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“Progetto Carbonara”, quella voglia, irrefrenabile, di cambiare

Otto anni fa nasceva l’Associazione che poi ha dato vita ad un giornale e ad un’idea per promuovere la lettura: il primo club del libro a Carbonara.


Carbonara è un quartiere di Bari di circa 30.000 anime, un tempo autonomo, con una storia ricca di cultura, colpito qualche anno fa da gravi episodi di violenza. 
L’Associazione “Progetto Carbonara” nasce nel 2009 come risposta proprio a quegli eventi negativi che segnarono il territorio, compromettendo la sua fama e isolandolo per molti anni.
La Presidente dell’associazione, Marianna Mastrodomenico, affiancata da Ornella Epomeo, porta avanti le attività culturali, promuovendo numerosi progetti come quelli di lettura insieme ad altri giovani.

E’ proprio Ornella a raccontare la storia dell’associazione e il percorso fatto fino ad oggi:

Carbonara è oggi un quartiere della città di Bari, uno dei municipi più grandi in quanto comprende Carbonara, Santa Rita, Loseto e Ceglie del Campo. Ciò crea sempre malcontenti, per le poche risorse economiche da parte delle istituzioni e le lamentele per la gente che vi abita.Alla mia generazione viene spesso raccontato di un paese vivo, ricco di negozi ed attività commerciali, sale da ballo, ristoranti ed il famoso cinema Carella, ormai chiuso da almeno 10 anni. Famosa era la nostra festa patronale, che attirava gente da tutte le parti e portava frutti economici alle attività commerciali sempre aperte, alle macellerie e alle parrocchie. A Carbonara si festeggia San Michele Arcangelo, la penultima domenica di ottobre.Si vende l’agnello, le famiglie si riunivano e tornavano a far visita parenti emigrati in America, oppure mandavano consistenti buste di soldi alle parrocchie o alle confraternite che organizzavano la festa. La crisi ha fatto certamente sì che il quartiere ne risentisse moltissimo.Non sono mancati episodi negativi a contribuire al tutto. Oggi parliamo di molte attività in continua chiusura; si vedono spesso sorgere attività commerciali di riciclaggio di soldi sporchi”.

Ornella continua la narrazione entrando nel vivo degli episodi violenti avvenuti anni addietro:

Ciò che segna definitivamente il quartiere e vede i ragazzini della mia generazione allontanarsi da Carbonara, addirittura vergognandosi di farne parte, è un episodio di criminalità avvenuto quindici anni fa, quanti sono gli anni che aveva Gaetano Marchitelli quando il 2 Ottobre del 2003 fu usato come scudo e ucciso nella pizzeria in cui lavorava come fattorino. La pizzeria si trovava su una delle vie di ingresso a Carbonara, Via De Marinis, da noi comunemente chiamata ‘la Via di Bari’, proprio perché porta in città. Era già tardi e la pizzeria era ancora affollata di gente quando Gaetano fu colpito. Ma, dopo il colpo, sparirono tutti. Nessuno aveva visto nulla. L'omertà divenne uso comune dalle nostre parti.
In memoria di Gaetano furono organizzate fiaccolate e striscioni, lo ricordammo per molto tempo, io avevo nove anni e me lo ricordo benissimo, e oggi non smettiamo di dimenticare quell'episodio, perché la morte di Gaetano ci ha macchiato per quindici anni, come Carbonaresi, facendoci vergognare per molto tempo. Ma non è bastato ad evitare lo stesso colpo a Giuseppe Mizzi, altra vittima innocente, otto anni dopo. Mizzi aveva 38 anni e due bambini di 16 e di 7 anni; tornava a casa dal lavoro e lo uccisero. Non ha mai avuto giustizia”. 

