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Scusatemi se mi emoziono quando vedo la “lummenera”

Mercoledi 5 dicembre si è rinnovato, nella Villetta di Santa Maria delle Grazie, il mito delle “leggende” sannicolesi. Nicola Ciaramella e il Corriere di San Nicola hanno donato alla Pro Loco una targa per dire grazie a quanti si prodigano per mantenere vive le tradizioni della nostra città.


‘A Lummenera ‘e Santu Nicola” ogni anno mi gioca sempre un brutto scherzo.
Lì per lì mi sforzo nel contenermi, molto a stento, e mentre la fiamma continua a salire fino al cielo, mi immergo tra i saluti, i sorrisi, gli abbracci agli amici e conoscenti che incontro spesso, le strette di mano a persone ed amici che incontro solo in questa occasione o che proprio in questa occasione ho l’opportunità conoscere di persona per la prima volta.
Poi, dopo aver trascorso la serata più bella e più gioiosa della mia vita di nostalgico (perché ormai sto diventando veramente vecchio...) sannicolese, mi ritiro, ogni tanto fermandomi, stavolta al buio, nei luoghi meravigliosi della villetta.
Lì non ho bisogno di luce, perché tutto il loro splendore è impresso negli angolini più caldi e più profondi del mio cuore.
Qui la malinconia si sostituisce all’impeto. Qui cominciano a scendermi le lagrime. E meno male che nessuno mi vede perché, come ieri sera, il cancello di Viale Europa è già chiuso a quell’ora. Si era fatto tardi.
Non mi ha dato fastidio per niente non avere a portata di mano o di borsello un fazzolettino. Credo che nulla di più desiderabile possa esistere, quando si piange al timido chiarore dell’emozione, di asciugarsi il volto e gli occhi con il dorso delle mani.
Beh, mi capita questo ogni anno, quando torno dalla “Lummenera”.
Non sono stato, quando ero ragazzo, tra quei coraggiosi “angeli” (così la gente allegoricamente li definiva) che, nella meraviglia ed ammirazione degli spettatori, oltre che nell’incoscienza del pericolo, abilmente saltavano nelle fiamme per raggiungere il lato opposto del falò. Per dimostrare che la voglia di vivere è più grande del mistero.
Ma il fuoco della passione l’ho sempre vissuto. Come adesso.
Ieri sera, in villetta, raccontavo, ad una persona che ho avuto la gioia di conoscere per la prima volta, il perché ed il significato della “lummenera”, la più antica delle tradizioni di San Nicola la Strada.
Gli ho spiegato che non è facile rispondere ad una domanda del genere, perché là dove si parla di tradizione cominciano a delinearsi i confini con la leggenda. E a me, pur amante di quell’incredibile spettacolo che è l’immaginazione, parlare di “leggende sannicolesi” proprio non va.
Perché non è leggenda ricordare quella gente che, il 5 dicembre, si riuniva sui “pellicci” della Rotonda (quelli sono stati i luoghi della mia “origine”...) intorno ad un grande falò per fare baldoria, alla vigilia di San Nicola.
Non è leggenda ricordarmi di un passato fatto di gente semplice, genuina, rispettosa, educata, innamorata.
Non è leggenda ricordare che molti anni fa, quando San Nicola la Strada era un piccolo borgo agricolo con pochi abitanti tutti dediti alla coltivazione della terra, la sera del 5 dicembre, sui versi della filastrocca “Suonno si viene, viene alla buon’ora all’ora ca’nasceva Santu Nicola”, ci si riuniva intorno al fuoco, in tutti gli angoli delle principali strade del paese.
Non è leggenda ricordare che si faceva a gara, nei due quartieri storici della città, ovvero dal “Tuorno” (la Rotonda) al “Trivice” (la piazza davanti al municipio da cui si diramavano ‘A via ‘a maronna , Via XX Settembre, ‘A via ‘e pagliare, Via De Gasperi, e ‘A via ‘a roce, cioè Via Santa Croce), per allestire le “lummenere” più grandi, più luminose e più durevoli. Per vincere una gara con un solo premio in palio, la soddisfazione di poterlo raccontare.
Non è leggenda ricordare i “cunti” che la gente riunita intorno al fuoco raccontava nella speranza di trarre da essi insegnamenti per se stessa e per chi ascoltava.
Non è leggenda ricordare i giochi, balli e tammurriate organizzate in quella sera dai più giovani e degli assaggi di vino nuovo, di piatti di pettole e fagioli e di abbuffate di dolci fatti in casa.
E non è soprattutto leggenda narrare della “lummenera” come di un rito propiziatorio celebrato nella serata che precede la ricorrenza di San Nicola, Santo Patrono della città di San Nicola la Strada, per far sì che il Veneratissimo sia portatore di prosperità e benessere.
Alla fine, pur avendolo già abbondantemente capito, quella affabile persona che è già entrata nella schiera dei miei amici più cari, ha voluto comunque chiedermi perché avessi donato una targa alla Pro Loco.
“Un giornalista che dona una targa, sinceramente, non lo avevo mai visto”, mi ha detto. “Non è stato un giornalista a dire grazie alla Pro Loco”, ho risposto, “ma un semplice cittadino sannicolese innamorato pazzo della sua città, della sua storia, della sua cultura, del suo patrimonio immenso di ricordi e di affetti. Dire grazie alla Pro Loco è dire grazie a chi, unico, oggi, in una comunità che cresce e dimentica il passato, si prodiga per conservare le tradizioni e mantenerle sempre vive». 
Si, perché chi ama la città dove è nato e dove è e che ha sempre vissuto, non deve sentire che il “dovere” di dire grazie a chi si impegna per conservarne le tradizioni, segno indiscutibile per arginare l’inesorabile avanzare del progresso che tutto vuole cambiare, tutto vuole dimenticare, tutto vuole distruggere del passato.
I nemici più squallidi di una città che non vuole dimenticare i valori della sua storia sono quella gentaglia (Dio, quanta ce n’è in giro!) che critica tutto e non partecipa mai a niente. Sono quelli che meriterebbero di essere bruciati nel rogo della lummenera, se la lummnera fosse un boia.
Ma la lummenera è gioia, la lummenera è vita, la lummenera è desiderio di amore, la lummenera è speranza. Che bello continuare a raccontarla, da cittadino di questa terra e giornalista di questa eterna storia che si chiama San Nicola la Strada.
Vedere accesa la fiamma della “lummenera” -mi piace ripetere quello che ho scritto chissà quante volte- è come se mi fossi tuffato da un precipizio altissimo per cadere lentamente su una coltre soffice di mani amichevoli che mi accolgono in ricordi incancellabili. Una fiamma che mi fa vedere il sole quando c’è la luna. Una fiamma che mi fa gioire quando c’è da disperarsi. Una fiamma che mi fa viaggiare in aereo quando odio volare. Una fiamma che mi fa vivere quando mi viene voglia di morire.
Una fiamma che mi fa sperare che nulla di questa città potrà mai finire.
Perché è la mia città. Perché viverci è il massimo per chi si batte per il genuino sapore della lealtà. Perché mi riporta nella fanciullezza, cospargendomi i sentimenti di profumato entusiasmo. Perché è la mia città! Perché ogni giorno di più la sento mia: giorno e notte, mentre vivo, mentre muoio, quando sorrido, quando piango. Il senso della mia vita alloggia lì. Lì sono gelosamente serbati tutti i miei più dolci ricordi, la mia nostalgia, i miei rimpianti. La mia città! Più la feriscono, più me ne innamoro.

