale di tutte le forze politiche, sociali e culturali della conurbazione più puzzolente d’Italia, la speranza (ammesso e non concesso che la si possa realmente coltivare) di assistere ad una retromarcia delle tre istituzioni (provincia, comune capoluogo e commissariato per l’emergenza) che hanno firmato il foglio di protocollo di quel maledetto undici novembre, è pura fantascienza. Lo ha fatto chiaramente intendere il commissario e capo della protezione civile Guido Bertolaso che, due giorni dopo il “Lo Uttero day” (che ha visto coinvolte migliaia di persone di San Nicola-San Marco-Caserta-Maddaloni in una maxi protesta senza precedenti culminata nella celebrazione di un rito religioso propiziatorio sui luoghi dove sta per consumarsi l’ennesima tragedia ambientale ai danni della nostra comunità), ha risposto chiaro e tondo e ribadito punto su punto alla lunga missiva in cui il consulente scientifico di Legambiente Giuseppe Messina aveva denunciato la mancanza di chiarezza e la necessità di “ristabilire le condizioni minime di legalità” in una vicenda inficiata ab origine da scelte non coerenti con una corretta soluzione della problematica inerente allo smaltimento dei rifiuti in Terra di Puzza e (quando c’è) Lavoro.

Per ripassare quanto aveva scritto Messina, cliccare qui. Per sapere cosa ha risposto Bertolaso, invece, concentrate l’attenzione e leggete qui di seguito:

«Si fa riferimento alla Sua nota del 31 gennaio u.s., attinente alla prossima realizzazione della discarica in oggetto, per puntualizzare quanto segue.
In merito alla identificazione dell’area oggetto di intervento, si rammenta che il sito è stato segnalato dal Tavolo tecnico per l’individuazione di nuovi siti di discarica costituito da Prefettura e Provincia di Caserta e dal Commissariato per i rifiuti. A valle del lavoro svolto da tale Tavolo tecnico, il giorno 11 novembre 2006 è stato siglato un Protocollo d’intesa tra le suddette Amministrazioni e il Comune di Caserta con il quale è stata indicata la ex cava in località “Lo Uttaro”, in territorio di Caserta, quale sito provinciale per lo smaltirnento dei rifiuti.

Il Protocollo d’intesa prevede, inoltre, una serie di iniziative di messa in sicurezza e di bonifica del territorio di Caserta e dei Comuni limitrofi che costituiranno le prime iniziative concrete che saranno poste in essere per il risanamento dell’area, sebbene, come noto, tra le competenze delegate a questo Commissario non siano ricomprese le attività di. bonifica dei siti inquinati. A questo proposito, giova evidenziare che, al contrario di quanto da Lei affermato, non risultano essere state intraprese azioni concrete tese alla bonifica dell’area di Bortolotto, in comune di Castelvolturno, nella quale insiste, come noto, un sito di discarica privo di qualsivoglia sistema di confinamento e protezione delle acque sotterranee.

Al contrario, la redazione del progetto della discarica di Lo Uttaro, la cui gestione operativa, ai sensi del citato Protocollo d’intesa, è demandata alla Provincia, è in fase avanzata e prevede le più moderne metodologie di realizzazione, tali da garantire un isolamento geologico e idraulico in linea con gli standard di legge e in totale terzietà rispetto a eventuali situazioni ambientali preesistenti.

Nel merito, si segnala che il giorno 8 febbraio u.s., su iniziativa del Commissariato, è stato convocato un tavolo tecnico partecipato, tra gli altri, dalla ARPA Campania, durante il quale il progetto preliminare è stato ritenuto idoneo e conseguentemente approvato, evidenziando la necessità di avviare ante operam un rigoroso monitoraggio ambientale dell’area di intervento, così da individuare con esattezza le condizioni di fondo che costituiscono il “punto zero” dell’attività che sarà posta in essere dal Commissariato rifiuti.
In ogni caso, si fa presente che uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (Rapporto Istisan 02/22) su diverse discariche in tutta Italia tra cui quella già esistente in località Lo uttaro evidenzia che “a valle dell’area di discarica si nota un certo incremento nelle concentra di nitrati e solfati, tuttavia queste ultime, così come tutti gli altri parametri considerati, rientrano nei range ritenuti ottimali in base ai criteri stabiliti nel DPR n. 236/1988 relativo alle acque destinate al consumo umano, così come mod dal DL. vo n.31/2001 e successive modificazioni”.

