La “ri”scoperta della "Tana di Mazzamauriello"



A vent’anni dalla clamorosa scoperta di Renato Ciaramella e Pasquale Fronzino le ruspe di Via Grotta finalmente portano alla luce, per ...puro caso, i resti di quella “villula” romana del primo secolo avanti Cristo, di cuiè parte integrante la cosiddetta “Tana di Mazzamauriello”.
Dopo i continui e strenui appelli lanciati da Nicola Ciaramella attraverso tutte le sue pubblicazioni, il reperto, grazie all’interessamento del sindaco Pascariello e dell’assessore ai lavori pubblici, sarà valorizzato mediante un progetto già predisposto dal Comune.
Giusto adesso, come conferma Zampella (e non potrebbe essere altrimenti, considerata la vastissima documentazione esistente al riguardo!), riconoscere “ufficialmente” ai due “esploratori” sannicolesi il merito di avere per primi annunciato l’esistenza di un’opera che occuperà certamente un posto di privilegio nel patrimonio storico-culturale di San Nicola la Strada.


Nel corso dei lavori di completamento della nuova fiera-mercato in Via Grotta “sono venuti alla luce” -così è scritto in un recente comunicato stampa dell’amministrazione comunale- “alcuni resti di una villa romana di epoca imperiale. Le strutture di cui si tratta sono più propriamente i resti di due cisterne per l’acqua collegate fra loro, una delle quali priva della volta di copertura”.
Il sindaco Pascariello e l’assessore ai lavori pubblici Zampella, che avevano sin dal primo momento informato dell’evento la Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Caserta, hanno richiesto ed ottenuto sia la dichiarazione di interesse archeologico dell’area che l’approvazione di un progetto ad hoc  finalizzato al completamento degli scavi e alla valorizzazione della importantissima opera.



I resti finora portati alla luce di uno dei due corpi della cisterna romana del I sec. a. C. che ha conservato la volta di copertura

 

Notizia clamorosa, non c’è dubbio, per gli amanti della storia e certamente per tutti i sannicolesi che hanno a cuore la cultura e le origini della propria città.
C’è, però, un ...piccolo particolare che rende la ...bella scoperta ancora più clamorosa: essa giunge, in effetti, con un ritardo di almeno vent’anni rispetto a quanto già abbondantemente si sapeva e a quanto più che abbondantemente era già stato dettagliatamente documentato!
Le origini romane di San Nicola, insomma, non è che le si scoprono adesso, e per giunta casualmente, ma erano già state frutto di una precisa relazione eseguita due decenni fa da due studiosi sannicolesi, la cui conferma sta avvenendo minuto dopo minuto sotto gli occhi esterrefatti degli esperti.

 

Andiamo con ordine.

 

Febbraio 1988. Due incorreggibili “curiosi” si avventurano negli angoli più nascosti e sepolti della amata città natìa di San Nicola la Strada.
Renato Ciaramella, cultore di architettura e di storia dell’arte con il pallino della fotografia, e Pasquale Fronzino, archeologo per diletto e storico per vocazione, hanno una missione da compiere: scovare quegli ultimi brandelli di antichità che ancora ci sono nei vicoli, nelle stradine di campagna, all'ingresso di un portone, in un giardino, ad un incrocio, prima che vengano inghiottiti dalle enormi fauci di quel mostro irriverente chiamato progresso.





Renato Ciaramella oggi e Pasquale Fronzino come fotografato nel cast di TopGuida nel '90. Funzionario di una nota azienda nazionale il primo, militare con grado di ufficiale il secondo, hanno entrambi sempre conservato intatta la enorme passione per la storia dell'arte (ed in particolare per quella riguardante la loro città natìa), pubblicando a più riprese sui giornali Il Ponte e Corriere di San Nicola diretti da Nicola Ciaramella originali ed esclusivi studi sugli "Angoli sannicolesi" di rilevanza storico-architettonica e sulle bellissime "Edicole votive" esistenti nei più svariati luoghi della città. Nel numero 11 del gennaio 1989 de Il Ponte (Tracce di centuriazioni a S.Nicola la Strada) Fronzino parla con dovizia di particolari del decumanus individuato
nell'asse Via Cairoli-Via Grotta.

