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Riapre Lo Uttaro.
In un “match” senza fine, un carambolico gol di Pansa (accolto il ricorso del commissario-prefetto) riporta in vantaggio l’ecomostro dell’Appia Nord...
Gli abitanti del “quadrilatero maledetto” ritornano a soffrire, mentre fanno salti di gioia il sindaco Petteruti e l’intera classe politica dei dintorni. Il Comitato di Messina resta l’unica ancora di salvezza. Il 22 agosto i magistrati entreranno nel merito.


Ritorna incerto il destino per le popolazioni di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista, Caserta e Maddaloni devastate dalla mega-discarica dell’Appia Nord.
A meno di due giorni dalla sentenza della X sezione del Tribunale civile di Napoli, che aveva decretato la chiusura del “sito maledetto”, Lo Uttaro riapre per mano di altro giudice che, accogliendo il ricorso presentato dal neo commissario Pansa, ha sospeso l’ordinanza di chiusura fino al prossimo 22 agosto, quando i magistrati entreranno nel profondo merito della vicenda.

I motivi della decisione risiedono tutti nel rischio igienico e sanitario, per giunta proprio nel mezzo della stagione calda, che si sarebbe generato dalla impossibilità di reperire subito un altro sito per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti.

Il sindaco di Caserta, uno dei tre “mostri” (con Bertolaso e De Franciscis) che hanno creato (con l’avallo di altri “mostri” al potere) l’ “ecomostro” di Calatia, ha accolto con gongolante soddisfazione ed un gran sospiro di sollievo il provvedimento che “scongiura l’insorgere di una crisi senza precedenti (!?! –ndr) per l’intero territorio di Terra di Lavoro”.
Conscio della drammaticità della situazione rifiuti in Campania e critico nei confronti di quegli ambientalisti che “hanno brindato” alla sentenza del giudice Fausta Como, Petteruti ha rilanciato l’invito ai comitati affinché si predisponga una “proposta concreta e praticabile, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità, bandendo facili speculazioni politiche”.

Pronta la replica del Comitato Emergenza Rifiuti che, attraverso la voce di Giuseppe Messina, ha così commentato a caldo (“Il provvedimento dei giudici napoletani, adottato in assenza di contraddittorio tra le parti, ci fa sentire non tutelati e dimostra che viviamo in un territorio in cui è possibile tutto e il contrario di tutto e appare un sogno aspirare alla legalità e alla normalità. L’attentato alla salute e il disastro ambientale sono alla base delle motivazioni del giudice unico che ha disposto la chiusura della discarica abusiva, illegale e pericolosa. Quale altro grave motivo più grave di quello posto a base dell’ordinanza può aver indotto il giudice del reclamo a far continuare lo sversamento dei rifiuti a Lo Uttaro, sia pur per un tempo determinato?  In un paese normale si sarebbe dovuto imporre da subito la messa in sicurezza e la bonifica del sito. Ma in un paese normale Lo Uttaro non avrebbe dovuto mai aprire. All’inizio di questa storia ci siamo messi, come tanti Don Chisciotte, i colapasta in testa, consapevoli di vivere in un territorio dove non c’è spazio neanche alla speranza”) per poi prendere, nella giornata di domenica, questa precisa posizione nei confronti del sindaco di Caserta:

«Le parole del sig. Petteruti in ordine allo “scampato pericolo” sulla discarica abusiva, illegale e pericolosa di Lo Uttaro che altri giudici napoletani hanno consentito di far riaprire, derivano dalla sua legittimazione in quanto sindaco. Ma la legittimazione di un rappresentante istituzionale è tale se svolge il suo ruolo nel rispetto della legge e degli impegni assunti di fronte a quegli elettori che lo hanno votato.
Nel nostro caso il sig. Petteruti potrebbe avere tutte le sue ragioni e dichiararsi in pace con la sua coscienza e con la città se dopo oltre un anno dalla sua elezione, per soffermarci solamente al comparto dei servizi di igiene urbana:
-Avesse permesso la realizzazione di una discarica in un sito lecito e ambientalmente e territorialmente corretto in modo tale da non esporre la popolazione a rischio sanitario e disastro ambientale come invece ha fatto consentendo la realizzazione della discarica abusiva, illegale e pericolosa a Lo Uttaro, così come ha rilevato e confermato la magistratura;
-Se avesse innalzato la percentuale di raccolta differenziata e non farla, invece, sparire quasi del tutto;
-Se avesse dato trasparenza e ordine ai rapporti societari con i soggetti che gestiscono l’appalto di igiene urbana;
-Se non avesse consentito che la SACE utilizzasse illecitamente un sito come area di stoccaggio dei rifiuti, bloccato solo dopo l’intervento della “Jihad” ambientalista (mi vergogno a leggere certe espressioni);
-Se avesse fatto il nuovo appalto del servizio di igiene urbana;
-Se avesse fatto passare la città dalla tassa sui rifiuti alla tariffa e non aumentare, invece, la TARSU, già la più alta d’Italia di un altro 10% a fronte di servizi zero;
-Se avesse ascoltato quanti, nella società civile, hanno inutilmente proposto azioni alternative e strategie diverse per superare l’attuale crisi e impedire così l’annunciato disastro sanitario e ambientale prodotto da Lo Uttaro;
-Se dimostrasse onestà intellettuale e avesse un atteggiamento non arrogante, ma di autentico servizio nei confronti di una città che si aspettava trasparenza, partecipazione, stile e umiltà dopo il deserto generato dalla precedente amministrazione.
Ma, come diceva, Gramsci la politica non si fa con i se e la realtà, come possiamo tutti accertare, è cosa assai diversa dalle declamazioni, quelle sì, linguisticamente ineceppibili.
In questo senso la delegittimazione di Petteruti è nei fatti».

