Fondato e diretto da 

NICOLA CIARAMELLA  
La testata locale più longeva 
della provincia


      

 

                          

                                      

NIKIPEDIA 

"TuttoSanNicola
l' Enciclopedia di San Nicola la Strada 
fondata e diretta da Nicola Ciaramella 
RICERCA ARTICOLI 




NORME IN VISTA 


rubrica fiscale
a cura dei Dottori
Sara Perillo e Marco di Vico 

IL 20 GENNAIO DEI VIGILI URBANI 
San Sebastiano, il giorno del Santo Patrono della Polizia Municipale: le più recenti celebrazioni a San Nicola la Strada (articoli, video, gallerie fotografiche).
Le relazioni annuali dei Comandanti.
©Nikipedia
L'Enciclopedia di San Nicola la Strada
fondata da©Corriere di San Nicola  


STORIA DEL CORPO DELLA POLIZIA MUNICIPALE DI SAN NICOLA LA STRADA 
Fu istituito nel 1991. Le carriere dei sette comandanti che sinora lo hanno guidato.

LA LUMMENERA DI SAN NICOLA
('A lummenera 'e Santu Nicola)
Tutte le edizioni più recenti (dal valore meramente simbolico) con cronaca scritta, filmati e gallerie fotografiche. 

©Nikipedia
L'Enciclopedia di San Nicola la Strada
fondata da©Corriere di San Nicola  

VIDEOFOTOTECA 


Documenti filmati e fotografati per la storia e per l'attualità 


-di Biagio Pace- 

FARMACIE MINUTO x MINUTO




 

I turni di
FEBBRAIO 2026 
San Nicola la Strada
e
Caserta

 


LA FESTA
DELLA PACE 

(La festa delle madonnelle) 



Tutte le edizioni più recenti, anno per anno, con cronaca, filmati e foto. 


IL VADEMECUM DELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI


Tutto quanto bisogna sapere sulla raccolta dei rifiuti a San Nicola la Strada

 

I LIBRI DI ANTONIO SERINO
Tutti gli scritti del saggista cattolico sannicolese
(Tutta la produzione letteraria è pubblicata su ©Corriere di San Nicola)

VINCENZO SALZILLO, PIANISTA

Tutta la carriera artistica del talento musicale sannicolese
(a cura del ©Corriere di San Nicola)

“CLASSICA GIOVANI”  
Tutti i concerti della rassegna promossa ed organizzata dalla “Associazione Culturale Armonia” presieduta da Antonietta Pace.

 

NAPOLI NEL CUORE


Tutta la storia dell'evento promosso da Alfonso Moccia narrata ed immortalata dal Corriere di San Nicola

LA STORIA DELLA PROTEZIONE CIVILE DI SAN NICOLA LA STRADA 
Fiero di averla narrata ed immortalata sin dal primo giorno sulle pagine del Corriere di San Nicola. 
Onorato di essere il giornalista più titolato a parlare di questa grandissima squadra. 
Nicola Ciaramella

OGNI CITTADINO PUO' SALVARE UN CITTADINO
Tutti gli articoli del "Corriere di San Nicola" sul progetto
"SAN NICOLA LA STRADA CARDIOPROTETTA"

IO NON RISCHIO 

Cosa sapere e cosa fare PRIMADURANTEDOPO un terremoto

-Buone pratiche di protezione civile a cura anche del Nucleo della Protezione Civile di San Nicola la Strada-

 

IL MIO REGALO ALLA MIA CITTA'

Dipingi on line la "tua" città"
Un “clic" quotidiano cominciato mercoledì 9 febbraio 2005...


Una città, il cuore, la mente...


L'


"Ode alla mia città"


composta da


Nicola Ciaramella


PAOLO CONTE, PILOTA 
(TUTTO sulla carriera del
 piccolo grande fenomeno del motociclismo casertano)

Una LUCE sempre accesa su DON ORESTE
Gruppo Facebook "DON ORESTE NON E’ ANDATO VIA”: continua, senza pause, l’iniziativa creata da Nicola Ciaramella per mantenere sempre vivo il ricordo dello scomparso amatissimo parroco di Santa Maria della Pietà.

L'ANGOLO DELLA POESIA

 

 


Versi inediti di poeti lettori del Corriere di San Nicola

29.ma Festa del Tesseramento dell’Associazione N.S. di Lourdes 

800x600

Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione.Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione. 1

FELICI DI OFFRIRE LE NOSTRE FOTO AEREE

 

 

Il nostro GRAZIE a quanti hanno scelto le nostre immagini dall'alto di San Nicola la Strada quali icone di siti internet e di gruppi facebook locali

TUTTO IL "DISSESTO FINANZIARIO" MOMENTO X MOMENTO 
Come si giunse al giorno più nero della storia amministrativa sannicolese e chi nulla fece per evitarlo 

PERCORSO QUARESIMALE CON LA SANTA SINDONE 
I VIDEO dei cinque incontri del programma promosso da Don Antimo Vigliotta e dal Prof. Luciano Lanotte

"Camminando con il Verbo" -parte III-

(Nella foto, Antonio Serino con Nicola Fiorito, presidente della Associazione Cattolica N.S. di Lourdes di San Nicola la Strada, presso la cui sede, in Via Appia 133, si svolse, il 30/12/2022, la presentazione del secondo libro “Cara Famiglia”).

Si conclude la pubblicazione dell'ultimo libro del saggista sannicolese Antonio Serino. 
"Lucio Battisti cantava nella sua canzone 'capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, emozioni' per dire che una persona, per quanto possa essere amata a costo della vita, non riuscirà mai a comprendere fino in fondo ciò che si porta dentro".

 





Una esperienza vissuta, un percorso interiore che si è intrecciato con la parola, lasciandosi guidare, interrogare e talvolta anche destabilizzare. E’ il frutto di una ricerca che non si accontenta di formule ma che desidera comprendere la realtà alla luce del vangelo. 












ANTONIO SERINO è nato e vive a San Nicola la Strada. E’ laureato in Scienze dell'Economia e Gestione delle Imprese. La sua esperienza formativa ha forte matrice cattolica perché fin da piccolo la sua famiglia era composta da persone cattoliche, particolarmente attive nella parrocchia. Per questo motivo ha partecipato alle varie associazioni cattoliche presenti. 
Ha mosso i primi passi nell’Azione Cattolica per poi passare alla vita della Parrocchia fino al Movimento Giovanile Missionario, promosso e curato dallo storico Direttore Diocesano Don Antonio Pasquariello. In questo Movimento, unitamente a tanti altri amici, ha contribuito all’animazione locale mediante raccolte fondi, mostre di oggetti di artigianato africano, nonché attività oratoriali per bambini. 
Ha fatto parte ed ancora annovera la sua presenza in associazioni culturali e religiose, in quanto fermo assertore che la coesione sia uno strumento basilare per la crescita sociale e solidale. 
Da circa trent’anni è componente del Consiglio degli Affari Economici della Parrocchia, di cui conosce la difficile gestione economico patrimoniale. 
Dal 2019 coordina il gruppo Famiglia Betania, fortemente voluto dal già parroco di Santa Maria degli Angeli, Don Franco Catrame, un insieme di famiglie che studia le esortazioni apostoliche firmate da Papa Francesco, necessarie alla famiglia di oggi per comprendere e vivere in un modo più consapevole la vita odierna. 
Dal 2020 collabora con il "Corriere di San Nicola": tutto per amore e passione, come tutti i redattori del giornale diretto da Nicola Ciaramella.
E’ vicepresidente della “Pro Loco Calatia” di San Nicola la Strada.

Scrittore, saggista, ha scritto i seguenti libri (tutti pubblicati integralmente su "Corriere di San Nicola"):
 -“Working progress”, 2021;
-"Cara famiglia”, 2022;
-“I quaderni della Famiglia Betania”, 2023;
-“Giovani e chiesa a confronto: quale religione?”, 2023; 
-"La fede è in noi", 2024;
-"Il Senso della Vita: Discernimento & Consapevolezza", 2024;
-“Camminando con il verbo”, 2025. 

WORKING PROGRESS -di Antonio Serino- (Introduzione e parte I) 
WORKING PROGRESS -di Antonio Serino- (Parte II) 
WORKING PROGRESS -di Antonio Serino- (Parte III) 
WORKING PROGRESS -di Antonio Serino- (Parte IV) 
WORKING PROGRESS -di Antonio Serino- (Quinta e Ultima Parte) 

CARA FAMIGLIA -di Antonio Serino- 

I Quaderni della Famiglia Betania 

"Giovani e Chiesa a confronto: quale religione?" 
"Giovani e Chiesa a confronto: quale religione?" PARTE II 
"Giovani e Chiesa a confronto: quale religione?" PARTE III e ultima 

"La Fede è in noi" 

"Il Senso della Vita: Discernimento & Consapevolezza" -PARTE I- 
"Il Senso della Vita: Discernimento & Consapevolezza" -PARTE II- 
"Il Senso della Vita: Discernimento & Consapevolezza" -PARTE III- 

“CAMMINANDO CON IL VERBO”  -PARTE I- 
"Camminando con il Verbo" -parte II- 
"Camminando con il Verbo" -parte III- 

 



Antonio Serino è saggista e scrittore conosciuto per la sua produzione letteraria di stampo cattolico e per il suo legame con la sua città natìa, San Nicola la Strada.

Egli  incarna quel tipo di intellettuale locale che unisce fede, cultura e impegno sociale. I contenuti descritti nei suoi testi sono profondamente radicati in una visione spirituale e comunitaria della vita. Ciò che colpisce è la sua capacità di unire fede, memoria storica e impegno civile in un linguaggio che non è mai distante, ma anzi vicino alla gente, alla sua terra, alla sua comunità. Infatti, il messaggio lanciato ai lettori è lineare e comprensibile, soprattutto per chi condivide una certa sensibilità spirituale o culturale. Il suo stile è intimo, diretto e meditativo e tende a privilegiare la chiarezza del cuore più che quella accademica. Sono sempre evitati tecnicismi o costruzioni troppo complesse, per cui i suoi testi sono resi fruibili anche da lettori non specialisti. Nei suoi scritti, che seguono comunque un filo logico, spesso scandito da riflessioni spirituali o civiche che si sviluppano in modo progressivo, c'è sempre un punto di partenza (una domanda, un incontro, un evento, una festa religiosa) e una conclusione che invita alla riflessione o all’azione.
Nei suoi scritti Serino non parla della fede come concetto astratto, ma come esperienza quotidiana, fatta di dialogo, ascolto e presenza, evidenziando un invito alla partecipazione attiva. Non cerca l’effetto ma la sostanza, ed in questo riesce a toccare corde profonde, soprattutto in chi condivide il suo amore per la terra, la fede e la cultura.
Alcuni suoi testi possono richiedere una certa disponibilità interiore: non sono pensati per essere letti in fretta, ma per essere meditati. E questo, in fondo, è parte del loro valore.
Di recente, Antonio Serino si è anche cimentato nella composizione di testi musicali religiosi, sempre attinenti le vicende quotidiane che colpiscono l'interiorità dell'uomo, e sono rappresentate per lo più come sottofondi di cerimonie e riti religiosi.

- - - - - 
Leggi Dossier 
I LIBRI DI ANTONIO SERINO 


-Leggi PARTE I 
https://www.corrieredisannicola.it/arte-cultura-e-spettacoli/notizie/arte-cultura-e-spettacoli/camminando-con-il-verbo  

Leggi PARTE II 
https://www.corrieredisannicola.it/arte-cultura-e-spettacoli/notizie/arte-cultura-e-spettacoli/camminando-con-il-verbo-parte-ii



PARTE III 

14 - LE DIFFICOLTA' DEL CUORE

Capita ancora oggi di assistere a scene incredibili in cui le parti intervenienti, ognuna appropriatosi di una data ragione, si allontanano dal proprio rapporto con la società e, nel dettaglio, da quella parte di umanità che finora l'aveva caratterizzata. Qualcuno dice che è sintomatico che nell'era dell'individualismo e della propria autonomia, forme di egoismo puro possano verificarsi e diventare strumento di allontanamento dalla vera realtà. E così intere famiglie, prese da un rancore o da un sentimento, se così effettivamente lo si può definire, fatto di rabbia controversa ed irriverente che tende solo ad un duro “muro contro muro”, in cui nessuna delle parti prevarrà. E così si perviene al distacco, non solo delle persone quanto più pesantemente, di relazioni e di risorse umane, di patrimoni insiti nell'animo dell'uomo. Ci si dimentica, in questi casi, che la presenza sulla faccia della terra unitamente ai propri consimili deve avere sicuramente un significato, un valore che è impresso nella stessa Creazione. Ma, come si dice sempre, il vortice dell'egoismo in cui l'uomo è caduto non gli riesce a dare l'opportunità di ritornare a riflettere sulla possibilità di poter sbagliare a pensare, dire, agire ed a causare effetti collaterali che possono nuocere non solo agli altri ma anche e forse più particolarmente anche a se stessi. Il materialismo in cui ci siamo imbattuti e che forgia sempre più mode culturali avverse alla meditazione o alla stessa spiritualità non si ferma mai e continua a produrre sempre e di più modelli di vita amorfi, snaturati dell'essenza vitale, contrassegnati dalla mancanza della luce ispiratrice, della rivalutazione del proprio “io” che è al primo posto per la rinascita personale e societaria. Purtroppo, tutto ciò lo si denota in tanti strati della società come anche negli ambienti cattolici dove si vive e ci si comporta, oserei dire anche ipocritamente, mostrando il capo velato per dimostrare la propria religiosità ma non disdegnando di sbraitare i propri strali contro tutto e tutti, in caso di diversa opinione, assumendo in tal caso anche l'impersonificazione di giudice sentenziante. Lo viviamo ogni giorno, in ogni città, in ogni nazione, a tutti i livelli: l'uomo, sia quello della strada che quello preposto ad incarichi di rappresentanza e perciò dotati di poteri, non riescono a comprendere quanto sia necessario vivere la vita in modo semplice, senza costrizioni o coercizioni da terzi ma fondamentalmente all'insegna dei valori dettati da Gesù Cristo. Come è difficile identificarsi con l'essere cristiani mentre si è sempre propensi ad assumere atteggiamenti del tutto contrari a tali norme e regole! Viene da pensare che ciò caratterizza una fede vissuta con pressappochismo e senza radici che legano alla vera religiosità oppure una consapevolezza di ciò che si dovrebbe fare o dire ma che è accantonato dal momento storico in cui si vive e, quindi, dalle abitudini, musi e consumi del contesto sociale attuale. Ma così facendo, purtroppo, si declinano i tanti inviti fatti da Gesù ad essere pronti a combattere le interferenze del mondo esterno e, nel momento in cui ci si accorge delle proprie debolezze occorre far ricorso agli insegnamenti ricevuti ed agire per non cadere nella trappola. Infatti, quante volte è lo stesso Gesù che ci spiega che abbiamo bisogno di sentirci coccolati ed amati da Dio Padre per rafforzarci nelle nostre credenze e nella forza della nostra Fede. Il ricorso a Dio, infatti, altro non è che la sequela nella preghiera, che ci offre l'opportunità di restare in contatto perenne con la forza rassicuratrice di Dio, La Preghiera, infatti, è l'assoluta costante, il punto di riferimento per discernere, ovvero di meditare, scegliere ed agire. In tal modo oltre a fare la Sua volontà ci si difende automaticamente dalle mode insulse e degradanti del mondo, essendo quella luce che brillerà di proprio, senza alcun riflesso da astri esterni, perché si potrà vivere senza limiti e reticenze: il cuore di ogni singolo diventa parte fondamentale nel momento della pace e della riconciliazione, solo affrontando con coraggio e determinazione le fasi del contrasto con gli altri, ma in particolar modo diremmo con audacia cristiana che ci porterà a chiedere scusa e forse perdono, talvolta anche non avendone colpe, ma servirà a fortificarci e diventare sempre più seguace dell'unico uomo che, pur avendone titolo, non ha chiesto perdono, ma ha sacrificato la propria vita come atto d'amore per tutti gli uomini. Allora notiamo come il nostro cuore sia diventato così fortemente duro al richiamo del perdono o della riconciliazione, addirittura allontanato dalla verità dettata da Gesù, al solo scopo di far prevalere i propri bisogni materiali o quelle contingenti necessità imposte dal mondo esterno. Eppure in una sua lettera ai Filippesi San Paolo redarguisce in modo categorico i suoi interlocutori, richiedendo loro di comportarsi ad imitazione di Cristo, perché coloro che abbandonano la Croce su cui Cristo si è immolato sono votati progressivamente alla perdizione della propria esistenza e della loro anima. Questo è il contenuto di tutte le affermazioni e le considerazioni che abbiamo sopra esposto. Nella Lettera Enciclica DILEXIT Papa Francesco riporta “Se il cuore è svalutato allora si svaluta tutto ciò che parte dal cuore, perché si perdono le risposte che la sola intelligenza non può dare, si perde l'incontro con gli altri. Di conseguenza, si perde la propria storia, le tante storie personali. La vera avventura personale è quella che si costruisce partendo dal cuore, perché alla fine sarà solo questo a contare. Quindi, se il cuore non vive l'uomo resterà estraneo a se stesso”.

