A POCHI METRI DALL’ECOMOSTRO...


La disperazione di un lettore che abita nei pressi dello Uttaro. Angoscia e paura per l’avvenire della sua famiglia. Ma non tutto è perduto... il rimedio fortunatamente c'è...



«Salve, abito a poco più di un km. dall'ubicazione dell'ecomostro...
Ho davvero paura per la salute dei miei figli, in tenera età, mentre con grande sdegno e disprezzo rilevo la staticità del sindaco e di tutta la sua sorda giunta. Eppure io sono stato uno di quelli che ha votato per questo sindaco che, adesso, sarei il primo a crocifiggere per la totale superficialità, anzi strafottenza, nei riguardi della salute dei suoi "cari concittadini", come egli spesso scrive...
Ritengo che quanto fatto fin qui per ostacolare l'apertura della discarica sia poca roba. Ad una dichiarazione di guerra si risponde con la forza, la compattezza di tutta la popolazione che, a quanto pare, sembra essere disinteressata.
Sono davvero sconfortato... eppure avevo scelto San Nicola per la sua tranquillità, per le piccole dimensioni che, a mio avviso, sono sinonimo di efficenza.....
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Egregio signor Barresi,
gli “ecomostri” a San Nicola ci sono stati anche quando la città era un po’ più “tranquilla”. Alcuni di essi addirittura erano gestiti da personaggi politici che ora  -con enorme sfacciataggine- ne contestano la ulteriore proliferazione. Poi è arrivato anche il cemento, colate a non finire che hanno seppellito campagne, papaveri e giardini di una città che non esiste più. Qui, a San Nicola, esistono ormai soltanto enormi alberghi zippati, noti col nome di condomini, dove gli ospiti vengono, mangiano, lavorano (nelle fabbriche di altri comuni viciniori), dormono, respirano l’aria più puzzolente ed infausta del mondo e si ammalano di tumore... Tutto questo per cinque giorni alla settimana per poi, il sabato e la domenica o nei “ponti”, evadere e andarsi a divertire un po’ nelle città di origine (Napoli e provincia, soprattutto) o, per i più fortunati, nelle seconde case di collina o di mare.
I giovani qui non trovano nulla: non un cinema, non un teatro, non un centro aggregativo degno di questo nome, non un evento culturale degno di questo nome, non un’attrattiva qualsiasi per svagarsi, socializzare e sentirsi “sannicolesi”...
Non c’è assolutamente niente che possa “costringere” questi giovani a vivere in una città morta come San Nicola la Strada. Tutto quello che c’è o che non c’è (dipende dai punti di vista) li spinge inesorabilmente a scappare continuamente altrove.
I meno giovani? Mah!, meno di niente, forse! Neanche un paio di scarpe si può comprare a San Nicola; bisogna mettersi in macchina ed andare a Caserta o a Santa Maria per trovare un negozio degno di questo nome. Tutto si è favorito, qui, tranne che il commercio, l’industria e i servizi che servirebbero per accogliere le migliaia di “immigrati” che, come Lei, carissimo e sfortunatissimo lettore, hanno scelto, incautamente ma certamente in buona fede, di abitare tra bunker di cemento armato ricavati in nauseabondi opifici di pestilenze. Solo case su case, catrame e cemento, immondizia e connessi affari in un mondo del genere.
Mi scusi, signor Barresi, ma come diavolo Le è venuto in mente di venire qui? Chi diavolo glielo ha suggerito?
Chi Le parla è uno degli ultimi pochi sannicolesi “doc” rimasti. Uno che qui è nato e qui ha sempre vissuto subendo tutte le allucinanti trasformazioni e le inaudite violenze ambientali che gli hanno trafitto il cuore per oltre un terzo di secolo e che sono ancora ben lungi dall’esaurirsi.
Signor Barresi, carissimo signor Barresi, ma si è mai chiesto che cosa dirà ai Suoi amici che la verranno a trovare a casa? Aprirà (per pochi minuti, mi raccomando) le finestre del balcone, si affaccerà sul panorama e ...cosa dirà ai Suoi ospiti? “A destra c’è il bollente sole, a sinistra il ...mare, di sopra i gabbiani, di sotto una montagna di rifiuti alta quanto i grattacieli di Manhattan”...: come farà, signor Barresi, a non piangere di fronte a questo immane disastro?
Mi ascolti, La prego! San Nicola la Strada la faccia piangere (e rimpiangere) da chi, come me, ce l’ha, nonostante tutto, nel cuore, nel sangue, nell’anima e nei polmoni, perché qui sono serbati tutti i suoi affetti ed i suoi ricordi.
Ma Lei, per il bene Suo e dei Suoi rampolli (che immagino creature splendide!) ancora in tenera età, mi stia a sentire. Venda tutto e vada via da qui prima che sia troppo tardi. Il peggio deve ancora accadere. Si salvi, se può, anzi glielo auguro di vero cuore. Un giorno mi ringrazierà di averLe dato questo consiglio.
Grazie per averci scritto.
Con stima,
Nicola Ciaramella