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Spiritualità evangelica e cultura moderna




-di Francesco Catrame-

Parroco di Santa Maria degli Angeli in San Nicola la Strada.
Specializzato in Teologia biblica. Già docente di Sacra Scrittura.
Scrittore.
Autore di "Commento della Familiaris Consortio nel XXV anniversario" (2006), "Preghiere" (2015), "La Famiglia Cristiana" (2015), "L'Opera Lucana - Vangelo e Atti degli Apostoli " (2016).

 

 

La scelta di questo argomento è un invito a porre per un momento l’attenzione al nostro vivere quotidiano fatto di saggezza personale, di fede nel Signore, dentro un contesto culturale che, se non è avverso alla religione, in molte espressioni è scettico. Da sempre sappiamo che credere in Dio non è così spontaneo, ma che occorre rinnovare le energie spirituali per non abbandonare un sentiero che a volte risulta faticoso. La riflessione vuole incontrare la cultura moderna per coglierne alcuni elementi critici e farci alzare lo sguardo al Signore risorto che ha riempito di dignità la nostra persona, resa capace di rispondere all’invito: “voglio fermarmi a casa tua”.
Iniziamo dunque con un breve riferimento storico. Per 15 secoli il cristianesimo ha conosciuto una penetrante espansione contrassegnata da religiosità e determinata da un’immagine di Dio a cui si riferivano tutti i settori della vita umana. La religione era l’elemento unificante di quella società. Poi, a metà del 2° millennio, il sistema comincia a sgretolarsi. Il centro del pensiero e dell’azione diventa l’uomo; non è un impeto di rivolta contro Dio; tuttavia l’interesse per cui vale la pena di vivere non ha più riferimento al cielo. Tagliata la relazione con Dio, la nuova divinità diventa la natura, che non è più vista come opera del creatore, ma come la realtà vitale più vicina alle esigenze umane immediate. Veniamo ai nostri giorni: la modernità si fonda su un concetto di persona che si fida solo di sé e della sua capacità di trasformare la realtà. L’uomo moderno non prende legge da altri che da sé, diventa consapevole della sua enorme potenzialità di modificare la natura e la storia. E’ lui, l’uomo, che detiene la capacità di stabilire ciò che è vero, bene, giusto. Non avverte la necessità di un “Salvatore” (R.Guardini). L’idea cristiana dell’uomo, originato da Dio, comincia ad essere sentita come un giogo; addirittura Dio diventa un rivale, un nemico della propria dignità. Occorre eliminare l’essere supremo per prendere possesso della presente grandezza umana (De Lubac). Il vero problema del nostro tempo è la “crisi di Dio”. L’assenza di Dio è camuffata da una religiosità vuota; tutto cambia se Dio c’è o se Dio non c’è. Un mondo così fatto è un mondo senza speranza. Scriveva il Card. Ratzinger: “Un grande pensatore (Kant) aveva negato che Dio possa essere conosciuto con la sola ragione; ma poi nell’analisi del suo pensiero è tornato a far riferimento a Dio, come una necessità pratica, perché diversamente l’agire morale non avrebbe alcun fondamento”. Prosegue il cardinale: “la situazione odierna del mondo, ci fa pensare che egli possa avere ragione. Il tentativo della cultura attuale di plasmare le cose umane, facendo completamente a meno di Dio, ci conduce sempre più sull’orlo dell’abisso”.
Dovremmo capovolgere il detto degli illuministi, e dire: anche chi non riesce ad accettare l’esistenza di Dio, dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la propria vita “come se Dio ci fosse”.
L’uomo di oggi, ritratto della salute, ma spiritualmente denutrito; avido di luce, ma accecato dai bagliori del suo sapere, cammina, ma non sa dove sta andando. Si sente oppresso dalla fatica di vivere, sente indebolirsi la speranza; in questo modo è costretto ad appagarsi di qualsiasi riflesso ingannevole che sembra dare felicità. Intanto il continuo clamore delle pubbliche voci stravolge la verità e la libertà, tanto acclamata, si fa beffa delle leggi.

Gesù è la via

Nella nostra epoca, non è in declino la religione, ma il cristianesimo. Ci possiamo allora chiedere: il mondo liberato da Cristo è più umano? Anche se simile mentalità si è diffusa nella cultura europea ed è entrata nel pensiero moderno, proviamo a capire, con gli umili passi del nostro ragionamento, perché Gesù di Nazareth è l’unico che può spiegare l’enigma dell’esistenza umana. Partiamo da un semplice esempio: la luce mi permette di vedere gli oggetti; gli oggetti non sono la luce, che è una realtà diversa; però senza luce non li vedo (questa è una similitudine, per aiutarci a capire; non è un teorema dimostrativo). Prendiamo ora in considerazione la natura umana: per capire in pieno la nostra natura, dobbiamo usare una misura di valutazione che sia diversa dalla natura stessa; dobbiamo cioè far riferimento ad una realtà che supera la condizione umana, che guardi, per così dire, da una posizione di giudizio superiore. L’unico che si è posto nella realtà umana, ma nello stesso tempo vive nella dimensione superiore, cioè divina, è proprio Gesù. Si tratta dunque di metterci nell’ascolto di Lui, che è sì uomo come noi, ma al tempo stesso è più grande di noi, ha un sigillo di divinità.
Gesù ci ha detto: “Io sono la via”. Approfondiamo questa affermazione. Per quale fine è venuto Gesù? Non è nato tra noi per aggiungere altre verità da accogliere; per indicare un orientamento spirituale più elevato di quelli già suscitati nel cuore umano. Egli è venuto per rendere chiaro alla nostra consapevolezza che tutto l’impianto dell’esistenza è caduto in rovina; che la vita nel suo insieme è sprofondata, decadendo da Dio. Con questo non si nega il valore della singola parte di realtà: ciò che è buono, rimane tale. Lo sforzo per migliorarsi è sempre nobile. Cristo è venuto ad aprirci una via, cioè per darci un punto d’appoggio dal quale possiamo ricominciare per rimettere a nuovo tutto ciò che esiste, partendo da noi stessi. E questo è nuovo perché parte da Dio. Gesù non si presenta nella serie dei filosofi, dei moralisti, degli innovatori. Gesù vuol farci capire che l’intera nostra esistenza nei suoi molteplici aspetti -economia e pensiero, istinto e spirito, natura ed etica- precipita verso la rovina. Ci vuole aprire gli occhi perché vediamo la via su cui instradarci per rilanciare verso Dio l’esistenza, dandoci la forza necessaria per farlo. E Gesù identifica la via giusta con la Sua persona, perché la realtà nuova ha principio con Lui.
Fede significa prendere come tale la Sua parola e andare alla Sua scuola. Gesù è la via, cioè il superamento della natura umana che Egli attua e nella quale (via) attira l’uomo che va a Lui con fede. Tutto questo non è un incantesimo, una magia. Le cose concrete rimangono: le nostre capacità personali, la famiglia, la professione, la quotidianità, l’ambiente, le persone (la casalinga, il negoziante, il lavoratore, il medico, l’impiegato) continuano ad avere gli stessi compiti di prima. Tutto rimane nella sua realtà.
Tuttavia si apre la porta, il passaggio, la via che va oltre perché in Cristo diviene possibile l’essere cristiano, è possibile diventare figli di Dio per grazia.

