L'ECONOTISTA


Parte una nuova rubrica curata da Francesco Discanno. Nel primo numero: lo sapevate che San Nicola la Strada ha un reddito superiore a quello  provinciale?




Francesco Discanno ha studiato economia a Venezia, Londra, Helsinky, Losanna e New York, alternando le teorie sulla domanda ed offerta alle melodie estratte dalle magiche corde della sua chitarra. Poliedrico, incisivo, arguto, egli è un intelligente interprete della difficile arte della comunicazione. Che, oltre a virtù di conoscenza e sublime capacità espressiva, si materializza attraverso un sottile, quasi impercettibile fruscìo ...che si chiama passione. Sì, senza di quella Discanno non sarebbe mai potuto diventare un ...econotista.  Anche se nato in Toscana da genitori pugliesi e pur avendo trascorso i suoi anni verdi nelle Marche, Caserta è la sua terra. E dunque si infervora se essa, già martoriata e vilipesa, non viene neanche compresa. Perché, a dirla con il grande musicista folk Woody Guthrie, “Questa terra è la mia terra!”. Il Corriere di San Nicola e Nicola Ciaramella gli porgono, onorati, il benvenuto.




IL GIORNALISTA HA PRESO UN GRANCHIO  

Lo scorso 5 maggio abbiamo letto un piacevole articolo, a firma di Michele Neri, sul rotocalco “D” di Repubblica. Il pezzo si intitola “E’ qui la vasca” e descrive il rito collettivo dello struscio nelle città di provincia. Centri urbani prescelti per l’analisi sociologica: Vicenza, Perugia e Caserta. E’ curioso riconoscere più di un volto familiare nelle foto scattate ai passanti nella centralissima via Mazzini. Peccato però che  il giornalista non riporti correttamente qual è il tenore di vita del nostro capoluogo. Infatti scrive, riferendosi alla posizione di  Caserta nella classifica nazionale redatta ogni anno dal Sole 24 Ore, “infelice 104.mo posto su 107”. Ebbene non è così, è falso. Il quotidiano finanziario redige annualmente una graduatoria delle province italiane basata sul tenore di vita, in particolare sul  reddito, che è poi la variabile indipendente dalla quale dipendono tutti gli altri parametri (affari, servizi, istruzione, tempo libero). In questa classifica la provincia di Caserta è al 104.mo posto. Ma il Sole 24 Ore redige anche un’altra graduatoria, precisamente quella dei capoluoghi di provincia, nel cui ambito Caserta si piazza al 33.mo posto (primo nel Sud)ed il suo reddito imponibile pro capite è più alto   addirittura di quelli rilevati a Venezia, Belluno, Genova. Questa è la verità! Bisogna però riflettere sulla macroscopica sperequazione. Come mai uno dei primi capoluoghi italiani guida una delle ultime province italiane?Di seguito riportiamo un interessante quadro sinottico dei redditi casertani, nel quale si può notare come due Comuni della cintura di conurbazione – San Nicola La Strada e Recale – vivano situazioni economiche completamente differenti. E’ opportuno rimarcare che San Nicola la Strada mostra un reddito superiore a quello  provinciale e pari a quello di una città capoluogo come Benevento. Mentre invece Recale denota un reddito tra i più bassi della penisola.    


Città                                      Reddito imponibile pro capite                        Reddito disponibile pro capite

Caserta                                                  21760                                                                  16937 

San Nicola la Strada                            17520                                                                  13637  

Provincia di Caserta                           15187                                                                  11821 

Recale                                                    13651                                                                  10626

Sarebbe semplicistico e miope attribuire le responsabilità di questa divergenza all’Amministrazione Provinciale, che pure ha il compito istituzionale di promuovere e coordinare lo sviluppodei comuniappartenenti al territorio. In realtà le funzioni e le risorse della Provincia, ente locale intermedio, non sono tali da poter accelerare il tenore di vita nei Comuni, cioè – per dirla con gli economisti – di catalizzare il reddito.Le risorse finanziarie necessarie allo sviluppo, anche quando vengono distribuite  attraverso gli altri enti territoriali  localiquali Regioni e Comuni, hanno in buona parte una reale origine centrale. Ci  riferiamo in particolare  ai  finanziamenti  per l’autoimpiego e l’imprenditoria giovanile, i fondi a vantaggio del non profit, gli input a favore di competitività ed innovazione delle imprese, le misure per la valorizzazione dell’export, gli stanziamenti per il rilancio del turismo e dei poli culturali, i fondi per l’inclusione sociale (apprendistato, occupazione giovanile, ricollocazione lavorativa), gli interventi a favore della formazione professionale.Si tratta di fonti concrete della crescita economica e del correlato progresso sociale le quali, in questa fase critica dell’economia, hanno una valenza maggiore  ed un effetto più rapidorispetto alle grandi opere infrastrutturali. In questo senso va accolto con soddisfazione il nuovo piano di equità nell’agenda del governo Monti, denominato Piano di Azione e Coesione per il Mezzogiorno, in forza del quale verranno investiti al Sud 2,3 miliardi di euro nel breve periodo. Andrà però attuato un cogente sistema di controllo dei sentieri che dette risorse percorreranno, ad evitare che vi siano perniciosi “svolazzi laterali”. 

Francesco Discanno