Fu proprio durante una di quelle frequenti escursioni che i due decisero, spinti dal fascino del mistero, di incunearsi dentro una piccola buca ai bordi scoscesi di una viuzza campestre (denominata “’ncoppe a rotta”, oggi Via Grotta), ostruita da erba selvatica ed escrementi di animali per esplorarla fino in fondo, in lungo ed in largo. E fu così che, in un freddo mattino di mezzo inverno, grazie all’ “incoscienza” (tipica degli appassionati) di questi due giovani ricercatori, la “Tana di Mazzamauriello”, quell' atavico "buco" della fantasia popolare, potè per la prima volta essere studiata da vicino, toccata con mano, denudata e ricondotta alle sue incantevoli origini.






Le prime foto scattate alla Tana di Mazzamauriello da Renato Ciaramella nel febbraio del 1988 




L'articolo del periodico Il Ponte che nel febbraio 1988 annunciò nei minimi dettagli la grandiosa scoperta ...oggi portata alla luce 

 


Ecco come il periodico “Il Ponte” di Nicola Ciaramella, altro pilastro della “leggenda” sannicolese, nel numero 3/anno II /Febbraio 1988 descrisseil “tesoro” emerso da quella incredibile (e pericolosa) passeggiata a carponi sotto un tunnel di pietra viva e umida a poco meno di duecento metri a sud-ovest del cimitero di San Nicola:
«Due strutture di tufo e malta distanti l'una dall'altra circa venti metri si presentano parzialmente inter­rate dallo sbalzo di terra costi­tuente la via stessa che in 2000 anni ha modificato non poco la configurazione originaria. La prima, della lunghezza di circa 5,20 m., è ciò che resta del muro perimetrale di una vasca a pianta poligonale. L'elemento che la caratterizza é il doppio pavimento in pressococcio an­cora visibile, in sezione, sul lato sud del muro rimasto. La seconda, lunga nove metri, affiora dal terreno, come la prima, per un'altezza di circa 1,20 m. Si tratta di una cister­na a due corpi comunicanti (uno ormai distrutto) con coper­tura a volta di botte. L'interno presenta, ancora in buono stato, una parte del rivestimento in opus signinum, malta speciale costruita con rottami di tegola ed anfore uniti con calce grassa e con mazzuoli di legno.

Sicuramente il complesso vasca-cisterna faceva parte di una costruzione rustica romana della fine del I° sec. a.C. L'insediamento, di cui una prova concreta la troviamo anche nei numerosi resti di ceramica mista (depurata e grossolana) di età romana sparsi e sminuzzati sul terreno circostante e dal ri­cordo di alcune tombe in tufo, sempre lì vicino, trafugate dai soliti vandali, rientra nella logica del fenomeno "centuriatus". Pro­prio in questo periodo la zona subisce la spartizione dei terreni in favore dei veterani romani di Silla prima e poi nel 59 a.C. ad opera di Giulio Cesare che trasferisce una colonia nella vicina Calatia».

 

Renato Ciaramella e Pasquale Fronzino ritornarono più volte in quella stradina dirupata ed in quella grotta baciata dalla storia per sancirne, con una dovizia di particolari caratteristica di una attenta analisi e di una perfetta conoscenza della storia dell’arte, la definitiva appartenenza geografica all’antico “decumanus” romano che intersecava, nei secoli addietro, la Via Appia, la  “regina delle strade”, poco lontano dalla porta “capuana” della città.

 

Ma poi il compito più “difficile” passò ad un altro grande “innamorato” della sua città, quel Nicola Ciaramella giornalista “di San Nicola per San Nicola” che a più riprese, per due lunghi decenni, ha affidato alla sua instancabile penna l’altra “missione”, quella che fino a poche settimane fa si era rivelata “impossibile”: sensibilizzare i governanti e la pubblica opinione affinché si capisse che quella grotta andava difesa dall’avanzare della modernità, scavata, ripulita, portata alla luce quale “piccola” ma inestimabile traccia di un patrimonio storico-artistico-culturale che non andasse irrimediabilmente perduta, bensì salvaguardata e valorizzata con volontà, impegno e fierezza da parte della pubblica amministrazione.




Il giornalista Nicola Ciaramella, una instancabile penna da sempre al servizio del patrimonio umano e culturale di San Nicola la Strada. Con lui, nella foto, il primo numero de Il Ponte, il suo primo articolo dall'emblematico titolo "Svegliamoci", il primo numero del Corriere di San Nicola e la copertina di TipGuida.

