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Il mio grazie agli studenti del Diaz


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“Insieme per caso” all’Arena

Continua la rassegna teatrale alla “Ferdinando II” con il grande capolavoro eduardiano "Uomo e galantuomo"


Domenica 17 giugno è in scena all’Arena Comunale “Ferdinando II” di San Nicola la Strada, per la rassegna teatrale “R…estate a San Nicola 2018”, una delle più famose commedie di Eduardo De Filippo, “Uomo e galantuomo”, presentata dall’Associazione Culturale e Teatrale “Insieme per caso”.

«La storia della Compagnia -ci racconta il regista Angelo Grieco- è cominciata alla fine del 2000, quando un gruppo di amici animati dallo stesso grande entusiasmo e provenienti da passate esperienze teatrali si metteva “insieme per caso”, appunto, per tornare in scena con la solita infinita passione per questo mondo assolutamente affascinante. Dopo i primi passi e le prime soddisfazioni è cresciuta sempre più la consapevolezza che fare teatro insieme ci dava grandi soddisfazioni e la nostra passione nonché la voglia di stare insieme è cresciuta in modo smisurato, tanto che nel 2004 abbiamo deciso di costituirci in “Associazione culturale e teatrale” e di cementarci sempre più come gruppo. Nel frattempo la compagnia si è arricchita anche dell’esperienza e del contributo di nuovi partecipanti, a testimoniarne il dinamismo ed una sua percezione positiva all’esterno. Questi nuovi apporti, uniti al desiderio di cercare nuovi stimoli, hanno portato la voglia di confrontarsi con vari generi teatrali privilegiando le opere del grande Eduardo. La Compagnia ha partecipato a varie manifestazioni e rassegne di teatro nazionali con entusiasmanti riconoscimenti artistici a testimonianza del profondo impegno con cui affrontiamo e realizziamo i nostri progetti che, tra l’altro, hanno sempre finalità di solidarietà sociale”.

"Nzerra chella porta" ("chiudi quella porta"): è questa, forse, la battuta più nota di “UOMO E GALANTUOMO”, la prima commedia in tre atti di Eduardo scritta quando aveva solo 22 anni con il titolo originale di “Ho fatto il guaio? Riparerò!” (messa in scena per la prima volta nel 1924 dal fratellastro Vincenzo Scarpetta).
«L’opera -commenta il regista- è abilmente dotata di situazioni comiche sicure, di trame burlesche ingegnose, di equivoci, quiproquo; di sani che si fingono pazzi e di pazzi che ritornano sani. Il motivo della commedia è vagamente pirandelliano: un uomo che, avendo svelato incautamente la sua relazione con una donna sposata, per salvare l’onore di lei, decide di farsi passare per pazzo. Da qui si dipanano e s’intrecciano una quantità di casi strampalati, che mantengono sempre alte l’attenzione e la curiosità dello spettatore. Eduardo in una sua frase scriveva: “Non so quando le mie commedie moriranno e non mi interessa: l’importante è che siano nate “vive”».

LA TRAMA
Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli presso l'albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale, "L'eclettica", così chiamata perché pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell'arte teatrale. Poiché, la sera precedente, l'esibizione della compagnia si è svolta tra l'indifferenza e gli insulti del pubblico (un attore per difendere la primadonna che era stata offesa, si è preso un pugno sul naso da uno spettatore), il capocomico Gennaro De Sia vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena. Si tratta dell'opera a forti tinte Malanova (cattiva notizia) di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano per la loro incompetenza, ma che evidentemente lo stesso Eduardo non doveva stimare molto se la trasforma in una farsa, come testimoniano le risa degli ospiti dell'albergo che sopraggiunti si trovano ad assistere alla prova. L'esibizione penosa della compagnia verrà interrotta dall'arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato don Alberto che l'ha scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch'essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un'attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi. Da qui nasce un colossale equivoco che porterà, nella confusione generale scaturitane, alla fuga di Gennaro in una camera dove sta bollendo una grande pentola che servirà agli attori per cucinare per il loro pranzo: i bucatini, per i quali «ci vuole molta acqua», come dice Gennaro, «se no vengono limacciosi». Gennaro inciampa nella pentola e una cascata di acqua bollente gli si riversa sui piedi. Fortunatamente incontrerà un dottore, il conte Tolentano che, mosso a compassione dell'ustionato, ululante e invocante «Sant'Antuono, protettore del fuoco! Aiutatemi!», lo porterà nella sua casa per curarlo. Nel frattempo, don Alberto, venuto a sapere l'indirizzo di Bice, si è recato alla sua casa per chiedere la sua mano: ma qui scopre che Bice è sposata ed è la moglie di Tolentano. Alberto, vistosi scoperto dal conte, si finge pazzo per ingannarlo e la recita -grazie anche al contributo di Gennaro che, chiamato a testimoniare la sanità del giovane, imbroglia invece di più la situazione- riesce a tal punto che viene fatto incarcerare. Tolentano, nel frattempo, indovinata la finta pazzia di Alberto, lo mette alle strette: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così l'onore di marito tradito, oppure lo stesso conte gli sparerà per lavare la macchia al suo blasone. Sarà lo stesso Tolentano, invece, costretto a fingersi pazzo per evitare le ire di Bice che ha scoperto una sua relazione con una donna sposata. Alberto finalmente non più finto pazzo sarà rimesso in libertà.

(Corriere di San Nicola)


 

 

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