La Chiesa S. Maria delle Grazie


Fu proprietà della “Confraternita di San Nicola di Bari” prima di essere acquisita dal Re Ferdinando II per essere annessa all’Ex Real Convitto Borbonico


La piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie era stata proprietà della “Confraternita di San Nicola di Bari” (costituita nel 1719), prima di essere acquisita dal Re Ferdinando II per essere annessa all’Ex Real Convitto Borbonico “S. Maria delle Grazie” (il monumento storico più importante di San Nicola la Strada).
Lo stesso monarca, consideratone lo stato di fatiscenza, la fece ristrutturare nel 1831, aggiungendovi i due campanili (in quello di sinistra, fino ad alcuni anni fa, erano ancora visibili i raggi di una meridiana; in quello di destra, il Comune, negli anni successivi alla sua ricostituzione, ha applicato un orologio meccanico sonoro).
Fu benedetta l’8 settembre 1851 dal Vescovo di Caserta: per immortalare l’evento, furono apposte, ai lati della porta, sulle superfici dei campanili, due lastre di marmo trattate a bugno contenenti le seguenti dediche:

«FERDINANDO II PFX
Hanc Sacram Aedem Novo Tectorio Parietibus Inducto Ceterisque in Meliorea Formam Redactis Orphanotrophio Sub Deipara Cratiarum Matre Addixit Eandemque Hospitio cum Ipso Puellis Mancipato Quarum Parentes Optime de Re Militari Meruerunt in Tutela Mariaetheresiae Reginae Ex Austriaca Imperatorum Procenie Coniugis Florentissimae Esse Voluit
(FERDINANDO II PFX
Questo sacro edificio, dopo aver circoscritto un nuovo spazio con le pareti e dopo aver portato a miglior forma le altre cose, destinò a orfanotrofio sotto la protezione della Madre delle Grazie e volle che questo, insieme allo stesso ospizio, destinato alle fanciulle i cui genitori prestarono eccellentemente il loro servizio militare, fosse sotto la protezione della splendidissima consorte regina Maria Teresa della stirpe di Imperatori Austriaci
);

QUOD BONUM FAUSTUM FELIXQUE SIT
Ferdinando II Adsertori Pacis Coniugi liberis et Genti Eius Totique Utriusque Siciliae Regno Vincentius Rozzolinus Episcopus Casertanus Hanc Aedem Mariae Sanctae Cratias Largienti Sacram Vi Idus Sept A.R.S. MDCCCLI Ipsa Coelorum Reginae Natali Die Solemnibus Caeremonis et Pompa Quanta Maxima Kiero Populoque Plaudente Dedicavit
(CIO’ CHE E’ BUONO E FAUSTO E FELICE A Ferdinando II difensore della pace, alla sua consorte, ai figli, a tutta la sua gente e al Regno delle due Sicilie, Vincenzo Rozzolino Vescovo di Caserta, questo sacro edificio a Santa Maria elargitrice di Grazie l’otto di settembre A.R.S. del 1851 proprio nel giorno della nascita della Regina dei Cieli con Solenni e con Clero in pomposa processione e con il popolo che applaude, dedicò)».

Tra i due campanili suddetti vi è il “TEMPIO” ispirato alle forme dell’architettura classica; infatti su di un alto basamento in tufo si ergono quattro lesene con capitelli dorici e con relativa trabeazione; il tutto sormontato da un timpano triangolare.
L’impianto interno è a navata unica a tre campate scandite da pilastri che reggono una volta a botte, con pennacchi in corrispondenza delle aperture.
Le tre campate sono contraddistinte dalla presenza di lesene con capitelli compositi dipinti in oro che reggono la trabeazione che scorre lungo tutta la navata.
Nella prima campata in alto c’è il coro, un tempo più ampio, riservato alle ragazze orfane ospiti dell’attiguo istituto.
Ai lati dell’ingresso si notano due acquasantiere in marmo a forma di conchiglia (emblema delle opere vanvitelliane).
Nella seconda campata si aprono due cappelle voltate a botte.
In quella di sinistra, al di sopra di un piccolo altare in marmo è collocata una tela, opera del Maldarelli datata 1851, raffigurante S. Teresa d’Avila inginocchiata nella sua cella, intenta a pregare davanti ad un crocefisso; ai piedi della Santa uno scanno con un teschio sopra ad un frustino.
In quella di destra sopra l’altare un’altra tela del Maldarelli, anch’essa datata 1851, il cui soggetto è S. Luigi dei Francesi; ai piedi dell’altare è stata posta da un decennio circa una statua di Gesù morto appartenuta alla cappella gentilizia della baronessa Petitto e donata da quest’ultima all’istituto in seguito all’abbattimento del suo palazzo.
In corrispondenza della terza campata, nelle due cappelle laterali anch’esse voltate a botte, sono stati ricavati due livelli; i risultanti ambienti riservati alle suore sono schermati da griglie in ghisa lavorate.
Una lunga balaustra in marmo delimita la zona presbiteriale nel cui centro è l’altare maggiore in marmi policromi; su quest’ultimo una tela sempre del Maldarelli racchiusa tra due lesene sorreggenti un timpano.
Essa raffigura una Madonna delle Grazie che regge il Bambino Gesù. Nel lato inferiore sinistro un angioletto che regge un giglio e, quasi in penombra alle spalle della Madonna, un gruppo di angioletti.
Giova notare che questa tela è diversa dalla Madonna delle Grazie che si trova in S. Maria degli Angeli sopra l’altare del Gesù morto.

Renato Ciaramella