Da questo momento non si contano le volte che egli, attraverso tutte le sue pubblicazioni (spesso usate come fonti sia dall’ente pubblico che da altri storici locali come Nigro, Maiorano e Callipo), ha parlato della “Tana di Mazzamauriello” con la preoccupazione di chi la vede svanire, ma non senza l’ansia pressante di attendersi, prima o poi, un intervento pubblico a tutela di un reperto architettonico di eccezionale importanza non solo per la città di San Nicola la Strada.

Maggio 1990. Frutto del genio creativo di Nicola Ciaramella, esce la prima Guida generale di San Nicola la Strada, una sorta di enciclopedia riportante tutto, proprio tutto, della nostra città, dalle sue origini alle sue strutture, dai servizi ai trasporti, dalla storia delle amministrazioni allo sport, dagli appuntamenti culturali alle associazioni, dalle statistiche demografiche ai luoghi di culto e di aggregazione, addirittura con la prima cartina stradale (divisa per sezioni) mai realizzata sino ad allora: una pietra miliare della storia sannicolese, una testimonianza inestimabile del patrimonio culturale di San Nicola la Strada, del cui pregio si accorse sin dal primo momento, durante il suo primo breve mandato di sindaco, Angelo Pascariello, prossimo a salire sul trono della Provincia, che non esitò a sostenerla sia a nome dell’amministrazione che personalmente. Sua, scritta di proprio pugno, la bellissima prefazione che sottolineava il grande significato di uno “strumento di conoscenza utile ad incrementare il grado di consapevolezza delle realtà locali spesso offuscate dall’immagine deteriore di un paese angustiato dai suoi mille problemi”.



La copertina di Top Guida TuttoSannicola e le pagine della sezione "Itinerario storico-turistico" riportanti i dettagli della eccezionale scoperta di Fronzino/Ciaramella

 


Top Guida Tuttosannicola così celebrava, nella sezione dedicata ad un “itinerario storico-turistico”, l’esistenza “’ncopp ‘a rotta” dei resti di una “villula romana”: «Prima che il suo prolungamento di Via Bronzetti prenda il nome di Via Domenico Gentile, il visitatore si immette in Via Grotta (‘ncoppe 'a rotta), una stradina di campagna (antico decumano romano) dove, addossati alla strada, sono ancora visibili, fra filari di vigneti, pioppi e piante di noci, memoria dell' antica coltivazione introdotta dagli Etruschi, i resti di una probabile Villula romana databile fine I° sec. a.C. I resti presentano due strutture in tufo e malta distanti tra di loro circa venti metri. La loro architettura lascia decisamente pensare ad un complesso vasca-cisterna. Della prima resta solo un muro perimetrale di circa m. 5,20 caratterizzato dalla sezione ancora visibile di un doppio pavimento in pressococcio. Della seconda si nota, nei suoi 9 metri, solo uno dei due corpi comunicanti con copertura a volta a botte. Per la conservazione dell' acqua il suo interno era stato impermeabilizzato con il rivestimento (ancora visibile) in opus signinum, una malta speciale formata da rottami di creta uniti a calce grassa. Trovandosi in parte interrata dalla breve scarpata realizzata dalla via rialzata rispetto al piano del terreno, assume la forma di una piccola grotta (da qui il nome della strada), chiamata dai contadini a tana 'e Mazzamauriello».



Il cast dei collaboratori di TopGuida. Si riconoscono, tra gli altri, oltre all'ideatore Nicola Ciaramella, Gennaro Sacco, Filippo Buono, Biagio Sparano, Angelo Callipo, Renato Ciaramella (sua, e "fatta a mano", la prima cartina stradale di San Nicola la Strada divisa per sezioni topografiche), Felice D'Andrea, Umberto Fasulo, Pasquale Fronzino, Nicola Mastroianni, Luigi Russo e Tina Serino: nomi di grandi appassionati per una grande opera distribuita gratuitamente a cinquemila famiglie sannicolesi.



La bellissima prefazione a TopGuida scritta da Angelo Pascariello, sindaco dall'88 al '90. A destra, il nutrito elenco delle sezioni in cui è divisa l'opera.



Alcuni stralci di articoli pubblicati sul periodico Il Ponte riportanti la favolosa cerimonia di presentazione di Top Guida svoltasi il 7 aprile 1990 nella Sala Borbone del leggendario Reggia Palace Hotel, ripresa da Tv3 e Canale5 alla presenza di un pubblico di circa mille ospiti, composto da cittadini comuni, amministrazione comunale al completo e uomini della cultura e dello spettacolo. In avvio del programma fu proiettato il primo documentario sui luoghi della città realizzato nella storia di San Nicola la la Strada, per il quale Nicola Ciaramella si cimentò con successo anche nella veste inedita di regista.







