“Ci Risiamo” è già un successo!

 

Nati sulle ali della passione per Troisi e De Filippo, “I Cardi” hanno scritto e rappresentato il loro primo lavoro teatrale riscuotendo unanimi apprezzamenti. Pronti, dopo le esperienze irpine e salernitane, per farsi conoscere anche nelle altre province campane.


Nata a Solofra nel 2003, la compagnia teatrale “I Cardi” (il suo nome prende spunto dai ricci delle castagne dei boschi irpini) vive grazie alla passione per il teatro dei suoi giovani fondatori.
L’entusiasmo e l’impegno completano, poi, le qualità di questo gruppo davvero unico.
Da qualche tempo alcuni dei componenti sono diventati anche autori, scrivendo un testo originale, da loro stessi portato in scena.
Aniello Pisano, Alessandro De Stefano e Michele Antonio Santoro sono i giovanissimi fondatori della Compagnia, nata inizialmente come trio, e che oggi conta ben dieci elementi.
La loro storia risale, come abbiamo detto, a quasi tre lustri fa, quando furono portate in scena importanti commedie di Eduardo De Filippo e Massimo Troisi. Questi giovanissimi attori da subito, dunque, si cimentano con pezzi da novanta del grande teatro napoletano.
Successivamente arrivano testi adattati da loro stessi, come la Divina commedia comica. Il riscontro è immediato.
Si tratta di una compagnia che dice di fare teatro amatoriale, ma al di là delle scuole di recitazione e della preparazione, la professionalità e il vero teatro si imparano sulla scena. La vera scuola è sperimentazione, ricerca, passione, è sentirsi tutt’uno con il pubblico. E loro fanno proprio questo.
Il grande Gigi Proietti ha detto “Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”, evidenziando l’essenza del teatro. Sono costruiti i personaggi, le battute, le frasi e le vicende raccontate, ma un buon attore trasmette attraverso se stesso una cosa semplice: l’emozione che prova. Quest’ultima passa attraverso di lui, e se non si emoziona lui stesso, non può appassionare il pubblico. “Ma niente è falso”; non sono falsi i sentimenti nè le passioni.
Sono, questi, tutti concetti che “I Cardi” hanno metabolizzato in maniera precisa nei loro sentimenti artistici. Da qui la loro bravura, destinata ad ulteriori soddisfazioni che certamente meritano e che sapranno conquistarsi. Presto, come ci viene riferito, la Compagnia darà il via ad un laboratorio teatrale per i più piccoli. Va sottolineato, comunque, che questi ragazzi dedicano al teatro i fine settimana, sacrificando il poco tempo libero, oltre le loro occupazioni quotidiane. 
Ci Risiamo” è una commedia in due atti scritta da Aniello Pisano e Giovanna Pacelli e musicata da un giovane del territorio, Luigi Gagliardi. Tutto da riportare e da rileggere l’appassionante racconto che Aniello ci offre:
«Leggendo tanti testi, appassionato di teatro e cinema, sin da bambino ho sempre sognato di scriverne uno e di vederlo rappresentato in scena, ma spesso mi sono trattenuto perché magari non credevo nelle mie possibilità. Avevo paura di sbagliare e mi chiedevo: “E se poi non piace?”; bloccandomi e non riuscendo nemmeno a digitare le prime battute. In realtà, già dal 2014 cresceva in me questo desiderio; poi, un giorno dell’anno appena trascorso, guardando un documentario su Eduardo De Filippo in rete, mi convinsi ad iniziare senza timore. Devo ammettere che è stato anche grazie al Maestro ed alle sue parole che la mia voglia si riaccese, di modo che il mio sogno iniziasse a brillare e le mie idee fioccassero una dopo l’altra. “Se un'idea non ha significato e utilità sociale non m'interessa lavorarci sopra”, diceva Eduardo De Filippo. Queste la frase che risvegliò in me nuove emozioni. Mi fermai un attimo a pensare e mi dissi: “Scrivi! Non costa nulla. Mal che vada ci hai provato”. Attraverso quelle parole cariche di esperienza di vita vissuta, mi decisi a concretizzare il mio sogno: volevo realizzare un testo da donare agli altri e, attraverso la sua messa in scena, cercare di trasmettere ancor di più un messaggio semplice e diretto.