15 – RIFLESSIONI CARDINALIZIE

Tra i vari motivi che il popolo dei credenti conserva nelle propria religiosità e nel proprio credo è la grande stima e riverenza per quelle persone - ma nel caso in questione diremmo personaggi - che prestano la propria sapienza e cultura per infondere certezze e verità che scaturenti dalla Parola di Gesù ci investono nell'anima, divenendo nel contempo corazze a difesa del nostro spirito e della nostra Fede. Il mondo cristiano ha evidenziato nel corso dei secoli la figura di alcuni propri figli non solo dotati intellettivamente ma anche ovviamente spinti dallo Spirito Santo che hanno saputo formulare concetti, conferme e rassicurazioni, e dare tante interpretazione agli interrogativi provenienti dal popolo di Dio che, purtroppo, non avendo mezzi o strumenti per dedicarsi appieno allo studio della Parola per cui potremmo definirli perciò ignoranti in materia, vi si rivolgevano in cerca di semplificazione o chiarimenti circa le regole e le disposizioni dettate dalla Chiesa o dalla religione, così come originata dalla venuta di Gesù. Santi, Papi, Maestri della Spiritualità, Mistici e quant'altro hanno certamente influito e continuano a dare seguito alla corrente dell'evangelizzazione mediante lo studio dei testi biblici e l'analisi moderna dei fatti e degli atti che sono stati registrati all'epoca della venuta di Gesù. Anche oggi, fortunatamente, annoveriamo fra questi insigni biblisti, oratori, studiosi e predicatori che agevolano le nostre menti con sapienti interventi che aiutano la nostra fede a seguire con più assiduità insegnamenti cristiani. Una figura nel panorama dei grandi studiosi ed oratori spicca oggi fra gli altri ed è d'obbligo citarlo per la sua incessante predicazione rivolta non solo al popolino ma anche al clero più elevato che periodicamente è aggiornato sulle tematiche che questo simpatico frate tiene a discuter: il Cardinale Raniero Cantalamessa, frate francescano, famoso predicatore televisivo che per anni ha accompagnato i telespettatori cattolici nelle sue spiegazioni religiose da qualche anno, dopo essere stato nominato Cardinale, è stato investito anche dell'incarico di predicatore della Casa Pontifica. In virtù di tale incarico, S.E. Cantalamessa provvede agli esercizi spirituali della Curia Romana, oltre alle numerose formazioni a cui sottende il suo ministero. La semplicità delle sue esposizioni e del linguaggio utilizzato rendono agevole la comprensione delle sue “lezioni” anche se toccano argomenti considerevoli sia per i meno abbienti che per quanti sono dedichi a tipi di studi particolari. A volte introduce le sue spiegazioni avvertendo che “Ci sono poche parole capaci di dire in un minuto quanto basta per riempire una giornata e anzi una vita: quelle uscite dalla bocca di Gesù, ma ne proporrò una alla volta, pregando tutti di 'masticarla' tutto il giorno, come una specie di chewin gum”. Come si evince da questa semplice affermazione, le parole espresse da Gesù sono talmente genuine e senza doppi sensi che chiunque può attingerne il contenuto. Il livello di indicazione, infatti, come ci spiega il Card. Cantalamessa, è talmente graduato che ogni singola parola uscita dalla bocca di Gesù può entrare regolarmente nel cuore di tutti, come se fosse una medicina da prendere a gocce. Ma la raccomandazione che spesso si nota tra le note consigliate dal noto Prelato è che nelle attività cui siamo attenti nella vita quotidiana dobbiamo sempre far prevalere l'interesse verso la figura di Gesù, mediante sia l'ascolto della Sua Parola che attraverso le opere caritatevoli che sono richieste a base per sentirsi coinvolti spiritualmente ed emotivamente in modo costante e perciò non solo sporadicamente, in modo da essere sempre pronti a recepire ogni singolo segnale della Sua presenza o di un Suo messaggio, necessario semmai a ciò che sta accadendo nella nostra vita quotidiana. E' un po' il richiamo che Gesù stesso espone a Marta nel Vangelo di Luca, in particolare nell'episodio che si verifica a Betania quando, avendolo ospite nella sua casa, essendone amica, si presta a dargli il benvenuto unitamente ai suoi Apostoli, mentre la sorella Maria, rimasta affascinata dalla facile dolcezza con cui Gesù si esprime in quella circostanza e non si esime da fornire alcuni insegnamenti. Marta accusa la difficoltà nel servire i commensali ed invita Gesù a chiedere alla sorella di darle aiuto ma Gesù, nel ringraziarla per l'ospitalità offerta le chiede, invece, di imitare l'atteggiamento della sorella perché lei ha compreso quanto sia in quel momento necessario dare ascolto alle Sue istruzioni visto che, purtroppo, non sarà sempre presente in futuro tra di loro,almeno fisicamente, e che perciò è più bello vederla accanto a sé che non altrove, anche se per dare comunque piacere alla compagnia. Come si nota, siamo in presenza di una considerazione fatta duemila anni fa ma oggi, allo stesso modo, presi dalla frenesia della vita moderna, releghiamo Gesù ad un interesse di secondo piano, che possiamo trattare quando riterremo di avere a disposizione un minuto di tempo libero dagli impegni che poi alla fine sono sempre futili ed inutili alla nostra destinazione. Un grande filosofo dell'ottocento di nome Soeren Kierkegaard affermava “ Si parla tanto di vite sprecate. Ma sprecata è soltanto la vita di quell'uomo o di quella donna che così l'ha lasciata trascorrere, ingannato dalle gioie della vita e dalle sue preoccupazioni, ma che mai si è reso conto che esisteva un Dio e che lui, proprio lui, stava davanti a questo Dio”. Un forte richiamo alla necessità di essere consapevoli che essere cristiani non significa vivere a part time la religione o la propria spiritualità ma esser continuamente coinvolto nella storia che Gesù ci ha proposto e che se abbiamo voluto accettare vuol dire che necessita partecipare nella sequela al discernimento concluso con quella accettazione. “Marta, Marta, una sola cosa è necessaria” (C,10,42) Vivere il presente, alla presenza di Gesù. Oggi diremmo, all'inverso, che è fondamentale vivere la fede con Cristo, cioè dimostrare che si è veramente suoi seguaci, non contrastando con la vita corrente. In altri termini dovremmo partire dalla piena consapevolezza che siamo cristiani, cioè appartenenti a Cristo e, in quanto tali, dobbiamo saper vivere adeguatamente, saper affrontare le sfide del mondo esterno con la sicurezza di aver fatto bene. Potrebbe essere facile rispondere a queste raccomandazioni, ritenendosi cristiano e quindi profuso alle attività che mettono Cristo al centro della propria vita, incurante di quale sia effettivamente il significato di proselite di Gesù e di cosa ne sia il dimostrarlo. Ma ciò induce a rispondere alla domanda onestamente e senza alcun alibi alla domanda fatidica: crediamo a Gesù ed ai suoi insegnamenti solo per fatti che ci sono stati narrati o ne abbiamo realmente cognizione per discernimento e fede? Dobbiamo perciò rispondere alla domanda evidenziando se la professione della fede viene dal cuore o sia stata la conseguenza di addottrinamento familiare e quindi rappresentare una forma di accondiscendenza coatta. San Paolo è così chiaro e preciso quando indica che “Con il cuore si crede e con la bocca si fa la professione di fede“ (Rom,10, 10). E' solo con la consapevolezza, figlia del discernimento spirituale, che possiamo dare una risposta univoca e piena di speranza per la nostra anima. E' solo avendo cura di quello che vogliamo veramente essere che consentiamo all'azione dello Spirito Santo di preservarci dalla contaminazione delle influenze esterne che potranno inquinare lo status di cristiano.

16 – UMANITA' DEVIANTE

Durante l'arco della mia vita ho assistito e partecipato a tanti incontri e riunioni che avevano l'obiettivo di istruire categorie di professionisti e perciò avevano più che altro carattere formativo, di preparazione o erano semplicemente finalizzate alla rivalutazione dell'assetto cui ci si predisponeva. Devo dire che effettivamente gli obiettivi prefissati erano indubbiamente di una certa importanza, nel senso che erano meritevoli delle più alte considerazioni. Le aspettative erano sempre finalizzate alla preparazione dei soggetti che mediante i loro interventi avrebbero potuto apportare benefici alla classe sociale, alla intera comunità, partendo da un unico punto di partenza, la volontà di contribuire a rimescolare le risorse che mettono in moto l'assetto sociale. Al termine di tutti gli incontri, fatta eccezione di sole alcune occasioni, ciò che rimaneva nella mente era il ricordo dei bei discorsi pronunciati, delle belle parole profuse, dei sorrisi che caratterizzavano gli intervenuti ma che in prosieguo non hanno prodotto tanto di positivo e   neanche a distanza di tempo non hanno prodotto i risultati prospettati. Cosa era rimasto quindi di tutta quella preparazione così tanto declamata ma mai attuata? Dove sono andati a finire gli interventi così eloquenti che gli oratori ed i preparatori, di volta in volta succedutisi alla cattedra, avevano così enfaticamente precisato? Verrebbe da ridere, ma non tanto, perché se la casistica viene analizzata per bene, emerge che questa è una circostanza che si riscontra in tanti casi, a tutti i livelli, in tutti i settori istruttivi e credo che tali non siano solo le mie personali considerazioni. Lo rivela il fatto che si sentono i pareri di tanta gente che, trovandosi partecipe ai meeting di che trattasi, rimane poi desolata perché non trova riscontro in quello che si è proposto e, quindi, resta ancora più sfiduciata di prima nell'avvenire o direttamente nell'operato di chi ha presentato quei programmi innovativi che ben facevano sperare. Ma allora è una prassi conclamata quella di ascoltare ed intravedere così tante belle prospettive e poi rimanere attoniti dal non trovare nulla di concreto? Come mai non si interviene direttamente di persona, cioè salire sulle barricate per apportare le proprie idee non solo in astratto ma anche per riportare la dignità umana ad un livello vistosamente superiore? In altre parole, non si ha sentore che quei personaggi che affidano alle loro parole il senso motivazionale da imprimere nella componente formativa dell'interlocutore, che abbiano tanto mostrato con il proprio fare la validità di ciò che hanno affermato, cioè non riescono a dimostrarlo personalmente. Visto che il mio carattere mi induce solitamente ad interessarmi delle svariate vicende umane (ed in particolare agli atteggiamenti che gli uomini assumono di fronte a circostanze che potrebbero considerarsi ordinarie ma che invece assumono ben altra dimensione e quindi di enorme importanza perché implicano la partecipazione dell'essere individuale in un ambiente molto più allargato tale che possa produrre realmente effetti sul modo di reagire alle anormalità che gli si presentano) anche io mi sono posto tali quesiti, ed ho ovviamente cercato di dare validi motivazioni, ripeto, assolutamente personali, anche se derivanti dallo studio del comportamento sociale dell'uomo. Per questo motivo ho provato a mettere sotto esame il comportamento che assumono tali direttori della parola, per individuare se e come ci sia corrispondenza tra gli insegnamenti perpetuati e il proprio operato, vale a dire la messa in campo della cosiddetta prova … dalle parole ai fatti! Riferendomi alla complessità degli spettacoli organizzati anche a larga scala in ambito nazionale, ho potuto constatare che alla fine di tutte le storie la realtà che intravedo è abbastanza diversa da quella che si vuole dipingere. Per quanto cosciente della propria limitazione umana, l'essere sociale è sempre pronto a reagire – forse perché si sente emotivamente coinvolto – ad ogni provocazione che gli arriva dal mondo esterno. Talvolta il proprio sentimento diventa virale e preponderante di fronte a sfide che lo chiamano in causa ma, nella realtà succede che, come si suol dire, l'unione fa la forza, nel senso che la propria idea di partecipazione si unisce a quella di tanti altri allo scopo di far sentire la propria voce solo dal punto di vista opinionista e perciò, tutto si ferma lì, come per dire tutto fumo e niente arrosto.... Se, infatti, si tentasse di proporre a chiunque abbia espresso le proprie idee, di intervenire fattivamente nelle diverse forme di reazione, noteremmo una vistosa debacle: in tanti si ritirerebbero nel proprio entourage e si cullerebbero nell'esprimere di aver già detto il proprio parere, pur sapendo di non essersi prontamente interessato, nel modo attivo, a far sì che quella determinata cosa che richiedeva invece una più complessa adesione, non rimanesse solo un vago cenno di interessamento. Nell'arco della giornata ognuno è investito di tante problematiche, di tanti aspetti che possono interessare l'intera società o una sua parte, ed appaiono marcate sia sui mass media che nel proprio contesto ove si vive, ed il parere esposto da chiunque, specie dall'uomo della strada, riflette l'esternazione contrariata al fatto di cui si è avuta conoscenza. Ma la cosa che per certi versi fa anche ridere (!) è che appena finita la propria considerazione tutto torna come prima, nel senso che si ritorna alla vita di qualche istante precedente e tutto ciò che è stato detto è passato già alla storia: tutti siamo immediatamente riassorbiti dal vortice sociale in cui ci imbattiamo e che, comunque, richiede la nostra presenza, o il nostro parere della circostanza, per rifinire altre valutazioni a seconda che parliamo di politica, di religione, di innovazioni tecnologiche o altro. Fatto sta che in tutti i settori di interesse vige la cosiddetta “partecipazione passiva” , cioè l'esternare la propria idea in merito alla faccenda del momento è di per sé già un diretto coinvolgimento personale che non si differenzia -secondo la propria considerazione - da quello, certamente più incisivo, della discesa in campo e della battaglia in strada: come per dire “ armiamoci e partite! “ Questo è il motivo per cui i delegati ai corsi di formazione di che trattasi tengono - anche meticolosamente - alle modalità di insegnamento e quindi di formazione altrui, ma non intravedono o non considerano fondamentale nella propria esposizione la necessità di rappresentare non solo con le parole ma anche con il proprio modo di operare ciò che si sta impartendo, dando quindi prova sia della consapevolezza di ciò che si offre quanto della certezza dei possibili risultati che si possono effettivamente raggiungere. Il discorso si fa ancor più audace quando tali personaggi rivestono cariche pubbliche e quindi rappresentative -se vogliamo – anche di parte della società stessa -. In tal caso verifichiamo addirittura che l'attenzione posta ai traguardi da raggiungere, ma stavolta non dai convenuti, ma dalle loro aspettative in tema di incarichi ricevuti, discosta enormemente da quello che va a perseverare. E' alla portata di tutti figli esempi che ci sono proposti ogni giorno dai mass media che riportano i discorsi e le congetture esposte da tali signori che dettano legge o quanto meno disposizioni generali che dovrebbero sortire effetti a cascata sulla popolazione , ma tali possibili effetti si possono riscontrare solo in quanto è il popolo rappresentato e non altri a porre in essere il rispetto per le norme dettate. E diciamo non altri in quanto i signori che esprimono in tal modo non fanno altro che riportare alla ribalta le stesse ed identiche formule e ripetizioni di frasi fatte, siano essi portavoce di partiti, associazioni, comitati o movimenti di ogni genere. Assistiamo così alla ripetizione copia ed incolla di ciò che si dice e si vuole dalla gente ma a nessuno freme sapere che la stessa gente che li rispetta vorrebbe, o meglio, si aspetta che anche loro anzi specialmente loro esprimano non solo programmi o definizioni, ma prendano parte alla vita di tutti, interagendo col proprio modo di vita e comportandosi come gente comune. Ma è tutt'altra cosa....