7 aprile 1990, alcune foto della cerimonia di presentazione di Top Guida, il libro che praticamente ufficializzò nella sezione "Itinerario storico-turistico", grazie alla scoperta di Renato Ciaramella e Pasquale Fronzino, i resti di quella villula romana che oggi stanno ritornando alla luce.

Si notano, oltre al folto pubblico immerso nella consultazione della guida, gli interventi di Nicola Ciaramella e del primo cittadino Angelo Pascariello (quest'ultimo sostenitore convinto di un'opera alla quale collaborò personalmente con enorme spontaneo entusiasmo), nonché le presenze all'evento del giornalista Luigi Russo, degli storici Francesco Nigro e Angelo Callipo, del giornalista-scrittore Antonio Maiorano, dei redattori de Il Ponte Mose Tomasetta-Filippo Buono-Gennaro Sacco-Tina Serino, dell'allora delegato alla Cultura dell'amministrazione comunale Carletto D'Andrea, di Don Oreste Farina, di Nicola Ciaramella e dei presentatori della serata (momentaneamente a riposo per ascoltare gli interventi di alcuni ospiti) Patrizia Mastracchio e Massimo Di Mauro. Uno dei più begli incontri culturali mai organizzati a San Nicola.

Mazzamauriello! Ma chi era costui?
II folletto Mazzamauriello, nato da una credenza popolare, diffusa come patrimonio folkloristico in molti paesi della Campania (ricordiamo S.Agata dei Goti, S.Angeto d'Alife, Benevento, Paternopoli, che gli ha addirittura dedicato un premio teatrale), perpetra, nella sua leggenda, l'aspetto più mitico di quella vasta fenomenologia che ha visto l'uomo, nel corso dei secoli, portato a divinizzare o a sublimare in un concetto surreale le cose e i fatti che rivestivano, rispetto al proprio orizzonte di conoscenza, un significato occulto. Il lampo diventa Dio, i dolmen (tombe megalitiche ritrovate in Sardegna) diventano le “case dei giganti”, le tombe a grotticelle, sempre in Sardegna, diventano le “case delle fate”, come “cammarella della fata” è un serbatoio per l’acqua ritrovato a Bellona... La cisterna, a San Nicola, diventa la grotta di Mazzamauriello, il folletto che secondo la leggenda e i superstiziosi andava in sogno a chi gli era simpatico dicendogli dove erano nascosti i tesori e che, all’occorrenza, veniva “usato” dalle mamme sannicolesi di inizi-metà Novecento quale orco cattivo per ammonire e “mettere paura” ai figlioletti capricciosetti allo scopo di tenerli buoni.

 

 



Lo stralcio della rubrica "Angoli sannicolesi" pubblicata nel Corriere di San Nicola anno II / numero storico 8 / aprile 1998 in cui l'autore Renato Ciaramella lancia il suo grido d'allarme per salvare la Tana di Mazzamauriello dall'avanzante urbanizzazione.

“Giù le mani da Mazzamauriello!” tuonava nell’aprile del 1998 Renato Ciaramella nella sua rubrica “Angoli Sannicolesi” pubblicata sul Corriere di San Nicola:
«Via Grotta, originariamente una vecchia stradina di campagna, è attualmente destinata a funzionare, suo malgrado, da asse viario strategico, perché taglia il paese consentendo di evitare, per chi proviene da Via Appia (scendendo da Maddaloni), il traffico del centro, punto nevralgico della viabilità. Il piano di lottizzazione della zona prevede l’ampliamento del secondo tratto di questa strada tale da servire con maggiore sfogo gli sbocchi delle nuove costruzioni che stanno nascendo come funghi. Nulla in contrario all’espansione, ma è anche giusto ricordare l’importanza storica della Via Grotta poiché essa conserva resti e tracce di elementi costruttivi che potrebbero risalire alle origini romane del nostro comune. Sono tuttora visibili, infatti, resti in tufo (sottostanti la strada) di strutture che per la loro tipologia potrebbero far pensare ad un muro perimetrale di un’antica vasca nella cui sezione, osservando dalla scarpata, si vedono strati di coccio e ciottoli (pavimentazione). Nel punto in cui la stradina si innalza, seminterrata e nascosta da erbacce, si scorge una piccola apertura ad arco, quasi una grotta (da qui il nome della strada) il cui interno, lungo circa dieci metri, è costituito da una stretta volta a botte coperta di malta composita (ciottolame di creta unito a calce grassa) che serviva da impermeabilizzazione, per cui si presuppone che questo corpo fosse un’antica cisterna per la conservazione dell’acqua. La grotta è ben conosciuta dai sannicolesi col nome di “Tana di Mazzamauriello”, folletto creato dalla fantasia e dalla credenza popolare. Perché, dunque, cancellare questo pezzo di storia? Non sarebbe opportuno e doveroso studiare, adottare nuove soluzioni o percorsi alternativi tali da non lasciare scontento nessuno?».

