Covid-19: l’Europa deve andare oltre la scienza

La comunità dovrebbe essere considerata una risorsa oltre che un destinatario o un beneficiario 

-PENSIERI, PAROLE & MOUSE di Giovanna Angelino-


Covid-19: l’incertezza di questi mesi non aiuta le persone e, purtroppo, essa è stata alimentata anche da alcuni mass media, che dovrebbero rivestire un ruolo super partes e garantire un’informazione utile, disinteressata e soprattutto libera da schemi mentali, ai quali, purtroppo, ci stiamo abituando, a causa del delicato momento storico.

L'Europa deve andare oltre la scienza per sopravvivere alla crisi Covid, afferma l'OMS: è il titolo di un interessante articolo apparso su TheGuardian.
L’OMS ha dichiarato, infatti, che i paesi europei dovranno "andare oltre la scienza biomedica" per superare il Covid-19 mentre la "stanchezza pandemica" e le nuove infezioni aumentano rapidamente in tutto il continente.
Questi mesi hanno fatto comprendere che il lockdown e l’insicurezza hanno influito negativamente sulla popolazione, anche se in modo diverso nei diversi paesi.

Hans Kluge, direttore europeo dell’OMS ha detto: "Abbiamo l'opportunità di massimizzare le nostre conoscenze comunitarie sul comportamento, per integrare la partecipazione reale della comunità nella politica di salute pubblica".

Vivere con una tale incertezza e interruzione per molti mesi aveva lasciato molte persone apatiche e demotivate, ha detto il direttore, aggiungendo che gli sforzi per affrontare una sfida in continua evoluzione devono essere "rinvigoriti e ravvivati".
Il governo tedesco aveva consultato filosofi, storici, teologi e scienziati comportamentali e sociali su questioni fondamentali, come l'equilibrio tra sostegno pubblico e norme morali rispetto a misure statali coercitive.
Kluge ha inoltre detto che “La consultazione, la partecipazione e il riconoscimento delle difficoltà che le persone devono affrontare sono fondamentali. La comunità dovrebbe essere considerata una risorsa oltre che un destinatario o un beneficiario".

La stanchezza pandemica dovrebbe essere contrastata "in modi nuovi e innovativi", con approcci creativi necessari per "ripristinare il piacere sociale, proteggendo le comunità" in prossimità delle festività.

Nel frattempo i contagi sono in crescita dall’estate in quasi tutti i paesi; Finlandia, Polonia, Francia ma anche la Russia in queste ore stanno facendo i conti con la seconda ondata, anche se, almeno in Italia, sembra che gli ospedali non siano in affanno come nei mesi precedenti, segno di una risposta sanitaria più pronta e di una nuova consapevolezza fra la popolazione.
Una cosa è certa: la scienza da sola non è abbastanza, l’esperienza del Covid lo ha dimostrato ampiamente. Il fattore umano resta al centro di ogni crisi e di ogni soluzione. I governi dovrebbero testare il polso della gente comune, prestare più attenzione ai loro bisogni e alla loro emotività. Molti sono gli attori di questo scenario, alcuni dei quali non esercitano la loro funzione con il massimo dell’ onestà.
Sono tante le voci di protesta che si stanno alzando in questi mesi.
Molti, infatti, percepiscono le imposizioni, come ad esempio, quella di indossare la mascherina, come la violazione di libertà personali. Peccato che la libertà è tutt’altro che indossare o meno una mascherina. Tanti personaggi credono che la libertà sia imporre il proprio pensiero, aggredire, offendere, imbrogliare, delinquere, rubare; ecco perché molti più di altri hanno sofferto il lockdown, perché gli era difficile uscire per esercitare quelle libertà (rubare, offendere, aggredire, ecc.).
Un’altra fetta di popolazione, per fortuna, durante il lockdown ha scoperto la libertà di leggere un libro, di meditare, di coltivare gli affetti, di impastare la pizza, di nutrire lo spirito con la musica, ma questa è un’altra storia di libertà.

Le parole di Giorgio Gaber possono rendere meglio il concetto:

La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione

Eppure ci sono popoli che sviluppano una mentalità che gli permette di affrontare qualsiasi tipo di avversità, come ad esempio i Norvegesi.
Nel circolo polare artico, infatti, le persone sono armate di una mentalità che aiuta a combattere la lunga “notte polare”.
Potremmo imparare dalla resilienza psicologica dei norvegesi? Scoprire che in fondo abbiamo mille risorse, potrebbe essere la conquista di una nuova libertà?

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Giovanna Angelino

©Corriere di San Nicola