17 - PRESUNZIONE

E' quasi irreale e incredibile quanto può essere partorito dalla mente umana quando ci si imbatte in discussioni o argomentazioni caratterizzate dalla partecipazione di soggetti che si proclamano credenti e scrupolosi osservanti e che evidenziano un evidente stato di alterazione filosofica individuale rispetto ai principi, ben più semplici e definiti dalla Parola di Gesù. Mi riferisco alla congettura sottolineata da tanta gente che, rispetto a tutto ciò che hanno sempre ascoltato dai religiosi e dai catechisti, antepongono il proprio concetto di come pensare o ragionare sulle circostanze che rendono l'uomo a protagonista degli eventi. Nelle pagine della Sacra Scrittura è evidenziato, a chiare lettere, come sia necessario abbandonarsi alla volontà divina per poter adeguatamente fronteggiare le situazioni che attanagliano la vita di ogni essere. Ciò non vuol dire tralasciare la propria iniziativa, oppure muoversi in prima linea, ma vuol solamente e semplicemente rappresentare di come ognuno sia custodito dal Creatore e che, poiché ogni cosa è comunque “sotto osservazione” non vi è il minimo disinteresse a che Dio abbandoni le Sue creature; sappiamo bene che la protezione di cui ogni fedele gode da parte dello Spirito Santo è sempre presente, per tutelarne l'anima ed il corpo. Ovviamente stiamo riflettendo su aspetti che interessano quelli che effettivamente vogliono sentirsi parte del Creato e di essere annoverati nella sfera protettiva del Signore ed ogni altra considerazione non deve in alcun modo essere qui circostanziata, perché nettamente fuori luogo ed inappropriata. La vita di ognuno, proprio perché posta in essere da Dio è perfettamente e realmente tutelata, non corre alcun pericolo se non quelli che lo stesso uomo, tralasciando le precauzioni dettate dal Signore, con il suo modo di fare o di pensare, intende e poi pone in essere. Così comportandosi, egli non fa che allontanarsi da quel livello di sicurezza garantitogli e si avventura nella giungla delle difficoltà, che talvolta appaiono addirittura insormontabili. In questi casi la preoccupazione di non avercela fatta, l'insicurezza provata sulla propria pelle, la verifica di aver perso le proprie certezze lo scaraventano nel buio della disperazione più cupa ed allora scarica rabbia e depressione su chi avrebbe dovuto dargli man forte e, invece, non ne tratto giovamento. Passeranno mesi ed anni ma quel risentimento non scomparirà dal suo cuore e la sua anima risulterà sempre più lontana dai valori della fede con cui era iniziata la sua storia di fedele. E' raccapricciante come molto spesso tante persone, anche quelle che ci troviamo vicino, ci rappresentano che sono angosciate perché il Signore li ha abbandonate, perché le cose non vanno come vorrebbero, o magari perché i risultati che sono pervenuti sono nettamente in contrasto con quelli che si aspettavano. E' forse il parere che più di ogni altro naviga nella mente di tanti che, ancora una volta, sostituiscono le proprie idee alla volontà divina, omettendo di pensare che semmai, si sono comportati proprio al contrario di come avrebbero dovuto. Ma capita anche il caso in cui il fedele del momento che si è comportato bene fino alla fine si accorge di sprofondare in una complessa depressione perché, in fondo, aveva visto in uno spiraglio di bene che sarebbe giunto in suo soccorso e, così ragionando, non riesce a comprendere appieno le finalità dei sacrifici richiesti dal Signore o, a volte, le aspettative che non sono caldeggiate in vista di una offerta o di un contributo alla causa divina. Notiamo allora come sia molto riduttiva la nostra percezione della volontà del Creatore, quanto sia poca la disponibilità a sacrificarsi per creare un bene più spesso a favore di altri. Sì, perché sappiamo dai più rudimentali accenni del catechismo che patimenti e sacrifici offerti al Signore servono ad alleviare penitenze o dare supporto ad altre iniziative poste in essere da Dio. In altre parole, ci si dimentica che ogni cosa desiderata o voluta non debba essere necessariamente realizzata per far sì che il nostro animo si rafforzi positivamente, quanto si dovrebbe, piuttosto, mettere maggiormente a disposizione ogni istante della propria vita affinché possa produrre effetti benefici verso altri. Si noti allora che tutto si riallinea come si trattasse di una compensazione tra le situazioni che non trovano ragionevolezza ed originano pessimismo, a favore di circostanze – altrettanto importanti – che rappresentano pericoli di diverso genere che possono coinvolgere sia un solo essere quanto comunità intere di soggetti che sono investiti da momenti di difficoltà, che richiedono la partecipazione di tutti per invocare la discesa di un aiuto divino e ottenere la soluzione ideale per quell'evento problematico. Ancora una volta, perciò, viene rappresentata la pochezza umana che, di fronte ad un voler divino pone una situazione del tutto personale che mina la tranquillità di quell'anima di fronte ad un bene immenso e gratificante agli occhi del Signore. Preme sottolineare come sia aberrante sentire da persone che ancora non riescono a comprenderne il significato, come si sentano disperate perché la propria vita non è stata come quella che desideravano e che magari è toccata ad altri che semmai, a propria discrezione, non avrebbero mai dovuto ricevere quella benedizione. Siamo alla follia!. Un credente, che dovrebbe essere talmente contento per la sorte benigna toccata ad altri ne evidenzia l'insofferenza o, ancor più, il disprezzo perché … ad altri sì ed a lui no!... Quante volte abbiamo ascoltato una simile diceria, quante volte dalle nostre bocche, anche se solo per un momento, non è passata questa minuscola frase che denuncia un vuoto enorme nella nostra professione di fede. Come poter riparare siffatti atteggiamenti? Basterebbe ritornare ai primordi della nostra preparazione religiosa e continuarne a vivere le regole senza aver alcuna visione di corrispettivo da ricevere, se non solo la ricchezza di quello che verrà data in altre vite.

8 – LE CROCI

Cosa vuol dire seguire Cristo? Cosa vuol dire prendere ognuno la propria croce ed incamminarsi dietro di Lui? Qual è la nostra Croce o le nostre Croci? Vogliamo magari apparire intelligenti e sapienti, ma poi mostriamo le nostre lacune: non riconosciamo le croci, le debolezze, le deficienze. Non si rivelano perché sono oscurate dalla mente che si riempie di egoismo e di materialità, di quelle cose che fanno bene solo al corpo, ma non nel cuore. A tal punto da farci confondere le idee e trasformare le voglie desideri in reali necessità. Quasi come se volessimo trovare una scusa, talvolta banale, per non riconoscere realmente ciò di cui necessitiamo, forse a causa di una vera preclusione alla pena, alla sofferenza ed anche all'ingiuria. Infatti, il ragionamento non farebbe una piega perché ci si domandare perché patire se non c'è bisogno? Perché addossarsi dei pregiudizi se non si è pienamente coinvolti? Ma la risposta sta sempre lì. Ci vediamo protagonisti della nostra vita che abbandoniamo solo in quelle circostanze che la ricolmano di beni e piaceri effimeri, senza valori o contenuti. Come potremmo seguire Cristo, se non sappiamo nemmeno quali sono le nostre croci., come potremmo dedicarci alla nostra vita meditativa se non ci interessiamo minimamente di che cosa ci sta offrendo Cristo? Ma partiamo dal basso. Se è vero che siamo nati per soffrire, come tante volte fraseggiamo, tanto varrebbe farlo per una giusta causa. Ciò significherebbe votare la causa della pena alla sequela di Cristo che comunque donerà la vita di gioia e di felicità che caratterizzerà la Gerusalemme celeste che ci attende. Ma c'è anche un altro punto di vista. L'uomo di oggi soffre perché egli stesso è causa di quel male e, purtroppo, dà attuazione a quel famoso detto che recita “ chi vuole il proprio male pianga se stesso” perché in realtà ogni azione cui sottende l'atteggiamento umano, specie in questi tempi che si definiscono moderni, si è abbandonato il criterio del ragionamento per adeguarsi alle regole più frivole semplicistiche della mondanità, di quel materialismo che sotto mentite spoglie presenta realtà ed immagini sempre più allettanti di una vita che appare serena e feconda, ma che in effetti nasconde le inefficienze dei propri vuoti. Ma l'uomo non se ne rende conto e imperterrito continua la sua progressione in questo modo di vivere asettico, privo di concezioni senza alcun riferimento ideale e vitale per sé stesso. Solo al culmine della propria vita si rende conto di aver di aver speso invano il proprio tempo, quel tempo che avrebbe potuto invece dedicare con maggiore sensibilità e soddisfazione alla creazione di un nuovo sistema sociale morale, costruendo ponti tra le diverse estrazioni sociali, verso un collettivo più unito. Ma le nostre croci, nel frattempo, che fine hanno fatto? Per il momento sono nel dimenticatoio, in attesa che un giorno, forse in un prossimo futuro, la consapevolezza, prenderà il posto dell'insignificanza ed allora inizierà a pesare nella mente e nel cuore di chi vi ci si approssima. Sì perché per poter finalmente decidere di agire per il bene della propria anima occorre iniziare a dire di no, dire di no per esempio alle proprie abitudini di ragionare per sommi capi, senza che il pensiero abbia un inizio vero e concreto. Questo incipit del ragionamento conduce inevitabilmente alla continuità delle riflessioni che, in tal modo, caratterizzeranno una mitigazione del proprio carattere e del proprio modo di fare. Questa fase di discernimento è l'ingresso della fase della consapevolezza che produce i suoi frutti da quel momento in poi. Le croci di cui dibattiamo rappresentano e simboleggiano l'abnegazione ai valori basilari della propria anima e condurranno la ragione ad intraprendere un cammino molto più diverso di quello già fatto e sarà caratterizzato dalla pienezza dei propri atteggiamenti verso un futuro che, sebbene presenterà vicissitudini anche difficoltose, nell'ottica di un comune obiettivo attenuerà il peso e la croce di ogni di ogni contrario imprevisto. Toccherebbe solo arrivare al punto in cui avendo ormai verificato l'irrealtà di una vita condotta senza scopi e motivati dalla volontà e dal coraggio di salvarsi seguendo la croce di Cristo, possiamo finalmente prendere la nostra croce, caricarla nella propria coscienza e col suo stesso peso rafforzare il nostro animo, illuminandolo con la vera luce della vita che verrà donata, quella vita eterna che Cristo stesso ha promesso a chi lo seguirà.

19 – IL VALORE DELLA PREGHIERA

Il nostro Santo Padre, che mi piace chiamare frate Leone, per fare riferimento ad una canzoncina scritta da San Francesco riferendosi al suo celebre confratello, è un grande intenditore. In un suo incontro con il pubblico ha parlato di un argomento molto delicato, non solo di pace, di gioia o altro ma di un tema che è sempre considerato ma mai analizzato. Papa Leone ha messo in tavola la PREGHIERA o, meglio ancora, l’essenza della preghiera, della sua importanza, della sua efficacia nonché della sua enorme potenza che sprigiona in tutti i momenti della vita. Noi preghiamo, forse, ogni giorno, e forse anche tanto, ma abbiamo mai considerato come e cosa diciamo o pensiamo nel momento in cui preghiamo? Infatti, per logica conseguenza, se pregassimo come si conviene otterremmo il risultato conosciuto: il Signore ci ha sempre detto che avrebbe aperto la sua porta ed allora dovremmo essere sempre esauditi nelle nostre richieste. Ma nella realtà è veramente così?Noi parliamo spesso della preghiera e talvolta sempre tanto per porre in essere che “bisogna” pregare, perché essa ci mette in contatto con Dio Padre. Ma non siamo mai scesi realmente nella profondità della dinamica della preghiera così come lo intende Papa Leone, che ha iniziato il suo pontificato dando vita ad una marcata catechesi sulla preghiera, per dare un senso molto più sentito al tema. Potremmo citare tante storie o fatti in cui la preghiera ha costituito un momento particolare della vita di qualcuno o, invece, sia diventato l'elemento scatenante una forma di fede inavvertibile precedentemente da parte di taluni personaggi molto noti della storia religiosa. Ritengo molto più semplice ed adattabile l'esperienza che, negli anni ha plasmato l'esistenza di una persona non tanto famosa quanto lo è diventata in seguito alla sua conversione, non dovuta a fatti miracolosi esterni, ma dal cammino che ha saputo percorrere durante la sua vita. Un esempio di come il valore della preghiera possa determinare anche a livello cognitivo una trasformazione vitale. Si tratta dall'esperienza stravolgente vissuta da un simpatico parroco, il sacerdote americano di nome Padre Coleman. I suoi genitori erano appartenenti a diverse religioni e lui, ovviamente, non poteva essere diversamente anzi, peggio ancora, si dichiarava assolutamente ateo. Ogni giorno si recava a scuola sull’autobus insieme a tanti altri ragazzi ed era diventato un po' lo spavaldo del gruppo. Ogni volta che vedeva una ragazza si approcciava a lei per dare dimostrazione agli altri della sua sfrontatezza e tutti lo ammiravano. Tutti tranne uno che, invece di prestare attenzione alle avance del bullo, riteneva sfruttare meglio quel lasso di tempo e quindi dare più attenzione ad altre cose, per cui tirava fuori una corona di rosario e iniziava a pregare. La scienza si ripeteva ogni giorno e per tanto tempo fino a quando il nostro eroe se ne accorse e denigrando quell'atteggiamento puro e semplice del coetaneo, lo derideva e gli premetteva che lui, invece, non sarebbe mai diventato cattolico perché così facendo avrebbe perso il gusto della vita e rivolgersi alle preghiere era solo una grande perdita di tempo, inutile ed infruttuosa; invece, secondo la sua filosofia, la vita andava vissuta in pieno perché poteva soddisfare i propri bisogni, i propri desideri ed anche qualche cosa che purtroppo non era concesso dalla morale della religione, qualsiasi essa fosse. Capitò, invece, che a fine anno, nell’organizzare il Campus Estivo, uno degli istruttori, vedendolo così brillante e a suo modo capace di affrontare le situazioni, gli chiese aiuto ed il convenuto, proprio per dare conferma della sua validità, gli diede subito la sua accettazione. Il campus era distinto in gruppi di bambini, fanciulli e giovani e tutti, indistintamente, seguivano i programmi preparati dagli istruttori seniores. Una delle priorità dettate nelle attività cui si dovevano dedicare tutti i partecipanti era, all’inizio di ogni incontro, la recita delle preghiere: figuriamoci l'incredulità del giovane scapestrato, così mentre gli altri aderivano all'esecuzione degli ordini impartiti, lui esplodeva di risate. Col passar del tempo però notava che ogni ragazzo esprimeva serenità e pacatezza verso gli altri ed allora chiese ad alcuni di loro il motivo per cui si sentivano così: essi risposero che non lo sapevano, forse era dovuto al fatto che si sentivano protetti dalle preghiere che ogni giorno recitavano, forse una forma di tranquillità animava i loro cuori grazie alla grazia profusa dalle invocazioni che ogni giorno salivano al cielo: sta di fatto che ogni cosa che veniva eseguita, ogni azione che era svolta da chiunque dei presenti avveniva senza alcun pericolo o difficoltà e, nel caso queste ve ne fossero, si cercava pacatamente nella stessa comunità di risolvere ogni problematica. L’eroe prima ci scherzò sopra ma il pensiero o meglio, il tarlo gli era ormai entrato nella mente, e cominciò a rimuginare mentalmente che forse anche lui avrebbe dovuto necessariamente provare quelle sensazioni che, proprio perché semplici ed innocenti, iniziavano a lacerargli la mente. Decise quindi che avendo tanto tempo a disposizione avrebbe potuto constatare se ciò che gli era stato detto dai ragazzi poteva effettivamente corrispondere alla verità. Ma come e cosa fare per dare il via a questa dura prova? Era abbastanza lontano dalle modalità di esplicazione anche dei più rudimentali canoni di preghiera. Pensò che potesse copiare ciò che facevano tutti e che potesse iniziare a recitare qualche preghiera: sì, ma quale, visto che non ne conosceva alcuna? All’inizio quindi gli sembrò difficile, si fece aiutare da qualche ragazzino visto che non aveva mai pregato ma riuscì a dire un Padre, una Ave Maria ed un Gloria. Gli bastò e non volle saperne più. Nei giorni che trascorrevano sereni si sentiva sempre più tentato a pregare ancora anche se non capiva perché c’era quella tentazione che gli arrivava a livello mentale e così riprese a pregare. Ed ogni giorno che passava, rifletteva che se aveva un po' di tempo a disposizione avrebbe potuto recitare anche altre preghiere e così fece fino ad arrivare a dieci Ave Maria, perché voleva tener presente quanto pregasse e lo faceva contando con le dita, non avendo a portata di mano una corone di rosario. Una volta che si era reso conto di aver pregato fino a dieci, chiese come fare per continuare e fu solo allora che ricevette in dono un rosario, che lui nemmeno conosceva, per poter andare oltre le 10 Ave Maria. La titubanza lo prese e la ritrosia a non voler proseguire lo stava totalmente rendendo reietto, non voleva, perché pensava che stava cadendo in una trappola spirituale ma, chissà perché, continuò. Alla fine del periodo del campus estivo era riuscito a completare l'intera preghiera del rosario. Non capiva ancora cosa era successo e come era potuto succedere, ma gli stava bene, perché quella preghiera lo condizionava mentre faceva le sue cose durante la giornata. Si era reso conto che man mano aveva fatto entrare la preghiera nella sua vita e che la sua vita, chiaramente la sua prima vita, ormai era andata persa, perché ogni azione che svolgeva nel corso della giornata era preceduta da una continua recita di preghiere. E sia il suo stato mentale che quello psicologico, erano stati completamente trasformati. Cosa era successo? Era successo che non era più la preghiera ad essere entrata nella sua vita ma, al contrario, egli “aveva fatto entrare la sua vita nella preghiera”. E qui ci ricolleghiamo a quanto dice Papa Leone XIV. Se realmente vogliamo vivere secondo le regole cristiane, dobbiamo fare entrare allo stesso modo la nostra vita nella preghiera. Cosa succede? Succede che la nostra vita cambia totalmente. Non ce ne accorgiamo ma col passare del tempo, inspiegabilmente prima e notoriamente dopo, la nostra vita prende una piega diversa. Abbiamo mai fatto caso che quando iniziamo a pregare, il nostro animo si calma all’improvviso e diventiamo all'istante più sereni? Semplice, perché ci siamo messi in contatto con Dio, con la pace estrema e con la serenità interiore che solo Lui può concedere. Ecco perché il nostro essere si presta a rasserenarsi e mettersi assiduamente in ascolto di Dio. E continuando a fare sistematicamente tutto ciò produciamo un risultato importante: portiamo la nostra vita nella preghiera, come Padre Coleman. Una volta arrivati a questo risultato, ci poniamo la domanda fatidica, perché, essendo umani, vogliamo conoscere cosa succede nella vita ordinaria. E la risposta non è difficile. Proseguendo in questa direzione facciamo in modo che la nostra precedente vita, astrusa dalla confusa realtà diventa pura contemplazione, perché meditare sul nostro atteggiamento in confronto alla Parola di Cristo e supportato dalla preghiera che gli rivolgiamo in occasione delle occasioni di pentimento, concretizziamo il discernimento interiore, che conferma il successo della Misericordia Divina che ci offre la consapevolezza della fede. In altre parole, si comincia a vivere realmente. Potrebbe apparire tutto come una semplice nozione teorica di affiliazione, ma vediamo alcuni validi riscontri posti nel Vangelo e nella Vita di Gesù. Quando Gesù è venuto sulla terra, benché fosse un re, si è fatto trovare in una stalla; quando si è fatto battezzare, si è presentato come un comune neofita; quando ha scelto i suoi Discepoli, non ha preso persone istruite ma solo pescatori, per lo più ignoranti; quando predicava, non parlava in termini filosofici, ma con parabole, cioè fatterelli che avevano alla fine una morale molto significativa. Di tutto ciò, i suoi diretti Discepoli, gli eletti, che l'avrebbero dovuto aiutare a trasformare i cuori dei popoli, non hanno compreso nulla. Tutto questo gli Apostoli non l’hanno capito, nemmeno quando Gesù ha detto loro che l’avrebbero ucciso e che dopo tre giorni sarebbe resuscitato. Ma quando ciò si è verificato, solo allora hanno iniziato a comprendere. Hanno iniziato a riflettere che solo mediante il supporto dell'aiuto di Dio avrebbero potuto divulgare la Parola di Gesù ma come fare, e cosa fare? Finalmente hanno capito che era necessario chiedere a Gesù di insegnare loro come rivolgersi a Dio Padre, come chiedere l'aiuto promesso, la forza necessaria per affrontare l'ignoranza e la malvagità del tempo sulla falsariga di come aveva fatto Lui in precedenza. E Gesù, avendo compreso che i loro cuori si erano finalmente aperti alla vera vita, allora ha insegnato loro il Padre Nostro. E’ stato da quel momento che la loro vera vita ha preso piede, perché hanno cominciato a pregare e man mano che pregavano ricevevano le grazie ed i miracoli che chiedevano nel nome di Cristo: la loro vita era diventata una continua preghiera. A questo punto vediamo ciò che succede ai tempi nostri: una serie infinita di scrittori dichiaratisi atei, altri che invece pongono solo false allusioni in merito a vicende religiose al solo scopo di trarne scandalo o di mettere in cattiva luce le attività cattoliche. C'è addirittura chi si ostina, chi si arrabbia perché, a suo dire, si sostituisce ai cattolici che dovrebbero ammettere di essere solo perfetti ignoranti ed imbecilli. Il Perché? Asserisce che Gesù non abbia mai fondato una religione, non si sia mai definito figlio di Dio, ecc. Ovviamente provocazioni che stanno fuori di ogni portata spirituale. Simili affermazioni sono semplicemente fornite da chi non ha mai avuto esperienza di preghiera. E’ una continua sopraffazione alla cattolicità non perché si tratta di tesi indirizzate al cattolicesimo puro ma anche perché la maggior parte delle obiezioni è rivolto verso i cattolici che, non curando l’attenzione verso le parole di Gesù, fanno diventare tutto una scenografia millenaria in cui non vi è nulla di concreto, nulla di obiettivo, nulla di certo. Per essere buoni, quindi, ed assecondare l'idea di taluni contestatori basterebbe accogliere i profughi, gli emigranti, fare buone azioni ecc. Cosa ci dobbiamo domandare allora e come dobbiamo comportarci affinché i possa far cambiare simili opinioni? Possiamo cambiare le prospettive di dialogo con chi parla in questo modo?Possiamo proporre un modello di confronto? Come? Sta a noi difendere i valori del cattolicesimo. La Chiesa deve rinnovarsi, ma per poterlo fare deve ritornare alle sue radici e poi poter professare la fede senza alcuna riserva. E aggiungiamo: una volta che abbiamo consapevolezza di poterlo fare, bisogna farlo, altrimenti daremo credito ai tanti discriminatori che aspettano solo le nostre debolezze per incolpare di tutto Cristo e la sua Chiesa.

