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“Officina Mulino Palomba” ovvero quando dalle idee si passa ai fatti


Grazie ad un articolato progetto ispirato dall’assessore Megaro, redatto gratuitamente dai “suoi” tecnici e deliberato dalla giunta comunale nell’ambito del bando nazionale "per la riqualificazione delle aree urbane degradate”, il vecchio fatiscente fabbricato di Via De Gasperi potrebbe diventare un grandioso centro socio-culturale polivalente con il coinvolgimento delle associazioni.

 

Glielo chiedemmo durante l’incontro “Un caffè con…” dello scorso 15 novembre.
Antonio Megaro, vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici, restò un po’ stupito, ma comunque non più di tanto, non foss’altro perché probabilmente non si sarebbe mai atteso quella domanda.
Parlavamo dell’ “ex Mulino Palomba”…
Domandammo a Megaro -e, visto come poi sono andate le cose, siamo contentissimi di averlo fatto- perché l’antica questione della riqualificazione e destinazione a finalità sociali della vasta area giacente in Corso De Gasperi era scomparsa dagli ultimi programmi elettorali (solo in quello di Brandi troviamo almeno una citazione), non lasciandone più traccia dopo che l’argomento era stato sempre presente negli ultimi tre decenni, pur senza mai essere giunto a concrete realizzazioni.
Ci fu risposto che non esistevano, al momento, a tutti i livelli, possibilità di finanziamento per sperare di recuperare la struttura.
Ma appena quindici giorni dopo ricevemmo una telefonata: “Caro Direttore, l’idea di riattare l’area dell’ex Mulino sembra aver trovato uno sbocco”. Rimanemmo attoniti. Fu questa l’emozione più immediata. Ovviamente, apprezzammo moltissimo. Megaro, forse ripensando alla nostra domanda, non aveva lasciato cadere la cosa. Dopo averne parlato con il collega di giunta Mazzarella, delegato all’urbanistica, ed averne raccolto l’interessamento, si era approntato a trovare la strada per ottenere qualcosa di soldi dalle istituzioni italiane, sfruttando leggi e disposizioni spesso non molto pubblicizzate. Precisamente chiedendo alla Giunta Comunale di aderire al “Bando per la presentazione di proposte per la predisposizione del Piano nazionale per la Riqualificazione Sociale e Culturale delle aree urbane degradate” indetto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, pubblicato sulla G.U. n.249 del 26/10/2015.
Bando che, ad onor del vero, in precedenza era stato oggetto di attenzione anche da parte del consigliere di minoranza Federico De Matteis, in varie occasioni pronto a spronare l’amministrazione a parteciparvi.
I comuni ammessi al bando erano solo quelli con “aree urbane degradate”. Il problema non si poneva: l’area in cui è collocato il fabbricato denominato “Mulino Palomba” era bella e pronta per essere scelta quale oggetto della richiesta di finanziamento.
Soddisfatta in tempo record anche la necessità di predisporre, per allegarlo alla domanda, uno studio di fattibilità relativo alla riqualificazione edilizia e funzionale del fabbricato in parola: l’ingegnere Antonio Imbriano e l’architetto Alfredo Migliore, amici personali prontamente contattati da Antonio Megaro, avevano già offerto la loro completa disponibilità, gratuitamente, mettendosi subito al lavoro.
Lo studio di fattibilità risultò perfettamente in linea con gli obiettivi prefissati dal bando e cioè: migliorare la qualità del decoro urbano, sostenere l’attrattività della scuola e l’orientamento formativo dei giovani con idonee attrezzature anche per i disabili, assicurare la protezione e l’accoglienza di adulti e minori vittime di violenza, riduzione del disagio anche della popolazione immigrata, esigenze della famiglia per la cura dei bambini e degli anziani, sicurezza e salubrità dell’abitare, risparmio energetico, mobilità alternativa, ciclo virtuoso dei rifiuti, sostenibilità ambientale complessiva, stimolare l’insediamento di nuove attività imprenditoriali giovanili.
Nell’occasione, l’ingegnere Antonio Imbriano ci chiese se avevamo, nel nostro archivio, notizie storiche e qualche foto del Mulino da allegare al progetto da inoltrare insieme alla domanda di finanziamento.
Ovviamente le trovammo e gliele consegnammo.
La domanda, corredata da un articolatissimo progetto, denominato “Officina Mulino Palomba”, firmato dallo stesso Ing. Imbriano e dall’architetto Alfredo Migliore, partì quasi all’ultimo secondo utile: la scadenza era fissata al 30 novembre. In quella data ci fu la delibera dell’Esecutivo, nella quale si chiedeva, per realizzare il progetto redatto relativo alla riattazione e destinazione a finalità sociali dell’ex Mulino Palomba, il finanziamento di un importo pari a euro 1.860.350 con l’impegno, in caso di assegnazione, di procedere ad una gara ad evidenza pubblica per la scelta di soggetti privati e/o associazioni per il loro coinvolgimento nel progetto, al fine di avere un effetto moltiplicatore del finanziamento pubblico nei confronti degli investimenti privati.
Da allora abbiamo cominciato a sperare che finalmente l’ex Mulino Palomba, un tempo amena struttura produttiva, negli anni mèta di abbandono, di vandalismi e pericoli per l’incolumità pubblica, ed oggi residuato fatiscente, possa acquistare quella destinazione consona ai bisogni della nostra comunità così magistralmente proposta dal duo Imbriano/Migliore.
Per la serie “quando a volte si fanno in un attimo cose vecchie sempre abbandonate”.
Doveroso tributare ad Antonio Megaro e al suo staff un meritato applauso!
Per i sannicolesi ancora una piccola attesa: la Regione sta esaminando proprio in questi giorni le domande che poi saranno inviate al Ministero. Tra non molto dovrebbero uscire i quadri. Speriamo di essere promossi.

