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NATALE SANNICOLESE 2018

Il programma completo 
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Rifiuti: sacchetti anche di sabato


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I turni di 
DICEMBRE 2018

San Nicola la Strada
e
Caserta

 

“Far crescere il più possibile la percentuale della raccolta differenziata”

E’ uno degli impegni del neo assessore all’ambiente Bernardo

AUGURI




Momenti belli segnalati dai nostri lettori


OBBLIGO DI EMETTERE FATTURA ELETTRONICA

Scatta dal primo gennaio 2019

(Rubrica a cura di Omnibus Multiservice)

Scienziatucoli e filosofetti...


Lo squallore di parlare e giudicare senza informarsi sulle persone... Classica caratteristica di arroganti e presuntuosi che si vedono e vendono in giro, sui social e non solo, e che in fin dei conti non valgono niente.

CHI NON HA CAPITO COSA INTENDO PER “VERI SANNICOLESI” MI PROVOCA SOLO AMAREZZA




 I VERI SANNICOLESI sono QUELLI CHE AMANO SAN NICOLA LA STRADA

Anche a San Nicola il nuovo contrassegno europeo per disabili

Lo ha disposto il nuovo Comandante della Polizia Locale, Salerno Mele

Il mio grazie agli studenti del Diaz


Mi onora essere citato come “riferimento storico della città e punto di riferimento per l’informazione


“Con Franco Nigro ci si sente sempre a casa”

Il convegno di presentazione del suo ultimo libro

 

Uttaro, emergenza rifiuti e legalità


Una stupenda veduta panoramica della discarica Lo Uttaro

Lettere "aperte" di Giuseppe Messina
(Legambiente) al consiglio comunale di Caserta e a Guido Bertolaso (ideatore e regista della nuova megadiscarica, ma anche capo nazionale ...della Protezione Civile )
per fare chiarezza e ristabilire condizioni minime di credibilità”.

Notizie ed iniziative dal Fronte Lo Uttaro.

Martedi 30 gennaio 2007: l' "esperto" di turno, il Dr.agr. Giuseppe Messina, già assessore all'ambiente del comune di Caserta, già presidente del consorzio per lo smaltimento dei rifiuti Ce3, già in prima linea agli inizi degli anni '90 in un "comitato contro" che nulla, purtroppo, riuscì a fare per fermare l'allestimento, sempre in località Uttaro-Auschwitz, di un'altra discarica che per anni è serenamente cresciuta e pasciuta disseminando panico nei polmoni dei sannicolesi e dirimpettai, scrive al Consiglio comunale di Caserta. 

 