 

 







Alcuni click della Tana di Mazzamauriello scattati nel 1997 da Renato Ciaramella con la mitica reflex Canon AE-1 Program dopo che lo stesso "esploratore" ebbe personalmente a ripulire dalle erbacce l'angusto ingresso.

Sempre nell’aprile del 1998, un alunno della Scuola Media De Filippo scrive una lettera al responsabile del Corriere di San Nicola, che non esita a pubblicarla:
«Signor direttore, siccome la nostra insegnante di storia professoressa Ferrante ci ha parlato delle leggende e superstizioni che esistevano anticamente nel nostro comune, noi ci siamo documentati ascoltando i nostri genitori e nonni. Così è venuto fuori che la leggenda più conosciuta è quella del folletto chiamato Mazzamauriello, il quale andava in sogno a chi gli era simpatico e gli diceva dove erano nascosti i tesori. Poiché l’insegnante ha notato il nostro interesse, ha voluto farci conoscere la grotta... e per l’occasione anche un altro rudere chiamato “ospedaletto” (La Sapienza –ndr)...Sembra però che questi luoghi siano destinati a scomparire per sempre, perché si deve creare spazio per nuove strade e nuovi palazzi. Le chiedo: è vero quello che ci hanno detto? Se si, le sembra giusto? Non è possibile salvare queste testimonianze dei tempi antichi?».

 

 

«Non credo che i nostri amministratori siano così insensibili da distruggere un pezzo di storia sannicolese», rispondeva con una vena di ottimismo Ciaramella allo sconfortato alunno. Poi, con la solita intelligente ironia, «Speriamo solo che qualcuno di loro, da bambino, non abbia mai avuto veramente paura del folletto Mazzamauriello da sentire ora il bisogno di liberarsene...».
Grande messaggio, non c’è dubbio, e da lì l’inizio di una nuova, ennesima, campagna pro-Mazzamauriello per far sì che vedesse la luce un’opera di strabiliante interesse archeologico.
Purtroppo, come in effetti era già avvenuto tra il ’93 ed il ’97 con lo “storico” Nigro (è questo ha veramente dell’incredibile), neanche Tiscione, nel quinquennio successivo, ebbe a raccogliere il ripetuto invito. Nessun segnale positivo, insomma, dai due sindaci che si avvicendarono nel periodo in cui la “questione Mazzamauriello” divenne praticamente una ...battaglia, impiantata e strenuamente combattuta dal Corriere di San Nicola. Nessun segnale. Nessun interesse neanche a mettere un po’ di filo spinato per sottrarre a possibili vandali e risparmiare agli scossoni delle automobili un inestimabile pezzo da museo. Tutto questo fino a poco tempo fa.



Come si presentava Via Grotta nel settembre del 2001. La Tana di Mazzamauriello è in fondo alla strada, sul lato destro all'altezza dell'ultimo albero visibile.

 

E qui cominciano i meriti di Angelo Pascariello. Ritornato, nel 2001, dopo oltre un decennio al timone dell’amministrazione comunale, il principale supporter di TopGuida non ha dimenticato quella villula romana di fine primo secolo avanti Cristo, scoperta da Renato Ciaramella e Pasquale Fronzino, difesa e celebrata per un ventennio dalla impavida penna di Nicola Ciaramella.