Nicola Ciaramella


(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

 

 

Il Vice Sindaco e Assessore ai LL.PP. Antonio Megaro

 
I due professionisti che, su invito del vice-sindaco Antonio Megaro, hanno gratuitamente redatto il corposo ed interessantissimo progetto.
L’Ing. Antonio Imbriano (a sinistra) è membro della attuale commissione sismica comunale. Alfredo Migliore (a destra) fu tra i giovani architetti di San Nicola la Strada che parteciparono, nel 2006, al concorso denominato “Nove per 35” (35 anni era l’età massima richiesta ai concorrenti) per proporre nuovi progetti in varie zone del paese. “Prendere un pezzo di città ed affidarlo ad un architetto...prendere un pezzo di città e, da architetto, ridisegnarlo...” fu lo slogan dell’iniziativa; Viale Carlo III - primo tratto fu il suo campo di intervento. 
 

Foto storica dell'interno del cortile del Mulino Palomba scattata da Renato Ciaramella: trattasi di esemplare unico esistente.

(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

 

 

“OFFICINA MULINO PALOMBA”, UN GRANDIOSO PROGETTO PER LA COMUNITA' SANNICOLESE


Due sono i documenti inviati a corredo della domanda di finanziamento presentata dal Comune ai sensi del “Bando per la riqualificazione delle aree urbane degradate” indetto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e pubblicato sulla G.U. n.249 del 26/10/2015: una relazione di 26 pagine “sulle caratteristiche principali del progetto” ed un’altra, di otto pagine, “descrittiva del progetto”.
Dopo una parte introduttiva riservata alle caratteristiche generali (insediative, demografiche, economiche, ecc.) dell’area casertana, nella quale è inserito il territorio di San Nicola la Strada, i redattori fanno una attentissima e particolareggiata analisi storico-urbanistica della città dall’epoca di Calatia ad oggi, con l’elencazione delle zone in cui si estende l’edilizia più antica e dove sono ubicati gli edifici di maggior pregio, fino alla descrizione del fabbricato in parola.
Segue, quindi, la storia del Mulino Palomba, tratta dal numero cartaceo del Corriere di San Nicola di aprile 2003, da noi pubblicata in occasione di un vecchio concorso di idee indetto sull’utilizzo della struttura, di cui più avanti parleremo.
A seguire, l’analisi strutturale del complesso “Mulino Palomba”, che planimetricamente si sviluppa con una forma pressoché trapezoidale con superficie in pianta pari a circa 2.500,00 mq.

