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Anche a San Nicola il nuovo contrassegno europeo per disabili

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Mi onora essere citato come “riferimento storico della città e punto di riferimento per l’informazione


In scena “I Vari…età”

Domenica 11 febbraio alle ore 18.15 si apre il sipario del Don Bosco per festeggiare il primo decennale della compagnia teatrale sannicolese. Amore per il teatro, amicizia e solidarietà sono gli ideali perseguiti dai giovani talenti del maestro Vittorio Di Tommaso, che si esibiranno nella celebre commedia defilippiana “Questi fantasmi”.


Domenica 11 febbraio, alle ore 18.15, andrà in scena al Teatro Don Bosco di Caserta la commedia “Questi fantasmi” presentata dalla Compagnia teatrale di San Nicola la Strada “I Vari…età” diretta da Vittorio Di Tommaso, in occasione del decennale della sua nascita.

Perla tra le preziose perle del ricchissimo teatro sannicolese, la compagnia esordì sul palco del teatro Izzo di Caserta il 5 aprile 2008 con lo spettacolo “Non vi resta che ridere”, plasmato, in ossequio al suo originario progetto artistico, sulla falsariga di uno storico genere di intrattenimento, il varietà, appunto, ovvero “teatro leggero”, contenitore “personalizzato” di atti comici d’autore, sketches, recitazioni di versi, gags, parodie, satire, macchiette ed altri momenti di spettacolo comico.
In questi dieci anni la compagnia si è esibita, inoltre, al Don Bosco di Caserta, al “Qua…si Teatro” di San Nicola la Strada, al Teatro Città di Pace di Puccianiello e all’Arena comunale di San Nicola la Strada.
Nell’estate del 2016 è entrato nella compagnia, fortemente voluto da Vittorio Di Tommaso, il sedicenne Domenico Palmiero, appassionato studioso ed interprete di Eduardo De Filippo, che è oggi tra i talenti più applauditi del teatro casertano.
A fine dicembre 2016, al Teatro Città di Pace di Puccianiello, i “Vari…età” per la prima volta sono andati in scena lasciando il loro abituale cliché artistico fatto, in ossequio al loro nome, di gags, parodie, atti unici, momenti poetici e musicali, per esibirsi nella famosissima “Natale in casa Cupiello”, riscuotendo un enorme successo grazie a strabilianti performance messe in atto da tutti i componenti del cast.
I Vari…età”, tutti giovani abilmente guidati dal maestro Di Tommaso, indiscutibile talent scout dalla cui intuizione sono nati tanti bravissimi protagonisti dell’attuale panorama teatrale locale, si esibiscono esclusivamente per amore del teatro, destinando ad opere di beneficenza i loro incassi: Parrocchia di Santa Maria della Pietà, terremotati d’Abruzzo, Padri missionari Saveriani della Sierra Leone e altri enti ed associazioni umanitarie sono stati sinora i soggetti destinatari di questa lodevole opera.
Tra le altre finalità che hanno ispirato Vittorio Di Tommaso a fondare la compagnia,

vanno evidenziate la socializzazione e l’aggregazione culturale, mete verso le quali si vuole indirizzare la grande passione di questi giovani per l’arte della recitazione.

Nel segno della condivisione dei preziosi ideali che animano la compagnia sin dalla sua nascita va evidenziato il sostegno offerto all’iniziativa da parte di nomi prestigiosi dell’imprenditoria locale e casertana: Practical School con Mario Aglione, Amoroso Concorsi con Mario Amoroso, Tatanka Club con Luigi Nigro e Le Volte di Annibale e Bacco con Rosa Tranquillo, sono, oltre che primarie realtà, soprattutto espressioni di quella sensibilità che è base necessaria e fondamentale per la promozione artistica e culturale del nostro territorio.

“Questi fantasmi”, la commedia in tre atti che andrà in scena al Don Bosco, è uno dei più grandi capolavori di Eduardo De Filippo, scritto nel 1945, prima opera del Grande Maestro rappresentata all'estero (1955).
“I Vari…età” lo hanno già proposto lo scorso luglio nell’Arena “Ferdinando II” di San Nicola la Strada per la rassegna estiva promossa dall’amministrazione comunale.
Domenico Palmiero, con Eduardo nel sangue, ha detto: «E' una commedia che analizza l'uomo, la coppia. Il nostro obiettivo è di far conoscere "un altro" Eduardo, non quello che tutti conoscono...».

(Corriere di San Nicola)

Questa la trama:

Come avviene in molte commedie di Eduardo, il sipario si apre con il palcoscenico al buio. È la commedia della vita che sta per nascere dal buio.

La luce fioca di una candela illumina lo stanzone d'ingresso di un appartamento che si intuisce molto grande. Il "guardaporte", il portinaio Raffaele fa strada con la luce di una candela a dei facchini che stanno con grande fatica portando nell'appartamento pesanti suppellettili. I facchini stanno per tornare al pianterreno per portare gli altri mobili ma Raffaele, dopo aver in fretta aperto dei finestroni che illuminano lo stanzone, impedisce loro di scendere. Preferisce attendere l'arrivo dell'inquilino Pasquale Lojacono e, mentre aspetta, rubacchia dalle ceste quello che gli può essere utile.

Finalmente arriva Pasquale con una gallina stretta sotto il braccio, ormai morta soffocata, e con nelle mani una gabbietta con un canarino e un fascio di ombrelli. Pasquale si lamenta di avere aspettato inutilmente i facchini dabbasso ma Raffaele li giustifica dicendo che è stato lui a trattenerli per la paura di rimanere solo.

