Amatrice e dintorni, nove mesi dopo…

La storia di una comunità che ha imparato a condividere quello che la catastrofe di agosto scorso ha lasciato: la voglia di lottare, la speranza e l’indifferenza delle istituzioni.


Roberto da agosto del 2016 vive a Capricchia, in una comunità di 25 persone, dopo che il terremoto ha distrutto la sua casa ad Amatrice. Roberto, sottufficiale dell’Aeronautica, tutte le mattine percorre 100 chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Ogni mattina passa per Amatrice, si ferma, scatta qualche foto, guarda le macerie. Gli capita di andarci anche per sbrigare pratiche inerenti la ricostruzione, ma “è lenta”, ci racconta.
E’ difficile spiegare cosa accade quando la propria casa viene spazzata via. Chi non lo ha mai provato non riesce a capirlo.
Ad Amatrice la mia famiglia ha perso una casa, due macchine e tutto il resto che può stare in una casa, ricordi, foto e tante altre cose”, così racconta Roberto. Sì, perché perdere una casa non vuol dire rinunciare a quatto mattoni, ma significa lasciare il posto dove si abita, dove si torna la sera e si ritrovano tutte quelle piccole cose che rendono la nostra vita grande. Roberto, infatti, dice: “tutto il resto che può stare in una casa, ricordi, foto e tanto altro”.

-Gli chiediamo com’è la vita a Capricchia.
A Capricchia abbiamo tre allevatori ed altre persone che aiutano la comunità nell'arco della giornata, tipo buttare l’immondizia, pulire il locale, il piccolo bar. Abbiamo un bagno donato dal comune di Ponzano Romano, dove c'è la doccia ed i servizi igienici. Le donne si occupano della cucina e fanno dei lavoretti che vendono. Gli aiuti li riceviamo quasi settimanalmente, oramai le persone ci conoscono e prima di venire sentono di cosa abbiamo bisogno, i comuni invece, Comune di Vitorchiano, Comune di Stimigliano, Comune di Poggio Mirteto, Comune di Ponzano Romano, ci hanno donato materiale per la coibentazione del locale in cui mangiamo, ci hanno donato una piccola turbina, una casetta su ruote, lavatrice, asciugatrice, tv, bagno, box magazzino; insomma tutto ciò che ci è servito a vivere questi nove mesi. Abbiamo avuto la neve alta 2 metri, alcuni giorni siamo stati senza corrente a –18 gradi; insomma questo inverno non c'è mancato nulla”.

-
Che aiuto avete ricevuto dalle istituzioni?

Da parte delle istituzioni purtroppo non c è stato nessun aiuto; la protezione civile ci ha fornito soltanto due bagni chimici. Da lunedì prossimo andremo tutti a pranzo e cena ad Amatrice, dobbiamo ripulire la cucina e debbono montarci una cucina industriale donata da persone di Riccione e dal centro coordinamento del Cesena Calcio”.

-Oltre a chi vi sostiene abitualmente, altri si sono interessati alla situazione?
Sono venuti molti giornalisti e tv a vedere la nostra unione e forza ad affrontare il tutto. Anche la CNN è venuta, e per prima, quando Capricchia era ancora un paese; purtroppo il 18 gennaio di case buone ne sono rimaste 10 su 150”.

In effetti l’attenzione dei media è stata alta, sono state raccontate le difficoltà e gli sforzi per la ricostruzione. Anche molte personalità politiche hanno fatto visita ai terremotati, portando il loro conforto e la loro vicinanza. Molte parole sono state dette, una delle quali è proprio “vicinanza”, una parola molto cara a politici e istituzioni, grazie al grande effetto che fa; si è sempre molto vicino ai disoccupati, si è vicini ai poveri, agli esodati, si è vicini ai terremotati…
Per la cronaca, il prossimo 24 luglio un giudice civile deciderà se i terremotati dell’Aquila dovranno restituire le somme versate dallo Stato come risarcimento. Questo è un altro esempio di vicinanza dello Stato. Era il 6 aprile 2009 quando un terribile terremoto sconvolse la vita dell’Aquila, mietendo 309 vittime. Oggi, a distanza di otto anni, 55 famiglie sono state citate in giudizio dall’ufficio presieduto da Maria Elena Boschi per riavere indietro i risarcimenti pagati dopo la sentenza di condanna della Commissione Grandi Rischi.

Un altro momento in cui i cittadini sentono la “vicinanza” dello Stato, fino alle lacrime, è quello del pagamento di tasse e imposte.
Intanto, iniziative sportive e maratone di solidarietà imperversano sugli schermi televisivi, per raccogliere donazioni a favore di “emergenze” e altri “disastri ambientali”, quando lo Stato riesce a raccogliere fondi come nessun altro, a sprecarli (tanto sono nostri) e allo stesso tempo fa sentire forte la sua vicinanza…

Alcuni numeri si possono trovare facilmente facendo un giro sul web fra i numerosi articoli di autorevoli testate giornalistiche, per scoprire per esempio che l’Expò è costata 2,2 miliardi di euro, nel 2017 lo Stato spenderà per armi e militari 64 milioni al giorno, le baby pensioni nel 2015 sono state oltre 238.000, mentre i falsi invalidi ci costano ben 5 miliardi di euro; con le pensioni d’oro, invece, si bruciano circa 45 miliardi di euro.
Cosa pensa Roberto della situazione in cui si trova lo spiega una frase postata sul suo profilo social qualche giorno fa: “Non avere paura delle difficoltà che incontri. Ricorda che l’aquilone si alza con il vento contrario, mai con quello a favore”.
Come non condividere?

Giovanna Angelino