«Le strutture portanti verticali -dice la relazione- sono costituite da murature di tufo di diverso spessore per piano e per corpo di fabbrica.
Gli orizzontamenti sono di natura diversa; si rileva, infatti, la presenza di alcune volte in muratura, solai con travi in ferro e materiali di alleggerimento in laterizio o spaccatelle in mattoni, e solai con travi in legno e panconcelli trasversali. Alcuni solai in legno, attualmente non presenti, erano in travi squadrate, si nota dal taglio in corrispondenza degli appoggi delle travi.
La presenza delle volte si riscontra al primo impalcato, mentre i solai in legno ed in ferro sono variamente diffusi a diversi ai diversi piani.
La struttura di copertura è costituita da capriate in legno su cui poggia l’orditura lignea del primo, secondo e terzo ordine. Alcune capriate hanno le tirantature inferiori costituite da catene metalliche con la funzione di eliminazione della spinta.
Il complesso si presenta in uno stato di degrado diffuso con segni di dissesto dovuti anche alle demolizioni effettuate susseguentemente all’ordinanza Sindacale di messa in sicurezza.
I diversi corpi di fabbrica, con un numero di tre piani fuori terra, si compenetrano l’uno nell’altro senza poterne individuare autonomi organismi strutturali. Su via De
Gasperi presenta due ingressi di cui il primo, venendo dalla piazza, probabilmente di accesso all’ala residenziale del fabbricato, mentre il secondo, immediatamente successivo sicuramente dava accesso alle zone di lavorazione che proseguivano anche nelle zone retrostanti vista la presenza di una ciminiera. Questa tesi è avvalorata dalle diverse finiture esterne leggibili su quello che resta del lungo prospetto.
Il primo blocco del fabbricato risulta avere un piano terra rivestito da intonaco bugnato orizzontale che prosegue verso l’alto all’estremità del blocco, al piano primo, piano nobile, sono presenti in modo alternato, balconi con ringhiere decorate in ferro battuto ed ampie finestre, il piano secondo è individuabile dalla presenza di un’altana posta in asse al portale d’ingresso, il tutto è coronato da stucchi e cornici.
Il secondo blocco del fabbricato presenta, sempre su via De Gasperi, un prospetto più spartano del precedente, contraddistinto da modanature ricavate nel taglio della pietra di tufo senza stucchi e decori. La vocazione lavorativa di questa parte di fabbricato è avvalorata dalla diversa forma delle bucature e dall’assenza di balconi ai piani superiori. L’unica licenza decorativa di questo lato del prospetto è la finestra del tipo “Bifora” posta in asse al portale d’ingresso.
Urbanisticamente il “Mulino Palomba” ricade in zona omogenea F5 (attrezzature e servizi pubblici di proprietà comunale) del PRGC vigente, inoltre il fabbricato ricade in zona RUA (Recupero Urbanistico-Edilizio e Restauro Paesistico-Ambientale), del vigente Piano Territoriale Paesistico.
Particolare attenzione è stata rivolta all’aspetto sismico, tenuto conto che il
Comune di San Nicola La Strada è incluso nell’elenco delle località sismiche di 2° categoria.
A tal proposito si rileva che, in linea con i criteri costruttivi dell’epoca di costruzione, i vari corpi di fabbrica sono sprovvisti di tutti quegli elementi che servono a conferire l’effetto “scatola”, che tanto contribuisce a resistere alle azioni sismiche, quali ad esempio cordoli, tiranti, adeguati ammorsamenti murari, setti murari contrastanti a distanza adeguata ecc.
D’altra parte il comportamento sismico globale del complesso è di difficile determinazione per il diverso compenetrarsi tra loro dei vari corpi di fabbrica.
Sulla scorta delle precedenti considerazioni si è pensato di migliorare il comportamento sismico del complesso strutturale, con l’introduzione di quegli elementi mancanti sopra menzionati, e con tutta un’altra serie d’interventi e bonifiche locali delle strutture, di cui si dirà di seguito.


(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

I lavori strutturali, anche se strettamente connessi tra loro, si possono individuare in due categorie:

-interventi di consolidamento e restauro.

Gli interventi di consolidamento si possono così classificare:

-consolidamento delle murature;
-consolidamento dei solai in ferro e realizzazione di connessioni, recupero delle volte e degli archi;
-consolidamento dei solai in legno, rifacimento dei solai mancanti;
-recupero e consolidamento delle capriate di copertura, inserimento dei cordoli;
-miglioramento statico degli architravi;
-consolidamento delle scale esistenti;

Consolidamento delle murature

Il consolidamento delle murature è di vario tipo e dipende dalla particolare situazione locale. Si prevede il consolidamento mediante chiodatura nei punti di giunzione fra i diversi muri e nei punti dove occorre garantire la continuità strutturale tra elementi eterogenei.
In corrispondenza delle lesioni, o situazioni di ammaloramento locale delle murature si prevede un intervento di consolidamento mediante sostituzione parziale del materiale, (sistema “cuci-scuci”). Si ripristina in tal modo la continuità strutturale degli elementi murari degradati, attraverso la sostituzione graduale degli stessi senza interrompere la funzione statica della muratura nel corso dell’operazione.

Consolidamento dei solai


Solai in ferro

L’intervento sui solai a profili metallici ha molteplici obiettivi:
-aumentare la portanza dei solai;
-conferire rigidezza nel proprio piano per meglio distribuire le azioni sismiche;
-collegare ed irrigidire l’intero sistema murario.

L’intervento è così articolato:

-realizzazione di cordoli-catena con profili metallici a “C” accoppiati e tiranti all’intradosso delle travi di solaio;
-rimozioni di pavimenti e massi fino al rinvenimento dell’ala superiore dei profili “T”;
-pulizia dell’ala superiore ed applicazione a freddo dei pioli;
-disposizione della rete elettrosaldata ed armatura di rinforzo passante in corrispondenza dei vani di apertura;
-getto soletta superiore in calcestruzzo di spessore 5 cm.


Solai in legno

Essi sono costituiti da travi in legno e panconcelli ricoperti da un massetto alleggerito di finitura. Come per i solai in ferro l’intervento sui solai ha molteplici obiettivi:

-aumentare la portanza dei solai;
-conferire rigidezza nel proprio piano per meglio distribuire le azioni sismiche;
-collegare ed irrigidire l’intero sistema murario. L’intervento è così articolato:
-realizzazione di cordoli-catena con profili metallici a “C” accoppiati e tiranti all’intradosso delle travi di solaio;
-rimozioni di pavimenti e massi fino alla messa a nudo dei panconcelli e delle travi di legno;
-di sostituzione parziale dei panconcelli ammalorati in alcune zone e sostituzione totale in altre con ripristino dei massi alleggeriti a ricoprimento dei panconcelli;
-riparazione delle travi in legno in presenza di spaccature;
-sostituzione delle travi in legno in uno stato di degrado avanzato tale da non consentirne la riparazione;
-trattamenti superficiali di pulitura, di protezione contro insetti e funghi e trattamento ignifugo;
-applicazione sull’estradosso delle travi di connettori a pioli e ramponi;
-disposizione della rete elettrosaldata ed armatura di rinforzo passante in corrispondenza dei vani di apertura;
-getto soletta superiore in calcestruzzo di spessore 5 cm.