«Nel 1993 un folto gruppo di amministratori comunali della provincia di Caserta, coordinati da Legambiente, presentarono un voluminoso dossier all’allora ministro dell’ambiente, denunciando che il settore rifiuti era sostanzialmente in mano alla camorra; quest’ultima, in accordo e cointeressenza di industriali del nord, aveva fatto della provincia di Caserta il luogo privilegiato per lo smaltimento illecito di rifiuti tossici e industriali, oltre che per la gestione del business dei rr.ss.uu.
Fu chiesto, pertanto, al fine di dare definitiva e corretta soluzione alla problematica in parola, che aveva determinato enormi disastri di natura ambientale (al riguardo non è stato mai possibile avere dati dalla provincia di Caserta sullo smaltimento del “percolato” - milioni di metri cubi che hanno arricchito le falde sottostanti – vedi anche SOGERI Castelvolturno) e socio/economici:
-il commissariamento della Regione Campania in materia di rifiuti;
-l’approvazione di un piano regionale per il ciclo integrale dei rifiuti fondato sul principio del recupero delle risorse e quindi della raccolta differenziata;
-l’istituzione di consorzi pubblici per la gestione del ciclo dei rifiuti e la requisizione/messa in sicurezza di tutti gli impianti privati;
-la verifica sanitaria e la bonifica dei siti inquinati.
L’allora amministrazione comunale di Caserta, allo scopo di supportare l’azione del commissario di governo, prefetto Improta, permise la realizzazione di una discarica ex novo in località Uttaro, con principio ispiratore di dismissione immediata di quelle private, in vita con false e mendaci autorizzazioni, realizzate in completa difformità dei progetti e gestite in maniera disinvolta.
Richiese, inoltre, di valutare la possibilità, previo verifica tecnico-scientifica e ambientale/sanitaria, di realizzare un impianto consortile di compostaggio sul proprio territorio, proponendo inoltre:
-una specifica struttura che si occupasse esclusivamente della raccolta differenziata dei rifiuti;
-la provincializzazione dello smaltimento dei rifiuti;
-l’introduzione di una quota di ristoro per le comunità resisi disponibili ad ospitare un impianto di smaltimento;
-il recupero della frazione organica con la capillare costruzione di idonei impianti per la produzione di “compost di qualità”;
-il recupero degli inerti per limitare l’attività estrattiva e recuperare delle risorse, valutate in oltre 4 milioni di tonnellate anno, corrispondenti al 40% circa del quantitativo di materiale calcareo estratto in Campania.
Il Commissario di governo – Prefetto di Napoli istituì il Gruppo Tecnico di Diagnostica, formato da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Servizio Geologico Nazionale, dell’ENEA, dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Gruppo operativo che operava in ogni provincia della regione.
La richiesta del comune di Caserta, di realizzare un impianto sul territorio comunale, non potè essere soddisfatta (1996) in quanto, anche dopo ricognizione aerea, non vennero individuati, dal Gruppo di Diagnostica, siti adeguati (ai sensi di legge) come peraltro nell'ambito dei territori di S.Nicola La Strada e di San Marco Evangelista. Furono, invece, individuati ben tre siti nel territorio del comune di Maddaloni e due in quello di Marcianise.
L’Amministrazione Provinciale di Caserta, inoltre, con un atto unitario (unico dall’unità d’Italia ad oggi!) di tutti i comuni della provincia rappresentati dai quattro consorzi obbligatori, approvò il Piano Provinciale per lo smaltimento dei rifiuti che, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania nel luglio del 1997, divenne legge.
La scelta commissariale, disattendendo il piano pur approvato, ha invece di fatto perseguito e favorito l’eliminazione dei rifiuti mediante loro smaltimento attraverso la tecnica dell’incenerimento bruto che, come ufficialmente noto e scientificamente provato, rappresenta la peggiore opzione  tecnica ed economica, con enormi riflessi negativi di natura igienico-sanitaria; tale scelta si prefigura come atto illecito che ha stravolto la volontà delle comunità locali, impedendo in concreto di effettuare la raccolta differenziata e reiterando il malcostume di violazione della normativa comunitaria, mantenendo, di fatto, nelle mani della camorra il controllo del territorio e del settore dei rifiuti nella Regione Campania.
Di male in peggio. In nome di una emergenza sempre più diabolicamente esistente e alimentata, mentre oggi si celebra e decanta -solo a parole - la raccolta differenziata e il rispetto della legalità, si tenta di nuovo, pervicacemente e disinteressatamente a cura dei soliti ignoti (v. Provincia), di realizzare una discarica a Caserta.
L’ invaso prescelto, guarda caso, è il solito che, illegalmente attrezzato (vedi relazioni e informative presso Procure e commissariato bonifiche), basandosi su vecchie e consolidate e nuove complicità a livelli anche istituzionali, frutto di ignoranza, ignavia o mancanza di informazioni, pur agli atti, vorrebbe finalmente realizzare il disegno di seppellire sotto nuove montagne di rifiuti quelli preesistenti, legittimando l’illecito e coprendo le responsabilità finora dormienti di amministratori pubblici, provinciali, comunali e di altre istituzioni/palazzi.
In tal modo si  determinerà un ulteriore indebolimento della capacità di contrasto dello Stato nei confronti della camorra che potrà continuare, vista l’omertà celebrata, contando vieppiù sui “colletti bianchi” ad inquinare il territorio.
Nello specifico, il protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso 11 novembre dall’Amministrazione provinciale, il Comune di Caserta e il Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania si articola su una chiara linea di illegalità, di incompetenza e ignoranza di provvedimenti anche dello stesso Commissario di Governo; tale protocollo e relativa ordinanza attuativa n.3 del 12.01.07 del Commissario, va contro gli interessi della città di Caserta (si confrontino le condizioni poste dall’Amm.ne Comunale per realizzare la discarica a Caserta nel 1995 e quelle, invece, accettate dal sindaco di Caserta nel 2006), delle comunità locali di S.Nicola La Strada, S.Marco Evangelista, dell’ambiente e del futuro del nostro territorio. Esso aggrava, ulteriormente, una situazione insostenibile sul piano ambientale e sanitario dei comuni di Caserta, San Nicola e San Marco.
Il Comune di Caserta avrebbe invece dovuto pretendere la bonifica immediata, senza condizioni, del territorio, con particolare riferimento alle falde acquifere sottostanti, come (anche senza alcun merito comunale) sta avvenendo, in un contesto gemello (stessi protagonisti provinciali) per la località Bortolotto di Castelvolturno. Per inciso le informative e relazioni trattano in parallelo tutte e due le situazioni, che hanno avuto all’epoca gli stessi protagonisti come progettisti, funzionari provinciali addetti all’alta sorveglianza e funzionari regionali.
Occorre ristabilire condizioni minime di legalita’ e di credibilità delle istituzioni e dei suoi amministratori, consentendo alla gente di partecipare ai processi decisionali e ai decisori politici di assumersi le loro responsabilità per risolvere un problema che non è tecnico, ma che trova nelle scelte errate, strumentali posizioni che favoriscono la camorra e gli affaristi e i corrotti anche dentro e fuori il “Palazzo”.
Non è accettabile questo andazzo caratterizzato nel settore ambientale dell’Amm.ne provinciale e dell’Amm.ne comunale di Caserta di pressappochismo, dilettantismo, superficialità e approssimazione, quando la situazione complessiva del pianeta si caratterizza da allarmi sempre più concreti e drammatici e il nostro territorio continua a presentare un degrado dai molti aspetti irreversibili e nel quale non si intravede uno sprazzo di indirizzo politico adeguato, nonostante gli impegni minimi assunti dai rappresentanti provinciali e comunali quando hanno chiesto il voto ai casertani.
Il protocollo d’intesa e la connessa ordinanza n.3/2007 vanno, dunque, revocati senza indugio, al fine di riconsiderare la strategia dell’emergenza rifiuti a partire dalla provincializzazione concreta del ciclo e di un piano concordato con le comunità locali sulla base di garanzie scientifiche degne di questo nome, eliminando i palesi interessi economici – vedi acconto già elargito 4 anni fa dalla FIBE a Mastopietro (!?!)».