All'inizio l'associazione si riuniva in uno dei locali della chiesa madre del quartiere.
Essendo noi un'associazione apolitica e laica -continua Ornella Epomeo- ciò creava pregiudizio. Soprattutto da quando arrivò un nuovo parroco, il quale smontò le abitudini negative come quelle legate alla festa patronale. Il parroco rifiutò consistenti donazioni di dubbia provenienza e di conseguenza lo sfarzo e il lusso delle feste patronali. Egli fu l'unico ad offrirci una sede, nonostante avessimo spesso chiesto alle istituzioni un locale abbandonato o una stanza in un edificio pubblico. Nella chiesa abbiamo organizzato i nostri primi incontri del ‘club del libro’ e del ‘cineforum’. Al club del libro non siamo stati mai più di quindici. Ci incontravamo una volta al mese e c'erano un paio di persone che venivano da fuori Bari per partecipare. Si discuteva di libri proposti dai partecipanti, il tutto arricchito da cioccolata calda o taralli a seconda del periodo”.

“Pensammo, però, che dovevamo noi andare fuori tra la gente, piuttosto che restare nella nostra stanza protetta.
Così una primavera facemmo il nostro club del libro sulla piazza di Carbonara, coinvolgendo anche un bar.A partecipare fummo i soliti, ma molte persone che passeggiavano in piazza si avvicinavano incuriositi, sempre con un po' di diffidenza. Mettendoci sempre in discussione, pensammo di doverci avvicinare ancora di più noi al pubblico. Così organizzammo un evento con un autore locale, molto apprezzato dalle nostre parti. Vito Signorile è un direttore artistico comico, che ha scritto un libro di ricette tipiche baresi in dialetto e che recita in maniera molto simpatica. Per l’occasione, chiedemmo il permesso pubblico di una piazzetta sempre occupata da decine di macchine davanti ad un bar, prima della Piazza. Arricchimmo la zona con banchi di libri a disposizione per tutti i partecipanti. Durante l'evento, tutte le persone mostravano curiosità. Iniziammo, così, una serie di incontri periodici con gli autori locali. Il nostro obiettivo era anche quello di valorizzare le menti brillanti del territorio ancora sfortunatamente in ombra. Successivamente abbiamo incontrato un preside, Martino Sgobba, autore di un libro giallo dove la scuola era protagonista: fu un modo per poter affrontare con lui le problematiche che le nostre scuole presentano. Qui parteciparono diversi insegnanti e ragazzi. Uno degli ultimi incontri è stato per bambini:la versione de ‘Il piccolo principe’, riscritto in dialetto barese, da una nostra compaesana, Angela Lomoro, con Vito Signorile. I due si erano incontrati proprio durante il nostro primo invito dell'artista barese. È diventato fondamentale per noi, da tempo, ripartire proprio dalla cultura e dalla valorizzazione di risorse locali come risposta alle negatività del passato. E, dopo un po' di tempo, forse solo ora si potrebbe dire che si iniziano a percepire delle risposte e raccogliere alcuni frutti. Seppure è accaduto di sentirsi sconfitti, delusi da un paese abituato al solo giudizio e alle istituzioni che non collaborano, la voglia di cambiamento è forte. Questa estate una persona gentile ci ha donato una stanza dove oggi abbiamo la nostra sede ufficiale, in cui paghiamo le bollette. Lo scorso ottobre abbiamo organizzato con l'autore Don Luigi Diana un incontroinserito nella settimana della festa patronale, così da poter affrontare con lui la questione dello sfarzo di queste feste. Il nuovo parroco è riuscito a smontare le antiche tradizioni che riguardavano lo spreco per le luminarie e i fuochi d’artificio. Oggi il progetto sui libri comprende anche il progetto ‘Bookcrossing’, così da creare rete tra scuole ed attività commerciali. Consiste nell’aver inserito in alcuni negozi e due scuole, media ed elementare, le cassette di libri che abbiamo precedentemente raccolto e catalogato per poi dividerle in base agli ambienti in cui sono state posizionate. Il progetto va continuamente monitorato e sollecitato. Per il momento il riscontro è positivo, in quanto in alcune attività commerciali sono tornati i libri presi in prestito. Condividere con le menti future la passione per il luogo in cui vivono e l'amore per i libri e altre attività culturali è tutto. Quest'anno per la giornata della memoria abbiamo utilizzato il teatro e lo abbiamo fatto attraverso la storia di Palmina Martinelli, una ragazza che rifiutò di prostituirsi e fu uccisa dai mafiosi, alla fine degli anni '80, a Fasano, un paese limitrofo pugliese. Anche Palmina non ha mai avuto giustizia. Lo spettacolo era intitolato ‘Palmina, amata terra mia’. La gente è venuta per assistere anche fuori. Per noi è stato emozionante pensare di portare gente nel nostro territorio per cultura e memoria. A tutti i nostri eventi presentiamo il nostro ‘bollettino informativo’,nato da quando è nata l’associazione. Si chiama ‘Carbonara in vista’, tratta argomenti del territorio, e vi possono scrivere chiunque ne abbia desiderio. Molto spesso intervistiamo giovani del territorio che fanno parte di band o compagnie teatrali, oppure persone più grandi che hanno svolto attività positive per Carbonara in passato.I l bollettino presenta una versione online sul nostro sito o pagina”. 