Per le travi in legno dei solai sarà necessario migliorarne l’appoggio in ogni testa con opere murarie. Si prevede, inoltre, la realizzazione, come nel caso dei solai misti acciaio – calcestruzzo, una struttura di collegamento longitudinale, con profili metallici (UPN 200) in coppia per i muri interni e singoli per i muri perimetrali.
Le travi in legno saranno solidarizzate ai cordoli metallici mediante piatti saldati ai profili metallici e chiodati alla struttura lignea.

Solai in muratura (volte)

Si prevede il consolidamento dei solai esistenti relativi a questa categoria, alleggerendo le volte di tutti i sovraccarichi fissi, ed una parte dei pesi propri, prevedendo la costruzione di un solaio tessuto tra le pareti portanti.
Le volte, oltre ad essere consolidate localmente con la cucitura delle lesioni esistenti mediante barre metalliche, saranno consolidate mediante l’applicazione di una cappa armata strettamente collegata con la loro struttura portante originaria o mediante l’applicazione di fibre di carbonio.
Il nuovo solaio superiore, oltre a sopportare la totalità dei carichi verticali, assolve alla funzione di collegamento orizzontale.


(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

Recupero e consolidamento delle capriate di copertura

Inserimento di cordoli

Le travi in legno presentano in vari punti un deterioramento corticale a causa delle infestazioni di insetti e di marciscenze per l’attacco biologico dei funghi. Occorre quindi reintegrare:
-le superfici incoerenti e sfarinate, ricorrendo ad una impregnazione superficiale;
-le cavità nascoste, ricorrendo ad iniezioni.

I prodotti da utilizzare per il restauro devono possedere le seguenti caratteristiche:

-viscosità molto bassa che garantisce un’elevata capacità di penetrazione capillare, priva di pellicolazione superficiale;
-elasticità sufficiente a compensare i movimenti delle fibre del legno;
-minima presenza dei solventi in modo da inibire ritiri in fase di presa;
-durabilità nel tempo e, quindi, resistenza all’umidità e a tutti quei fattori che accelerino il rapido deterioramento dei manufatti.
Per migliorare le capacità meccaniche delle capriate, sarà necessario, oltre ai trattamenti di cui sopra, consolidare tutti i nodi e quegli elementi lignei, che presentano rotture o altri segni di dissesto, mediante l’applicazione di piastre metalliche con chiodatura passante.
Per migliorare l’appoggio delle capriate, ma soprattutto per irrigidire la muratura, al bordo superiore sarà realizzato un cordolo con l’inserimento di profili metallici, che funge anche da appoggio per le capriate.


Miglioramento statico degli architravi

Le esistenti piattabande sono in massima parte in legno e nelle murature si sono determinati diffusamente i dissesti tipici legati a questa tipologia costruttiva, lesioni verticali nelle murature, nella zona centrale, e lesioni leggermente inclinate, rispetto alla verticale, in corrispondenza dei bordi. Nel rispetto della tipologia costruttiva esistente, anziché procedere ad una sostituzione delle piattabande in legno, con profilati metallici, si procede al consolidamento dell’arco murario mediante chiodature a mezzo di barre metalliche, .16, inserite in fori .35 iniettati con malta di calce con additivo a stabilità volumetrica, inclinate in senso incrociato a 45° rispetto al piano verticale della muratura.

Consolidamento delle scale esistenti

Tra le diverse possibilità di intervento è preferibile adottarne una che consenta la conservazione della forma e della geometria delle rampe. Si pensa di intervenire con chiodature continue secondo lo sviluppo della rampa e con barre ancorate alle murature portanti applicate ai singoli gradini o mediante l’applicazione di fibre di carbonio.

Opere in fondazione

Le strutture portanti dell’edificio, sono, quasi certamente, fondate direttamente sullo strato di tufo campano, che è caratteristico della zona. Si evidenzia, inoltre, come sia probabile che l’intervento edilizio sia stato, al suo impianto, caratterizzato dalla presenza di cavità e cunicoli, necessari sia alla cava delle pietre di costruzione, sia all’approvvigionamento e riserva idrica. In relazione alle evidenziate caratteristiche sia del piano di posa, sia di quelle costruttive dell’edificio, ed alle relative interazioni struttura terreno, non si ravvisa la necessità di interventi strutturali in fondazione. Si ravvisa, per contro, la necessità di approfondire le indagini finalizzate a ricostruire la eventuale presenza di cunicoli e cavità sotterranee, per verificare se esse possono pregiudicare la stabilità del complesso, anche alla luce di opere da eseguire, all’esterno dell’attuale perimetrazione dello stesso.
L’intervento sarà eseguito prevedendo l’utilizzo di tecniche costruttive, a garanzia di elevate prestazioni energetico-ambientali nel rispetto dei parametri stabiliti dagli atti di indirizzo regionali e dalla normativa vigente.

