"UN NUOVO SENTIERO DI SPERANZA"

Considerazioni euforiche di Marro sul congresso “sannicolese” dei Neoborbonici: “Il Sud è vivo, viva il Sud!”


«Tre anni fa, ad Acerra, ci fu un incontro di molte, forse quasi tutte, entità, siano esse politiche o di o di matrice culturali, che si occupano del Sud italiano o, meglio, dello stato che fu Due Sicilie. Come sempre, non ne venne fuori niente, tranne ulteriori frizioni, arrabbiature e litigi anche violenti. Cosa ci potevamo aspettare a Caserta, in occasione del congresso indetto da noi Neoborbonici allargato a tutti quelli che hanno a cuore il nostro Sud? In molti, anche da parte dei nostri vertici nazionali (non solo celatamente ma anche con dei comunicati fatti girare telepaticamente), avevano assunto una posizione se non scettica addirittura ostativa. Forse, visti i precedenti e gli atteggiamenti degli ultimi incontri, lo scetticismo e la sensazione di insofferenza da parte dei tanti (addirittura qualcuno ha puntualizzato l'inutilità dell'incontro che ci accingevamo a fare) non era un comportamento aventiniano, ma una triste consapevolezza .
Ad Acerra noi neoborbonici assumemmo un atteggiamento defilato, di attesa e di ascolto. A Caserta siamo stati gli artefici “principe” dell'incontro. Uno dei tanti risultati ottenuti è stato la certezza che in tanti si aspettavano questa mossa, questa azione. Chi mangia il pane delle nostre "cose" conosce di sicuro Aniello De Lucia, personaggio sempre, diciamo così, poco "gentile" verso i neoborbonici, pronto alla polemica, a volte insipidamente  gratuita. Eppure De Lucia è stato una rivelazione inaspettata ed inattesa con il suo intervento pro-neoborbonico; un invito, il suo, a serrare le fila e collaborare per il progetto a Sud, quello che ci vede sempre in prima linea e pronti all'azione. L'invito a mettere da parte protagonismo ed egocentrismo è stato il motivo dominante dell'incontro dell’8 ottobre, anche da chi, come Antonio Tagliamone, che,  per quel che concerne “eccesso” di se stesso, in quel famoso incontro acerrano né diede una bella mostra. L'avevamo promesso che ci saremmo mossi a tempo debito; abbiamo mantenuto l'impegno, il Sud ha risposto, il Sud quello non solamente neoborbonico. Il Sud del maestro Zitara era lì con noi, con la sua forza e la sua ruvidezza: Zitara è Zitara, prendere o lasciare, noi abbiamo "preso", Lui mi ha confidato che lascia per la prima volta Napoli con la speranza nel cuore, la certezza che finalmente si fa sul serio, perché De Crescenzo è uno dei suoi più qualificati interlocutori, perché i neoborbonici sono reali e concreti, come lo è lui e le sue idee. Buon banco di confronto anche con i pugliesi di Laricchia, rimandato con il Dicè .
E i neoborbonici? C'erano quasi tutte le delegazioni sparse per lo stivale italico, da Paola a Gioiosa Ionica, da Modena ad Ascoli Piceno, da Scanno a Milano, da Caserta e provincia a Napoli, da Roma ad Avellino, da Latina a Nola, Acerra, Foria di Centola, Andria, Foggia, Lauria, Messina. Un grazie alla nuova leva dirigenziale neoborbonica, ai Degl'Innocenti, Bellotti, Avano, Costagliola, Foschi, Costantino, Boccia, Sciammarella, Zavaglia, Salomone, Longo. A tutti grazie per la loro concretezza e la loro forte voglia di dare un contributo al Sud . Grazie a De Gennaro, fautore dell'evento in mia collaborazione, grazie all'editore Vozza, ai casertani Giaquinto e al papà del nostro grande capitano Simonetta. Ed i nostri giovani neoborbonici napoletani Marco, Stefano, Luca, Davide, Francesco, addetti al servizio d'ordine, perfetti, eccezionali, che orgoglio per noialtri, giovani che hanno sposato la causa neoborbonica per amore del nostro territorio e la nostra storia. Un pensiero a chi ha dato una forte mano alla riuscita consentitemelo di rivolgerlo all’amico fraterno Giovanni Galatola, della sezione neoborbonici di Roma, promotore della distribuzione dei cartellini e della logistica in genere .
L'evento è andato meglio delle più rosee previsioni, si è discusso finalmente per costruire, per cooperare e darsi una mano, un nuovo grande sentiero di speranza per il Sud. Tra le cose più belle cose della giornata, le signore dei neoborbonici, che ci hanno sopportato con amorevole accondiscendenza e comprensione: Antonia Zitara, le signore Calvano, Ciuffreda, Romano, Longo e le tante altre presenti.  E’ grazie anche alla loro benevolenza che il nostro Sud è ancora vivo e forte. Peccato che gli scritti non possono essere accompagnati dalla musica...Volevo chiudere queste libere considerazioni come è successo in sala, quando la figlia di Alessandro Romano ha chiuso l'evento suonando il nostro inno nazionale, con la gentilezza che un flauto dà alle note della musica di Paisiello. Posso solo invitarvi ad immaginarlo. Forza e onore!».

Fiore Marro