20 – NON CREDO IN NIENTE

Un giorno ho accompagnato i miei nipotini a scuola e nel momento in cui uscivo dall’androne della stessa scuola ho notato un capannello di mamme che già aveva condotto i propri bimbi in classe e si stava intrattenendo nei pressi dei giardinetti scolastici per discutere o meglio criticare sull’operato di alcuni sacerdoti. La cosa che mi destò un po' di rabbia per il fatto che una mamma addossava a tali sacerdoti la colpa della mancanza di partecipazione dei fedeli alle attività religiose e che, addirittura, proprio il loro modo di fare “faceva perdere la fede”. A tale affermazione ho ritenuto opportuno prendere parte alla discussione in quanto ritenevo del tutto sballata una simile affermazione che era del tutto falsa, quanto opportunistica e reticente. Ho fatto presente alla gentile signora che ogni affermazione fatta prima di essere enunciata dovrebbe adeguatamente essere stata meditata e poi eventualmente confrontata con le idee degli altri astanti che avrebbero potuto dissentire oppure no accettare tali affermazioni. Infatti ciò che era stato detto doveva essere il riassunto di una riflessione su ciò che effettivamente è il proprio atteggiamento e la propria convinzione riguardo a temi abbastanza sentiti e delicati. La signora adduceva la propria “sensibilità” al fatto che tanti preti nel proprio modo di porsi alla vasta platea di fedeli non assumono atteggiamenti consoni alla propria funzione e che spesse volte danneggiano l’immagine della Chiesa che loro stessi rappresentano in quei bruschi momenti. Poiché notavo che la signora ripeteva assiduamente tale concetto e con una certa veemenza, pensai che la sentenza che lei aveva dato più che una critica all’operato dei sacerdoti riflettesse invece un qualcosa di personale o di intimo che aveva scosso il proprio animo a tal punto che il suo rapporto con il clero era stato rotto o comunque indispettito. Chiesi alla signora, allora, se avesse mai rapportato quelle sue convinzioni a qualcuno dei sacerdoti da lei indicati ; lei rispose di no ritenendo che ciò sarebbe stato del tutto inutile, visto che le parole vanno via col vento. Ripresi ancora richiedendole allora se avesse fatto presente la cosa ad altri sacerdoti, allo scopo di verificare se i suoi pensieri erano solo pretesti vaghi. Anche qui rispose di no, perché i preti sono tutti uguali e tendono a difendere la categoria. Dato che la signora in questione non aveva dunque nessuna motivazione valida supportata da una opportuna ed efficace azione correttiva, cercai di riportare il colloquio a livello personale e le dissi che in quelle circostanze, non difficilmente riscontrabili nella realtà, invece di portarle all’attenzione della gente come personale sintomo di intolleranza, avrebbe dovuto costituire motivo principale per porsi in preghiera e mettere tutto nelle mani del Signore, allo scopo di assistere e proteggere non solo il suo popolo di fedeli ma specialmente i suoi rappresentanti sulla Terra. La signora rispose che non pregava per sé figuriamoci se l’avesse fatto per gli altri. La netta risposta mi colse indispettito e mi fece reagire subito, in quanto non mi sarei aspettato una risposta del genere; qualcos’altro l’avrei anche potuto accettare ma una roba del genere no ed allora incalzai, facendole presente che se il suo rapporto in odore di aperta antipatia per la “categoria” dei preti, come lei aveva specificato, era talmente vistoso era invece causato da un conflitto interiore che viveva duramente e minacciava seriamente la propria religiosità. Alla fine la signora confessò che da bambina aveva subito il dolore della prematura perdita della propria mamma e, nonostante il passar del tempo non l'avesse mai metabolizzato; non solo, ma dopo qualche anno un’altra perdita si aggiunse alla famiglia, la perdita di un fratello, un’altra tegola che si abbatteva sulla sua pur fragile spiritualità. Era come se Dio ce l’avesse con lei e da quel momento si distaccò da tutte le pratiche religiose, in quanto demotivata e mancante di ogni positivo auspicio. Di fronte a tanto dolore poche sono le parole che si possono esprimere ma le feci presente che nelle sacre scritture c’è di tutto, persino il modo non di come affrontare le negatività della vita ma a chi guardare ed ascoltare per basare le fondamenta della propria casa in ambiente di sicurezza da turbamenti e tentazioni varie. Poiché mi aveva appena enunciato le disgrazie accadutele e non potendo dare un giusto conforto, mi venne in mente di rappresentarle l’episodio di Giobbe, ritenuto proprio dal Signore il suo più fedele seguace ed il più difficile da destabilizzare, nonostante ciò che gli era accaduto. Tutti conosciamo la storia di questo integro servo fedele che fu oggetto di svariate sventure e, purtroppo, con la consapevolezza del Signore. Satana, infatti, aveva chiesto di essere in grado di poter facilmente portare a sé le anime di tanti cristiani se solo avesse avuto il consenso di Dio nel poterli tentare. Il Signore, secondo i testi biblici, aveva annuito che tutto era possibile ma avrebbe potuto trovare qualcuno che gli avrebbe tenuto testa nel confronto, come il suo Giobbe. Satana accettò la sfida ed iniziò ad attaccare dal punto di vista economico ed affettivo Giobbe che, da ricco signore e godente dei favori del suo Dio, fu ininterrottamente ostacolato da Satana che con le sue nefaste attività gli portò via in pochissimo tempo gli affetti più cari, portando la morte tra tutti i suoi figli, servi, rovinandolo nelle sue ricchezze e, in ultimo anche la salute. A quel punto, come aveva preliminarmente concordato, Dio intervenne perché aveva sì dato il consenso al turbamento, alle tentazione ed ai danni di vario genere ma non aveva concesso l'attacco diretto alla vita di quel servo onesto e fedele che nonostante le gravi perdite subite si era sempre e comunque riparato nella preghiera e nella richiesta al suo Signore della protezione da ogni peccato e da ogni perdizione. Satana non poté far altro che ammettere il proprio fallimento: lasciò dunque Giobbe che, da quel momento ritornò in salute e nelle grazie di Dio. La signora comprese il paragone, abbassò il capo ed ammise che la disperazione che l’aveva colta quand’era ancora bambina le aveva tolto ogni genere di affettività verso la religione e, ancor peggio, nei confronti di Dio che l’aveva privata di tanto affetto. Chiesi alla signora se era ancora disponibile, anche se con un po' di sforzo iniziale, a recitare qualche preghiera, perché solo con la preghiera quel rapporto con Dio che aveva smarrito poteva ripristinarsi e tornare alla fine a riaccendere la sua fede smarrita. La preghiera, infatti, costituisce l'input per ricostruire il rapporto con Dio. Lei non mi rispose, ma il suo sorriso e lo sguardo che all’improvviso si era fatto tenero e sommesso facevano sperare in bene. Cosa dire a tal riguardo? Dio ci dona la fede ma sta a noi praticarla e praticare la propria fede vuol dire credere negli insegnamenti di Gesù, farli propri e metterli in pratica in ogni istante della nostra vita. Per tale motivo credo la nostra vita debba essere impiantata nella considerazione di chi siamo, a chi e come gli apparteniamo e, infine, cosa siamo disposti a fare per essere sempre nella grazia del Signore o cosa realmente facciamo per rimanere nella sua grazia. Mentre tornavo a casa riflettevo sull’episodio mattiniero e non potevo pensare che il nostro Dio così infinitamente misericordioso ed indulgente avesse mai potuto lasciare nella disperazione quella donna, incappata nelle grinfie di una tormentata esistenza a suo discapito. E come lei, quanti di noi siamo afflitti dalle stesse sensazioni, dagli stessi problemi e dalle stesse intenzioni a voler prescindere dalla partecipazione alla via religiosa e abbandonare i contatti col Signore perché non siamo stati adeguatamente trattati “bene”, o semmai non abbiamo ricevuto la risposta ai nostri bisogni. In quei momenti diventiamo indispettiti e arroganti perché presi dalla nostra voglia di liberazione da quei legami che non hanno fruttato in bene ma che hanno procurato solo danni alla nostra vita. Quindi, è necessario se proprio non fondamentale non chiudersi in sé stessi, non abbandonarsi all'apatia ed all'insofferenza continua della vita condotta senza alcun obiettivo; necessita credere negli altri, in un qualche altra cosa che c'è ma che la nostra voglia di essere autonomi ed indipendenti da altre forme di assistenzialismo – e fra queste anche quelle a sfondo religioso - rifugge e tralascia. A volte una parola, un colloquio, un incontro, possono diventare strumento di Dio per poter riflettere anche in un così breve lasso di tempo su ciò che è stata la propria vita, lunga o breve che sia stata fino ad allora, e poter porre ancora rimedio a ritornare a Lui. Quanti Santi e Martiri hanno chiesto al Signore durante la loro vita di poter diventare testimoni della Parola, della Preghiera e della Sua infinita Carità misericordiosa. Il compianto Papa Francesco aveva dedicato un pezzo del suo pontificato alla divulgazione della “santità della porta accanto”, per indicare come tutti noi siamo chiamati alla santità nonostante non fossimo martiri o santi famosi; sta a noi, dunque, ravvederci e predisporre la nostra vita alla chiamata da parte del Signore ed essere pronti alle necessità di chi abbiamo a fianco, a chi ci chiede aiuto, a chi è meno abbietto, a chi - pur se si trova nel bisogno - è talmente riservato e schietto da non voler toccare la nostra falsa suscettibilità. E' solo in questo semplice modo che alla domanda di Gesù: Mi ami tu Pietro? non dobbiamo rispondere dicendo “Si, Signore, ti voglio bene “ ma ripetere; Si, Signore ti amo, nel senso che ti do la mia vita, ti offro la mia esistenza” , dimostrando con la nostra stessa vita quanto diamo all'uomo che ci sta accanto e che ci chiede conforto. Ma noi, ferventi cristiani, siamo veramente disposti a comportarci in questo modo?

