Il messaggio di fine anno di Don Franco Catrame

Stasera, martedi 31 dicembre, alle ore 18, Messa di Ringraziamento in Santa Maria degli Angeli.

Oggi un altro anno finisce. Si ha un bel dire che è un giorno come un altro, che tutti gli anni finiscono ed il tempo passa, ma non c'è dubbio, che un giorno come questo è pur sempre un giorno che nel nostro cuore ha una risonanza speciale.
Come se fossimo toccati per un momento da qualche cosa di più profondo e di più segreto, di più eterno e di più misterioso; di quel genere di cose alle quali non pensiamo tutti i giorni, ma che ogni tanto si affacciano e ci pongono davanti a problemi che ci paiono più grandi di noi.

In un giorno come oggi, si pensa al passato, si pensa al tempo che scorre -“panta rei”, direbbe il filosofo Eraclito- e non torna, ma ancor più, si pensa al futuro.

Ebbene, nella prospettiva di Gesù che cammina dinanzi noi già risorto, noi credenti dobbiamo avere un pensiero sul futuro, ma un pensiero diverso da quello che tutti fanno, un pensiero nuovo, radicato nella fede che noi abbiamo.

Io credo che tutti, in qualche maniera, pensino al futuro secondo una certa prospettiva. Potremmo dire che una parte degli uomini pensa al futuro semplicemente come un'incognita, qualche cosa che non si conosce. Un'altra parte pensa al futuro quasi come ad una minaccia, a qualche cosa da cui possono venire molti mali e che può distruggere un certo bene che si possiede nel presente. Un'altra parte può pensare al futuro come ad una speranza, una vaga speranza non meglio definita, sufficiente forse a consolare il cuore e, nel medesimo tempo inafferrabile, imponderabile, che forse non si realizzerà mai. C'è qualche cosa di vero in tutti questi pensieri sul futuro, ma certamente, il futuro di un cristiano non si esaurisce qui. È vero che anche per noi, il futuro è un’ incognita, possiamo prevedere pochissime cose ed anche queste con un basso grado di certezza. Non sapremo se e quanto vivremo, non sapremo che cosa i fatti e gli eventi porteranno... Eppure, non possiamo essere gente che guarda al futuro come se fosse solo un mistero, solo un segreto.

Allo stesso modo, non possiamo escludere che il futuro possa celare qualche minaccia, o almeno possa nascondere in sé dei rischi, dei pericoli, dei cambiamenti sfavorevoli della vita: non saremmo realisti se non ammettessimo questo.

Tuttavia, non si può accettare che il cristiano viva la sua esistenza sotto l'impulso della paura del suo futuro, ancor più se attaccato con egoismo al suo presente, se teme soltanto che il futuro gli rubi qualcuno dei suoi idoli. Neanche la vaga speranza si adatta ad un cristiano. Certo, sperare è la cosa più bella della vita, ma non a quella vaga speranza che non si appoggia a nulla, se non ad un desiderio dello spirito, ad un'ipotesi o ad un'idea. Per noi cristiani, il futuro è qualche cosa di molto più costruttivo: il futuro è un bene che si può veramente fare. Non ci convinceremo mai abbastanza che il futuro, pur essendo incognita, minaccia e speranza umana, dà a tutti la possibilità di viverlo da protagonisti, poiché, se si vuole, ognuno di noi ha la possibilità di fare del bene divenendo così, artefici del proprio futuro. Perché il bene è concreto, il bene si può pensare, programmare, realizzare.

Con l'aiuto di Dio nessuno ce lo può impedire, di molte cose dunque, noi non siamo certi, ma del bene che vorremmo fare possiamo essere del tutto certi.

Progettare il bene è il grande lavoro dei cristiani. Fare il bene che non c'è ancora, quello che non abbiamo fatto, ma che possiamo ancora fare.

Alla fine di un anno, non sono il pianto, la nostalgia, la tristezza, i sentimenti fondamentali, ma la profondissima confidenza che il futuro esiste ancora e che tutto il bene non ancora compiuto, potrà essere fatto.

È questa la certezza che illumina i credenti in Gesù Signore. Allora, è giusto dire che noi cristiani non pensiamo solo al futuro, ma pensiamo il futuro che vorremmo realizzare, per noi e per gli altri: un futuro di bene, di verità, di pace, di giustizia, di amore, non a livello di grandi parole, ma a livello di piccoli gesti, di cose concrete, fatte una per una, che lasciano dietro a sé, traccia di quel bene nuovo che prima non c'era ed ha incominciato ad esserci perché i cristiani l'hanno fatto.

Questa è una magnifica prospettiva di vita ed è la prospettiva di Dio creatore, che non cessa mai di creare il bene ed affida oggi il bene che vuole creare, al lavoro dei suoi figli, in primo luogo a noi che lo chiamiamo Padre.

Il 31 dicembre, dunque, non deve essere un rimpianto, ma ringraziamento per il bene ricevuto e per tutto ciò che Dio ci ha dato e progetto che prende lo slancio da questo ringraziamento, per tutto il bene che vorremmo fare ancora. Diciamoci chiaramente che ne vorremmo fare molto di più, che vorremmo raggiungere misure di Dio, nel bene che faremo. È questo lo sguardo profondamente chiaro, lieto dell'ottimismo di Gesù e carico di speranza che possediamo nei nostri occhi, per quello che dobbiamo fare, per noi e per molti altri. Guardiamo al futuro così, sorridiamo a Dio che ci viene incontro, crediamo nel bene che faremo, siamo felici che l'avvenire ci offra ciò che non abbiamo ancora fatto: è questa la grandezza della nostra fede, della nostra speranza, del nostro essere cristiani nell'amore. A conclusione di quest’anno, oltre al ringraziamento di ciò che abbiamo potuto realizzare, è doveroso metterci in ascolto della voce di Dio Padre, perché ci infonda il coraggio per progettare, anche nel nuovo anno, tutto il bene possibile per la Comunità che ci è stata affidata.

Buon Anno nuovo a tutti!
Con affetto 
Don Francesco Catrame

Pubblicato da ©Corriere di San Nicola