Il sindaco Angelo Pascariello, l'assessore Giovanni Battista Zampella e il direttore dei lavori della fieramercato Renato Di Bello

Uno dei suoi atti più importanti in tema di...urbanistica culturale è stata la realizzazione di una “deviazione” stradalecon la quale si pensò di proteggere dall’avanzante edificazione la zona interessata dalla “tana”. Ma forse neanche lui, fino a poche settimane fa, ha avuto a credere molto nei “tesori” nascosti di Via Grotta che i due “esploratori” avevano intuito molti anni prima. La sua fu comunque una testimonianza di grande sensibilità ai valori della storia sannicolese, certamente l’inizio di una fase decisiva per la resuscitazione di un manufatto antico di grande impatto emotivo.
E non fa niente se poi, alla luce dei fatti, la tana di Mazzamauriello sarebbe per sempre rimasta seppellita, non sarebbe mai più stata illuminata dal sole cocente del Trivicillo se, per puro caso, non fosse stata “graziata” dalle ruspe impegnate nella costruzione della nuova fiera-mercato.
Fatto sta che dopo tanti anni agli estenuanti e ripetuti messaggi lanciati dai fratelli Ciaramella e dal Fronzino hanno risposto oggi solo Pascariello e Zampella, pronti a far dichiarare, finalmente, la zona di interesse storico-archeologico e a predisporre gli atti ed i mezzi per portare completamente alla luce un capolavoro che sarebbe stato un delitto lasciare seppellito sotto catrame e cemento. Il primo cittadino e l’assessore ai lavori pubblici hanno avuto il merito di sospendere i lavori e di attivarsi tempestivamente presso la Sovrintendenza ai beni culturali, inviandole a corredo e documentazione certamente anche la copia (conservata nella biblioteca comunale) di TopGuidaTuttosannicola. Da Palazzo Reale ora è anche giunto il consenso al progetto ad hoc già predisposto dall’ufficio tecnico comunale (costo 57mila euro) per lo scavo completo dei reperti e per la valorizzazione dell’area. Interessante l’idea che ci ha rivelato Zampella: realizzare un percorso sotterraneo, un affascinante “itinerario” artistico che sia da complemento e cornice alla struttura teatrale in corso di realizzazione nella stessa area mercatale. Deciso anche il nome del complesso fieristico: si chiamerà "Le botteghe del centurione" in omaggio al presunto proprietario della villula che pian piano sta ritornando alla luce.

Doveroso, a questo punto, tributare al sindaco Pascariello e all’assessore Zampella i più sinceri apprezzamenti per la sensibilità dimostrata in una occasione in cui c’era da salvaguardare il patrimonio storico della nostra città.

Ad una condizione, però, e pensiamo che sia la cosa più onesta di questo mondo, alla quale Pascariello e Zampella stessi, da persone serie e corrette, certamente non si sottrarranno: riconoscere (e ci mancherebbe pure, considerata la vastissima documentazione esistente al riguardo!) la “paternità” della scoperta non al “caso” o ad eventuali soliti opportunisti che anche in tema di archeologia prosperano e sono pericolosi come la gramigna, bensì ai ...legittimi proprietari del brevetto, Renato Ciaramella e Pasquale Fronzino, evidenziando giustamente nelle occasioni “ufficiali” che seguiranno per la promozione culturale dell’opera portata alla luce il merito di questi due autentici amanti-esperti della storia dell’arte di aver messo a disposizione degli studiosi, su un vero e proprio piatto d’argento, esplorando vent’anni fa la “tana” senza i comodi mezzi di oggi ed in condizioni precarie ed estremamente disagevoli, tutte quelle informazioni sui dettagli, caratteristiche ed origini di un reperto archeologico che insperata ulteriore ricchezza arrecherà al patrimonio storico ed umano della nostra città.

 

Solo così, forse, lo spiritello Mazzamauriello potrà continuare a vivere nella memoria dei sannicolesi (vecchi e nuovi), tutti sperando che un giorno egli possa realmente presentarsi nelle vesti non più di orco cattivo che si mangia in un sol boccone tanti cattivelli che ci sono in giro, bensì in quelle certamente più lungimiranti di bonario dispensatore di giustizia e di prosperità.
 


Lo stato degli scavi agli inizi di giugno 2008













Gli scavi agli inizi di agosto 2008: le due strutture di tufo e malta costituenti una cister­na a due corpi comunicanti facenti parte di una costruzione rustica romana della fine del I° sec. a.C. emergono nella stessa identica e precisa descrizione fatta venti anni prima da Pasquale Fronzino e Renato Ciaramella.  



Clicca sulla freccetta al centro e GUARDA il VIDEO con le interviste all’assessore Zampella e all’Arch. Renato Di Bello.
(riprese di Antonio Masiello)