Spiritualità evangelica

Questa parte di meditazione presenta aspetti della vita cristiana, proposti da alcuni maestri di spiritualità, che hanno tradotto in insegnamenti la parola del Vangelo.
-L’ affermazione di Gesù “Io sono la via la verità la vita” fa riferimento a tre aspetti fondamentali dell’esistenza; così interpreta il Card. Martini: il momento morale, quello del comportamento delle libere scelte e usa la metafora del cammino (Io sono la via).
-Il secondo aspetto si riferisce all’intelligenza, alla conoscenza della verità; l’uomo è fatto di scelte morali e di atti di conoscenza e di pensiero della verità di Dio e di comportamenti coerenti (Io sono la verità).
-Il terzo momento è quello globale della vita che riassume tutto: affetti, gioia, amore, speranza, dolore (Io sono la vita).

S. Agostino esprime un’accorata esortazione, Cristo è la via.
Poiché non conoscevamo la via, lo stesso Cittadino del cielo si è fatto per noi via. Non sapevamo dove passare; con la Sua natura di servo ci ha aperto la strada, con la Sua natura divina ci ha procurato la patria. Se cerchi la verità, segui la via, perché la via è lo stesso che la verità. Non puoi giungere alla meta seguendo un’altra via; per altra via non puoi giungere a Cristo.
Arrivi a Cristo Dio, per mezzo di Cristo uomo.
La via percorsa da Cristo ti sembra scabrosa, ti rende pigro e così ti rifiuti d’andare dietro a Lui. Và dietro a Lui. Egli per offrire una via di ritorno all’uomo, che per superbia era uscito fuori dal paradiso, si degnò di mostrargli in Sé stesso la via. In questo modo ora camminiamo, non abbiamo paura di perderci, abbiamo come strada la misericordia stessa (S. Agostino).
S. Agostino contempla la grandezza della natura umana.

L'uomo immagine di Dio

Sebbene lo spirito umano non sia della stessa natura di Dio, tuttavia l'immagine di quella natura, che è superiore ad ogni altra, deve essere cercata e trovata presso di noi, in ciò che la nostra natura ha di migliore. Anche quando lo spirito è degradato e deforme per la perdita della partecipazione a Dio, resta sempre immagine di Dio; perché Esso è immagine di Dio in quanto è capace di Dio e può essere partecipe di Lui. E' nell'anima umana razionale e intelligente che bisogna trovare l'immagine del Creatore.
Per l'intelligenza razionale, l'uomo può essere partecipe dell'immutabile verità. La natura umana è stata creata in tanta eccellenza che, pur in se stessa mutevole, può conseguire
la felicità unendosi al sommo bene, a Dio (S. Agostino).

La vita cristiana cresce nella chiesa

Gesù diceva alla folla: il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce, spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. La presenza di Cristo nella storia cresce silenziosa e irresistibile. Così è della nostra vita di cristiani. La Sua presenza in noi non è clamorosa, il più delle volte. E' discreta a tal punto che possiamo confonderla con mille altre cose e la possiamo dimenticare (Mc. 4,16). Possiamo vivere giorni e giorni come se Lui non fosse per noi.
Possiamo passare settimane senza pensare a Gesù che è la nostra vita, che è la sorgente da cui zampilla nel nostro cuore ogni desiderio di infinito, di verità, di giustizia, di pace. Eppure la Sua presenza silenziosa, anche se da noi dimenticata, per Sua grazia e misericordia cresce irresistibile. Nulla può fermarla. Neanche quella forma sottile di peccato che è la nostra dimenticanza. La nostra risposta deve nascere nel segno della libertà e della fedeltà (Card. Angelo Scola).

In conclusione, il maggior teologo protestante del '900, Karl Barth, affermava: "...sarebbe bello se almeno in qualche occasione il cristiano entrasse in chiesa, non per chiedere qualcosa, ma solo per ascoltare Dio; non per sperare in una grazia, ma solo per lodare la grazia divina che si effonde in Lui e nell'umanità; non per trovare una soluzione ai propri travagli, ma solo per scoprire una presenza". 

Francesco Catrame

 



 


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