Salvatore Trotta, “faro”, intelligenza e concentrazione, ovvero “una vita da mediano”

Uno dei punti di forza dello Spartacus Rugby, impegnato anche nel sociale, si racconta con grande passione: “Non mi allontanerò mai da questo sport


Il rugby è uno sport abbastanza complesso da giocare. Ci sono 15 uomini in campo con fisici diversi, ruoli diversi e diverse posizioni in campo.

Il mediano di mischia è il più piccolo e il più cattivo.

La sua maglia ha il numero 9, introduce la palla nelle mischie chiuse e riapre il gioco dopo le fasi statiche. Essendo quindi il giocatore che per primo tocca palla in un’azione d’attacco, è richiesta una gran coordinazione, velocità di interpretare il gioco dell’avversario e scegliere la giusta tattica di gioco. Ha anche il compito di dirigere i rinoceronti che di solito costituiscono la mischia, questo fa di lui anche un domatore!

Insomma un mediano deve avere innumerevoli qualità per ricoprire quel ruolo, tra le quali astuzia, concentrazione, disciplina e velocità.

Salvatore Trotta, numero 9 Spartacus, è tutte queste cose insieme ed oggi, con orgoglio, parliamo di lui.

Laureato in ingegneria, ha 35 anni e gioca da tre anni a rugby. Lo Spartacus RSC è stata la sua prima (e unica) squadra, è stato tra i primissimi a giocare con loro e questo fa di lui uno degli anziani del gruppo.

Da buon ingegnere ha risposto in maniera secca e decisa alle domande che gli abbiamo posto. 

-Qual è la sensazione che provi quando giochi?

«Sono molto freddo e distaccato mentre gioco, poi nel post partita scarico tutta l’adrenalina».


-Cosa ti piace del rugby?

«L’aspetto che più mi piace del rugby è il contesto. È un bel momento di aggregazione, un luogo in cui incontri persone tanto diverse da te che in altro modo non avresti mai conosciuto, e che diventano poi tuoi compagni».

-Il momento peggiore che hai vissuto su un campo di rugby?

«Il peggiore momento l’ho vissuto per tutta la durata della mia prima partita da mediano. Ho sentito su di me la pressione di un ruolo cruciale».

-Quando non riuscirai più giocare per l’età, pensi di rimanere comunque nell’ambiente rugbistico?

«Quando non giocherò più penso che mi dedicherò ad allenare e magari anche a fare il dirigente. In ogni caso quello che non voglio fare è allontanarmi da questo sport».

-Oltre ad essere un giocatore, sei anche allenatore dei piccolini. Come ti senti quando li alleni?

«Allenare i bambini è la parte più bella di questo sport, sono contento di poterlo fare. Avere a che fare con i bambini apre la mente a mondi nuovi e diversi».

-In passato sei stato impegnato nel sociale?

«Per un periodo ho aiutato i ragazzi di una casa famiglia a fare i compiti. Mi piaceva molto passare del tempo con loro e sentire di poter offrire loro un’opportunità. Questo è quello che vedo anche nello Spartacus. L’impegno sociale della squadra è una cosa seria, integrare ragazzi extracomunitari, o rendere questo sport fruibile da tutti, significa dare una seconda possibilità (a volte una prima) a chi ne ha davvero bisogno
».

Si può sicuramente affermare che Salvatore sia nato per essere un mediano di mischia. Per fisicità e qualità, questo è il ruolo cucito su misura per lui e in campo sa fare la differenza.

COMUNICATO STAMPA di Valentina Noemi Cassino.
(I titoli sono del Corriere di San Nicola)