Mercoledì 31 gennaio 2007: Giuseppe Messina, utilizzando praticamente la stessa, pregevole lettera con ulteriori ed importanti dettagli ("discarica a Caserta e trasparenza presso il Commissariato di Governo", scrive anche a Guido Bertolaso, che riveste la duplice e scomodissima veste di commissario sia dell'emergenza rifiuti che della protezione civile nazionale...
Ecco il testo completo della lettera inviata per conoscenza anche al ministro Pecoraro Scanio, che, di questa faccenda, probabilmente, ne ha già le tasche piene e che certamente non metterà più piede a Caserta per non sentire sempre (e non risolvere) le stesse cose...:

«
Egregio Commissario,
lo scrivente le trasmette nota in argomento, nella qualità di ex assessore all’ecologia del Comune di Caserta e già presidente del Consorzio smaltimento rifiuti CE3 nonché membro del Comitato Scientifico di Legambiente, essendo venuto a conoscenza delle Sue disposizioni per l’adeguamento a discarica del sito in località Lo Uttaro-cava Mastropietro – da utilizzare per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi”. Tale nota fa seguito al lungo colloquio con il responsabile unico del procedimento dello stesso commissariato, nel corso del quale è emerso in modo inequivocabile che la scelta del sito è scelta “politica”, non effettuata dalla Struttura Commissariale ma indicata dai responsabili della provincia di Caserta e del comune capoluogo.
Occorre fare chiarezza su tutta la vicenda, anche perché non solo l’area è inadeguata sotto ogni profilo, in particolare ambientale ma sulla stessa esiste nota prefettizia agli atti di codesto Commissariato (prof. Vanoli/Cesarano) e specifica, dettagliata e incontrovertibile denuncia di codesto commissariato all’autorità giudiziaria dalla quale emerge che il sito è stato abusivamente attrezzato e, in parte, oggetto di smaltimento rifiuti, con falsi attestazioni di conformità dell’Autorità di alta sorveglianza (A.P. CE  ingg. Spasiano/Farinaro), falsificazioni di particelle presso l’ex UTE di Caserta, smaltimento di percolato (fiumi) nella falda sottostante ecc.ecc., con una situazione di gravissimo inquinamento ancora in atto e, quindi, con l’unica immediata necessità di bonifica radicale sia di emergenza sia definitiva.
Appare, quindi, discutibile e gravissimo ma non strano che la S.V. sia stata tenuta all’oscuro di una vicenda tanto grave quanto ricca di risvolti che coinvolge diversi personaggi che su tutta la vicenda hanno avuto non poche responsabilità. Peraltro appare disarmante la superficialità di non aver almeno sentito i responsabili tecnici prefettizi (pref. Improta, Catalani, Romano) dell’epoca e di non essersi chiesti come mai tale invaso non era mai stato utilizzato dai prefetti Commissari.
Ma facciamo un passo indietro.
Nel 1993 un folto gruppo di amministratori comunali della provincia di Caserta, coordinati da Legambiente, presentarono un voluminoso dossier all’allora ministro dell’ambiente, denunciando che il settore rifiuti era sostanzialmente in mano alla camorra; quest’ultima, in accordo e cointeressenza di industriali del nord, aveva fatto della provincia di Caserta il luogo privilegiato per lo smaltimento illecito di rifiuti tossici e industriali, oltre ala gestione del business dei rr.ss.uu.
Fu chiesto, pertanto, al fine di dare definitiva e corretta soluzione alla problematica in parola, che aveva determinato enormi disastri di natura ambientale (al riguardo non è stato mai possibile avere dati dalla provincia di Caserta sullo smaltimento del “percolato” – milioni di metri cubi che hanno arricchito le falde sottostanti – vedi anche SOGERI Castelvolturno) e socio-economici:
-        
il commissariamento della Regione Campania in materia di rifiuti;
-        
l’approvazione di un piano regionale per il ciclo integrale dei rifiuti fondato sul principio del recupero delle risorse e quindi della raccolta differenziata;
-        
l’istituzione di consorzi pubblici per la gestione del ciclo dei rifiuti e la requisizione/messa in sicurezza di tutti gli impianti privati;
-        
la verifica sanitaria e la bonifica dei siti inquinati.
L’allora amministrazione comunale di Caserta, allo scopo di supportare l’azione del commissario di governo, prefetto Improta, permise la realizzazione di una discarica ex novo in località Uttaro, con principio ispiratore di dismissione immediata di quelle private, in vita con false e mendaci autorizzazioni, realizzate in completa difformità dei progetti e gestite in maniera disinvolta.
