De Matteis e Santagata sui devastati Monti Tifatini e tra i critici pozzi casertani
Da semplici preziosi cittadini che "verificano" là dove non vanno i governanti.
Continua, con il Corriere di San Nicola, il loro percorso di "controllo" sullo stato attuale delle fonti di approvvigionamento idrico della provincia di Caserta.
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(link nell'articolo)
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https://youtu.be/2VTmNOqu10k
Martedi 30 settembre, Nicola Santagata e Mariano De Matteis, rispettivamente presidente e consigliere dell’Associazione ”Acquapulita” di Caserta, nonché membri del direttivo del Comitato Cittadino San Nicola la Strada Città Partecipata, ma soprattutto cittadini sannicolesi attivissimi, oltre che esperti, nella scrupolosa osservazione e nello studio del massacrato ambiente della massacrata provincia casertana (lotta alla discarica Lo Uttaro docet), supportati dalle fondamentali riprese effettuate dal videofotoreporter Biagio Pace del “Corriere di San Nicola”, proseguendo, da semplici cittadini, nell’indagine di verifica dello stato delle fonti idriche casertane, si sono recati sui Monti Tifatini, territorio di ricarica del più grande bacino idrico sotterraneo dell’Italia Meridionale e, quindi, anche dei pozzi della rete idrica di Caserta.
«Come si può vedere -spiega De Matteis nel video- la catena Tifatina ci proietta sulla sottostante pianura Campana che arriva fino al mare e ai pendii del Vesuvio, donando alle città colori particolari.
Il sottosuolo della Pianura Campana ha una importanza idrogeologica strategica, in quanto contiene una falda, perché ha una portata di cica 600 milioni di metri cubi/anno.
I prelievi soddisfano usi potabili, industriali e irrigui: Prelievi irrigui =300 milioni di mc/anno; Prelievi idropotabili e industriali=200milionimc/anno; Perdite in mare= 100milioni mc/anno. Questo bellissimo territorio da anni sembra essere la vittima designata di tre tipi di devastazione ambientale: Smaltimento di Rifiuti con cadenza quasi quotidiana; Incendi puntualmente annuali; Cave attive o semiattive con relativi disagi, cronicizzati nel tempo. Una cappa che, alimentando interessi personali o societari, opprime ed inquina la splendida Pianura sottostante».
Il Video prosegue con le immagini delle zone bruciate e dei relativi cumuli di rifiuti abbandonati e delle cave.
«Con gli incendi, -prosegue De Matteis- oltre alla distruzione di ettari di boschi e moria di fauna autoctona e inquinamento dell’aria, è reale anche il rischio di contaminazione della falda acquifera per la presenza di cumuli di rifiuti, anche speciali, abbandonati durante gli altri periodi dell’anno.
Gli incendi di questi rifiuti producono tante sostanze tossiche per l’uomo (prime fra tutte diossina, furani) che prima o poi raggiungeranno la falda acquifera sottostante e quindi le abitazioni dei casertani e napoletani.
Si può notare come il fuoco abbia carbonizzato tutta la vegetazione e, a parte il disprezzo per il Creato, è lampante l'inerzia operativa e/o preventiva dopo anni di roghi reiterati e negli stessi posti. Non vediamo linee tagliafuoco né tanto meno barriere di piante ignifughe come fichi d'India, cipressi o carrubi. Pur spostandoci a piedi e per sentieri quindi accessibili non abbiamo visto né invasi né cisterne da rifornire direttamente o con acque meteoriche, almeno nei punti strategicamente più accessibili, dove collegare manichette o pompe per abbattere il fuoco, mentre i canadair provvedono ai posti più inaccessibili.
Con le cave, anche se non attive, le polveri inerti ma fluttuanti alimentano condizioni allergeniche costanti, specialmente sul fronte erigendo Policlinico, mentre l'imbiancamento permanente della strada che porta a Valle di Maddaloni da Caserta dimostra che il movimento dei mezzi pesanti che le trasportano non solo creano ostacoli alla mobilità stradale, ma costante dispersione di polveri nell'aria».