21 – CERTO PER INCERTO

Penso che sia certamente mortificante essere un uomo, non perché non possa fare cose straordinarie ma solo perché quantunque possa raggiungere un livello di intelligenza elevato non potrà mai riuscire ad elevarsi mentalmente se non comprende che per poter arrivare a quel traguardo deve necessariamente votarsi al proprio Creatore. Infatti, gli potrà risultare facile ottenere grandi risultati in campo professionale, lavorativo oppure nel campo della ricerca nelle diverse forme e settori ma se l'uomo vorrà raggiungere vette più alte nella propria personalità o nella sua stessa maturazione personale, allora dovrà abbandonare fondamentalmente i concetti che sono alla base della sua ragionevolezza e deve approdare invece alle rive della conoscenza spirituale perché è solo in quel posto che troverà la risposta ai propri bisogni. E' in quel preciso momento che termina il valore della sua logica e raggiunge lo spazio in cui la mente si adeguerà ai principi esposti dall'ispirazione cristiana. E' come dire che l'uomo deve tendere a non ragionare più, poiché il ragionare è l'elemento caratterizzante della materialità ma deve invece cercare di indirizzare le proprie sensazioni e le proprie emozioni verso   l'invisibilità dello spazio, per giungere alla destinazione finale che è l'incontro con la divinità. Si potrebbe obiettare che è una pura utopia abbandonare le certezze della vita, quelle materiali, per andare alla ricerca di una probabile ma incerta felicità che, comunque, risulterebbe essere un qualche cosa prima da valutare per individuare se effettivamente risulta essere positivo o meno. Così quella sottile linea che delinea il campo della logica umana, dell'abbandono ad una conoscenza innovativa, appagante e pacifica diventa un ostacolo insormontabile in quanto nonostante si prospetti all'uomo un clima di eterna serenità e gioia egli è comunque continuamente redarguito dai parametri imposti dalla conoscenza terrena, per cui gli risulterà facile porsi domande ma risulterà di difficile attuazione la scelta finale per dare il passo quindi all'accesso a una paventata serenità finale. Una comprensibile possibilità di titubanza da parte dell'uomo, che è attaccato dalle sue preferenze di bellezze e materialità umane, prova certamente una paura nell'ignoto che va ad affrontare. Ma se questo è l'atteggiamento che di solito è insito nell'uomo della strada, il cosiddetto uomo qualunque, diversa dovrebbe anzi, deve essere, la presa di posizione di chi si dichiara fermamente cristiano e perciò seguace della dottrina di Gesù Cristo. Infatti, se per fervente cristiano intendiamo evidenziare chi pone in essere e in ogni istante della propria vita quei precetti indicati da Gesù dettati a chi aspira a voler entrare nella Gerusalemme celeste pronta ad accogliere tutti coloro che si sono adoperati per testimoniare con la propria esistenza la fede donata da Dio, per questa parte di esseri umani – che comunque coabitano nel creato unitamente agli altri che si mostrano restii a modificare la propria vita in cambio del premio finale- l'esistenza deve costituire un tempo in cui la pazienza, la conoscenza, il trasporto consapevole verso l' ultraterreno devono essere impiantati nello spirito dell'uomo e lì devono proliferare, affinché sviluppino tutte quelle caratteristiche proprie della spiritualità e del discernimento, grazie ai quali potrà modificare il proprio modo di vivere e il modo di porsi nei confronti della vita e del futuro che aspetta, quello dato per incerto ma che, nella conoscenza del fedele, diventa base fondamentale per la propria sussistenza. Cosa otterrà infatti, l'uomo che così avrà condotto la sua vita nel segno di un cielo nuovo e una terra nuova? Al momento certamente non gli è dato di sapere. Ma l'indole acquisita gli espone una sola conferma, la certezza data dalla promessa di Cristo.

22 – COSCIENTI O INCOSCIENTI?

Purtroppo è tutta colpa di quella maledetta mela e di quel maledetto che la propose. Così nacque l'allontanamento da Dio e la divergenza su tanti aspetti dell'autonomia e sul desiderio di indipendenza dell'uomo verso il suo creatore. Da quella mancanza così improvvisa e repentina, effettuata senza alcuna possibilità di porre rimedi, si è insinuata nella mente dell'uomo la volontà di ragionare, di mettere sotto esame tutto ciò che aveva ricevuto gratuitamente e di aver potuto realizzare da solo, senza alcun aiuto o ausilio divino. Quella sentita ed inattesa volontà si mostrò da subito conflittuale con il disposto di Dio, che aveva invece creato quei due negligenti con tutto il suo amore, addirittura a sua immagine e la somiglianza. Si originò in tal modo il netto contrasto tra il bene e il male, comunione e condivisione. Subirono la separazione e l'addio definitivo a una vita privilegiata che era stata consentita solo a loro due. Più volte mi sono chiesto se, premesso tutto quanto in precedenza, comunque fosse stato veramente tutto da addebitare ai due sprovveduti e, quindi, si fosse potuto in qualche modo perdonare quel peccato, il primo della storia commesso nell'Eden. Per certi versi, infatti, Adamo ed Eva, essendo gli albori della propria esistenza, quindi privi del tutto di esperienza, non erano pienamente coscienti e responsabili delle modalità che avrebbero in seguito caratterizzata la vita sulla terra per cui hanno acconsentito, non deliberatamente, ma su consiglio del tentatore, anch'egli a loro sconosciuto, ed eseguirono incoscientemente il torto che li privò del favore di Dio. Cosa potremmo obiettare ad Adamo ed Eva circa l'accaduto? Oggi diremmo che forse abbiano dato confidenza istantanea ad uno sconosciuto oppure di non essere stati arguti nel chiedersi perché accettare una tentazione così pressante anche se certamente presentata in modo avvincente e piacevole. Oppure, infine, domandarsi perché non hanno invocato il loro Dio Creatore per chiedergli spiegazioni per come e cosa fare per affrontare una richiesta del genere che andava contro la Sua volontà espressa molto esplicitamente, cosicché avessero potuto declinare quell'invito così caldo offerto dal dal diavolo sotto forma di serpente? Ripeto che siamo agli albori della storia, l'inizio dell'avventura umana, e tutto era ignoto e senza alcuna cognizione sul prossimo futuro, per cui chiunque si sarebbe potuto trovare in quelle condizioni e peggio ancora, avrebbe fatto la stessa scelta eseguita nei nostri progenitori agendo allo stesso modo, ignari con chi e cosa si sta trattando. A prescindere dall'evento che si verificò,   riterrei che è stato quello stesso momento ad essere il clou della circostanza, e potesse essere considerato come la fase irriconoscente della sapienza umana, ancora vergine e perciò aperta a qualsiasi forma di valutazione. D'altra parte, nell'atto della creazione stesso, oltre agli animali che condividevano il giardino paradisiaco i due malcapitati non avevano ancora avuto esperienze di contatto con altre forme di vita, nemmeno con Dio stesso, almeno per quello che ci è dato di sapere. Potremmo definire il tutto come una considerazione semplicistica del mal fatto di Adamo ed Eva, ma almeno razionalmente, viene normale avanzare una congettura del genere ed in forza di quella immatura educazione si potrebbe concedere ai nostri due avi una sorta di compassione per la loro colpevolezza, dando loro la possibilità di trovare grazia presso la misericordia di Dio. Inoltre a loro erano ovviamente ancora precluse anche le conoscenze in tema di divinità, di spiritualità e quant'altro, e quindi anche da questo di vista non hanno potuto beneficiare di quelle regole che seguite e poste in essere in modo appropriato, avrebbero potuto portare loro almeno un conforto morale e, perciò, anche possibilità di discernere. Esaminare questa storica vicenda con il senno di poi, a distanza di migliaia, milioni di anni, potrebbe risultare obiettabile, ma se l'uomo di oggi facesse ammenda di tutto l'accaduto e grazie all'acquisita sagacia intellettuale ponesse in essere ogni genere di atteggiamento volto a non disarmonizzare le forze della creazione, si potrebbe realizzare effettivamente quel disegno divino che si spezzò con il peccato di Adamo ed Eva. Purtroppo non è così. Anche oggi, Adamo ed Eva ritornano a distaccarsi da Dio, ma ci sono delle novità verificate nel tempo: stavolta il peccato non è più uno solo, quello rappresentato dalla disobbedienza, ma anche la parte del tentatore può anche essere omessa perché grazie al suo operato attraverso i secoli , si può certamente affermare che la sua semina è stata talmente abbondante a tal punto che oggi basta la sola forza egoistica e distruttrice dell'uomo a produrre tutti quei disastri che quotidianamente si registrano in tutte le parti del mondo. Addirittura c'è la testimonianza di tanti veggenti mistici nelle loro estasi o nelle loro visioni ultraterrene raccontano di aver udito direttamente dalla voce di Satana che il suo operato nel mondo oramai è abbastanza limitato, visto che a tutto provvede direttamente l'azione dell'uomo, che comunque avvinghiato nelle spire del materialismo della società, non fa altro che autodistruggersi, senza che vi sia il suo diretto intervento. Ed è la verità, tant'è che oggi assistiamo coscienti ma imperterriti alla prevaricazione a cui siamo sottoposti dalla circostante società. Si dirà che tutti siamo in qualche modo coinvolti nella macchinazione della società moderna e perciò tutti siamo già completamente inermi di fronte alle mega proposte che ogni giorno arrivano sul tavolo della nostra coscienza e della nostra vista, e come con tanto opalescenza amplificazione, le virtù e le bellezze che ci appaiono davanti, vengono ad ingannarci. Pertanto, questa considerazione diventa alla fine un semplice luogo comune e, in quanto tale questa valutazione può essere dichiarata anacronistica e non corrispondente alla realtà attuale. La spaventosa libertà di pensiero di cui oggi gode l'uomo, gli consente di esprimere ogni sorta di concetto in tutti i vasti settori in cui può addentrarsi, incurante della reale esattezza, veridicità, competenza o dell'etica, di ciò che incontra. Infatti l'individuazione di quella tanto aspirata libertà intellettuale che da tempo immemorabile l'uomo anelava oggi permette di agire del tutto autonomamente da quelle che sono le regole che sottendono all'equilibrio sociale. Il modo di fare che l'uomo ha è ancora estraneo alla volontà di Dio di chiedere e invocare ciò di cui egli ha bisogno. Ancora una volta, quindi, l'io si vuole sostituire a Dio e cerca nella propria forza di trovare le risposte, di cui necessita per risolvere le proprie problematiche. Ma se, Adamo ed Eva hanno potuto immediatamente conoscere l'esito del proprio errore, dovuto ad un atteggiamento restio alle decisioni di Dio, l'uomo odierno non potrà avere altrettanta “fortuna”, per cui solo nel tempo avrà occasione di avere esito del proprio operato, a condizioni che abbia ancora quel minimo di consapevolezza per saper confrontare ciò che ha fatto rispetto a quanto avrebbe dovuto seguire. Giunti a questo punto dovremmo solo dire che il mondo è destinato al male e che l'uomo finirà solo nella più completa perdizione. Molti insigni scienziati nonché illuminati menti pongono le loro continue attenzioni al modo di vivere e di comportarsi dell'uomo odierno, affermando che siamo nella cosiddetta “fase discendente” secondo cui ci si sta già incamminando verso la strada del non ritorno. Potremmo allora dire che abbiamo perso la speranza di un mondo nuovo? Avendo una matrice cattolica, ovviamente non mi permetto assolutamente di fare una simile affermazione anche perché la nostra comune aspirazione è sempre la speranza nella salvezza, per cui comunque ci sarà aiuto da parte del Dio Creatore che ancora interviene per aiutarci, e corre infatti l'obbligo di ricordare che lo stesso Dio Padre ci ha dato, ci dà ancora e stante alle sue promesse, continuerà a darci sollievo mediante la sua infinita misericordia e perciò si presterà ancora ed infinitamente a darci il suo favore divino. Questo sarà sempre possibile, con l'avvertenza che stavolta, l'uomo è già a conoscenza a cosa andrà incontro per cui egli deve cercare in tutti i modi di vivere il proprio modo aborrendo i mali che gli si presentano, direttamente o indirettamente, e rivolgere la propria vita alla totale abnegazione alla volontà di Dio.