Gli obiettivi generali riguardano il risparmio delle risorse naturali e la riduzione dei carichi ambientali, oltre che l’innalzamento della qualità della vita degli abitanti e la promozione dell’innovazione tecnologica in un importante segmento del sistema produttivo regionale quale quello delle costruzioni.

Tali obiettivi sono stati attuati attraverso un intervento di progettazione “energeticamente ed ambientalmente sostenibile” quali il miglioramento delle prestazioni energetiche dell’involucro, il miglioramento del benessere ambientale e del comfort interno, il contenimento dei consumi di acqua potabile ed il miglioramento delle tecniche e tecnologie per la gestione dei rifiuti.

E’ stato di fondamentale importanza uno studio specifico sull’esposizione e l’orientamento degli edifici per migliorarne l’efficienza energetica, le relative aperture e il conseguente attento posizionamento degli ambienti interni razionalizzando la disposizione e individuando le zone calde e le zone fredde.

Sarà realizzato un impianto di il recupero delle acque piovane ed il riutilizzo delle stesse per gli usi compatibili, tramite la realizzazione di appositi sistemi integrativi di raccolta, filtraggio ed erogazione.

Sarà quindi realizzato un impianto di raccolta, recupero e riutilizzo acqua piovana, da utilizzare per usi esterni quali lavaggio auto e usi interni come sciacquoni per wc e lavatrici.

L'acqua meteorica che cade durante una precipitazione viene captata dal tetto dell'edificio e viene convogliata mediante opportuni sistemi (canali di gronda e pluviali) dentro ad un filtro, nel quale la maggior parte viene pulita da detriti e/o foglie e viene convogliata in cisterna interrata, l'altra parte di acqua viene utilizzata per far defluire lo sporco catturato dal filtro, trascinandolo verso la rete di scarico.

Al momento del bisogno l'acqua piovana viene aspirata attraverso una tubazione che possiede un filtro e un galleggiante in grado di garantire il prelievo nella parte alta della cisterna, in quanto meno sporca.

Il gruppo di pompaggio aspira l'acqua meteorica quando un'utenza lo richiede; questo avviene mediante il pressostato collegato alla pompa.

La rete idrica pubblica supplisce alla mancanza d'acqua nella cisterna; il gruppo di pompaggio rileva quando la cisterna è vuota e commuta automaticamente il punto di prelievo.

È prevista inoltre l’installazione di cassette d’acqua per water con scarichi differenziati e l’installazione di rubinetteria dotata di miscelatore aria ed acqua.

L’intervento prevederà specifici interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche».


«La ristrutturazione del Mulino Palomba
-continua la relazione- comporterà un notevole miglioramento delle condizioni ambientali dell’intera zona, sia dal punto di vista urbanistico edilizio che dal punto di vista del decoro urbano.
L’eliminazione di un possibile luogo di emarginazione e di violenza oltre che fonte di alimentazione di luoghi di spaccio e violenza, comporterà una notevole riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale.
Ciò è dovuto al fatto che la nascita di una struttura siffatta creerà servizi di assistenza e di formazione, con conseguente diminuzione della violenza giovanile e un aumento della offerta occupazionale.
La marginalizzazione e dei disoccupati e degli extra comunitari e disabili sarà ridotta in maniera considerevole con conseguente incremento dell’economia cittadina».

E qui la parte più interessante degli allegati, nella quale sono elencati e spiegati nella loro valenza tutti i servizi che si intendono attivare presso l’Officina Mulino Palomba e che sono destinati a tutte le categorie sociali della popolazione, precisamente ai minori, ai giovani, agli anziani, ai diversamente abili, alle donne, alle famiglie e agli immigrati:


Foto aeree dell'area del Mulino Palomba realizzate dal Corriere di San Nicola nel 2004
(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)


«Più specificamente, si intende realizzare e avviare un ventaglio di servizi, al momento pressoché assenti nel territorio o comunque delegati ad iniziative private o di tipo associazionistico poco propensi a fare rete e ottimizzare in tal modo i diversi interventi. Ancora, si tratta di servizi in grado di garantire la propria sostenibilità e di funzionare anche dopo la fine del progetto previsto dal Bando.

