163 anni fa la Madonna apparve a Lourdes

Don Franco Catrame spiega il significato che ha per i cristiani la presenza di Maria Immacolata nel cammino di fede.
Giovedi 11 febbraio alle ore 18.30, nell'ambito della Festa Liturgica organizzata da Associazione N.S. di Lourdes e Parrocchia Santa Maria degli Angeli, Messa in diretta televisiva e facebook.


L' 11 febbraio 1858 la Vergine apparve per la prima volta a Lourdes. A Bernadette Soubirous, la figlia quattordicenne di un povero mugnaio, la “bella Signora” parlò per 18 volte, fra l’11 febbraio e il 16 luglio.

Oggi, 11 febbraio 2021, Giornata Mondiale dell'Ammalato, nell'ambito della Festa Liturgica in onore della Madonna di Lourdes promossa ed organizzata dall'Associazione N.S. di Lourdes e dalla Parrocchia di Santa Maria degli Angeli in San Nicola la Strada in occasione del 163.mo Anniversario dell'Apparizione,  alle ore 18.30 si terrà una Santa Messa Solenne, che sarà trasmessa in diretta su Tlc (Tele Libera Campania) Canale 174 e sulla pagina Facebook della Parrocchia.

Nel ricordare le Apparizioni e i Messaggi che la Madonna diede a Bernadette, -spiega il parroco di Santa Maria degli Angeli, l'amatissimo Don Franco Catrame- è giusto chiedersi quale significato ha per noi la presenza di Maria Immacolata, nel nostro cammino di fede e soprattutto comprendere l’importanza di essere Comunità eucaristica.
Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, additando la Vergine Santissima come Maestra nella contemplazione del volto di Cristo, ha inserito tra i misteri della luce anche l'istituzione dell'Eucaristia.
Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rapporto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possiamo dimenticare Maria, Madre e modello della Chiesa. In effetti, Maria ci può guidare verso questo Santissimo Sacramento, perché ha con esso una relazione profonda. A prima vista, il Vangelo tace su questo tema. Nel racconto dell'istituzione, la sera del Giovedì Santo, non si parla di Maria. Si sa invece che Lei era presente tra gli Apostoli, «concordi nella preghiera» (At 1,14). Ma al di là della sua partecipazione al Convito eucaristico, il rapporto di Maria con l'Eucaristia si può indirettamente delineare a partire dal suo atteggiamento interiore. Maria è donna «eucaristica» con l'intera sua vita. 
La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo. Se l'Eucaristia è mistero di fede, che supera tanto il nostro intelletto da obbligarci al più puro abbandono alla Parola di Dio, nessuno come Maria può esserci di sostegno e di guida in simile atteggiamento. Il nostro ripetere il gesto di Cristo nell'Ultima Cena in adempimento del suo mandato: «Fate questo in memoria di me!» diventa al tempo stesso accoglimento dell'invito di Maria ad obbedirgli senza esitazione: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Con la premura materna testimoniata alle nozze di Cana, Maria sembra dirci: «Non abbiate tentennamenti, fidatevi della Parola di mio Figlio. Egli, che fu capace di cambiare l'acqua in vino, è ugualmente capace di fare del pane e del vino il suo corpo e il suo sangue, consegnando in questo mistero ai credenti la memoria viva della sua Pasqua, per farsi in tal modo “pane di vita”». In un certo senso, Maria ha esercitato la sua fede eucaristica prima ancora che l'Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grembo verginale per l'incarnazione del Verbo di Dio. L'Eucaristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con l'Incarnazione.
Maria concepì nell'Annunciazione il Figlio divino nella verità anche fisica del corpo e del sangue, anticipando in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramentalmente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il corpo e il sangue del Signore.
«Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). Maria ha anticipato, nel mistero dell'Incarnazione, anche la fede eucaristica della Chiesa. 
Quando, nella Visitazione, porta in grembo il Verbo fatto carne, ella si fa, in qualche modo, «tabernacolo» – il primo «tabernacolo» della Storia – dove il Figlio di Dio, ancora invisibile agli occhi degli uomini, si concede all'adorazione di Elisabetta, quasi «irradiando» la sua luce attraverso gli occhi e la voce di Maria. E lo sguardo rapito di Maria nel contemplare il volto di Cristo appena nato e nello stringerlo tra le sue braccia, non è forse l'inarrivabile modello di amore a cui deve ispirarsi ogni nostra comunione eucaristica? 
Maria fece sua, con tutta la vita accanto a Cristo, e non soltanto sul Calvario, la dimensione sacrificale dell'Eucaristia. Quando portò il bimbo Gesù al Tempio di Gerusalemme «per offrirlo al Signore» (Lc 2,22), si sentì annunciare dal vecchio Simeone che quel Bambino sarebbe stato «segno di contraddizione» e che una «spada» avrebbe trapassato anche l'anima di lei (cfr Lc 2,34-35).
Era preannunciato così il dramma del Figlio crocifisso e in qualche modo veniva prefigurato lo «stabat Mater» della Vergine ai piedi della Croce.
Preparandosi giorno per giorno al Calvario, Maria vive una sorta di «Eucaristia anticipata», si direbbe una «comunione spirituale» di desiderio e di offerta, che avrà il suo compimento nell'unione col Figlio nella passione, e si esprimerà poi, nel periodo post-pasquale, nella sua partecipazione alla Celebrazione eucaristica, presieduta dagli Apostoli, quale «memoriale» della passione. 

Vergine immacolata, scelta tra tutte le donne
per donare al mondo il Salvatore, serva fedele del mistero della Redenzione,

fa’ che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù
e seguirlo sul cammino della vita che conduce al Padre.

Vergine tutta santa, strappaci dal peccato, trasforma i nostri cuori.
Regina degli apostoli, rendici apostoli!

Fa’ che nelle tue sante mani noi possiamo divenire strumenti docili
e attenti per la purificazione e santificazione del nostro mondo peccatore.
Condividi con noi la preoccupazione che grava sul tuo cuore di Madre,
e la tua viva speranza che nessun uomo vada perduto.

Possa, o Madre di Dio, tenerezza dello Spirito Santo,
la creazione intera celebrare con te la lode della misericordia e dell’amore infinito.

Don Francesco Catrame    

©Corriere di San Nicola