Grazie, dunque, a tutti coloro che hanno arricchito con la loro presenza, il loro impegno, la loro organizzazione, quest’altra magnifica "lummenera" di mercoledi 5 dicembre 2018.
Alla Pro Loco in primis, dal presidente Carlo D’Andrea a tutti i soci e al presidente onorario (ed oggi anche assessore) Lucio Bernardo. Ai fiaccolieri dell’Atletica San Nicola guidati dal presidente Pietro Maienza, che, dopo aver percorso alcune strade cittadine attraverso la Rotonda e le Piazze hanno acceso il falò. Al sempre presente sindaco Vito Marotta. Ai signori assessori e consiglieri comunali che sono intervenuti (Natale, Mazzarella, Tiscione, Motta, Santucci, Tripaldella). All’’amatissimo Don Francesco Catrame cha ha benedetto la fiamma della tradizione. Ai volontari dell’Associazione “Real Convitto”. Al Nucleo della protezione civile coordinato da Ciro De Maio. Al comandante Mele e agli operatori della polizia municipale.
A tutti i sannicolesi e non che hanno onorato la serata con la loro partecipazione.

Grazie, da parte di un sannicolese cha ha San Nicola la Strada nel cuore, a chi non permetterà mai a San Nicola la Strada e alla sua storia di essere fagocitata dall’oblìo.
E vi prego, scusatemi se mi emoziono quando vedo la “lummenera”.

Nicola Ciaramella
©Corriere di San Nicola 


 

Il presidente della Pro Loco, Carlo D'Andrea, e il giornalista Nicola Ciaramella con la targa donata dal Corriere di San Nicola.
Il testo così recita:
Ai Volontari della Pro Loco
di San Nicola la Strada
e al Presidente Carlo D’Andrea
per l'impegno
instancabilmente profuso
nel promuovere, conservare e valorizzare
il patrimonio culturale
e di tradizioni della nostra cittá.

Il Corriere di San Nicola,
orgoglioso di immortalare cotanto amore,
porge
quale umile e spontaneo segno
di gratitudine.
San Nicola la Strada, 5/12/2018 




 

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