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Passeggiata di pulizia all’interno delle ex casermette

Al confine tra Caserta e San Nicola, lodevole iniziativa promossa dal “Comitato per Villetta Padre Pio”.
Viste le dimensioni, l'area potrebbe diventare il contenitore di tanti sogni a vantaggio dell'ambiente e della qualità di vita...

Rappresentanti di associazioni e singoli cittadini hanno risposto all’appello delle realtà ambientaliste componenti il Comitato per Villetta Padre Pio.
L’invito all’ingresso e per la pulizia dell’enorme spazio verde delle ”ex casermette” ubicate lungo il galoppatoio est del viale Carlo III era stato preceduto, qualche settimana fa, da attività analoga, da parte delle stesse associazioni, che aveva interessato il Galoppatoio, versante in gravi condizioni di incuria.
Quest’area, come ha avuto modo di dichiarare Matteo Palmisani, referente dell’associazione LIPU, rappresenta il biglietto da visita della città, visto che ci troviamo all’ingresso Sud di Caserta, e meriterebbe maggiore cura.    

Il Comitato è nato da circa un anno per denunciare un cattivo progetto di riqualificazione della Villetta Padre Pio” nel comune capoluogo, progetto che, così come pensato dall’amministrazione, potrebbe pregiudicare seriamente il parco giochi e zona verde nel centro di Caserta.

In questi mesi le associazioni hanno allargato il raggio d’azione alla ricerca di nuovi spazi verdi, per realizzare il “Macrico diffuso” in città (definizione frutto di una bella intuizione di un giovane rappresentante del comitato villa Giaquinto), in attesa che l’area Macrico divenga il parco della città.
Gli standard minimi di verde pubblico per abitante, previsti dall’urbanistica vigente, sono tuttora non rispettati. Per questo è scandaloso quando, e capita sovente, alcune villette continuano a rimanere chiuse per la difficoltà a reperire personale che le gestisca, occupandosi delle aperture e delle chiusure.
Per fortuna, in città esistono esperienze virtuose che hanno reso possibile la liberazione e fruizione di alcuni di questi spazi, mettendo in campo iniziative di sussidarietà. Ne sono esempio le buone pratiche di Villetta Giaquinto, il playground dei campetti Nike, villetta di via Arno, quella di Parco degli Aranci, ecc.  

L’area delle casermette, da qualche anno nelle disponibilità dei beni del comune di Caserta, facilmente trasformabile in parco pubblico, non necessita di alcun esborso di denaro pubblico per l’acquisizione, a differenza dell’area macrico che è tuttora, purtroppo, proprietà privata.
L’area insiste nelle vicinanze del quartiere Acquaviva, rione da sempre caratterizzato per l’enorme cementificazione, come d’altro canto l’intero territorio comunale, che potrebbe così essere occasione di recupero di vivibilità a beneficio dei cittadini residenti e dei confinanti cittadini sannicolesi, anch’essi abitanti un territorio gravemente urbanizzato.
La zona non dista molto dalle traverse di via Acquaviva e basterebbe tracciare un percorso ciclo -pedonale che consentirebbe di raggiungerle facilmente.

Nel corso del caldo pomeriggio di mercoledi 22 luglio, l’operazione di pulizia, anche se si trattava di mera azione dimostrativa e simbolica, ha consentito di raccogliere decine di buste di rifiuti, di varia tipologia, in soltanto due ore.
Si è proceduto a mettere in sicurezza, delimitandola con un nastro, anche una casermetta e all’uscita il gruppo ha provveduto a chiudere il cancello d’ingresso, che risultava da tempo incustodito in quanto semplicemente accostato, con un lucchetto. Il duplicato della chiave è stato consegnato ufficialmente al Sindaco di Caserta, nella mattinata successiva.

Lo scorso anno, come si ricorderà, parte delle casermette furono interessate da un incendio che ha distrutto parte della vegetazione e una decina di alberi.

Tante le idee e le proposte, da parte dei tanti intervenuti alla passeggiata di pulizia all’interno delle casermette.
Iniziative che potrebbero animare questi ettari di verde pubblico negati alla cittadinanza. Pur nella consapevolezza che lo spazio necessita di un importante intervento di ripristino e messa in sicurezza.
Soluzioni potrebbero venire da percorsi e progetti condivisi tra i vari attori, le Istituzioni, le associazioni ed i semplici cittadini. Con i già citati Comuni, le Scuole, l’Università, la Protezioni civile, gruppi scout, le stesse associazioni, i fruitori del reddito di cittadinanza, ecc. Una grossa mano potrebbe derivare semplicemente ed efficacemente dal mettere in rete queste realtà.
Comitati di cittadini hanno dimostrato di saper aver cura di spazi verde in città.
Da anni, ad esempio, il Comitato per Villa Giaquinto, la Uisp, il Comitato Città Viva, quello del Parco degli Aranci, ecc. hanno adottato ed animato spazi prima chiusi ed ora finalmente accessibili.
Viste le dimensioni, le casermette potrebbero diventare il contenitore di tanti sogni. Gli esempi, utopie concrete, sono tanti: campetti basket/pallavolo sul modello dei campetti Nike, orti urbani, impianto di alberi di frutti antichi e a rischio estinzione, barriera di alberi lungo il lato ovest per difesa dall’inquinamento atmosferico e sonoro causato dal traffico veicolare, spazi per il tiro con l’arco, piste di bocce all’aperto per i meno giovani, tavoli da pingpong, spazi per i più piccoli e tanto altro ancora.
Tante piccole iniziative in questo enorme contenitore che sono le ex casermette e che realisticamente potrebbero concretizzarsi in una gestione condivisa dell’area, qualora l’amministrazione non riuscisse nell’intento di aprirla alla città.
Tutto con il rispetto della natura, garantendo un basso impatto ambientale ed assicurando il libero accesso ai cittadini.
Insomma, cambiare si può.
Ed è normale amareggiarsi quando si pensa che mentre per il digestore anaerobico, che potrebbe provocare rischi per la salute dei cittadini, l'ente comunale ha facilmente reperito i finanziamenti, per i parchi pubblici, invece, dove non c’è bisogno di grosse risorse e dove è evidente la ricaduta sociale e il miglioramento della qualità della vita, non si rileva alcun interesse da parte dei gruppi partitici e lobbies di potere.

Pietro Scola 
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