I servizi sono i seguenti:


. un Atelier delle Professioni (AtP) destinato ai giovani in cerca di occupazione;

. un Laboratorio delle Idee (Lab) con presenza di spazi per attività artistiche e culturali;

. un Centro di Mediazione Familiare (CMF) con annesso Centro AntiViolenza sulle donne (CAViD);

. un Centro di Mediazione Inter-Culturale (CMIC);

. un Servizio Integrativo per l’infanzia (SIxI);

. un Centro per Anziani (CpA);

. un Centro di Aggregazione per Disabili (CAD);


DESCRIZIONE DEI SERVIZI DELL’OFFICINA MULINO PALOMBA


Giovani e adolescenti

L’ Atelier delle Professioni (AtP) è un servizio destinato ai giovani in cerca di occupazione. L’obiettivo è quello da un lato di istituire un servizio di counseling per rimuovere condizioni di disagio individuale e al tempo stesso di sviluppare la conoscenza degli strumenti di ricerca attiva del lavoro, favorendo l’incontro tra domanda e offerta; dall’altro di promuovere il “trasferimento” delle competenze relative ad attività artigianali ovvero di un know how che valorizzi la tradizione ma che al tempo stesso ne rafforzi la portata attraverso l’introduzione di tecnologie informatiche.

Il Laboratorio delle Idee (LabI) vuole essere uno spazio gestito dai giovani stessi che necessitano di un luogo ove potessi confrontare, fare rete, far nascere idee.
Il Laboratorio prevede anche la presenza di un’area dedicata alle attività artistiche e culturali come la presentazione di un libro o di un evento, una mostra, etc.

Famiglie e donne

Il Centro di Mediazione Familiare (CMF) con annesso Centro AntiViolenza sulle donne (CAViD) è un centro che si rivolge alle famiglie o alle coppie che vivono situazioni di disagio in contesti familiari conflittuali. Il centro svolge un’azione di contrasto agli eventi che hanno determinato tali condizioni e di ricerca di nuovi equilibri e l'armonia necessaria alla crescita dei bambini e dei ragazzi: aiuto psicologico, consulenza, sostegno ai genitori e interventi di mediazione familiare sono possibili approcci per "riorganizzare" le relazioni. Ad esso è collegato il Centro AntiViolenza sulle donne la cui finalità è di sostenere donne che abbiano subito o subiscano molestie, stalking, maltrattamenti, violenze, oppure in momentanea difficoltà: donne di ogni etnia, religione, cultura, estrazione sociale. E’ un servizio che consiste in primo luogo nell’ascolto, nell’accoglienza e nell’assistenza psicologica e/o legale, per quanto riguarda abusi sia in ambito familiare che extra familiare. Ad esso si rivolgono donne italiane e straniere di diverse età ed estrazione sociale.

Immigrati

Il Centro di Mediazione InterCulturale (CMIC) rappresenta uno strumento necessario per agevolare il processo di integrazione degli immigrati e favorire in senso inclusivo il mutamento della società di accoglienza.
La strategia sulla quale si basa il
Centro è quella di riconoscere la diversità culturale e di conciliarla con la lotta all’esclusione e alla disuguaglianza sociale. Essa consente di individuare e riconoscere i bisogni espressi dagli immigrati, nel fornire una risposta adeguata a tali bisogni anche tenendo conto dei bisogni e delle necessità espresse dalla società che accoglie.
Il Mediatore Interculturale risponde ad un profilo di operatore volto a facilitare la realizzazione delle pari opportunità di accesso dei cittadini stranieri immigrati nei vari ambiti del contesto sociale.
Inoltre si puntera’ a professionalizzare gli immigrati, con attività dirette all’autoimprenditorialità, con attività formative incentrate sulle capacità di programmazione di interventi e di analisi dei contesti, con docenze tenute da mediatori linguistico culturali senior utilizzando le tecniche del problem solving.

Per i bambini

Il Servizio Integrativo per l’infanzia (SIxI) è costituito dall’istituzione di locali a servizio dell’infanzia compresa una ludoteca dove i bambini e ragazzi, dai 2 anni in poi, possono esercitare attività ludico-didattiche. Il servizio mette a disposizione dell’utenza laboratori attrezzati di pittura, di musica, di lingue, etc. Le attività spaziano dall’arte alla musica, dalle lingue alla tecnologia e mirano a promuovere lo sviluppo psico – fisico del bambino.
Il principio è quello di “imparare facendo” e le attività mirano allo svilupo di capacità espressive, ricreative e organizzative del bambino. La durata del servizio si adeguerà ai bisogni espressi dalle famiglie: i bambini potranno frequentare il servizio per un giorno interno o solo per determinate attività.