Risulta, pertanto, evidente che, contrariamente a quanto da Lei affermato nella Sua nota, l’azione di questo Commissario è improntata alla massima legalità oltre che ad una chiarissima linea di competenza e conoscenza delle situazioni e dei luoghi nei quali si sta operando.

Per quanto concerne, poi, il suggerimento di acquisire i lavori compiuti a suo tempo dal “Gruppo tecnico di Diagnostica”, si evidenzia che tecnici del Dipartimento della Protezione Civile hanno eseguito una approfondita analisi territoriale sull’intero territorio della regione Campania per l’individuazione di siti da adibire a discariche, avvalendosi delle più moderne tecniche di rilevamento satellitare e di interpretazione cartografica, effettuando sopralluoghi mirati su alcune cave ritenute in via preliminare tecnicamente idonee ed esenti da vincoli ambientali o urbanistici non derogabili.

Tale lavoro, che è stato svolto a partire dal 2004 ed ha visto la più completa ed ampia partecipazione di tecnici del Ministero dell’Ambiente, dell’APAT e dell’ARPAC, che ne hanno condiviso l’impostazione metodologica e i risultati conseguiti, ha ottenuto il pieno apprezzamento dalle maggiori associazioni ambientaliste a livello nazionale.

Per ultimo, in merito alla revisione del Piano provinciale dei rifiuti, si fa presente che tale proposta è stata già avanzata da questo Commissario alla Provincia di Caserta ed è stata recepita nel citato Protocollo d’intesa. Spetta, quindi, all’amministrazione provinciale adoperarsi affinchè anche questa previsione trovi riscontro fattivo.

Nella convinzione di aver fornito ogni elemento di conoscenza riguardo alle questioni poste, si resta comunque a disposizione per ogni ulteriore chiarimento nel merito.

Guido Bertolaso».

La replica del supertenace Messina non si è fatta attendere. Lunedì 19 febbraio, S.Mansueto Vescovo, l’ex assessore all’ecologia del comune di Caserta, più sconcertato che mai, ha inviato un’altra missiva a Bertolaso e alla Procura della Repubblica (“Bertolaso mi risponde ma non dice il vero” -così dice nell’accompagnatoria per la stampa- “Io replico ma mi rivolgo anche alla magistratura. Leggete attentamente i documenti per sapere dove sta la verità”). Eccola nel suo testo originale ed integrale:

«Si fa seguito alla mia precedente nota del 31.01.07 e alla Sua di riscontro del 13.02.07.
Preliminarmente si ribadisce integralmente quanto già esposto e denunciato, avendo trovato puntuale conferma e sostanziale condivisione proprio nella Sua risposta.
Si chiariscono gli specifici punti trattati:

-Il Tavolo Tecnico (a cui inspiegabilmente non ha partecipato il comune), come risulta dagli atti – v. protocollo, ha indicato la località “Lo Uttaro” di Caserta; solamente nell’ordinanza commissariale n. 3 del 12.01.06 compare la “Cava Mastropietro” (testo Ordinanza n. 3 del 12.01.2007: capacità 450.000 mc), si individua il sito nella cava Mastropietro e si indicano le particelle 40 e 42 del fg. 59 del comune di Caserta e quindi l’invaso abusivamente attrezzato e., in parte, utilizzato con la colpevole assenza dell’Ente di controllo appositamente nominato (Provincia CE – stessi personaggi ora ed allora); ebbene si conferma (come risulta agli atti delle procure di S.M. C. Vetere e Caserta) che tale cava è stata abusivamente coltivata, in assenza di qualsiasi autorizzazione di legge, ed ancora più abusivamente utilizzata parzialmente come discarica per rr.ss.uu., riclassificandola presso l’UTE di Caserta come part. 42 in luogo della effettiva particella 147, compiendo il miracolo di avere nel 1994, a
fronte di una volumetria già utilizzata pari al doppio dell’autorizzato (e l’Organo di Controllo?), una capienza residua di 700.000 mc di cui 310.000 mc per la cava “abusiva” in parola di cui alla particella 147.
Quanto esposto trova peraltro conferma nelle formalizzate azioni di bonifica “ pur non spettanti”, di cui al protocollo d’intesa. 