Richiese, inoltre, di valutare la possibilità, previo verifica tecnica-scientifica e ambientale/sanitaria, di realizzare un impianto consortile di compostaggio sul proprio territorio, proponendo inoltre:
-        
una specifica struttura che si occupasse esclusivamente della raccolta differenziata dei rifiuti;
-        
la provincializzazione dello smaltimento dei rifiuti;
-        
l’introduzione di una quota di ristoro per le comunità resisi disponibili ad ospitare un impianto di smaltimento;
-        
il recupero della frazione organica con la capillare costruzione di idonei impianti per la produzione di “compost di qualità”;
-        
il recupero degli inerti per limitare l’attività estrattiva e recuperare delle risorse, valutate in oltre 4 milioni di tonnellate anno, corrispondenti al 40% circa del quantitativo di materiale calcareo estratto in Campania.
Il Commissario di governo – Prefetto di Napoli istituì il Gruppo Tecnico di Diagnostica, formato da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Servizio Geologico Nazionale, dell’ENEA, dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Gruppo operativo che operava in ogni provincia della regione.
La richiesta del comune di Caserta, di realizzare un impianto sul territorio comunale, non potè essere soddisfatta (1996) in quanto, anche dopo ricognizione aerea, non vennero individuati, dal Gruppo di Diagnostica, siti adeguati (ai sensi di legge) come peraltro nell'ambito dei territori di S.Nicola La Strada e di San Marco Evangelista. Furono, invece, individuati ben tre siti nel territorio del comune di Maddaloni e due in quello di Marcianise.
L’Amministrazione Provinciale di Caserta, inoltre, con un atto unitario (unico dall’unità d’Italia ad oggi!) di tutti i comuni della provincia rappresentati dai quattro consorzi obbligatori, approvò il Piano Provinciale per lo smaltimento dei rifiuti che, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania nel luglio del 1997, divenne legge.
La scelta commissariale, disattendendo il piano pur approvato, ha invece di fatto perseguito e favorito l’eliminazione dei rifiuti mediante loro smaltimento attraverso la tecnica dell’incenerimento bruto che, come ufficialmente noto e scientificamente provato, rappresenta la peggiore opzione  tecnica, economica, con enormi riflessi negativi di natura igienico-sanitaria; tale scelta si prefigura come atto illecito che ha stravolto la volontà delle comunità locali, impedendo in concreto di effettuare la raccolta differenziata e reiterando il malcostume di violazione della normativa comunitaria, mantenendo, di fatto, nelle mani della camorra il controllo del territorio e del settore dei rifiuti nella Regione Campania.
La struttura commissariale si è resa responsabile di un’emergenza che dura da 13 anni:
-        
per aver puntato esclusivamente sulla realizzazione dei CDR e degli inceneritori (chiamati in Italia “termovalorizzatori”);
-        
per non aver costruito gli impianti per il recupero e valorizzazione della frazione umida;
-        
per non aver favorito massicciamente la raccolta differenziata;
-        
per non aver sollecitato la costruzione di impianti per il recupero e il riciclo degli inerti;
-        
per aver escluso dalle decisioni le comunità locali;
-        
per avere delegittimato gradualmente i consorzi obbligatori (che si sono trasformati in poco tempo luoghi di affarismo, di clientelismo e di illeciti affari) e di non aver esercitato gli adeguati controlli.
Di male in peggio, in nome di una emergenza sempre più diabolicamente esistente e alimentata, nel mentre oggi si celebra e decanta – solo a parole - la raccolta differenziata e il rispetto della legalità si tenta di nuovo, pervicacemente e disinteressatamente a cura dei soliti ignoti (v. Provincia) di realizzare una discarica a Caserta.
L’ invaso prescelto, guarda caso, è il solito che, illegalmente attrezzato (vedi relazioni e informative presso Procure e commissariato bonifiche), basandosi su vecchie e consolidate e nuove complicità a livelli anche istituzionali, frutto di ignoranza, ignavia o mancanza di informazioni, pur agli atti, vorrebbe finalmente realizzare il disegno di seppellire sotto nuove montagne di rifiuti quelli preesistenti, legittimando l’illecito e coprendo le responsabilità finora dormienti di amministratori pubblici, provinciali, comunali e di altre istituzioni/palazzi.