Per gli anziani

Il Centro per Anziani (CpA) mira a realizzare attività di animazione professionale per stimolare le varie abilità cognitive e socio-relazionali.
Esso promuove anche azioni di assistenza domiciliare sociale ed azioni atte a combattere il fenomeno delle truffe ai danni degli anziani, e a creare un centro di recupero antichi mestieri.
Alla base del progetto, con l’inserimento di giovani e anziani nella stessa struttura si punta al recupero degli “antichi mestieri” attraverso la riqualificazione di produzioni che vanno scomparendo e il riavvicinamento delle nuove generazioni ad attività con elevato contenuto di professionalità, con una attenzione particolare alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente e delle risorse locali.
Come prima tappa sarà individuato un gruppo di anziani formatori e/o portatori di vecchi saperi in grado di trasferire le abilità legate al mestiere svolto durante la vita attiva (ricamo/chiacchierino/tombolo, intreccio del vimini, ciabattino, intaglio del legno).
Parallelamente sarà individuato un gruppo di ragazzi-allievi (di età compresa 13 – 19 anni).
La selezione dei ragazzi interessati ad apprendere conoscenze sugli antichi mestieri avverrà con il contributo delle Scuole di riferimento ( scuola superiore di primo grado e scuola superiore di secondo grado a indirizzo professionale).
Terminato la prima fase, inizierà il “viaggio tra arti e mestieri”, alla scoperta dei saperi e dei segreti dei mastri artigiani.
I giovani parteciperanno al laboratorio dell’antico mestiere prescelto avendo come figura di riferimento l’anziano artigiano, detentore di saperi e conoscenze, affiancato da un tutor e da un operatore socio assistenziale. Il trasferimento di competenze fra generazioni avverrà con la metodologia dell`accompagnamento, attraverso cioè la riproduzione pratica del vecchio mestiere, e mediante l'osservazione diretta e l’ascolto di testimonianze all'interno del laboratorio artigianale.
Nella fase intermedia del progetto sarà predisposto un moduli di formazione unico destinato al gruppo dei giovani sul tema “formazione di impresa” dove i ragazzi potranno acquisire gli elementi essenziali per la creazione e gestione di un’impresa di artigianato, favorendo la scelta cooperativa.

Facilitazione ed integrazione

In particolar modo riteniamo che ogni servizio vada impostato su una progettazione che faccia riferimento alla singola persona in relazione ai suoi bisogni primari ed evoluti, alle sue esigenze e al contesto in cui vive.
Il Centro di Aggregazione per Disabili (CAD) come possibile risposta per il disabile fa affiorare alla mente solo un'immagine negativa o quantomeno difficile da giustificare in quanto il concetto di centro rinvia ad una idea di CONTENITORE, LUOGO CHE SEPARA, pertanto tendente ad escludere il disabile dall'integrazione sociale, valore che da circa vent'anni si cerca di introdurre nella organizzazione di tutti i servizi rivolti alla persona disabile.
Esso, invece, mira a realizzare attività di aiuto e sostegno alle famiglie e a promuovere un’azione di aggregazione che consenta di svolgere attività manuali, artistiche, ludiche, ricreative che assicurino la socializzazione e l’integrazione delle persone.
Come sappiamo la qualità di vita di un individuo si fonda sull’equilibrio che si instaura tra le sue risorse individuali ed il contesto ambientale che lo circonda. In questo contesto assume particolare significato la cura della qualità della vita oltre che dell’anziano anche del disabile nei servizi loro rivolti, di sostegno, accompagnamento, socializzazione, facilitazione ed integrazione.
Trattasi quindi di progetto per il recupero ad una vita normale per il disabile grave e medio grave, nel nostro Comune e in quelli limitrofi.
Gli obbiettivi da raggiungere si basano sui bisogni del disabile:
-La necessità di un individuo che incontra enormi difficoltà nel far funzionare la propria persona come unità, pertanto ha bisogno di un contenitore come qualcosa o qualcuno che deve servire per raccogliere e tenere insieme le parti della sua persona.
-Il disabile tende ad andare in pezzi di fronte ad un gran numero di eventi ed in un'infinità di circostanze, pertanto il disabile ha bisogno di essere aiutato a costruire attorno a un fattore per lui positivo per la sua unità.
-E’ importante cercare in ogni modo di strutturare ed amplificare i messaggi che il disabile tenta di dare, il fatto di poter entrare in comunicazione è un'occasione fondamentale di sviluppo.
-E’ importante e determinante che il disabile possa raggiungere una stabilità sufficiente a permettergli di convivere con altre persone senza disturbarle eccessivamente od aggredirle o a sua volta ad essere aggredito; le occasioni di partecipazione alla vita quotidiana sono molte e passano, ad un livello molto semplice, attraverso occasioni e situazioni che gli consentano di discriminare tra piacevole-spiacevole, permesso-vietato, commestibile-non commestibile, familiare-estraneo, realtà-irrealtà, presente-assente, attivazione, pericoloso-non pericoloso. Ampliare il mondo di riferimento del disabile grave, dovrà essere uno dei compiti importanti dell'operatore.
Per raggiungere tali obiettivi ci sarà il sostegno e coinvolgimento della famiglia nell'opera socio-educativa per evitare l'istituzionalizzazione del disabile, l’integrazione del disabile nell'ambiente esterno.
Tale struttura favorirà la nascita di un nuovo tipo di imprenditoria che coinvolgerà tutte le categorie interessate, dall’anziano al disabile, che daranno vita alla nascita di progetti di idee ed iniziative che coinvolgeranno l’intera comunità sannicolese diventando punto di riferimento dell’intera provincia».

