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Piano Urbanistico e Città Intelligenti. M5S: “Coinvolgere la cittadinanza!”

Concluso un interessante workshop urbanistico.
De Matteis: “Venga pure un’altra proroga, ma facciamolo questo Puc!".
Intervenuti alla seconda giornata la europarlamentare Adinolfi e i consiglieri regionali Viglione e Malerba.
Annunciati altri incontri sul tema.


Piano Urbanistico Comunale e Smart City sono stati i temi affrontati nella seconda giornata del Workshop organizzato dal Movimento 5 Stelle di San Nicola la Strada, svoltasi domenica 18 novembre nel Salone Borbonico in Piazza Municipio.

Dopo il saluto e l’introduzione del coordinatore Massimo De Gregorio, ad aprire i lavori il consigliere comunale Federico De Matteis, “portavoce” del gruppo consiliare (collocato all’opposizione) che ha in lui l’unico esponente.
Lo aveva già spiegato ieri e lo ha confermato, subito, oggi: questa iniziativa, che M5S porta in giro da tempo in diverse realtà comunali, ha la sua genesi nella necessità di informare i cittadini su argomenti sovente poco attenzionati, ma che rivestono importanza fondamentale, se non decisiva, per le sorti future di una comunità e del suo territorio.

«Spesso la materia urbanistica -ha esordito De Matteis con la sua solita elegante cadenza espressiva- è molto ostica, difficile da comprendere, difficile da assimilare. Come un po’ tutte le cose veramente importanti, che spesso vengono rese difficili da comprendere al cittadino normale, che, tuttavia, ha la percezione di qualcosa che non va.
Nel caso specifico, egli non capisce che cosa esattamente sia andato storto nella progettazione urbanistica della nostra città, dove si parla in ogni occasione, specialmente elettorale, di stop alle colate di cemento, di problemi di vivibilità, ecc. Il cittadino comune che non parla il linguaggio amministrativo e linguaggi così complessi non si rende conto, non ha la conoscenza specifica del perché tante cose vadano in un certo senso. Se noi abbiamo un determinato numero di palazzi, infrastrutture mancanti (fognature, edilizia scolastica, parcheggi, spazi ad uso pubblico, di condivisione sociale), una strada che è più piccola di quella che dovrebbe essere, dei marciapiedi sui quali non si riesce a passare, tutto questo è materia urbanistica, tutto questo è figlio di una mancata programmazione, di una mancata visione del futuro e della vivibilità, che dovrebbe essere al centro della mano delle amministrazioni e dei lottizzatori. Cosa che, sappiamo, non è così. Non è così per motivi chiari. L’urbanistica porta soldi e porta voti. Spesso chi dovrebbe controllare, cioè l’ente pubblico, non ha fatto il proprio dovere.
Ma le leggi c’erano e ci sono! Fino al 2004 c’era addirittura una legge del ’42, quella che disciplinava il Prg, il piano regolatore. Poi le competenze sono passate alla Regione. Nel nostro caso, la Legge Regionale del 22 dicembre 2004 n. 16 ("Norme sul governo del territorio"), nella quale si definiva il nuovo strumento del PUC, Piano Urbanistico Comunale».

«Questa è una legge molto bella, molto attuale, fatta bene,
-ha continuato De Matteis- che, come molte cose belle e fatte bene, non viene applicata. Sono 14 anni che è stata fatta questa legge e, ad oggi, tantissimi comuni non la stanno applicando».

Inevitabile, a questo punto, lo spostamento dell’attenzione sul Comune di San Nicola la Strada: «Nonostante le nostre continue richieste, nonostante molte interpellanze riguardanti gli inadempimenti della convenzione urbanistica in zona Michitto, siamo ancora al palo».

Senza ulteriori indugi, nel cuore della questione: «Tutti noi sappiamo che c’è una legge sul piano regolatore, che c’è la sua attuazione attraverso i piani particolareggiati e soprattutto con piani di lottizzazione, nei quali sono previsti atti d’obbligo del lottizzatore, cioè la cessione da parte del lottizzatore di aree da destinare alla comunità (parcheggi, strutture pubbliche, ecc). Ci sono, inoltre, gli oneri di urbanizzazione, dei costi di costruzione.
Ebbene, qualcosa, però, è andato storto. A San Nicola ci sono delle lottizzazioni che ad oggi, lo dicono i tecnici comunali, registrano delle inadempienze: non sono stati pagati gli oneri, parzialmente o totalmente, non sono state fatte delle infrastrutture che dovevano essere fatte...ecc.
Le leggi, dunque ci sono. Nel nostro contesto, però, l’ente che doveva controllare non ha controllato e la comunità ha perso molto. Ed è proprio in questo molto che ha perso che c’è una mancata vivibilità delle nostre zone. E’ proprio in questo spazio che c’è la percezione di difficoltà da parte del cittadino, man mano che andiamo avanti, man mano che andiamo al passo con i tempi».

