Covid: tutti i record della regione, della provincia e anche del comune

E’ forse solo un caso, ma i numeri dell'epidemia sono mostruosamente cresciuti dalla campagna elettorale in poi. E quando a parlare sono loro, c’è poco da replicare.
E’ tempo, per i soloni, di chiedere scusa della prolungata assenza, di finirla di prendersela sempre con i cittadini, di porsi umilmente al servizio della popolazione abbandonata e, soprattutto, di sgonfiarsi il petto.

Quando a parlare sono i numeri, c’è poco, se non niente, da replicare: è il momento in cui escono fuori tutte le “verità” che la “politica” è solita coprire con le chiacchiere e le bugie. Per nascondere la propria incapacità e la propria inettitudine.
Ora diranno che non c’entra quello che stiamo non per rivelare ma semplicemente per trascrivere. Gli stessi che si erano finora ridicolamente vantati di aver quasi debellato il virus grazie alla loro virtuosa “politica” diranno che sono due discorsi distinti e separati, che il Covid è solo una questione sanitaria e che la colpa è tutta dei cittadini. Come sempre. Come al solito.
Andiamo alla prima decade di luglio. Quando, cioè, sono cominciate le campagne elettorali e nessuno più si è permesso, da queste parti e fino ai confini con Lazio, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria, di parlare di nuovi contagi, di nuovi pericoli, di distanziamento, di misure e di controlli.

A San Nicola la Strada i casi si erano fermati a meno di dieci, con un ritmo di crescita di tre al mese.
Oggi, a campagne elettorali terminate e capigoverni eletti, sono quasi quattro volte tanti, mostruosamente cresciuti nel silenzio e nell’indifferenza.

In Terra di Lavoro (questa definizione prima o poi occorre che qualcuno proponga di cambiarla, perché fa ridere) o cosiddetta Terra dei Fuochi o cosiddetta Terra dei Roghi o cosiddetta Terra dei Tumori, insomma in quella ex meravigliosa terra che sarebbe la provincia di Caserta, famosa per essere tra le ultimissime in Italia (lo dicono sempre gli eloquentissimi numeri statistici) in tema di qualità della vita, oggi sono molto più che triplicati, sempre mostruosamente cresciuti nel silenzio e nell’indifferenza.

In Campania, nella regione dove dicono che c’è il miglior modello di sanità pubblica italiana (qui viene da schiattare dalle risate) e dove si pagano le analisi e i controlli per vedere se il cancro è già arrivato, se è in situ o se, fortunatamente, è tutto ok, le cifre del Covid sono due volte e mezzo più grandi, sempre mostruosamente cresciute nel silenzio e nell’indifferenza.
Ma i numeri dicono anche altre brutte cose.
Soprattutto che la Campania è in testa alla classifica del campionato... pardon!... alla graduatoria regionale relativa agli incrementi giornalieri dei contagi. Mostruosamente in grado, in questo momento, di vincere lo scudetto senza problemi, finalmente battendo gli ...odiati nemici nordici.
Dai dati del 29 settembre, cioè ieri, emerge, inoltre, che su sette nuovi ricoverati in Italia in terapia intensiva (lo stato più difficile e complicato della malattia virale) cinque sono della Campania. E non sappiamo quanti della nostra provincia, perché la Fonte Ufficiale Asl Caserta non lo dice.
Inoltre: la Campania è seconda solo alla Lazio (al Lazio, pardon!) per quanto riguarda il numero dei ricoverati con sintomi; seconda per numero di ricoveri in terapia intensiva; terza per quarantenati; terza per attualmente positivi.

Insomma, è tempo, per i soloni delle nostre parti, di chiedere scusa della prolungata assenza e di finirla di prendersela sempre e solo con i cittadini, gli unici, invece, a dover essere applauditi se al disastro ci siamo vicini ma non ancora dentro.
E’ tempo, per tutti costoro, di porsi umilmente al servizio della popolazione abbandonata.
E’ tempo, per gli scienziati del voto, di sgonfiarsi il petto.
Possibilmente prima che sia troppo tardi.

Nicola Ciaramella
©Corriere di San Nicola