Video dei pozzi
«I pozzi della rete idrica di Caserta dal 1996 ad oggi -racconta De Matteis- sono stati oggetto di tre sopralluoghi: 13/05/1996; 25/03/2005; 17/10 2019, tutti congiuntamente tra ASL, Provincia, Comune di Caserta, supporto tecnico analitico (L.I.P poi A.R.P.A.C.), ente gestore della rete idrica. Nel 2019 erano presenti anche i rappresentanti dell’Associazione “Acquapulita”.
I pozzi che noi abbiamo visitato sono tre: Vaccheria, Paratella e Puccianiello. Ricordiamo che quelli che riforniscono Caserta sono otto: Paratella, Puccianiello, Vaccheria, tre a San Pietro ad Montes, uno a Casolla e un altro a San Rufo».
Pozzo Vaccheria
«Nei verbali di sopralluogo è stato verbalizzato: la testata del pozzo è a quota inferiore a quella del piano calpestio, essa è chiusa e alloggiata in un pozzetto interrato. La chiusura della testata è sprovvista di organo di aerazione per evitare la formazione di condensa. La zona di tutela assoluta, riferita ai parametri di legge, non è recintata e non è provvista di canalizzazione per le acque meteoriche.
Nelle immediate vicinanze, circa 6 mt, passa il tracciato della fogna comunale mai controllata la tenuta idraulica; non è presente la vasca di cloro contatto che garantisce la potabilità dell’acqua distruggendo eventuali microrganismi presenti.
Lo schema di un impianto di potabilizzazione è: clorazione, vasca di cloro contatto, pompe e sistemi di distribuzione».
Pozzo Paratella
«La testa del pozzo è dislocata al di sotto del piano stradale e alloggiata in pozzetto interrato. La chiusura della testata è sprovvista di organo di aerazione per evitare la formazione di condensa. La zona di tutela assoluta, riferita ai parametri di legge, non è recintata e non è provvista di canalizzazione per le acque meteoriche. Nelle immediate vicinanze, circa 3 mt, passa il tracciato della fogna comunale, anche qui mai controllata; non è presente anche qui la vasca di cloro contatto che garantisce la potabilità dell’acqua».
Pozzo Puccianiello
«Si è constatato che lo stesso risulta inserito in una struttura cementata, chiusa senza accesso. La tutela assoluta è recintata ma non per un raggio di 10 metri su tutto il perimetro e confina con abitazioni, strade e coltivazioni agronomiche. Anche la zona di rispetto presenta strade, abitazioni a breve distanza dal pozzo. Viene riferito presso l'impianto la vasca di clorazione».
«Nei verbali dei vari sopralluoghi è stato sancito: “considerato quanto sopra, si propone alle autorità ed agli enti preposti di porre in essere tutti gli atti tecnici necessari per adeguare gli impianti di captazione e le annesse strutture alle normative vigenti”.
Come potete costatare nulla è cambiato dal 1996, si prefigura una omissione colposa e l’applicazione dell’art 650 cpp (mancato rispetto di norme igieniche che potrebbero mettere a rischio la salute pubblica).
Da circa trent’anni nulla è stato realizzato e nulla è stato preso in considerazione dalla magistratura, perché, ad essa, anche questa situazione è stata segnalata nel 2023. Certamente, ormai parlare di ripristino di zona di rispetto e di spostamento della rete fognaria non è realistico e soprattutto difficilmente realizzabile, però se tecnicamente portiamo il clorocontatto ad almeno 20 minuti in una vasca idonea e blindiamo la condotta fognaria laddove è adiacente a quella dell'acqua potabile, probabilmente abbiamo realizzato una messa in sicurezza affidabile.
Va comunque detto che è necessaria una nuova strategia di custodia del territorio, è importante e urgente la costituzione del Parco Urbano dei Colli Tifatini per avere un’area protetta sotto costante controllo che consenta ai relativi abitanti di svolgere con serenità le proprie attività lavorative, facendo rispettare a tutti l'identità del territorio tifatino».
©Corriere di San Nicola

Mariano De Matteis e Nicola Santagata
Il Corriere di San Nicola segue da anni la questione dei pozzi casertani.
Rivediamo anche questo servizio:
Con il dr. Nicola Santagata tra i pozzi dell’acqua malata casertana
ARTICOLO: https://www.corrieredisannicola.it/ambiente/notizie/ambiente/con-il-dr-nicola-santagata-tra-i-pozzi-dell-acqua-malata-casertana
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=BpBnMSNWkBw
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