Iniziai a scrivere, senza una preparazione, senza documentarmi sullo sviluppo e sulla stesura. Aprii un file word ed iniziai a buttare giù battute come un forsennato. I miei unici riferimenti erano solo i testi che conoscevo e che avevamo rappresentato con la compagnia teatrale. Infatti, è stato quasi naturale per me seguire la linea ed il modo di scrivere che caratterizzava il maestro Eduardo. La prima sera non riuscii a staccarmi dal computer tanto ero preso dal raggiungimento del mio obiettivo. Le idee erano moltissime e con un foglio posto al mio fianco annotavo attraverso delle parole chiave cosa poi avrei scritto successivamente. Continuai per i giorni a seguire, fin quasi a completare il primo atto. La mia fidanzata, Giovanna Pacelli, componente anche lei della nostra compagnia, mi ha sempre seguito nel mio percorso teatrale da nove anni a questa parte. Visto il mio entusiasmo e visto che la cosa stava iniziando a prendere forma e sostanza, coinvolta anche lei da quest’idea, decise di aiutarmi. Da lì in poi diventammo una sola persona. Pensavamo in sintonia capendoci al volo e ci leggevamo nel pensiero con la consapevolezza di saper già cosa andare a scrivere. Pur di vedere finito questo testo in breve tempo, abbiamo sacrificato molto del nostro spazio personale. L’unico obiettivo era quello di non fermarci e battere ora che “il ferro era caldo”. Mentre scrivevamo, nella mia mente già prendevano forma le scene ed era un divertimento continuo. I personaggi sono stati creati e sviluppati su misura per i diversi componenti della nostra compagnia: dieci personaggi, di cui sei uomini e quattro donne. Una volta terminata, decidemmo il titolo della Commedia: “Ci risiamo” appunto; venuto fuori così all’improvviso in base alle vicende che si sarebbero sviluppate nella trama stessa. La compagnia teatrale, durante la stesura, era a conoscenza di questo nuovo lavoro in corso d’opera e, entusiasta della cosa, ci spinse a terminare e a fare tutto al meglio».
Poi, il momento “clou” dell’entusiasmo.
L’assemblea della compagnia, riunita per decidere il programma del prossimo tour annuale, scelse proprio “Ci Risiamo”.
Aniello lo ricorda come un sogno: «Ero al settimo cielo, il cuore mi batteva forte. Non posso smettere di ringraziarli perché è solo grazie a loro che vedo realizzata la mia creatura, la nostra creatura».
«Depositata in SIAE per tutela dei diritti d’autore -continua il racconto di Aniello- iniziammo con il lavoro di preparazione in Compagnia e, sotto la mia stessa regia, avendo già chiaro cosa fare per ogni singolo movimento e tono delle battute, divertendoci tantissimo, siamo giunti al debutto, consapevoli di portare sul palco una commedia inedita».
L’esordio fu a Battipaglia, dinanzi ad un pubblico «per noi del tutto nuovo, proprio per meglio appurare il potenziale reale di questo testo».
E’ così che prende vita la commedia comico-brillante “Ci Risiamo”, dalla trama, anche questa, tutta da raccontare.
Protagonista è una famiglia
campana alle prese con le difficoltà economiche dei nostri tempi, dove a discutibili lavori saltuari dell’uomo di casa si affiancano le fatiche domestiche di una moglie sempre critica verso il proprio marito, ma premurosa al limite dell’ossessivo nei confronti di un figlio che cerca di ritagliarsi una propria indipendenza, suo malgrado, in una contesto familiare sempre condizionato dalle ingerenze di un’amica di famiglia con orecchie di quartiere. Tutti particolarmente emblematici anche gli altri personaggi che si aggiungono al quadro scenico: una figlia dispettosa che, come il fratello, prova a restare a galla grazie ad un lavoro che le consente di visitare molte altre abitazioni; l’ennesima aspirante fidanzata del giovane protagonista; un balbuziente e noto personaggio locale; infine il nonno, vero padrone di casa che, grazie alla sua pensione, olea gli ingranaggi di una famiglia sconclusionata e vittima di se stessa.
Gli “ingredienti” per un capolavoro all’insegna della realtà, insomma, ci sono tutti e sono tutti perfettamente combinati fra loro. Il risultato è una fotografia dell’epoca. I personaggi sono costruiti con una maestria di intenti e sentimenti, tanto da sembrare ritagliati esattamente nel ruolo che occupano. Ciascuno di essi si incastra con l’altro, per regalare al pubblico poco più di un’ora di spensieratezza e riflessione.
Doverosi i complimenti da porgere ai componenti di questa giovane Compagnia amatoriale, che speriamo di vedere presto anche nella provincia casertana (magari al Teatro Plauto di San Nicola la Strada) e nelle altre della Campania.
E non dimentichiamo pure che, fra le tante cose, essa è molto impegnata nelle scuole, accanto ai ragazzi, per trasmettere loro questa bella passione. Un’arte nobile, quella del teatro, il cui compito è quello di comunicare, denunciare, emozionare e appassionare: un “dovere pienamente assolto da “I Cardi”.
Solo per completare, bisogna aggiungere che alcuni di essi operano anche nel sociale, attraverso associazioni del territorio.
Insomma, cos’altro si può chiedere a questi valentissimi giovani?

Giovanna Angelino