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2030: punto di non ritorno per la Terra

Secondo un recente studio internazionale, il Pianeta avrebbe già raggiunto (ma non ancora sorpassato) ben nove tipping-point.
Sempre più problematica l’impresa di mantenere “lo stato del clima”.

Appurato, tra l’altro, il legame tra inquinamento atmosferico e decessi da Covid-19: se non si cambiano politiche, comportamenti e parametri, si potrebbe pagare un prezzo ancora più alto.
Necessario un rilancio green dell'economia con l'utilizzo delle energie rinnovabili e riqualificazione energetica.

Più di una decina di anni fa, gli scienziati dell’IPCC (la commissione dell'ONU sul cambiamento climatico) cercarono di definire una serie di tipping point per il riscaldamento globale, vale a dire dei punti di non ritorno oltre i quali sarebbe stato impossibile mantenere “lo stato del clima”. O, più precisamente, oltre i quali si sarebbero innescati profondi e irreversibili cambiamenti con effetti a cascata su tutto l’ecosistema terrestre. Si parla di problemi come lo scioglimento delle calotte glaciali di Groenlandia e dell’Antartide o come il rafforzamento del monsone dell’Africa occidentale.
Che la situazione sia molto delicata è confermato anche da un recente studio internazionale, secondo cui il Pianeta avrebbe già raggiunto (ma non ancora sorpassato) ben nove punti di non ritorno. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature e redatta da un gruppo di esperti provieniti dall’Università di Exeter (Regno Unito) dall’Università di Copenaghen (Danimarca), dall’Australian National University a Canberra e dall’Università di Potsdam (Germania). Nel documento gli scienziati chiedono un’azione urgente per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e prevenire in questo modo il superamento dei tipping point.
La situazione negli anni è diventata sempre più urgente e ora abbiamo bisogno di una risposta d’emergenza perché se i Paesi della Terra e i loro abitanti non prenderanno provvedimenti per limitare i gas serra, il riscaldamento globale potrebbe superare la soglia di 1,5 gradi fra solo 10 anni, nel 2030.

Clima. Sono 9 i punti di non ritorno che abbiamo già raggiunto:

1) Il ghiaccio marino artico;

2 )La calotta glaciale della Groenlandia;

3) Le foreste boreali;

4) Il permafrost;

5) L’AMOC o Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica;

6) La foresta pluviale amazzonica;

7) I coralli di acqua calda;

8) La lastra di ghiaccio antartica occidentale;

9) Parti dell’Antartide orientale.

Tutto ciò è stato causato dalle attività umane che, si stima, abbiano causato approssimativamente 1 grado di riscaldamento globale dai livelli pre-industriali, con una variazione probabile da 0,8 gradi a 1,2 gradi (così si evince nel rapporto degli esperti).
Il riscaldamento globale è probabile che raggiunga 1,5 gradi fra il 2030 e gli anni successivi. Se continua ad aumentare al tasso corrente, il riscaldamento da emissioni umane dal periodo pre-industriale ad oggi continuerà a causare ulteriori cambiamenti di lungo periodo sul clima, come l'innalzamento del livello dei mari, con gli impatti relativi.
L'IPCC ha indicato nei suoi lavori quattro percorsi per cercare di tenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. Lo studio (commissionato all'IPCC alla Conferenza di Parigi del 2015) è il frutto di due anni di lavoro di 91 ricercatori da 44 paesi, che hanno esaminato 6.000 studi in materia e valutato 42.000 recensioni di colleghi e governi alle loro conclusioni. In tutti e quattro i percorsi la quantità di gas serra di origine umana nell'atmosfera deve essere ridotta.
Antartide, Groenlandia, foresta amazzonica: queste le zone della Terra esposte allo stress maggiore.
“Riteniamo che diversi punti di non ritorno della criosfera siano pericolosamente vicini” affermano gli studiosi, “ma la mitigazione delle emissioni potrebbe rallentare l’impatto climatico e favorire l’adattamento”. Gli studi dell'ultimo decennio hanno dimostrato che il versamento del Mare dell'Amundsen (parte dell’Oceano Antartico) nell'Antartide occidentale potrebbe aver già superato un punto critico: “la linea di terra in cui ghiaccio, oceano e roccia fresca si incontrano si sta ritirando irreversibilmente”. Se quest’area collassa potrebbe destabilizzare il resto della calotta glaciale dell'Antartico occidentale, portando a circa tre metri l’innalzamento del livello del mare.

Anche gli ultimi eventi che hanno interessato l'intero Pianeta sono un campanello d'allarme.
Finora era solo un'ipotesi, ora il legame tra inquinamento atmosferico e decessi da Covid-19 è stato appurato dai ricercatori dell'Università di Harvard.
Lo studio è pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Le immagini satellitari ricevute nei giorni passati ci hanno mostrato come le nubi tossiche che di solito sovrastano le nostre città si siano volatilizzate sotto l’effetto delle misure restrittive legate alla pandemia del coronavirus.
Se da un lato questa è una buona notizia che fa sperare benefici a breve termine sulla nostra salute, non dobbiamo dimenticare i pericoli legati all’esposizione a lungo termine agli inquinanti atmosferici.
La maggior parte delle polveri sottili e particolati viene dalla combustione di carburante, come automobili, raffinerie e centrali elettriche, nonché da alcune fonti domestiche. Respirare queste polveri infiamma e danneggia il rivestimento dei polmoni nel tempo, indebolendo la capacità del corpo di respingere le infezioni respiratorie. 

Mentre combattiamo una delle più grandi battaglie dell’uomo su questo pianeta, non dimentichiamo di continuare a pianificare il nostro futuro in maniera sostenibile.
Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro pianeta ma, soprattutto, a coloro che erediteranno ciò che resta della nostra società su questo pianeta.
Le preoccupazioni economiche non devono allontanarci dall’obiettivo di contenere la temperatura, altrimenti pagheremo un prezzo anche più alto del Covid 19.
Dobbiamo cambiare politiche, comportamenti, parametri. Le innovazioni dovranno riguardare un rilancio green dell'economia, l'utilizzo delle energie rinnovabili e riqualificazione energetica. Parola d'ordine: sostenibilità.



Gerardina Rainone

©Corriere di San Nicola





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