23 – IL SENSO DELLA VITA

Qualche mese fa mi è capitato di avere un colloquio con alcuni giovani presenti ad un incontro culturale a loro dedicato e che verteva su aspetti del tutto controbattuti dai loro interventi, evidenziando in particolar modo che il concetto di operare la fede secondo i valori esposti dal cattolicesimo nei tempi moderni è del tutto anacronistico. La loro concezione era basata sul fatto che oggi risulta impossibile coniugare quei valori con il nostro attuale sistema di vita, in cui oggi tanti giovani si sentono intercalati e perciò connessi. Inoltre, proprio perché quella vita così vissuta non offre ampi spazi meditativi rende difficile, se non addirittura compromesso, il compito di predicare la fede al tempo odierno. Questa sentenza così pronunciata, a mio parere, presentava diverse lacune di conoscenza religiosa, non solo, ma anche di sistemi di vita ottimali e, per ultimo, di una falsa e semmai ipocrita vita religiosa, basata non sulle regole stabilite da Gesù, ma semplicemente su adeguamenti che l'uomo di oggi vuole porre in essere allo scopo di alleggerire il proprio senso di colpa e limitare la propria responsabilità inclusa nella propria negligenza, specie quando è richiesto un coinvolgente interessamento a qualche circostanza spirituale. In altre parole quei poveri giovani avevano apertamente confuso il credo religioso come un'insieme di pratiche religiose che, opportunamente poste in essere, possono configurarsi come l'esternazione della propria fede e quindi, secondo la loro logica, bastava adempiere alle formalità prescritte dalla Chiesa per avere un animo sereno e compiutamente osservante. Ebbene, facevo rilevare ai simpatici giovanotti che praticare la fede non è solo partecipare a qualche rito della Chiesa oppure rispondere a determinate esigenze della vita parrocchiale per poter affermare di mettere in pratica il valore di Cristo. La fede, così come gliela rappresentavo, per non andare molto nella terminologia teologica può essere identificata come un cammino che l'uomo intraprende a un certo della sua vita, che potrà iniziare in gioventù come pure in età adulta, tant'è che si dice in genere che i tempi di Dio non si conoscono, così come non è andato sapere nemmeno la modalità con cui si presenterà ai suoi fedeli. In realtà quel cammino di cui sopra inizia con l'incontro con Dio. Una sorta di presentazione in cui il Signore si svela alla conoscenza dell'uomo che vuole porre la propria vita su solide basi caratterizzate da certezze e verità. Durante quell'inizio di conoscenza all'uomo, all'improvviso, ma diremmo per grazia di Dio, si apre la mente che inizierà a riflettere ed a meditare analiticamente su svariati concetti o aspetti che finora, per vari motivi, non erano mai stati considerati. Questo studio, che abbiamo già trattato in altre occasioni, prende il nome di Discernimento, vale a dire la possibilità di riscontrare la Parola di Dio nelle proprie azioni e nei propri pensieri, cioè l'occasione consapevole di far filtrare la conoscenza spirituale che viene offerta attraverso i sentimenti che caratterizzano ogni uomo. Il discernimento non è un viaggio breve a scadenza, il cui traguardo non si intravede dopo poche fermate o dopo poco tempo, ma presuppone un intervallo della propria vita che, a seconda della propria disponibilità o della propria predisposizione, può durare mesi, anni o anche decenni. Questa analisi di discernimento è strutturata in fasi in cui si evidenziano essenzialmente una partenza, una sosta ed un ritorno, non inteso come viaggio a casa ma pari a tutt'altro significato. La fase di preparazione a questo viaggio, che abbiamo definito “andata” inizia nel momento in cui l'uomo prende conoscenza che qualcosa che finora ha ritenuto “ordinario” non sia stato proprio risultato tale e che, anzi, qualcosa gli si sta ritorcendo contro, materialmente o spiritualmente. Ciò denota uno scontro con le abitudini che finora ha espletato e che per tale motivo adesso non possono essere più confacenti al suo modo di dire o di fare. Necessita perciò di qualcos'altro, che sia veramente considerabile un pilastro della vita, un baluardo ai suoi atteggiamenti e nello stesso tempo certezza del proprio essere. Questa prima fase di analisi si assesterà nel momento in cui tali fatti, atti o circostanze reali convincono l'uomo e lo inducono a credere che la sua vita è del tutto inutile senza la presenza e la Parola di Dio, che si pone quindi come baluardo della certezza e dell'assoluta verità. Al viaggio di andata seguirà la sosta, cioè quel momento di vita in cui l'uomo assume un comportamento strano, nel senso che quasi diventa inerte e forse anche apatico alle vicende che stanno per verificarsi in quanto sta per cedere il passo alla meditazione di ciò che accade, alla riflessione di come porsi di fronte ad una determinata situazione, basandosi sul concetto innovativo che sta contemplando. Ovviamente ciò non significa che ha del tutto chiuso la porta all'azione, ma è un momento transitorio, di “ripensamento” in cui sta maturando una nuova linea di concezioni che alla fine lo caratterizzerà. Ecco perché diremmo che l'uomo ha “parcheggiato” il proprio modo di pensare perché sta iniziando a ragionare in altri modi e si è posto in sosta, per fermarsi dalla routine quotidiana e volgere l'attenzione ad altri input. Da quel momento di vita allora l'uomo si assesterà nei suoi atteggiamenti, nei suoi pensieri e nelle sue azioni, ma non cesserà del tutto a vivere consapevolmente, questo per consentire alla sua mente di consolidare le nozioni acquisite, di farle proprie e di metabolizzarle, cosicché l'animo e lo spirito possano essere fortificate per affrontare il viaggio di ritorno. Infatti, nel momento in cui termina il periodo di sosta, che abbiamo rappresentato come quel momento in cui l'uomo si riveste della corazza che gli è necessaria per i combattimenti futuro, l'uomo si incamminerà verso il ritorno, cioè verso il periodo di vita in cui scenderà in campo, per manifestare come l'incontro con Dio ha realizzato in lui quella consapevolezza di non essere un tipo qualunque, ma di essere parte di uno spezzato della creazione con cui Dio stesso ha posto il suo progetto nel mondo. E' in questa fase che viene fuori l'io del credente, la sua personalità spirituale che certifica la sua “verve” religiosa che lo pone come guerriero negli scenari compromessi della realtà sociale. Ai giovani con i quali mi stavo confrontando, non ho voluto rappresentare semplicemente come e quanto risulta essere più facile propendere per le proposte offerte dalla vita o meglio dalla società di oggi, rispetto alla modestia e alla umiltà segnata dai canoni religiosi. Volevo far comprendere loro che nonostante le tantissime difficoltà che si incontrano quotidianamente e che talvolta realmente pregiudicano l'ordinarietà della stessa vita, esasperando gli animi, arrecando uno stress illimitato, vivere secondo la fede, inteso come strumento di vera conoscenza dei valori umani, vuol dire affrontare non con mediocrità quella difficoltà di cui abbiamo fatto cenno, ma con la consapevolezza di poter adeguatamente e con assoluta certezza ottenere quei risultati che invece all'inizio si presentavano come insperati e complicati da realizzare. Il ritorno di quel viaggio, quindi, non rappresenta l'arrivo a destinazione, ma costituisce la fase della vita in cui essa realmente si concretizza, dando senso al proprio essere e alla propria sicurezza. Per fornire una maggiore chiarezza del significato di quanto stavo affermando, ho portato loro due esempi, semplici, reali, in cui la vita dà una sterzata completamente diversa a quella in cui ci si stava preparando e abbandonarsi alla   certezza offerta da Dio Padre dona gioia infinita. In una recente intervista, il simpaticissimo e bravo attore americano Jonathan Roumie divenuto famosissimo per aver interpretato la figura di Gesù nella serie televisiva The Chosen, con immutata semplicità ha descritto la sua vita pregressa di uomo qualunque, trascorsa per anni all'insegna dell'anonimato e della inconsistenza, fino a quando ha deciso di mettere tutto nelle mani di Dio, chiedendogli di aiutarlo a realizzare il suo sogno, cioè quello di diventare attore, se tale era il suo progetto creato su di lui. Arrivò anche ad avere gli ultimi spiccioli di denaro per pagare solo le utenze domestiche e per tale motivo sovente doveva “saltare” qualche pasto. Ma, riferiva nell'intervista, Dio ha dato ascolto alla sua preghiera, alla sua povera voce, e all'improvviso qualcuno ha bussato alla sua porta per offrirgli un lavoro, ovvero far parte di un progetto cinematografico che, tra l'altro, così presentato, non offriva certamente velleità di successo e quindi di redditività. Ma ancora una volta egli si era rivolto a Dio chiedendogli, se quello era veramente l'aiuto concesso e come dice lui, consapevole della risposta positiva, nonostante quelle poche possibilità di serenità prosperata, accettò l'incarico. Da allora sono trascorsi quasi sei anni di registrazioni e cinque serie prodotte, che sono state presentate in tantissime nazioni a tal punto che gli spettatori che hanno potuto vederle si contano siano superiori ai 300 milioni di persone. Si è trattato quindi di un grandissimo successo internazionale, per cui anche a livello reddituale Jonathan finalmente poteva rimanere sereno. Ma quello che più fa piacere considerare è come l'attore sia rimasto con i piedi a terra, non esaltando le sue doti di grande attore, ma come invece ancora e continuamente magnifichi l'opera di Dio, che ha visto in lui uno strumento puro e semplice per portare la sua Parola tra le genti. Jonathan ha voluto che questo successo non fosse trattato come un prodotto di circostanza, un investimento con cui speculare sui temi religiosi per fare comunque solo guadagni bensì come un mezzo per poter comprendere con maggiore facilità come è necessario votarsi a Dio, restare connessi a Lui perché solo così possiamo vivere compiutamente e dare un senso alla nostra vita. Un altro e spettacolare esempio di vita vissuta secondo la Parola di Dio lo si può riscontrare nella breve esistenza della giovane italiana, proclamata Serva di Dio, Chiara Corbella, una giovanissima donna che ha certamente sperimentato nella sua esistenza come è stato possibile dar vita ad dialogo continuo con Dio a cui ha dedicato, oltre il servizio nella sua comunità parrocchiale di appartenenza, anche il dolore e la “dolce morte” che si è apprestata ad incontrare alla incredibile età di 28 anni. Chiara era ferma assertrice che la vita è un dono meraviglioso che va goduta sempre, in qualsiasi condizione ci si presenti. Era in trattamento medico per un cancro diagnosticatole, ma la vita a cui Dio la stava sacrificando stava divenendo binomio di amore immenso tant'è che in quello stesso periodo Chiara scopre di essere incinta. La situazione si compromette perché in quello stato il suo fisico e in quelle sue condizioni di salute non consentivano una cura appropriata perché poteva risultare letale per lei e per il nascituro che portava in grembo. Ma Chiara era consapevole che Dio aveva già progettato un apposito disegno per lei e per il suo futuro nascituro: accetta di proseguire con le opportune cure necessarie affinché il bimbo che portava in grembo potesse essere portato alla luce senza compromissione, pur sapendo che ciò avrebbe comportato ulteriori conseguenze al suo fisico. Il giovane marito ha avuto l'arduo compito di accompagnarla in questo suo triste viaggio doloroso. E l'ha fatto in modo assiduo, amorevole ma nello stesso tempo consapevole del grave momento che attanagliava la sua famiglia. Durante l'ultimo colloquio, avvenuto poco prima del decesso, le aveva chiesto se era giusto e così difficile morire per Gesù e poi, in quel modo gravoso. Chiara gli rispose molto serenamente asserendo che era effettivamente difficile, ma nello stesso tempo era dolce perché già intravedeva cosa la stesse aspettando e dove stava per incamminarsi. Chiara era di una certezza e di una convinzione tale che si poteva accorgere subito che a quel parlare non era stata indotta dalla sofferenza ma dall'attaccamento continuo a Dio col quale colloquiava per avere le risposte necessarie a vivere con fede la sua esistenza e per dimostrare con quanta pace la si può caratterizzare stando in connessione con Dio Padre. Anche lei consapevole della prossima dipartita, volle consegnare al marito una breve ma significativa lettera da lasciare al piccolo che aveva solo pochi mesi di vita e che assumeva la forma di testamento. Riportava il seguente testo, che per la sua bellezza ed intimità ho voluto apporre nell'introduzione di questo testo:

“Lo scopo della nostra vita è amare ed essere pronti sempre ad imparare ad amare gli altri, come solo   Dio può insegnarti. Qualsiasi cosa farai nella vita avrà senso solo se la   vedrai in funzione della vita eterna. Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene perché veramente tutto è un dono. Sei speciale perché hai una missione grande. Il Signore ti ha voluto da sempre e ti mostrerà la strada da seguire se gli aprirai il cuore. Fidati. Ne vale la pena! ”

Alla luce di questa mia seconda esposizione chiedevo ai miei giovani interlocutori cosa ne pensassero e se tali esempi avessero potuto modificare il loro pensiero. Uno di questi giovani mi fece osservare che era ancora più fermo sulla sua posizione iniziale perché in base agli esempi riportati si evinceva che non tutti hanno la forza, il coraggio o la determinazione a restare forti nelle proprie concezioni o nelle proprie determinazioni, e per questo è molto facile abbandonare una strada tortuosa da seguire e semmai risulta più necessario adottare criteri più semplicistici che adattano la nostra vita alle necessità di cui ognuno soffre. In tal modo si tralascia un problema diremmo di natura esistenziale per poter adottare un criterio di vita più semplice, non indottrinabile e nello stesso tempo più permissivo. Il concetto è che non tutti sono così predisposti ad abnegare la propria esistenza al dolore o al sacrificio, per cui non dobbiamo sentirci chiamati alla santità, anche se nel proprio quotidiano non ci si disdegna di rivolgere “qualche” preghiera. Per chiudere l'incontro con il simpatico gruppo di giovani feci presente loro due cose: la prima consisteva nella spiegazione che il compianto Papa Francesco dava del concetto di santità della porta accanto, secondo cui ogni uomo è chiamato alla santità, non perché è necessariamente in possesso di particolari doti individuali, ma solo perché si è connaturati nel senso dell'amore verso gli altri, in particolare verso i più deboli; la seconda cosa, più diretta, riguardava la scelta fatta da Gesù, che non aveva deciso di soffrire e morire solo per qualcuno, ma il suo martirio era stato offerto per la salvezza di tutti gli uomini, nessuno escluso; quindi, definire opzionabile il vivere in modo più semplice e meno difficoltoso a discapito di un riflesso più condizionato dalla scelta religiosa risulta alla fine alquanto misero e insignificante. Uno dei giovani presenti ribatté che era tutto cosi' accettabile ma come si potrebbe trasformare una vita” in corso d'opera”? nel senso che, visto e considerato che la propria vita non è modificabile se non interviene un vero e proprio miracolo, come l'uomo può beneficiare di una simile concessione? La risposta sta nelle risposte che Gesù diede al saggio Nicodemo, al quale diede la seguente opportunità di riflessione, ovviamente necessaria per metabolizzarla e farla diventare strumento di vita. Nell'incontro con questo grande saggio giudeo Gesù gli precisò che, nonostante Egli parlasse di cose terrene che venivano caratterizzate da prodigi compiuti nel nome di Dio Padre, a dimostrazione della necessità di credere in Lui, il popolo comunque restava ancora restio alle Sue parabole; come sarebbe stato quindi possibile credere nelle cose che raccontavano invece la realtà celestiale, quelle che non si vedono e non si possono dimostrare? Solo con la propria fede sarebbe stato possibile procedere nella comprensione. Per poter capire e, perciò, poter trasformare la condotta di vita, è necessario abbandonare i propri schemi mentali e predisporsi ad accettare e accogliere tutto ciò di nuovo che può comportare una vita intesa “secondo lo spirito”. Infatti, la risposta terminale sta nel fatto che la vita nuova viene solo da Dio attraverso lo Spirito Santo. L'esempio più eclatante è la vicenda che vede il popolo appena liberato dalla schiavitù, che stanco del girovagare per anni nel deserto maledì Mosè ed il suo Signore Dio. Il vendicativo Signore mandò serpenti velenosi che causarono moltissime vittime tra la gente. Mosè, rattristato di quella vicenda gli aveva chiesto pietà che, nella sua infinita misericordia accordò clemenza ai blasfemi e disse allora a Mosè di erigere nel campo un serpente di bronzo e di metterlo a vista di tutti affinché chiunque fosse stato morso dai serpenti micidiali, bastava che porgesse lo sguardo a quella statua bronzea per potersi salvare. Con questa storia Gesù stava sollecitando Nicodemo di credere in ciò che gli stava dicendo perché quando sarebbe stato stato alzato al cielo (cioè crocifisso) tutti gli uomini avrebbero avuto la possibilità di redimersi e, volgendo lo sguardo a Lui, a colui che è stato trafitto per loro, avrebbero potuto riavere la vera vita, riscattati dal peccato a mezzo del Suo sacrificio. L'esempio stavolta era stato chiaro: il giovane ringraziò per gli esempi dati e per come era stata posta la soluzione. Devo ammettere, ora per allora, che si trattò dell'epilogo di un colloquio iniziato solo per fare quattro chiacchiere ma che alla fine si era rivelato veramente costruttivo, e devo anche considerare che mi era proprio parso che in quei momenti di confronto sia scesa la volontà del Signore che, dando senso alla disponibilità ed all'accoglienza non solo a quei giovani e rispondendo principalmente alla loro sete di conoscenza, nel frattempo aveva condotto quell'incontro verso altri scopi.

24 - IL PERDONO

Il perdono è uno dei concetti più rivoluzionari e al tempo stesso più delicati che attraversano l’esperienza umana. Spesso confuso con la dimenticanza o la rinuncia alla giustizia, il perdono è invece un atto profondamente consapevole, capace di trasformare le relazioni, risanare le ferite e generare nuova speranza. Esso si presenta sia come valore spirituale fondamentale della tradizione cristiana sia come necessità imprescindibile per la convivenza civile e la costruzione di una società più giusta e umana. Ricorre spesso nel nostro comune linguaggio, ma potremmo definirlo quasi un intercalare, che inappropriatamente è utilizzato quando l'uomo deve relazionarsi con gli altri e deve tener conto di una determinata mancanza professata nei suoi riguardi, oppure di un sistema con cui rivendicare il proprio orgoglio che così sostituisce la propria ragione nell'esprimere la capacità di relazionarsi col prossimo. E' il caso, molto sovente, in cui a causa di incomprensione, ma spesso si può parlare anche di semplice fatalità, qualcuno viene a mancare con la gentilezza, l'educazione oppure il rispetto verso altri sia nel parlare che nel compiere atti formali. Capita così che da simile circostanza scaturisce un momento di duro confronto con l'altro che determinerà da qui al futuro una fase di ostinazione che porterà poi al muro contro muro: la cosa triste è che tante volte ciò succede addirittura senza voler conoscere la vera motivazione che ha potuto cagionare tale incresciosa situazione. Diremmo che in questo modo l'essere “ragionevole” dimentica di avere una mente, una cultura, una personalità, cioè un qualcosa che lo caratterizza da sempre rispetto agli animali che, come ben si sa, agiscono in base al proprio istinto. Forse sarà perché l'uomo tende ad associare il mancato rispetto nei propri riguardi ad un elemento che costituisce una prerogativa inferiore della controparte. Come abbiamo modo di osservare questo atteggiamento, che coglie un po' tutti indistintamente e quindi occasionalmente o a chi invece ne fa il proprio portabandiera comportamentale, costituisce un sistema individuale che denota una forte limitazione alla propria capacità di valutazione o di analisi. Cerchiamo allora di approfondire questo tema, sviscerandolo sia sotto l'aspetto sociale che, naturalmente religioso, e ci accorgiamo che alla fine un diverso modo di interpretare gli sbagli commessi possono annullare del tutto barriere inizialmente insormontabili, che diventano semplici ostruzioni che vanno via in un batter d'occhio. Partiamo dall'aspetto sociale. Sotto questo punto di vista la necessità di dare conforto, di dare un perdono, è fondamento per superare conflitti e per mantenere vivi i legami con gli altri. La forza di una insperabile riconversione del proprio rancore verso l'altro evita l'innesto di una spirale di vendetta e della recriminazione che, come tante volte assistiamo nella realtà, portano solo s scompigli familiari, per non parlare di delitti inspiegabili. Ma atti del genere dimostrano anche quanto sia importante procedere in tal senso, per dimostrare il possesso di un livello di responsabilità emotivo nonché psicologico che, riuscendo a percepire il senso dell'accaduto, comporta un modo nuovo di interpretare il vivere sociale. Tanti analisti evidenziano come il perdono diventi lo strumento fondamentale per la costruzione di rapporti umani duraturi. Viviamo in una società caratterizzata da conflitti, incomprensioni, errori: la capacità di perdonare è ciò che consente di evitare la spirale della vendetta e della chiusura. In ambito psicologico, il perdono è considerato una competente emotiva che riduce stress, depressione e ansia, favorendo la resilienza e il benessere personale. Ma il perdono ha anche una valenza collettiva: pensiamo alla riconciliazione nazionale del Sudafrica post-apartheid, dove il perdono è stato la chiave per una nuova convivenza. Nei processi di giustizia riparativa, il perdono non cancella la responsabilità dell’offesa, ma permette alle vittime e ai colpevoli di trovare uno spazio di dialogo, comprensione e trasformazione. Quindi, in un mondo segnato da polarizzazioni e ferite sociali, il perdono si configura come uno strumento di pace, capace di generare una cultura della convivenza e della speranza. Questa caratteristica è insita nella considerazione del perdono visto dal punto di vista generale ma nel dettaglio ci si accorge che, proprio in virtù di una revisione psicologica dell'accaduto esso possa prestarsi a fattore riducente stress, ansie e depressioni, favorendo la resilienza e la capacità di affrontare traumi: in definitiva diventa un processo che libera energie e promuove la pace interiore. Dal punto di vista religioso, invece, l'analisi si allarga preponderantemente in quanto si parte da concetti non collegati al modus viventi dell'essere umano, ma direttamente da una rivelazione fatta da Gesù Cristo che ha posto il perdono alla base della sana convivenza e del reciproco rispetto. Evidenziamo solo qualche riferimento, visto che il Vangelo ne è stracolmo; ne riportiamo i più eclatanti: a) Il perdono è centrale nel messaggio di Gesù: “Perdona settanta volte sette” (Matteo 18,22) indica un perdono illimitato; b) Nella preghiera del Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Matteo 6,12), il perdono è condizione per riceverlo da Dio; c) Gesù perdona anche sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34). Cosa rappresenta dunque il perdono nella visione cristiana? Il perdono è un atto di grazia, non di giustizia: non si basa sul merito ma sull’amore. Inoltre, è imitazione di Dio, che perdona sempre e comunque l’uomo nonostante le sue colpe ed infine, è liberazione dal peccato e dalla vendetta, è apertura alla riconciliazione. Per queste ragioni il cristiano è chiamato a perdonare per vivere pienamente la fede. Il perdono guarisce le ferite interiori e rafforza la comunità. Il caro Papa Francesco lo ha sempre definito “ossigeno che purifica l’aria inquinata dall’odio”. Come si nota, allora, il perdono nella prospettiva cristiana non è per niente un’opzione secondaria, ma il cuore pulsante dell’annuncio cristiano. Per i cristiani, perdonare è imitare Dio. È la condizione per vivere una fede autentica, che guarisce non solo le relazioni con gli altri, ma anche le ferite interiori. In conclusione abbiamo la necessità di considerare il perdono come un atto che richiede coraggio, maturità e amore. Non è debolezza, ma forza generatrice. Nella visione cristiana è dono divino e imitazione dell’amore infinito di Dio; nella società è strumento di guarigione, coesione e progresso umano. In entrambi i casi, il perdono è ciò che trasforma il dolore in possibilità, il conflitto in incontro ed il passato in futuro.