«La legge istitutiva del Puc, come dicevo, -
ha proseguito Federico De Matteis- è una legge molto bella. Il processo di approvazione del Puc mette intorno ad un tavolo una serie di professionisti (geologi, avvocati, altre figure anche dal punto di vista economico, ecc.), associazioni, cittadini; essa tiene conto, cioè, di quello che è proprio la persona, che contratta, che aiuta, che migliora la visione dell’amministratore ed insieme si crea la nuova visione della città, in base agli errori che sono stati fatti in passato.
Allora la domanda che ci dobbiamo porre è perché fino ad oggi solo pochissimi comuni hanno approvato e adottato il piano urbanistico.
E qui mi sorge il dubbio... Fa che con il vecchio piano regolatore del ‘42 tante cose potevano essere fatte ed invece con il nuovo Puc quelle stesse cose non si possono fare più, perché il puc è più restrittivo, più a favore della comunità?
Al punto in cui siamo, a novembre, ormai è troppo tardi. Infatti, poiché il termine ultimo per l’approvazione è il 31 dicembre e poiché è concesso il tempo di sessanta giorni per eventuali osservazioni, ora occorrerà una nuova proroga, dopo le tante precedenti».

Il fine ultimo del discorso: «Io non voglio colpevolizzare nessuno, non voglio incriminare nessuno, ma voglio risolvere un problema, affinché si possano sanare tutti gli errori che sono stati fatti in passato. Venga pure un’altra proroga, ma facciamolo questo Puc!».

Dal PUC alle Smart Cities, le Città Intelligenti.
Massimo De Gregorio, abile tessitore delle varie fasi del convegno, prima di presentare il successivo ospite, ha brillantemente ripreso e sottolineato lo spirito del workshop: “E’ sempre ridondante il discorso di collegare il bisogno del cittadino, la fruizione di un servizio con una pianificazione».

Isabella Adinolfi, europarlamentare, membro della Commissione Cultura ed Educazione, dopo una brevissima narrazione della sua esperienza europea che volge al termine e dopo aver rivelato di essere archeologa, ha spiegato, attraverso alcune slides, il significato di Smart city, sinonimo di moderna urbanistica e di moderna pianificazione della città:
«Le Smart City (Città Intelligenti) sono un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica e immateriale che permette il dialogo tra persone ed oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano».
Si tratta, nella sostanza, di piani di azione urbanistici finalizzati a migliorare la qualità di vita di una comunità mediante l’utilizzazione di strumenti tecnologici innovativi in materia di comunicazione, mobilità, ambiente, ecc.
«Il concetto di Smart City -ha voluto opportunamente precisare la Adinolfi- è stato lanciato per la prima volta dalla Commissione Europea nell’ambito del Pacchetto Clima-Energia 20 20 20 e quindi nasce caratterizzato inizialmente da una valenza prevalentemente energetica. L’aspetto energetico è da sempre prioritario in ambito urbano, dove trasporti ed edilizia rappresentano le principali voci di consumo».
Riflessione finale: «La qualità della vita è data dalle scelte degli amministratori».

A seguire, il preciso e dettagliato intervento di Vincenzo Viglione, consigliere regionale, membro della commissione Urbanistica: «Quello che è mancato negli anni è stato il coinvolgimento delle comunità. Si è fatto credere che l’urbanistica, la costruzione dell’assetto di un territorio fosse qualcosa riservato ai tecnici. Per certi versi sì, è vero, però quello che è mancato è rendere partecipe la cittadinanza delle scelte che la riguardano. Chi prende le decisioni per sviluppare un territorio non può farlo senza chi il territorio lo vive. L’esigenza di visione del futuro di un territorio non può essere esigenza di pochi!».

Tommaso Malerba, anch’egli consigliere regionale e componente della commissione Urbanistica, ha, infine, parlato della necessità di creare una coscienza collettiva che non faccia dell’amministratore «il sindaco del proprio metro quadrato».
«Le smart cities sono intelligenti -ha affermato- se noi abbiamo uno strumento urbanistico intelligente».

Al termine degli interventi, parola al pubblico con domande di grande interesse a testimonianza dell’attenzione con la quale è stato seguito il workshop.
L’importanza dell’iniziativa meritava senza dubbio una partecipazione più numerosa da parte di cittadini, che sono i veri destinatari dell’azione urbanistica intrapresa dall’ente comunale. A riconoscerlo gli stessi organizzatori, che, però, hanno annunciato, a breve, altri incontri sul tema.

Nicola Ciaramella

©Corriere di San Nicola

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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