IL VALORE DELL’ESPERIENZA


L'ECONOTISTA: terza puntata della rubrica curata da Francesco Discanno




Francesco Discanno ha studiato economia a Venezia, Londra, Helsinky, Losanna e New York, alternando le teorie sulla domanda ed offerta alle melodie estratte dalle magiche corde della sua chitarra. Poliedrico, incisivo, arguto, egli è un intelligente interprete della difficile arte della comunicazione. Che, oltre a virtù di conoscenza e sublime capacità espressiva, si materializza attraverso un sottile, quasi impercettibile fruscìo ...che si chiama passione. Sì, senza di quella Discanno non sarebbe mai potuto diventare un ...econotista.  Anche se nato in Toscana da genitori pugliesi e pur avendo trascorso i suoi anni verdi nelle Marche, Caserta è la sua terra. E dunque si infervora se essa, già martoriata e vilipesa, non viene neanche compresa. Perché, a dirla con il grande musicista folk Woody Guthrie, “Questa terra è la mia terra!”. Il Corriere di San Nicola e Nicola Ciaramella gli porgono, onorati, il benvenuto.




IL VALORE DELL’ESPERIENZA  

Una cosa che mi colpì molto fu la celebrazione del ventesimo anniversario del primo personal computer IBM.  Ricordo che fu data una grossa enfasi all’evento, sia in televisione che sui giornali, in America come in Europa. In quell’occasione fu sottolineata la profondità dell’esperienza degli individui coinvolti nella progettazione del PC. Si trattava di ingegneri e tecnici con una solida base teorica e con una notevole esperienza pratica riguardo alle strutture hardware, alle architetture software, al marketing del ramo computer, alla microeconomia del settore elettronica.
Nella mia qualità di signore di mezza età sto cominciando ad apprezzare il valore dell’esperienza più di quanto facessi prima.
L’esperienza è la qualità che fa distinguere la saggezza dalla semplice logica. I saggi delle tribù, i filosofi greci, i senatori romani,  i ministri e i consiglieri di amministrazione sono stati quasi sempre esperti  di una certa età, raramente giovani brillanti con esperienze limitate.
 
Eppure la nostra società va esattamente in direzione opposta, perché tende a valorizzare di più la gioventù e la sua “vision”, cioè l’immaginazione del nuovo, rispetto all’esperienza. 
Secondo un recente sondaggio condotto in Canada,  per gran parte dei giovani il leader ideale è una persona al di sotto dei 40 anni. E per molti giovani la “vision” è un fattore della leadership ben più importante dell’esperienza.
Invece nei corsi MBA, cioè nelle superscuole di amministrazione aziendale, l’esperienza è ritenuta una caratteristica superiore del leader che - miscelata insieme con la personalità, la capacità esecutiva e la vision - rende speciale una donna o un uomo alla guida di un’organizzazione. Per spiegare l’importanza dell’esperienza, in queste scuole si fa ricorso anche alla storiella in cui il giovane impiegato assunto da un anno dice ad un collega “dopotutto il nuovo capo ha venti anni di esperienza, cioè la mia esperienza  moltiplicata per venti”. Ma l’esperienza è multiforme e non è facilmente calcolabile. E soprattutto cresce in modo  esponenziale, non aritmetico. Quanto si apprende nel primo anno di lavoro o di studio si fonde con le esperienze del secondo anno con un effetto sinergico, per cui il risultato è sempre superiore alla semplice somma.
Le esperienze ben assimilate sono cosi profondamente radicate in un individuo che al momento opportuno diventano la base per l’intuizione, un grande dono che viene riconosciuto per esempio ai bravi medici.
Senza nulla togliere alla freschezza ed al pensiero “laterale” dei giovani, cioè alla loro inventiva, dovremmo dare più voce e più spazio agli uomini ed alle donne di una certa età ed esperienza.  Le persone anziane ed esperte sono le più adatte a guidare i giovani, che oggi corrono  verso i loro obiettivi senza poter valutare tutti i risvolti e persino  tutti i rischi delle loro azioni. Non sto parlando dei nonni, ai quali la nostra società deve comunque tanto anche in termini economici. Mi riferisco invece ai - non più giovani ma nient’affatto vecchi - cinquantenni e sessantenni che sono ancora nel pieno delle loro forze intellettuali e dunque devono poter giocare un ruolo fondamentale  nella società. L’esperienza aperta e disponibile agli altri, unitamente alla passione e all’umiltà (perché non si finisce mai di imparare) fanno di una donna o un uomo una persona rispettata che non si dimentica mai. 

(dedicato ad un amico)                

Francesco Discanno


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