25 – IL FILM

A volte torna utile e forse molto ancor di più riflettere su eventi che potremmo definire ordinari ma che caratterizzano la vita in tutti gli aspetti della quotidianità, Può sembrare strano, ma essere sempre attenti a ciò che accade, partecipare con vivo senso della realtà alle circostanze in cui ci veniamo a trovare, potrebbe tornare utile per meditare, approfondire e venire a conoscenza di aspetti che comunque possono costituire fasi di crescita interiore. Questo modo di fare, che caratterizza non poco, anche a me ha dato in più di un'occasione, lo spunto per conoscere punti di vista che mi hanno messo a confronto con la mia vita da cattolico e penso che quanto segue possa essere altrettanto utile a chi si appresta al proprio esame di discernimento. In una scena del film “ The life of David Gale” di Charles Randolph e diretto da Alan Parker, un professore universitario, rivolgendosi alla platea di studenti che si dimostravano alquanto insensibili alle sue richieste di attenzione e noncuranti dei consigli che il loro docente trasmetteva circa la necessità di studiare per affrontare con maggiore sicurezza il proprio futuro e dar corso in tal modo alla realizzazione dei loro obiettivi, richiamava un concetto, ideato da un certo Dr. Lacan. Nel dettaglio spiegava loro come la necessità di un desiderio personale potesse influire in modo pressante e condizionante sulla vita interiore di una persona addirittura da renderlo schiavo di quell'idea fino al punto in cui, una volta realizzato quel desiderio, la realtà di quella persona potrebbe diventare vana e sterile. Per tale motivo per quanto si possa avere anche un desiderio di un certo spessore, però non supportato da solide basi, non è necessariamente dovuto prestargli la massima attenzione e non ne vale la pena, perché ciò costituirebbe un danno postumo alla sua realizzazione in quanto da quel momento in poi la mente vagheggerebbe in un prosieguo del tutto irreale. In sintesi, le fantasie non devono mai essere realistiche, perché i desideri realizzati vagamente non alimentano più la voglia stessa di porre in atto quei desideri e conducono alla alienazione della propria vita che, di riflesso, non trova altri sbocchi di profondità. Così esposta, poteva trattarsi di una espressione molto delicata e, penso, abbastanza intrigata, per cui ho ritenuto andare più nel profondo di quell'esternazione anche se rifletteva una scena cinematografica, ma lanciava comunque un segnale o comunque un messaggio di dubbia interpretazione che avrebbe potuto spiazzare qualche “mente” libera e soggiogarla a pregiudizi religiosi. Per tale motivo mi sono incamminato nell'approfondimento di queste nozioni fino ad arrivare alla basi della Teoria di Lacan e come questo insieme di regole proposte potessero essere messe in correlazione con i miei principi cattolici. In questo modo potevo apportare sia un miglioramento alle mie conoscenze interiori ma anche per poter dare un ulteriore contributo esplicativo a quanti, cattolici convinti e praticanti, abbiano potuto ascoltare quelle parole che, lanciate in quel modo avrebbero potuto dare una visione del tutto diversa a quella che abbiamo noi cattolici e che riflette essenzialmente l'idea o meglio la credenza di dover vivere all'insegna di comandamenti che ci sono stati dettati per poter condurre una vita sana e adeguata ai principi cristiani, che sono l'unica fonte di certezza, verità e sicurezza del premio finale. Il nostro vivere quotidiano, quindi, nasce dalla necessità di gioire nel desiderio di far parte, al termine della vita terrena della Gerusalemme Celeste. Perciò, la vita condotta non deve essere mai una routine in cui la quotidianità si ritorce contro l'uomo in una serie prefissata di modi di fare, senza aver alcun senso di partecipazione attuale alla costruzione di un mondo che celebrerà la sua gloria alla fine dei tempi, ma deve avere un suo unico scopo: accontentarsi della vita giornaliera vissuta secondo norma, secondo concetti e criteri che, seppur proclamati migliaia di anni fa, regolano ancora oggi e si spera anche per il futuro, la predisposizione dell'animo umano alla obbedienza, al sacrificio ed alla valorizzazione di quanto gli è stato offerto da Cristo. Le parole espresse in quella scena del film aprono la mente a considerazioni esplorative del tutto nuove, ma che vanno a confrontarsi con altre già conosciute da tempo. Per quella teoria elaborata da Lacan e trasferita nella pellicola del film, il desiderio deve essere visto come un qualcosa non da raggiungere ma da vivere, come se si trattasse di un elemento costituente la stessa vita dell'uomo; la realtà deve essere vissuta non in funzione di un qualcosa da raggiungere, come espediente necessario per far sussistere lo spirito dell'uomo che si proietta in essa come essere e non come solo concetto di espressione letteraria. E' come affermare che l'uomo deve vivere secondo ragione al solo scopo di sopravvivere ma di non cercare in idee mentali l'elaborazione di scopi fondamentali che non potrà mai raggiungere. Così sono arrivato a comprendere che quel concetto espresso così semplicemente da quel professore in celluloide in realtà era l'espressione reale e consistente di quella teoria che trasferiva nei suoi scritti diversi percorsi che riflettevano e conducevano tutti alla medesima considerazione: l’inconscio, che funziona secondo le leggi del linguaggio che non è accessibile direttamente ma va decifrato. Questo concetto esplicato agli inizi del novecento dal psicoanalista Jacques Lacan ha rivoluzionato poi il modo di intendere l’inconscio, il linguaggio e la struttura della psiche umana, con i relativi riflessi sullo spirito e sullo stesso atteggiamento assunto dall'uomo. Egli   non era praticante cattolico ma grazie al suo pensiero possiamo senz'altro confermare che il cattolicesimo ha avuto un impatto significativo con la sua teoria: pur non aderendo alla fede cattolica, egli riconosceva alla religione una forza interpretativa superiore alla psicoanalisi nel dare senso al mondo. In una sua intervista infatti precisò che la psicoanalisi “non trionferà”, mentre la religione sì”. Partendo dalle concezioni basate poste da Modificò parte degli studi di Freud che riguardavano la comprensione dell'inconscio: in tal modo originò un approccio innovativo secondo cui l’inconscio non è un accumulo di istinti repressi, ma un sistema che agisce secondo le leggi della metafora. Questa nuovo modo di pensare ha trasformato completamente l'aggancio terapeutico e la comprensione dei meccanismi psichici. Nella prassi usuale, il sistema lacaniano non mira all’adattamento sociale ma al confronto del soggetto con la propria verità inconscia e con la struttura del proprio desiderio. La tesi di questa teoria dunque è che vivere secondo i desideri non renderà mai l'uomo libero e felice infatti; invece, per vivere pienamente bisogna cercar di realizzare le proprie idee ed ideali.  Giunti a questo punto viene normale chiedersi cosa centra una teoria innovativa concepita per la determinazione di una nuova visione dell'” io”, con la religione cattolica o meglio con l'atteggiamento tenuto da coloro che si dichiarano cattolici? La teoria di Lacan, sviscerata nell'analisi più particolareggiata può presentarsi anche con una visione positiva. Si parte dal presupposto che essa può riflettersi ottimisticamente perché interpreta il desiderio religioso non come semplice credenza, ma come desiderio del senso: il bisogno di dare significato all’esistenza. Inoltre, la preghiera è una forma radicale di parola, un qualche cosa che distingue l’umano dall’animale. È un grido verso l’Altro, che cerca risposta e riconoscimento: ciò rende la preghiera non solo un atto spirituale, ma specie un atto psicoanalitico, perché in essa il soggetto si confronta con i propri errori e le relative mancanze e tenta di rimediare mediante il linguaggio. Infine, partendo da un assunto di San Paolo, il fedele può vivere il rapporto con la legge divina come un modo per strutturare il desiderio, non per reprimerlo, ma per attraversarlo e comprenderlo. Visto in questa dimensione, la religione dunque può essere vista come una risposta simbolica al trauma, una narrazione che tenta di organizzare l’esperienza umana, una vicenda sperimentale in cui si ravvisano elementi validi come l’amore per il prossimo, il concetto di grazia e la verità incarnata nel corpo.

27 – FARISEI DEL DUEMILA

L'uomo è di per sé un frustrato, anche inconsciamente, ma è un eterno scontento, un essere che non potrà mai conoscere la vera bellezza ed il contenuto della verità. Questo non perché non possa ottenere i risultati o raggiungere gli obiettivi che si pone di volta in volta nella propria vita, ma è essenzialmente perché nonostante gli sforzi che profusi non avrà mai l'animo sereno. Farà tutto ciò che vuole, otterrà tutto ciò che desidera, ma la vera felicità, la vera gioia non la potrà mai raggiungere se non avrà di suo l'animo sereno, gonfio di verità. E' sempre pronto a elargire a chiunque la sua disponibilità, ma si tratta pur sempre di gesti inopportuni o inconcludenti fino a quando non riuscirà mai ad eseguirli mettendo l'amore al centro, e questo sia chiaro che vale per gli altri come anche per sé stesso.

I farisei dell'epoca di Gesù, nel compiere tutti gli atti dettati dalla Legge facevano tutto con la massima attenzione, e ne erano molto oculati quanto scrupolosi ma non mettevano mai al centro delle loro attività l'attenzione della propria fede. Quando si trattava di compiere atti di altruismo, di generosità o di misericordia, la propria disponibilità scompariva. Alla stessa stregua, l'uomo di oggi si mostra onnipresente laddove trova giovamento per la propria materiale felicità, ma includiamo anche i suoi doveri civili o compresi nelle pratiche religiose ma poi si discosta dall'apportare bene e serenità ad altri. Si allontana da chi gli chiede aiuto, diventa intrattabile per un semplice contrattempo o di un imprevisto. Così tanti fedeli si vestono a festa per recarsi a messa e vi partecipano con tutta l'attenzione che si richiede ma una volta terminata la celebrazione ed arrivati a casa, quasi come si trattasse di altre persone, diventano arroganti, scostanti e accigliati perché semmai hanno trovato qualcosa fuori posto o un po' di disordine in casa. Viene lecito chiedersi: dove è andato a finire quel cuore prestato fino a poche ore prima in chiesa? Come è riuscito già a dimenticare ciò che gli è stato raccomandato dal celebrante in chiesa? Dov'è andato il messaggio cristiano? Dovrebbe avere l'animo gonfio di forza interiore, necessario per apportare gratuitamente amore e disponibilità verso il prossimo ed invece... non riesce neanche a dare una parola di conforto al vicino di casa che gli ha chiesto, anche con cortesia, di aiutarlo in qualche cosa.. oppure declina l'invito da parte di un qualcuno che necessita, anche se per poco tempo, di un po' di compagnia o assistenza. E' facile rappresentare sempre la situazione globale in cui la società ha ritmi incessanti e problematiche più importanti di quelle personali per cui non c'è tempo per le questioni individuali o comunque relative al singolo. Se parafrasiamo il tutto al concetto della vita del fariseo, non facendo riferimento al gruppo storico dei Farisei, ma piuttosto al proprio atteggiamento, si ostenta la propria virtù, si giudica gli altri con superiorità, e ci si dimentica della misericordia, l’umiltà e la verità del cuore. Secondo alcuni opinioni il fariseo di oggi è colui che “giudica e disprezza chiunque, e così dimostra di non avere capito nulla di Dio”. È una figura che può trovarsi ovunque: tra chi frequenta la chiesa e tra chi non la frequenta, tra chi predica valori e tra chi li usa come scudo, Come riporta giustamente Alessandro Ginotta in “Dio, la tenerezza e le incongruenze dei farisei moderni”, forse ci sono più “farisei” nel mondo oggi di quanti ce ne fossero ai tempi di Gesù. Si trovano tra le nostre strade, nei nostri uffici, nelle nostre scuole…

Il fariseo” di oggi non è l’adepto di una setta, ma è un individuo apparentemente “normale” ma che si cela , anche suo malgrado, nel suo stesso modo di agire. Diciamo malgrado perché può capitare che il suo comportamento sia a volte anche inconsapevole di ciò che realizza col suo modo di comportarsi, ma in definitiva comunque si rapporta ad una maniera non consona alla trasparenza cristiana. Ricordiamo infatti, cosa accade nel passo evangelico che riguarda il fariseo ed il pubblicano?

“Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano...” Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore.” (Luca 18,9-14)

In questo passo è chiara l'evidente discriminazione che che il fariseo pone verso il pubblicano, cioè pone in essere delle distanze da lui, differenze inconsistenti che rappresentano una vera discriminazione, ma che gli si rivoltano contro quando il Signore, plaudendo alla umiltà del pubblicano, afferma che solo questi ritornò a casa perdonato. E' una delle tante parabole contro l'orgoglio spirituale, in cui viene esaltata la modestia rispetto alla presunzione di superiorità. Anche l'uomo fariseo di oggi tende a giudicare gli altri con disprezzo e si dimostra invece indulgente con sé stesso, si mostra virtuoso mentre coltiva rancori ed ipocrisie, pratica la religione perché pone in risalto la propria figura di praticante osservante ma in definitiva è solo per amore narcisistico.. Questa non è la dimostrazione ottimale della propria fede, o di una vera fede! E' invece lo stesso atteggiamento che assumeva il popolo dei farisei che all'occorrenza, trattava il prossimo e tutto ciò che era considerato religioso o spirituale ma non si incaricava mai in prima persona ad agire per il bene della comunità. Cosa si potrebbe mettere in campo per ovviare al fariseismo moderno?Il fariseismo moderno non si veste più di tuniche e filatteri, ma si nasconde dietro atteggiamenti di superiorità morale, giudizio facile e religiosità ostentata. Eppure, il Vangelo ci offre antidoti potenti. Ecco alcuni rimedi che possono disintossicare il cuore da questo veleno sottile: innanzitutto una umiltà genuina, sana, autentica, che si viva e non si dichiari; individuare e riconoscere la propria fragilità, i propri limiti, smettere di giudicare sempre, compiere azioni misericordiose. Come si nota, la cosa migliore da attuare, per sovvertire lo stato precedente, è quello di cambiare le abitudini verso le quali l'uomo è diretto,ma per poterlo fare occorre che sia lui stesso il mago che deve trasformare la sua interiorità, deve quindi aprirsi all'ascolto del silenzio, deve ritornare al Vangelo alla Parola viva che raccomanda, consiglia, indirizza. Riconosciamo infatti che il fariseismo moderno si nutre di “conoscenza del bene e del male”, mentre Gesù risponde dall' “albero della vita”. Il rimedio non è allora più sapere, ma vivere la vita di Dio: compassione, verità, giustizia e libertà.


