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Il mio grazie agli studenti del Diaz


Mi onora essere citato come “riferimento storico della città e punto di riferimento per l’informazione


VADO SU GOOGLE E PROVO TANTA AMAREZZA


Sto facendo una raccolta di selvaggi “copia ed incolla”. Ne farò un libro. 
 

Cento anni fa nasceva Espedito Ciaramella

Visse dal 31 ottobre del 1915 al 18 ottobre del 2002. Fu un pezzettino piccolo piccolo, quasi invisibile, di quella piccolissima parte della grande storia di San Nicola la Strada fatta di tanti nomi che si confondono, di tanti volti che si scoloriscono. Fatta di tanti uomini umili, semplici e buoni che proprio per questo, forse, si dimenticano.

Visse dal 31 ottobre del 1915 al 18 ottobre del 2002. Oggi, 31 ottobre 2015, avrebbe compiuto cento anni.
Nato da Giovanni e Marianna Migliore, fratello di Egidio, Amedeo, Mario, Pasquale, Nicola, Vincenzo e Pina, ESPEDITO CIARAMELLA fu adorato genitore di Maria Giovanna, Nicola, Arcangelo e Renato e devoto coniuge di Adele Tranquillo.
Nato, cresciuto e vissuto a San Nicola la Strada, svolse sin dalla adolescenza la professione di barbiere nello storico salone ubicato nell’angolo sotto il vecchio edificio comunale di Piazza Municipio, ereditando il mestiere dal padre (“giuannin ‘o barbier”), al cui fianco era stato sino a metà degli anni sessanta, dopo averlo interrotto solo per adempiere alla chiamata alle armi nel durissimo fronte dell’Africa.
Espedito Ciaramella fu uomo molto amato e stimato
durante il lungo e dignitoso percorso della sua vita. Con lui andò via un pezzettino piccolo piccolo, quasi invisibile, di quella piccolissima parte della grande storia di San Nicola la Strada fatta di tanti nomi che si confondono, di tanti volti che si scoloriscono. Fatta di tanti uomini umili, semplici e buoni che proprio per questo, forse, si dimenticano. Lui fu uno di questi. Di questi ideali coronò la sua esistenza. Di queste virtù alimentò il suo animo. Questi valori ha saputo trasmettere ai suoi figli.


E’ la notte del 18 ottobre 2002. Espedito Ciaramella, avvolto dal sonno eterno dalle prime ore di quella triste giornata, giace sul letto di morte. Il figlio Nicola è lì. Ha chiesto ai suoi fratelli di vegliarlo da solo. Il cuore gli detta questi pensieri e questi versi. Sono stati il vangelo della sua vita.

Grazie, papà, la tua missione si è compiuta

La tua umiltà mi ha ...rovinato la vita.
Avrei voluto diventare uno di quelli che contano, un irraggiungibile, uno di quelli che salgono solo le scale dei più alti piedistalli, un grande dal grande potere da usare per schiacciare le velleità degli altri, un meticoloso edificatore di una presunta immagine di sapiente da tramandare alla storia letta dai suoi simili...
Ma non sono riuscito a realizzare nulla di tutto questo. Anche perché i presuntuosi non conoscono Dio.

La tua semplicità mi ha ...rovinato la vita.
Avrei desiderato diventare uno di quegli scaltri che studiano la notte per operare di giorno, un cultore assiduo dell’artifizio per risolvere le situazioni più complicate e pericolose, uno di quelli che vogliono tutto e fanno di tutto per ottenerlo, uno di quelli che non si accontentano mai, un felice e soddisfatto esploratore delle proprie virtù...
Ma mi ritrovo ad essere l’esatto contrario di tutto questo.
Anche perché gli oscuri si nascondono a Dio.

La tua bontà mi ha ...rovinato la vita.
Avrei dato tanto per acquistare quel poco di cattiveria che a volte basta per imporsi nella quotidianità, avrei tanto desiderato spingermi sempre in prima fila nelle occasioni in cui si blatera della solidarietà, avrei voluto rompere qualche volta gli argini della sincerità per non fare sempre la figura dell’ingenuo...
Ma sono sempre arrivato tardi. Anche perché i burberi non hanno tempo per meditare Dio.