In tal modo si  determinerà un ulteriore indebolimento della capacità di contrasto dello Stato nei confronti della camorra che potrà continuare, vista l’omertà celebrata, contando vieppiù “sui colletti bianchi” ad inquinare il territorio.
Nello specifico, il protocollo d’intesa sottoscritto dall’Amministrazione provinciale, il Comune di Caserta e il Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania dell’11 novembre 2006 si articola su una chiara linea di illegalità, di incompetenza e ignoranza di provvedimenti anche dello stesso Commissario di Governo; tale protocollo e relativa ordinanza attuativa n.3 del 12.01.07 del Commissario, va contro gli interessi della città di Caserta (si confrontino le condizioni poste dall’A. Comunale per realizzare la discarica a Caserta nel 1995 e quelle, invece, accettate dal sindaco di Caserta nel 2006), delle comunità locali di S.Nicola La Strada, S.Marco Evangelista, dell’ambiente e del futuro del nostro territorio. Esso aggrava, ulteriormente, una situazione insostenibile sul piano ambientale e sanitario dei comuni di Caserta, San Nicola e San Marco Evangelista.
Il Comune di Caserta avrebbe invece dovuto pretendere la bonifica immediata, senza condizioni, del territorio, con particolare riferimento alle falde acquifere sottostanti, come (anche senza alcun merito comunale) sta avvenendo, in un contesto gemello (stessi protagonisti provinciali) per la località Bortolotto di Castelvolturno. Per inciso le informative e relazioni trattano in parallelo tutte e due le situazioni, che hanno avuto all’epoca gli stessi protagonisti come progettisti, funzionari provinciali addetti all’alta sorveglianza e funzionari regionali.
Occorre ristabilire condizioni minime di legalità.
Per questo crediamo che sia necessario quanto urgente:
1.     
Verificare se è vero che esiste denuncia all’Autorità Giudiziaria da parte della Struttura Tecnica di codesto Commissario sulla discarica dismessa “Ecologica Meridionale” in località Uttaro di Caserta e nota esplicativa sullo stesso argomento al Commissario Delegato in data 30 giugno 2003 della stessa Struttura Tecnica;
2.     
Revocare le ordinanze e/o i protocolli d’intesa che destina nel comune di Caserta l’ennesima discarica;
3.     
Istituire e attivare gli organismi partecipativi (associazioni ambientaliste, comitati, ecc.) per formulare un Piano Provinciale a partire dalla rivisitazione di quello già approvato nel 1997 e di porre in essere le misure volte ad assicurare l’informazione e la partecipazione dei cittadini in conformità ai principi della “Carta di Aalborg”, approvata anche dall’Italia, già dal 27 maggio 1994;
4.     
Introdurre, con adeguato provvedimento commissariale, a tutte le amministrazioni locali, di introdurre in tempi brevi, la raccolta differenziata porta a porta, modificando di fatto i Capitolati Speciali d’Appalto difformi;
5.     
Tenere conto, per la scelta di siti adeguati, dei numerosi documenti tecnici già esistenti presso il Commissario di Governo come, ad esempio, le conclusioni del Gruppo Tecnico di Diagnostica o il Piano Provinciale per il recupero delle cave abbandonate abusive e dismesse nella Provincia di Caserta, approvato e legge già dal febbraio del 2003;
6.     
Ricostituire il Gruppo Tecnico di Diagnostica, formato da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Servizio Geologico Nazionale, dell’ENEA, dell’Istituto Superiore della Sanità, della Seconda Università di Napoli e da un tecnico nominato dalla comunità locale individuata per la localizzazione di un qualsivoglia impianto di smaltimento rifiuti, allo scopo di avere la massima garanzia scientifica in ordine a decisioni da intraprendere sulla localizzazione di impianti per lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti.
Il protocollo d’intesa e la connessa ordinanza n.3/2007 vanno, dunque, revocati senza indugio, al fine di riconsiderare la strategia dell’emergenza rifiuti a partire dalla provincializzazione concreta del ciclo e di un piano concordato con le comunità locali sulla base di garanzie scientifiche degne di questo nome, eliminando i palesi interessi economici – vedi acconto già elargito 4 anni fa dalla FIBE a Mastropietro (?).
Grazie per l’attenzione.
Dr.agr. Giuseppe Messina
»