In precedenza, un poco prima che la sentenza di chiusura del sito fosse sospesa, il tenace Messina aveva così bollato il “terrorismo psicologico” percepito tra le righe di alcune dichiarazioni fatte girare sulla stampa da Petteruti e compagni:

«Lo Uttaro, panacea di tutti i mali, piuttosto che causa dei nostri mali. E’ questo il messaggio che si vuole far passare, nel tentativo di suggestionare l’opinione pubblica. Si è attivato un vero e proprio terrorismo psicologico/politico avvallato da chi preannuncia catastrofi determinatesi in meno di mezza giornata. A sentir qualcuno in meno di cinque ore dopo la chiusura de Lo Uttaro e a causa di questa chiusura è crisi sul litorale domitio. Sindaci allarmati che annunciano la crisi turistica. Si parla di roghi, di una vera e propria apocalisse con descrizioni alla Spielberg nella Jurassic parck dei rifiuti campani. Ma il litorale domitio è stato sempre inondato di immondizia e la crisi di un turismo distrutto dal terzetto politici/camorra/imprenditori pirata è annosa e non certamente di un giorno. Ecco che arrivano i nostri o per meglio dire i loro. I mali della nostra regione vanno ricercati proprio in quella classe politica che ha fatto finta che la malavita non esistesse e che uno sviluppo “libero” avrebbe portato benessere e occupazione. Non è stato così, ed oggi la nostra economia così come il territorio è governato o controllato dalla camorra. Siamo ancora alla domanda: quale sviluppo? Quale imprenditoria? Milioni di euro sottratti a una popolazione stanca e disarmata di fronte ai problemi divenuti vere e proprie piaghe e che distinguono negativamente la ormai lontana terra dei Borboni. Discorso quindi lungo e complesso e non ci riferiamo certo alla discarica abusiva illegale e pericolosa di Lo Uttaro.... Milioni di euro per bonifiche mai effettuate e per rimediare solo apparentemente a complicità occulte e a studiate omissioni di controllo.  Che vergogna! E’ deprimente sapere che un buco (chiamato discarica Lo Uttaro) fatto anni fa abusivamente da un privato, perforando la falda, diventi oggi la soluzione all’emergenza rifiuti. Si sta decretando il fallimento di un intera classe politica, incapace volutamente  di gestire i rifiuti come hanno fatto in altri paesi. Questa classe politica enfatizza l’emergenza legata ai rifiuti non raccolti dalle strade per occultare il vero inquinamento e con esso il danno che i rifiuti di ogni specie sommersi  e sversati nelle falde, nei canali, nei fiumi, nei terreni agricoli, nelle fogne causano e causeranno alla gente. E’ forse questo che cerca di fare il commissario di governo Pansa chiedendo la riapertura del Lo Uttaro? Il prefetto Pansa è stato informato dal Comitato Emergenza Rifiuti sulla pericolosità della discarica e la magistratura gli ha imposto la chiusura. In un paese normale tutto ciò non sarebbe dovuto mai accadere. Il commissariato sin dall’inizio era consapevole dell’ulteriore danno che si andava a procurare nei confronti dei casertani. Le nostre acque sono inquinate e anche i nostri terreni. Dovrebbe significare qualcosa! Sicuramente per tanti, ma non per questi commissari, per questi sindaci e presidenti della provincia come Petteruti e De Franciscis. E’ come voler estirpare il male abbellendo il malato portandolo a morte certa. La nostra Regione è vittima di un crimine atavico che si cerca di risolvere legittimando azioni criminose. C’è un accanimento verso la nostra città e un’area che ne rappresenta lo sviluppo economico e lavorativo. Vogliono condannare Caserta a sversatoio dei rifiuti anche pericolosi della provincia. Lo Uttaro va bonificata da cave è immondizia. In quella zona si concentra gran parte del futuro della città. Lo Uttaro (Saint Gobain) poteva essere una città universitaria, un luogo di ispirazione per tanti giovani che si affacciavano alla formazione professionale e scientifica. Ne hanno fatto un fetido quartiere, una colata di cemento e una grande abbuffata dove si è stabilito (Pagano, Coppola, Ascione, Sarpi, ecc..) che laggiù possono convivere bambini e rifiuti, industrie insalubri e policlinici, uffici e cave, abitazioni e siti di stoccaggio. Occorre una nuova classe politica e il coraggio della stampa di spingere ad una riflessione collettiva sul nostro futuro e le nostre responsabilità come persone, genitori e cittadini».

nc


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