Pasquale si meraviglia dell'eccessiva paura del portinaio ma questi gli racconta che quel palazzo è molto antico, risale alla dominazione spagnola di Napoli quando il grande di Spagna, Rodriguez Lòs Deriòs (come pronuncia Raffaele), che aveva "odorato il fieto del miccio" , che cioè aveva capito che sua moglie lo tradiva, si mise "appiattolato" (si appostò di nascosto) e sorpresi i due amanti li aveva fatti murare vivi nella stessa stanza dove avevano fatto la "schifezza". E come se non bastasse, racconta Raffaele, la sua stessa sorella, Carmela, aveva visto un fantasma e da quel momento era diventata canuta e "scema".

Pasquale comincia a preoccuparsi e a guardarsi intorno impaurito. Prima di tornare nella portineria, Raffaele riferisce quanto è stato incaricato dai proprietari di dire al nuovo inquilino. Soggiornerà a titolo gratuito nel grande, antico appartamento, ma a delle condizioni: dovrà fare il giro dei sessantotto balconi attirando l'attenzione dei vicini battendo tappeti, cantando e ridendo, di modo che la gente non creda più che il palazzo sia infestato dai fantasmi. Pasquale accetta tutte le strambe condizioni, anche a costo di sembrare matto: questa è l'ultima occasione per cambiare la sua vita e quella di sua moglie. Decide perciò di rimanere nonostante i fantasmi: vuole trasformare l'appartamento in una pensione e in questo modo sistemare la sua ormai critica situazione economica e riconquistare la stima e l'amore di sua moglie Maria.

Nel frattempo i facchini hanno portato un grande armadio che hanno sistemato nell'ingresso e se ne sono andati. Pasquale lascia la stanza d'ingresso per parlare con sua moglie, nel frattempo sopravvenuta. Nella stanza d'ingresso, ormai vuota, si aprono cigolando i battenti del grande armadio dal quale esce un giovane che mette su un tavolo un mazzo di fiori e un pacchetto che apre tirandone fuori un pollo arrosto che sistema in un piatto: ciò fatto se ne ritorna nell'armadio. Pasquale rientrato nella stanza nota i fiori e chiede alla moglie se è stata lei a portarli, ma lei nega ed allora pensa che evidentemente i fantasmi lo abbiano preso in simpatia portandogli dei regali di benvenuto.

In realtà il "fantasma" benefico è Alfredo, un uomo sposato e con figli, divenuto l'amante di Maria che vuole convincere a lasciare il marito: egli con i suoi denari penserà a consolare dell'abbandono Pasquale fornendogli, nelle vesti di fantasma, il denaro di cui ha bisogno per arredare la sua pensione e avviare la sua nuova attività.

Mentre Maria e Alfredo, uscito nuovamente dall'armadio, stanno parlando, torna Lojacono allontanatosi di casa per comprare delle candele. Nella penombra Pasquale scorge Alfredo che, con mosse lente e studiate esce dalla stanza sparendo, con un ultimo inchino di saluto allo stupefatto e terrorizzato Pasquale convinto di aver incontrato un fantasma buono.

La commedia prosegue con la scena di Pasquale che, tranquillamente seduto sul balcone, sta chiacchierando con il pettegolo professore dirimpettaio, Santanna (descritto nella presentazione dei personaggi della commedia come «anima utile ma che non compare mai»), spiegandogli come basti poco per essere felici: così come lo è lui quando può bersi un caffè da lui stesso preparato con cura.

Le cose non vanno bene per Lojacono, nonostante i generosi aiuti del benefico "fantasma" nessuno ha ancora frequentato la sua pensione.

Proprio di questo egli sta discutendo con sua moglie che gli chiede se si sia mai chiesto da dove provengono quei soldi con cui ha potuto affrontare le prime spese. Pasquale sostiene che non gli importa, egli vuole vivere bene e non si fa domande su chi paghi. La moglie, convinta che il marito sappia della sua relazione, e faccia finta di niente, è ormai decisa a lasciarlo.

Pasquale, invece, crede veramente nell'aiuto extraterreno ed ora è sempre più disperato perché il fantasma buono sembra averlo, senza ragione, abbandonato non facendogli più trovare denari in una tasca di una giacca.

Pasquale gli tenderà allora una trappola per sorprenderlo e chiedergli quanto ha bisogno. Fingerà di partire, ma invece si nasconderà sul balcone.

Il suo piano avrà effetto: sorprenderà Alfredo venuto per fuggire con la sua amante. Pasquale l'implora di aiutarlo e di non abbandonarlo altrimenti perderà tutto ma soprattutto sua moglie che ama profondamente. Alfredo si commuove e, convinto della ingenua buona fede di Pasquale, gli lascerà sul tavolo, annunziandogli la sua definitiva scomparsa, un fascio di denari con i quali era intenzionato a pagare la sua fuga con l'amante a cui ha ormai rinunciato.

Pasquale, invasato dalla gioia, contando i biglietti di banca e mostrandoli al professor Santanna - che naturalmente assisteva alla scena sul balcone di fronte - lo ringrazia per avergli suggerito lo stratagemma della finta partenza, e gli dice: «Mi ha lasciato una somma di denaro... però dice che ha sciolto la sua condanna... che non comparirà mai più... Come?... Sotto altre sembianze? È probabile. E speriamo...»


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