Giovedì 2 febbraio 2007: il leader dei Verdi San Nicola e presidente del comitato contro la discarica Antonio Roano esprime piena condivisione ed appoggia incondizionatamente l'iniziativa di Messina. Ecco il testo di un comunicato stampa appositamente diramato:

«I Verdi di San Nicola appoggiano il documento denuncia redatto dal Dr. Giuseppe Messina, ex assessore comunale di Caserta all'ambiente ed eminente componente del comitato scientifico di Lega Ambiente, sulla situazione della discarica Lo Uttaro e lo ringraziano per l'apporto che gli abbiamo richiesto e che lui molto responsabilmente ci ha fornito per una giusta causa quale quella del disastro ambientale che si sta perpetrando nel nostro territorio ed in quello dei comuni limitrofi..

Da parte nostra faremo quanto è nelle nostre possibilità per inoltrarlo in tutte le sedi opportune e per portare avanti con forza le nostre ragioni che fin da novembre si erano indirizzate ad una netta opposizione sull'individuazione della località da utilizzare come ennesima discarica sul nostro territorio.

Ribadiamo quanto sosteniamo da tempo per la soluzione del problema dei rifiuti, ovvero l'organizzazione di una filiera virtuosa che, partendo da una efficace raccolta differenziata, attraverso il riciclaggio dei materiali, la tracciabilità dei rifiuti stessi ed un trattamento dei residui con impianti di compostaggio, trattamento biologico a freddo riduca il residuo inertead un 10/15% delle quantità iniziali, da sversare in discariche controllate.

 Una ulteriore riduzione dovrebbe avvenire attraverso una ingegnerizzazione della produzione che, oltre a prevedere le fasi di creazione di un oggetto, ne consideri anche la decostruzione ed il recupero, adopeando per il residuo materiali biodegradabili.».


(nella foto, una stupenda veduta panoramica della discarica Lo Uttaro)

 

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