“Ci teniamo a mantenere il cartaceo
-così Ornella conclude l’appassionante racconto delle tappe percorse dall’associazione- perché così ne può usufruire anche gente che non è ancora abituata al digitale. ‘Carbonara in vista’ esce ogni 4 mesi ed è finanziato dalle attività commerciali locali, che con fiducia hanno deciso di sponsorizzarlo”.

Dopo gli atti di inaudita violenza, Carbonara diventa un posto pericoloso, viene additata come un luogo dove si spara. La cittadina vive per anni isolata dal resto del mondo. Quel mondo abituato solo a giudicare, però, non conosce l’altro lato di Carbonara. Non sa che dalle macerie può rifiorire qualcosa di buono, si può ripartire. Questo può avvenire quando l’attaccamento alla propria terra supera la barbarie più feroce, quando l’amore e la passione superano tutti i confini, anche quelli dell’indifferenza. Le persone che danno vita e linfa all’associazione hanno compreso che la violenza e la mafia si combattono con i libri. L’ignoranza si sconfigge solo con la cultura, con la consapevolezza di lottare per il proprio futuro e per una causa giusta. “Non si può girare la faccia dall’altra parte, mentre sta bruciando la casa.” Ornella ci ha parlato di una cittadina ricca di storia e di grande civiltà, con una forte identità socio-culturale, addirittura ci riferisce di siti antichi tenuti nella sporcizia e nel degrado più totale. Ci parla della speranza e di come un gruppo di persone meravigliose con grande caparbietà cercano di fare cultura in tutti i modi possibili. Ornella ci racconta ancora del coraggio, di quel coraggio che va oltre i pregiudizi, oltre l’omertà, oltre tutte le forme di prepotenza e di crudeltà. Scrivere di eventi o notizie e portarli a conoscenza di tutti, farcendoli di qualche considerazione personale, è una cosa bella, spesso esaltante. Ma chi scrive a volte fa qualcosa che va oltre il fatto di mettere insieme due semplici e belle parole. Te ne accorgi quando, parlando con una giovane ragazza di Carbonara, la gola si stringe all’improvviso come un nodo. Avere voglia di piangere davanti a tanta bellezza e trasparenza vuol dire sentirsi parte di qualcosa di più grande. Infine vuol dire anche sentirsi stupidi in parte, ma va bene anche quello. Le cose belle vanno sempre raccontate.
“Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d'acqua può essere importante e che ‘insieme si può’ spegnere un grande incendio. D'ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte per fame solo un brutto ricordo" (da “La favola del Colibrì”, antica leggenda africana). A chi ogni giorno con impegno e generosità porta la propria goccia.

Giovanna Angelino




 

 

 

 

 

 

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