C o n c l u s i o n e

Lucio Battisti cantava in una sua canzone “ ..capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, emozioni”, per dire che una persona, per quanto possa essere amata a costo della vita, non riuscirà mai a comprendere fino in fondo ciò che si porta dentro perché le interiorità nascoste in ognuno di noi non possono essere facilmente identificabili per cui catalogandole come “emozioni” si porrebbe fine al discorso introspettivo, ma per poter veramente comprendere fino in fondo non ci si dovrebbe limitare a considerare solo le emozioni sopra menzionate, perché esse non riescono a riempire da sole tutto il bagaglio delle necessità sapienziali necessarie a dare senso alle proprie intuizioni o comprensioni. Esse, infatti, fanno parte di un sistema molto più grande, più complesso, in cui sono incluse anche sensazioni e sentimenti. Tutte insieme, costituiscono il patrimonio genetico mentale mediante cui l'uomo agisce e mette in campo tutte le sue potenzialità, le proprie esperienze e le sue attitudini secondo un programma di conoscenza ben definito. Grazie a tale percorso, che tante volte si evidenzia con la parola “discernimento”, l'uomo può pervenire ad uno stato intellettivo molto evoluto, diremmo anche arguto, in quanto grazie ad esso egli diventa realmente responsabile del proprio essere e riesce a metabolizzare ogni singolo evento o circostanza, analizzandolo in ogni sfaccettatura e captandone gli aspetti positivi che potranno fruttare a suo favore. La conseguenza di tale processo si concretizza nella fase successiva che pone in essere la consapevolezza, cioè lo strumento fondamentale per lo sviluppo delle qualità e delle doti che caratterizzeranno l'uomo nel suo avvenire. Ma discernimento e consapevolezza corrono però il rischio di svuotarsi di contenuto e restare così due terreni amorfi nel caso in cui siano presi a base di un sistema di valutazione che esula dai concetti religiosi e ancor più da quelli spirituali, tralasciando o addirittura escludendo i principi del Vangelo, cioè proprio quelli che sono proposti per riportare l'esistenza dell'uomo alla sua vera natura, quella cristiana. Solo seguendo e ponendo in essere le regole dettate da Gesù Cristo, infatti, si potrà riconoscere la linearità della condotta umana, l'assenza di sviamenti dal cammino sapienziale e pervenire infine ai risultati sperati. Confrontandosi allora con il Verbo, seguendone le direttive e camminando parimenti con la Parola sarà possibile mettere sotto esame l'atteggiamento di ognuno verso la propria vita, riconoscendo gli elementi propositivi utili ed efficaci per il proprio essere. L'imperversare del contesto sociale dell’apatia e l’indifferenza verso i valori fondamentali posti alla base per la costituzione di nuclei importanti per la convivenza reciproca origina un isolamento sempre più evidente nel mondo contemporaneo e più vistosamente lo si riscontra tra i fedeli cristiani che, per ragioni diverse, tendono ad allontanarsi dalla vita spirituale. Se proviamo ad analizzare questa circostanza, gli elementi in questione ci portano a riflettere su questa tematica e troviamo senz’altro che fondamentalmente il fedele – perché in definitiva è di lui che parliamo – ha abbandonato la cosiddetta strada che indica il sistema ottimale per condurre la propria esistenza in modo normale, con la consapevolezza di poter vivere sensatamente e quindi con maggiore cognizione. Ma se verifichiamo la realtà che ci è stata proposta più di duemila anni fa, Gesù coi suoi insegnamenti evangelici fornisce una base solida per i valori morali ed etici che dovrebbero guidare le persone nelle scelte quotidiane e nelle relazioni interpersonali. Questo perché nel mondo corrente, sempre più complesso e frenetico, molte persone abbandonano le direttive riportate nel vangelo, scartando automaticamente quella fonte di pace interiore e un senso di scopo, privandosi così di un aiuto molto importante per poter navigare attraverso le difficoltà della vita. Infatti, il Vangelo ispira molte persone a impegnarsi per ogni forma di necessità, riguardante sia la giustizia sociale, l'ingiustizia, la povertà e le discriminazioni, mentre promuove la dignità e il rispetto per ogni essere umano. Proprio per questo motivo le comunità cristiane ispirate dal Vangelo promuovono la solidarietà, l'aiuto reciproco e il sostegno ai più bisognosi, contribuendo a costruire una società più giusta e compassionevole. Sta dunque a tutto il popolo cristiano profondere in tutti i contesti in cui si trova ad operare il senso vero della vita cristiana, rimarcando i solleciti dettati da Cristo e non tralasciando di mettere tutto in pratica mediante la preghiera e la meditazione, e partecipare alla vita effettiva religiosa, ovvero l’intero sistema che aiuta a mantenere viva la fede ed a trovare conforto e speranza nelle difficoltà.

La Preghiera di Fiducia

O Signore Gesù Cristo, affido a Te ogni mia preoccupazione.
Mi riposo nella Tua volontà, sapendo che sei il mio Padre e che mi ami.
Pensaci Tu, Gesù, a tutto. Io chiudo gli occhi dell'anima
e mi abbandono completamente in Te.
So che mi ami e che mi guiderai nel modo migliore.Amen.

                               (Don Dolindo Ruotolo)

BIBLIOGRAFIA

  • Padre Jeff Kirby, “Be Not Troubled”
  • E.B. Titchener “ L'Espansione dello Strutturalismo”
  • John Donne “Devotions upon Emergent Occasions”
  • Raoul Follereau “Poesie”
  • Sir James Frazer “Il Ramo d’Oro: Studio sulla Magia e sulla Religione”
  • C.S.Lewis “Il Cristianesimo così com'è”
  • Soeren Kierkegaard “ Briciole di Filosofia”
  • Soeren Kierkegaard “La malattia mortale”
  • Don Dolindo Ruotolo “La Preghiera dell'Abbandono”
  • Sr. Faustina Kowalska “Il Diario di Suor F. Kowalska”
  • Alessandro Ginotta “Dio, la tenerezza e le incongruenze dei farisei moderni” 



    I N D I C E 

         Prefazione

    1. Il Costo di Una Vita
    2. Abbandonarsi a Cristo
    3. La Donna Impura
    4. Pietro  
    5. Paura & Coraggio
    6. Inganni Perfetti
    7. Nessuno è Nessuno
    8. Il Patriarca
    9. Partecipazione
    10. La Santa Messa
    11. Bigottismo
    12. Superstizione
    13. Dio è Veramente Amore?
    14. Le Difficoltà del Cuore
    15. Riflessioni Cardinalizie
    16. Umanità Deviante
    17. Presunzione
    18. Le Croci
    19. Il Valore della Preghiera
    20. Non Credo in Niente
    21. Certo per Incerto  
    22. Coscienti o Incoscienti?
    23. Il Senso della Vita
    24. Il Perdono
    25. Il Film
    26. Farisei del duemila

    Conclusioni  

    La Preghiera di Fiducia

    (Stampato in Caserta nel mese di settembre 2025. Sono riservati all’Autore i diritti di riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini).










 





 







 

 

 

 





 

 

 

NIKIPEDIA 

"TuttoSanNicola
l' Enciclopedia di San Nicola la Strada 
fondata e diretta da Nicola Ciaramella 
RICERCA ARTICOLI 




NORME IN VISTA 


rubrica fiscale
a cura dei Dottori
Sara Perillo e Marco di Vico 

IL 20 GENNAIO DEI VIGILI URBANI 
San Sebastiano, il giorno del Santo Patrono della Polizia Municipale: le più recenti celebrazioni a San Nicola la Strada (articoli, video, gallerie fotografiche).
Le relazioni annuali dei Comandanti.
©Nikipedia
L'Enciclopedia di San Nicola la Strada
fondata da©Corriere di San Nicola  


STORIA DEL CORPO DELLA POLIZIA MUNICIPALE DI SAN NICOLA LA STRADA 
Fu istituito nel 1991. Le carriere dei sette comandanti che sinora lo hanno guidato.

LA LUMMENERA DI SAN NICOLA
('A lummenera 'e Santu Nicola)
Tutte le edizioni più recenti (dal valore meramente simbolico) con cronaca scritta, filmati e gallerie fotografiche. 

©Nikipedia
L'Enciclopedia di San Nicola la Strada
fondata da©Corriere di San Nicola  

VIDEOFOTOTECA 


Documenti filmati e fotografati per la storia e per l'attualità 


-di Biagio Pace- 

FARMACIE MINUTO x MINUTO




 

I turni di
FEBBRAIO 2026 
San Nicola la Strada
e
Caserta

 


LA FESTA
DELLA PACE 

(La festa delle madonnelle) 



Tutte le edizioni più recenti, anno per anno, con cronaca, filmati e foto. 


IL VADEMECUM DELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI


Tutto quanto bisogna sapere sulla raccolta dei rifiuti a San Nicola la Strada

 

I LIBRI DI ANTONIO SERINO
Tutti gli scritti del saggista cattolico sannicolese
(Tutta la produzione letteraria è pubblicata su ©Corriere di San Nicola)

VINCENZO SALZILLO, PIANISTA

Tutta la carriera artistica del talento musicale sannicolese
(a cura del ©Corriere di San Nicola)

“CLASSICA GIOVANI”  
Tutti i concerti della rassegna promossa ed organizzata dalla “Associazione Culturale Armonia” presieduta da Antonietta Pace.

 

NAPOLI NEL CUORE


Tutta la storia dell'evento promosso da Alfonso Moccia narrata ed immortalata dal Corriere di San Nicola

LA STORIA DELLA PROTEZIONE CIVILE DI SAN NICOLA LA STRADA 
Fiero di averla narrata ed immortalata sin dal primo giorno sulle pagine del Corriere di San Nicola. 
Onorato di essere il giornalista più titolato a parlare di questa grandissima squadra. 
Nicola Ciaramella

OGNI CITTADINO PUO' SALVARE UN CITTADINO
Tutti gli articoli del "Corriere di San Nicola" sul progetto
"SAN NICOLA LA STRADA CARDIOPROTETTA"

IO NON RISCHIO 

Cosa sapere e cosa fare PRIMADURANTEDOPO un terremoto

-Buone pratiche di protezione civile a cura anche del Nucleo della Protezione Civile di San Nicola la Strada-

 

IL MIO REGALO ALLA MIA CITTA'

Dipingi on line la "tua" città"
Un “clic" quotidiano cominciato mercoledì 9 febbraio 2005...


Una città, il cuore, la mente...


L'


"Ode alla mia città"


composta da


Nicola Ciaramella


PAOLO CONTE, PILOTA 
(TUTTO sulla carriera del
 piccolo grande fenomeno del motociclismo casertano)

Una LUCE sempre accesa su DON ORESTE
Gruppo Facebook "DON ORESTE NON E’ ANDATO VIA”: continua, senza pause, l’iniziativa creata da Nicola Ciaramella per mantenere sempre vivo il ricordo dello scomparso amatissimo parroco di Santa Maria della Pietà.

L'ANGOLO DELLA POESIA

 

 


Versi inediti di poeti lettori del Corriere di San Nicola

29.ma Festa del Tesseramento dell’Associazione N.S. di Lourdes 

800x600

Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione.Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione. 1

FELICI DI OFFRIRE LE NOSTRE FOTO AEREE

 

 

Il nostro GRAZIE a quanti hanno scelto le nostre immagini dall'alto di San Nicola la Strada quali icone di siti internet e di gruppi facebook locali

TUTTO IL "DISSESTO FINANZIARIO" MOMENTO X MOMENTO 
Come si giunse al giorno più nero della storia amministrativa sannicolese e chi nulla fece per evitarlo 

PERCORSO QUARESIMALE CON LA SANTA SINDONE 
I VIDEO dei cinque incontri del programma promosso da Don Antimo Vigliotta e dal Prof. Luciano Lanotte

LA POSTA DEI LETTORI 

 

 
La posta

dei

Lettori

 

SAN NICOLA LA STRADA E LA SUA STORIA


Un Santo miracoloso e la Regina delle strade nel glorioso cammino di una città

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

 


Per ricevere comunicazione di nuovi articoli e contenuti pubblicati su questo sito...

Storia dei Carabinieri di San Nicola la Strada

 Le carriere degli otto Comandanti che hanno guidato il presidio dell’Arma dal 1960 ad oggi

 
-Dossier ideato e scritto da Nicola Ciaramella-


LA STORIA DI VITO

 

 

"Vito's story"

è un'opera di Pasquale Gravante per aiutare la Ricerca

 


IL SINDACO RISPONDE

 

 



"Filo diretto" tra i cittadini ed il sindaco 
attraverso
il
Corriere di San Nicola

DOSSIER LO UTTARO

 




Cronistoria
di
un
disastro

 

LINKS

 






Siti

da

consultare

 

 

 

AUGURI




Momenti belli segnalati dai nostri lettori


 

W LA NOSTRA CITTA' !

 


San Nicola
la Strada

SAN NICOLA LA STRADA FOOTBALL STORY



Il gioco più bello del mondo: la sua storia a San Nicola la Strada dagli inizi fino al 1989

 

CINICOLANDO



Alla ricerca dell'aria perduta...



 ...e di qualche coda di paglia...

 

LA DENOMINAZIONE DEL NOSTRO COMUNE 


Come si scrive il nome della nostra città: il contributo dello storico F. Nigro e la necessità assoluta di non fare più tantissima confusione!

 

IL "SABATO" ON LINE

Leggi on-line il settimanale di

Enzo Di Nuzzo

 


IL VADEMECUM DELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI


Tutto quanto bisogna sapere sulla raccolta dei rifiuti a San Nicola la Strada

 

FARMACIE MINUTO x MINUTO



 

I turni di
FEBBRAIO 2026 
San Nicola la Strada
e
Caserta

 

LA MAPPA DEL POTERE 2020-2025 


ORGANIGRAMMA
della
amministrazione comunale

 
PROGRAMMA
AMMINISTRATIVO



 

 

ARCHIVIO NUMERI CARTACEI


Le edizioni cartacee del
Corriere di San Nicola
dal 2001 al 2006

 

FOTOARCHIVIO





Non solo "neve su San Nicola"...


INNO DI SAN NICOLA


L' Inno ufficiale della Città di San Nicola la Strada composto da Anna Massa e musicato da Franco Damiano

 

ANGOLI SANNICOLESI
San Nicola la Strada e i suoi monumenti


Bellezze storiche ed architettoniche, visibili e nascoste, di San Nicola la Strada

 (rubrica ideata e curata da Nicola Ciaramella e Renato Ciaramella)

 

PAGINE FUXIA

OPERATORI ECONOMICI  

conosciamoli da vicino 

la loro storia, la loro attività, foto e video dell'azienda

Ricerca: digitare, ad es., formazione professionale, ristoranti, articoli da regalo, etc.


RICERCA ARTICOLI


Scegli il modo che preferisci per consultare il vastissimo archivio del Corriere di San Nicola



-
TUTTI GLI ARTICOLI
 (tutti gli articoli pubblicati su questo sito dal 6/2/2005 ad oggi in ordine cronologico decrescente)

-PER CATEGORIA

-PER PAROLA CHIAVE


-Tutto l'archivio dei numeri cartacei (da luglio 2001 a maggio 2006)

-Cerca nei numeri cartacei


 

 

MARATONINA STORY

Tutto sulla
"Maratonina Città di San Nicola la Strada"
 

Albo d'Oro, articoli, foto e video di tutte le edizioni del più grande evento sportivo sannicolese

 

La 
VIDEOGALLERY 
del "Corriere di San Nicola" 

... Per rivedere... per ricordare... per rivivere  migliaia di momenti e personaggi della storia di San Nicola la Strada. 
UN DOCUMENTO UNICO ! 
TUTTI I VIDEO PUBBLICATI SUI CANALI YOUTUBE E FACEBOOK DELL'ENCICLOPEDIA CORRIERE DI SAN NICOLA 

 https://www.corrieredisannicola.it/video/notizie/media-gallery/video-gallery

 (alcuni filmati, per il momento non visualizzabili, sono in corso di ristrutturazione..) 

PAGINE FUXIA

OPERATORI ECONOMICI  
conosciamoli da vicino 
la loro storia
la loro attività
foto e video dell'azienda

 
  Vedi Elenco Operatori