La persistenza del coronavirus sulle superfici

Importante fonte scientifica segnalata dal Medico Chirurgo e ricercatore Dr. Pietro Schettino, inserito in consensus nazionali e regionali per l’emergenza Covid-19.

Vediamo in televisione informazioni spesso non utili sul tema, di rilevante importanza, della persistenza del coronavirus sulle superfici. 

Abbiamo raccolto, al riguardo, il contributo qualificante del Dr. Pietro Schettino -eminente Medico Chirurgo PhD specialista in chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva chirurgica e Dottore in Ricerca in Terapie Avanzate Biomediche e Chirurgiche -che ci onoriamo di avere come concittadino sannicolese.

Dopo averci segnalato il link https://www.journalofhospitalinfection.com/article/S0195-6701(20)30046-3/pdf riguardante una primaria pubblicazione scientifica dello scorso febbraio, ci ha detto: «I coronavirus possono rimanere infettivi su superfici inanimate per un massimo di 9 giorni. La disinfezione delle superfici con ipoclorito di sodio allo 0,1% o etanolo al 62e71% riduce significativamente l'infettività del virus corona su superfici entro 1 minuto di esposizione. Ci aspettiamo un effetto simile contro il SARS-CoV-2”». 

Altra fonte che ci viene segnalata è la rivista scientifica ScienzeDirect - Journal of Hospital Infection https://www.journalofhospitalinfection.com/article/S0195-6701(20)30046-3/pdf, da cui viene lanciato l’invito a disinfettare ciò che mangiamo direttamente in quanto, appunto, il virus può rimanere per 9 giorni sulla superficie. 

Questa la traduzione delle conclusioni:
I coronavirus umani possono rimanere infettivi su superfici inanimate a temperatura ambiente per un massimo di 9 giorni. A una temperatura di 30 C o più la durata della persistenza è più breve. I coronavirus veterinari hanno dimostrato di persistere ancora più a lungo per 28 giorni. La contaminazione di superfici tattili frequenti in ambito sanitario è quindi una potenziale fonte di trasmissione virale. Non sono stati trovati dati sulla trasmissibilità dei coronavirus dalle superfici contaminate alle mani. Tuttavia, si potrebbe dimostrare con il virus dell'influenza A che un contatto di 5 secondi può trasferire il 31,6% della carica virale alle mani. L'efficienza di trasferimento era inferiore (1,5%) con il virus della parainfluenza 3 e un contatto di 5 s tra la superficie e le mani. In uno studio di osservazione, è stato descritto che gli studenti si toccano il viso con le proprie mani in media 23 volte all'ora, con contatto principalmente con la pelle (56%), seguito da bocca (36%), naso (31%) e occhi (31%) [11]. Sebbene la carica virale di coronavirus su superfici inanimate non sia nota durante una situazione di epidemia, sembra plausibile ridurre la carica virale su superfici mediante disinfezione, in particolare di superfici frequentemente toccate nell'immediato paziente circostante dove ci si può aspettare la massima carica virale. L'OMS raccomanda “di garantire che le procedure di pulizia e disinfezione ambientale siano seguite in modo coerente e corretto. La pulizia accurata delle superfici ambientali con acqua e detergente e l'applicazione di disinfettanti comunemente usati a livello ospedaliero (come l'ipoclorito di sodio) sono procedure efficaci e sufficienti. "
L'uso tipico di candeggina è ad una diluizione di 1: 100 di ipoclorito di sodio al 5% con conseguente concentrazione finale dello 0,05% [13]. I nostri dati riassunti con coronavirus suggeriscono che una concentrazione dello 0,1% è efficace in 1 minuto. Questo è il motivo per cui sembra appropriato raccomandare una diluizione 1:50 di candeggina standard in ambiente coro-navirus. Per la disinfezione di piccole superfici l'etanolo (62e71%; test sui portatori) ha rivelato un'efficacia simile contro il coronavirus. L'OMS raccomanda anche una concentrazione di etanolo al 70% per la disinfezione di piccole superfici.
Non sono stati trovati dati per descrivere la frequenza di contaminazione delle mani con coronavirus o la carica virale. Bisogna lavarle dopo il contatto del paziente o dopo aver toccato le superfici contaminate. L'OMS raccomanda di applicare preferibilmente strofinamenti a base di alcol per la decontaminazione delle mani, ad es. dopo aver rimosso i guanti. Due formulazioni raccomandate dall'OMS (basate sull'80% di etanolo o sul 75% di 2-propanolo) sono state valutate nei test di sospensione contro SARS-CoV e MERS-CoV, ed entrambe sono state descritte per essere molto efficaci. Non sono stati trovati dati in vitro sull'efficacia del lavaggio delle mani contro le contaminazioni da coronavirus sulle mani.
A Taiwan, tuttavia, è stato descritto che l'installazione di stazioni di lavaggio delle mani nel dipartimento di emergenza era l'unica misura di controllo delle infezioni che era significativamente associata alla protezione degli operatori sanitari dall'acquisizione del SARS-CoV, indicando che l'igiene delle mani può avere un effetto. La conformità con l'igiene delle mani può essere significativamente più elevata in una situazione di epidemia, ma è probabile che rimanga un ostacolo soprattutto tra i medici.

«La trasmissione in contesti sanitari -conclude il Dr. Schettino- può essere prevenuta con successo se le misure appropriate vengono eseguite coerentemente. Poiché si tende a volte a sminuire l’importanza di lavare con amuchina gli alimenti (ortaggi, frutta e tutto ciò che va direttamente dalle mani alla bocca senza essere cucinata, ho ritenuto utile segnalare questa pubblicazione scientifica».
Si tratta di uno studio tedesco condotto da University Medicine Greifswald, Institute for Hygiene and Environmental Medicine, Department of Molecular and Medical Virology, Ruhr University Bochum. 

Da persone attente ed osservanti delle regole, ci viene spontaneo chiedergli: “Ma se stiamo in casa e non ci muoviamo e non riceviamo neanche il vicino di casa, che a sua volta non esce e sta sempre in casa, quale potrebbe essere il problema per lavare in questo modo le superfici? Chi potrebbe contaggiarci?”

«Le superfici di casa rappresentano un aspetto relativo. Il problema -ci risponde il Dr. Schettino- potrebbe presentarsi se entra in casa qualsiasi oggetto o alimenti. Per questi ultimi, se disinfettati con candeggina “ipoclorito di sodio” (un cucchiaio in un litro d’acqua), tenuti lì per qualche minuto e poi risciacquati, si abbatte la carica virale del 71-80%».

©Corriere di San Nicola
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