Grazie, papà, per avermi allontanato dagli errori.
Grazie, papà, per avermi insegnato tutto della tua vita.
Grazie, papà.
La tua missione si è compiuta!


Quando un papà vola in cielo

Quando un papà vola in cielo,
si alzano con lui le rondini:
perché un papà non può volare
da solo.

Quando un papà vola in cielo,
vibrano intorno a lui i violini:
perché un papà non può volare
nel silenzio.

Quando un papà vola in cielo,
si accendono per lui le stelle:
perché un papà non può volare
nel buio.

Ma ora che a volare sei tu,
papà mio,
ti accompagnino lassù
anche tutte le gioie,
tutte le ansie, tutti i desideri
e tutte le certezze
con cui hai riempito i miei vuoti
e celebrato il mio amore.

Suonerò sempre per te
un concerto di emozioni
per cercare il tuo volto 
tra i miei sospiri
e per rivivere ogni attimo
della tua dolcezza.

E quando, quel giorno,
si intoneranno per me
i cori delle rondini,
i fremiti dei violini
e il bagliore delle stelle,

ti donerò il mio cuore
per raggiungerti
e per stringerti in un abbraccio
che non avrà più fine. 


Nella foto: Espedito Ciaramella nel 1998; nel 1995; mentre spegne la ottantesima candelina; con la sua adorata moglie Adele (scomparsa nel 1986); nel giorno delle nozze. 

 
Grande appassionato di calcio, irriducibile tifoso delle squadre locali, Espedito Ciaramella suggerì, verso la fine del 1988, l’idea, subito raccolta, di scrivere la storia del calcio a San Nicola la Strada. A rivelarlo fu Nicola Ciaramella quando, nel settembre 2005, annunciò la pubblicazione sul sito del Corriere di San Nicola de “Il gioco più bello del mondo: la sua storia a San Nicola la Strada” (nella foto, il disegno di copertina, diventato icona, creato da Renato Ciaramella), ovvero la San Nicola Football Story dai suoi inizi risalenti ai primi decenni del 1900 fino al 1989. L’opera, realizzata da Luigi Russo con la collaborazione di Nicola Ciaramella, fu pubblicata per la prima volta dal periodico Il Ponte in dieci puntate tra l’ottobre del 1988 e il settembre dell’89. Questa la prefazione:

«Da una semplice idea ad una grande opera.
“Ora che hai creato un giornale tutto per San Nicola, non dimenticare di metterci dentro anche i ricordi, prima che, un giorno, nessuno potrà più raccontarteli...Il calcio, ad esempio. Lo sai che, tanti anni fa, ci ammalò tutti di passione? Hai mai sentito parlare di uno scoiattolo che correva con il pallone tra i piedi?...Fammi compagnia, te lo racconto io...”
E, da lì a due ore, seppi tutto delle sfide contro il Casagiove, dei pellegrinaggi in bicicletta a San Leucio, dell’agitatissimo dottor Pinto che invitava i tifosi a non emozionarsi troppo..., del campo recintato con fili di ferro, alla Rotonda, di fronte alla chiesetta...ma soprattutto di uno “scoiattolo”...: sì, lo chiamavano proprio così...Per la gente comune, piena stracolma di mille problemi, resa sempre più magra dalla fame, era nato il suo primo eroe...Giovanni Gazzillo, lo scatto nelle gambe e l’ardore nel sangue.
Con lui cominciò la favola di un ameno paesetto di campagna dietro ad una sfera di cuoio...
Mio padre mi coinvolse talmente, che mi partorì subito l’idea.
Il Ponte era nato da pochi mesi; un giornale “di San Nicola per San Nicola” non poteva trascurare una parte importante di quei sentimenti che hanno contribuito a fare di una ristretta ed aristocratica manciata di famiglie una comunità civile degna di questo nome, con un proprio volto, con una propria identità.
Decisi, quella sera di primavera dell’88, che bisognava assolutamente scrivere la storia del calcio a San Nicola, perché un fenomeno del genere non è semplice cronaca, non è curiosità, e neanche diletto, cose che ben si prestano a cuori leggeri e che, proprio per questo, ho sempre detestato: raccontarne le vicende, immergendole nei vari mutamenti sociali in cui si erano prodotte, era un preciso dovere per chi, come me, cominciava anch’egli a disegnare il suo primo eroe...l’amore. Quell’amore che sempre mi ha spinto, e mi spinge, da quando sono diventato grande, a respirare il profumo della mia terra natìa, a viverne le ansie, a goderne le gioie.
Espedito Ciaramella, con la sua incredibile semplicità e animato dalla purezza del suo spirito, mi disse pure che dovevo far presto...C’era il rischio che tanti ricordi potessero svanire nelle menti stanche ed affannate di chi li aveva vissuti. E poi, me lo disse francamente, non poteva più sopportare che “tante altre storie meno belle della nostra” avessero già varcato la soglia di una tipografia.
“Devi scrivere la storia del calcio a San Nicola!”, mi ordinò.
Era l’unico modo per tenermi buono il mio primo -e per anni unico- lettore. Di mie poesie ne aveva letto tante, come, furtivamente, tanti passi dei miei diari. I miei romanzi li conosceva a memoria...Lui e solo lui.
Non ho mai voluto pubblicarli, perché non sono un romanziere, né un poeta.
E, purtroppo per lui, non ero neanche un cronista di sport...ammesso che ci volesse proprio uno di questi a raccontare qualcosa che di sport ha solo il filo conduttore...ma che è soprattutto storia di sentimenti e di emozioni che, forse, solo un romanziere poteva scrivere.
L’idea di dedicarmi anima e corpo ad una storia che non avrei mai potuto scrivere, impegnato, come mi sentivo, nella costruzione di un giornale incentrato sul presente per contribuire ad aprire il futuro, mi ossessionò per diversi giorni.
Ci voleva qualcuno che sapesse coniugare tempo, maestrìa e competenza specifica. Qualcuno che prendesse da me soltanto l’idea e che poi la sviluppasse in perfetta autonomia. Qualcuno che non fosse soltanto un cronista sportivo...qualcuno che respirasse come me il vento della passione. Qualcuno che mi somigliasse...
Pensai a tanti nomi di storici, di giornalisti, di esperti del settore, di uomini di cultura...Scelsi di proporlo al primo a cui avevo pensato: Luigi Russo! Sì, solo lui poteva scrivere la Storia del Calcio a San Nicola.
Nessun altro! Ed oggi, che il sito del Corriere di San Nicola ha deciso di ospitarla e che l’idea di pubblicarla in un libro è ormai un programma già definito, ne sono più che mai convinto. Come di essere io a somigliargli.
“Solo che devi aiutarmi, Nicola. Da solo non potrei mai farcela, sono troppe le notizie, troppi gli episodi da raccontare, troppe le tele da cucire ed assemblare...”: mi chiese una mano, che non potevo negargli e che, comunque e certamente, ha ben pochi meriti in un’opera d’arte che appartiene solo alla genialità di Luigi Russo, alla sua originalità, alla sua brillantezza espressiva. Luigi Russo si è dimostrato un maestro: bisogna dirgli bravo. Ma soprattutto grazie!
(Nicola Ciaramella, settembre 2005)».

La poesia "Quando un papà vola in cielo" fu premiata il 17 novembre 2007 nell’ottava edizione del Premio Letterario Internazionale di Narrativa e Poesia "Tra le parole e l'infinito", la cui cerimonia conclusiva si tenne presso l’auditorium del teatro “Caivano Arte”. Questa la motivazione della giuria: “Commovente e delicata poesia che coinvolge emotivamente il lettore. L’immenso, eterno dolore per la perdita di un padre è descritto attraverso ricordi lancinanti che si susseguono in versi che sono testimonianza del più sublime tra gli umani affetti”. La composizione fu anche pubblicata nella Antologia del Premio "Tra le parole e l'infinito - Ad Haustum Doctrinarum premio alla carriera".

 

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