"Noi tormentati dal dolore"

Biagio Ciaramella e Elena Ronzullo: "Vogliamo la verità; una verità celata, forse insabbiata dal tempo".
Rinviato al 1° marzo il processo per il tragico incidente in cui, otto anni fa, perse la vita il giovane Luigi Ciaramella, figlio del responsabile “AIFVS” (associaz. familiari vittime della strada) di Aversa e della presidente dell’Associazione “Mamme Coraggio”.

Mercoledì 23 novembre 2016, presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha avuto inizio il processo relativo alla morte, per incidente stradale, del giovane Luigi Ciaramella, di Aversa, figlio di Biagio Ciaramella, responsabile della sede di Aversa e dell'Agro aversano dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus (AIFVS), e della signora Elena Ronzullo, presidente della Associazione Mamme Coraggio.
A rappresentare gli interessi dei familiari e delle suddette associazioni, costituitesi parte civile, l’avvocato Davide Alessandro Tirozzi del foro di Verona.
L’udienza è stata, purtroppo, rinviata al 1° marzo del prossimo anno per difetto di notifica alle parti assistite dagli avvocati difensori.
Sul banco degli accusati, i responsabili della manutenzione del tratto stradale nel comune di Ischitella su cui Luigi Ciaramella, il 31 luglio 2008, perse la vita, urtando contro un palo dell’Enel non collocato alla distanza di sicurezza minima dalla carreggiata prevista dalla legge.
Biagio Ciaramella, padre di Luigi, nell’esprimere amarezza per il rinvio, “chiaramente inserito in una strategia tesa a raggiungere la prescrizione del processo”, ha ribadito che “Se è importante stabilire le responsabilità di chi doveva evitare che venisse eretto quel maledetto palo, ancora più importante è dare finalmente un nome a chi, urtando l’auto condotta da Luigi, ha fatto sì che lo scontro mortale con il palo avesse luogo.

Noi tormentati dal dolore, vogliamo la verità; una verità celata, forse insabbiata dal tempo”: così, a poche ore dal processo, avevano scritto i genitori del giovane Luigi Ciaramella.
Quel maledetto giorno del 31 luglio 2008 -leggiamo in una toccante lettera di Elena Ronzullo- ha perso la vita mio figlio Luigi a 19 anni. Tutte le mattine si recava sul posto di lavoro con il suo motorino, svolgeva attività di salvataggio sul lido balneare di Ischitella. Ma quella mattina è stato costretto a prendere la mia macchina, perché per sbaglio nel motorino la sera prima non aveva messo la benzina, bensì gasolio. Uscì di casa verso le 7:20 e prima di uscire papà gli raccomandò di andare piano; lui rispose di non preoccuparsi. Quelle furono le ultime parole di mio figlio Luigi. Verso le ore 9 chiesi a mio marito se avesse telefonato a Luigi, ma lui mi rispose di non preoccuparmi, tanto Luigi era uscito con la macchina, considerandola più sicura del motorino. Eppure io mi sentivo agitata, fino a che non ebbi un brivido e pensai subito che qualcosa non andava, tanto che chiamai immediatamente mio figlio, ma mi rispose un’altra voce che mi chiedeva dove io abitassi. Credevo di parlare con il titolare del luogo di lavoro di Luigi, ma crudelmente quella voce mi disse che Luigi aveva avuto un incidente e si trovava alla medicina legale di Caserta. In quel momento cominciai a gridare e mio marito mi tolse il cellulare dalle mani, e così anche a lui è stato detto che se volevamo vedere nostro figlio, dovevamo recarci alla sala mortuaria di Caserta. Perché ci fecero andare a Caserta e non sul luogo dell’incidente, visto che Luigi era morto? Abbiamo impiegato tanto tempo per arrivare a Caserta, perché eravamo in stato confusionale e tuttavia siamo arrivati prima noi e poi nostro figlio. È passato un anno, ma i nostri dubbi sono sempre presenti. Il giudice è andato sul luogo dell’incidente? Chi ha fatto le indagini? Siamo stati imbrogliati? Hanno depistato la verità? Chi ha fatto sciacallaggio sulla vittima, rubandogli i soldi e le scarpe? Il primo agosto, alle ore 12, è stata tolta dal sequestro la vettura ed alle ore 15 ci hanno fatto vedere Luigi. Notai che mio figlio non aveva potuto avere un colpo di sonno o un infarto, perché aveva le mani come se stesse guidando ancora. Su nostra sollecitazione chi indagava ha fatto le foto alla macchina l’1/8/08 alle ore 16. Solo un anno dopo, il 7/7/2009, mi sono state date le foto dal pm ed ho riscontrato delle anomalie. Il danno era visibile in quelle foto e non era da ricondurre ad un colpo di sonno. La cosa che ci tormenta di più è sapere da un testimone che nostro figlio alle ore 7,38 era seduto sul suo sedile di guida con il capo leggermente inclinato verso destra. La telefonata al pronto soccorso arriva alle ore 7,56, i soccorsi giungono alle ore 8:13 e dichiarano che era riverso sul sedile del passeggero con la testa in basso. Chi ha spostato nostro figlio e perché? Forse era ancora vivo? Il nostro cuore è carico di dolore, di dubbi, di sofferenza. Vogliamo la verità”.


Nicola Ciaramella