-Le discariche private “Mastropietro” o meglio “Ecologica Meridionale” e “Sogeri” sono gemelle, nella genesi progettuale, realizzativa e gestionale, essendo state concepite e sfruttate in completo disprezzo delle leggi e, ancora peggio, dell’ambiente.
La “Sogeri” a fronte dei sei metri autorizzati fuori terra è lievitata -1994 - a trentotto (38) mt, con diretto collegamento del percolato alla falda sottostante, mediante tubi e pozzi di collegamento (e l’Organo di controllo?).
La “Ecologica Meridionale” invece è lievitata in profondità (30 metri rispetto ai 15 autorizzati e quindi tre metri al di sotto della falda idrica) e ancora più miracolosamente in estensione territoriale; in particolare la particella 42 si è accresciuta a dismisura ingoiando e inglobando la particella 147 (miracoli della Provincia e dell’UTE); preso atto degli “importanti studi e indagini realizzati di cui alla nota commissariale, si chiede finalmente una risposta a dove sono finiti i milioni di mc di percolato prodotti dagli anni 70 e, in particolare, dal 1988, nelle “cave e discariche Mastropietro”, atteso che i gestori, e ancora più colpevolmente la Provincia
non hanno saputo indicare e dimostrare attività di prelievo e smaltimento presso impianti di depurazione.

-Non risulta che il tavolo tecnico (autoreferenziandosi?) abbia approvato il progetto preliminare.

-Il piano di monitoraggio ambientale, come ben a conoscenza di Apat e Arpac, va effettuato propedeuticamente, costituendo elemento essenziale e imprescindibile prima di passare alla progettazione e costruzione / adeguamento di una discarica.

-Esistono approfonditi studi e indagini sulla cava in trattazione (vedi Prefettura di Napoli Commissario ex OPCM 7.10.94 -  I.S.S. dott.sa Musmeci, Enea, Min. Ambiente- Prefettura e Provincia di Caserta, Unità di Crisi). Perché si vogliono ignorare? Tale domanda è inoltrata anche all’Autorità Giudiziaria.

Si resta in attesa di riscontro, con riferimento alla documentazione agli atti anche commissariali.
(Dr. Agr. Giuseppe Messina)
»
 

La conferma delle accuse è ancora più precisa e dettagliata. Messina è già stato a colazione di lavoro con i magistrati...Stavolta il “buon” Guido dovrà ben guardarsi dal rispondere ancora picche (anche se, sinceramente, non ci aspettiamo che possa farlo con i fiori) in un “gioco” che sta sfiancando un po’ tutti. Se permettete, visto che tutti ci provano, vi diciamo la nostra.
I “ricordi” molto sconcertanti che abbiamo di altre analoghe precedenti situazioni che certamente non risalgono ai tempi di Pappagone, ci autorizzano (scusateci, siamo pessimisti per natura) a pronosticare che, prima o poi, tutte le bocche taceranno e quattrocentomila (duecentomila per 2) malcapitati polmoni si rassegneranno a respirare, inesorabilmente, la “solita” e “saluberrima” aria proveniente dal nauseabondo grattacielo al quale stanno già alzando le fondamenta. Ma non vi preoccupate. Chi ci conosce lo sa bene che non abbiamo mai azzeccato niente...neanche un ambo da un euro e settanta centesimi. Forse è questa l’unica boa di salvezza a cui ci si può ancora aggrappare. Sia, comunque, fatta la volontà di Dio. Era anch’Egli presente, domenica 11 febbraio, sull’altare dello Uttaro.

nc

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