Infine, riportiamo, in quanto interessantissima, questa parte della “relazione descrittiva del progetto” in cui si leggono le varie vicende che hanno portato alla trasformazione del tessuto sociale e socio-culturale della nostra cittadina, nonché gli indicatori utilizzati per la misurazione dei risultati:

«San Nicola la Strada è il secondo comune più densamente popolato nella provincia di Caserta (il primo è Aversa) con 4.703,4 abitanti/kmq. Al 31.12.2014 conta una popolazione di 22.341 abitanti pari a 8.499 famiglie con un tasso di natività pari a 9,2 e un’età media della popolazione di anni 40,2.
Il tessuto urbano del Comune di San Nicola la Strada è sorto e si è sviluppato lungo il tracciato dell’Appia che attraversa la città in direzione Maddaloni. La città di San Nicola la Strada si trova in un’area strategica per le comunicazioni con i due capoluoghi di provincia, essendo San Nicola posizionato a sud di Caserta e a nord di Napoli. L’asse lungo il quale si sviluppa la viabilità che collega Napoli e Caserta passa, infatti, per il Viale Carlo III, più famoso come “lo Stradone” che con i suoi “Passeggiatoi” furono realizzati su progetti dell’arch. Luigi Vanvitelli a coronamento dello splendore della Reggia vanvitelliana già visibile dallo Stradone che costituisce una delle principali via di accesso a Caserta. La città è anche costeggiata da un tratto autostradale con relativa uscita “Caserta sud” che rende ancora più agevoli i collegamenti Caserta-Napoli.
La vicinanza della Città in particolare modo con Napoli ha determinato un fenomeno di immigrazione a partire dagli anni ’80 e in concomitanza con una serie di eventi naturali quali il sisma del 1980, a seguire il bradisisma che interessò l’area di Pozzuoli e Campi Flegrei in generale, il sempre presente rischio costituito dal Vesuvio che ha dato vita a tutta una serie di iniziative alcune delle quali volte a diradare la popolazione residente nell’area dei paesi vesuviani (vedi progetto “Vesuvia” della Regione Campania che nel 2002 attivò un sistema di incentivi/bonus per lasciare la cosiddetta “zona rossa”). A tutto ciò si aggiunga il flusso migratorio sia dai Paesi dell’Est Europa che dall’Africa che ha interessato la città tanto che secondo i dati Istat 2014 fa sì che la popolazione straniera ammonti al 5,6% del totale della popolazione. Se si confrontano i dati dei censimenti Istat a partire dal 12° (1981) si nota un notevole incremento demografico che fa registrare un +63,2%, cui si aggiunge un ulteriore +34,8% registrato dal 13° censimento (1991), fino all’ultimo censimento, il 15° (anno 2011), che ha portato la popolazione dai 13.156 abitanti nel 1981 ai 22.431 abitanti registrati nel 2014.
Tutto ciò ha imposto enormi trasformazioni del tessuto socio-culturale ed economico che ha risentito anche degli effetti, tuttora evidenti nonostante i primi segnali di ripresa dell’economia mondiale, della crisi economica che ha investito il Paese e che nella zona su cui insiste il Comune di San Nicola la Strada ha visto l’impoverimento delle attività industriali e dell’indotto, la crisi edilizia che costituisce una delle principali attività del luogo, e al tempo stesso la crisi del settore agricolo con l’abbandono di produzioni locali (tabacco e grano in particolare).
Si è delineato così nel tempo un agglomerato urbano in cui si intrecciano diverse problematiche, in cui mancano luoghi forti di aggregazione, fatta eccezione per alcune realtà associative del territorio che tuttavia producono effetti limitati e non in grado di offrire un ventaglio di servizi verso minori, giovani, anziani, famiglie, disabili e immigrati di cui necessità la popolazione.
Nella mappa del degrado le «dimore» abbandonate da anni vengono utilizzate da alcuni come proprio rifugio e dimora, da altri propria base di spaccio.

Il Mulino Palomba visto dalle Casermette (Foto storiche con esemplari unici scattate da Renato Ciaramella)
(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

 

 

LE AZIONI PREVISTE DAL PROGETTO

Stante la premessa di cui sopra, si evidenzia come il Comune registri fenomeni massicci di marginalizzazione che interessano sia la popolazione indigena che gli immigrati.
Pertanto, il progetto che si vuole realizzare è costituito da una serie di servizi tra loro integrati che mirano a ridurre fenomeni di marginalizzazione di cui sono vittime famiglie meno abbienti, immigrati, minori e giovani, donne vittime di violenza.
Con l’aumento della disoccupazione e del crescente fenomeno e della violenza e dei furti hanno fatto sì che negli ultimi anni si è avuta una notevole variazione della composizione della popolazione.
Facendo riferimento ai dati Istat si è avuto un aumento dell’indice di vecchiaia che è tra i più alti della provincia di Caserta, pari a 101,3, con una diminuzione della percentuale di bambini e forza lavoro, come si evince dai dati che seguono:



Alla luce di quanto sopra, date le caratteristiche strutturali, la collocazione, l’ampiezza della superficie, il Mulino Palomba diventa la sede ideale di una “officina” ovvero, ricorrendo al significato della parola, di “locali attrezzati per la trasformazione del grezzo o del semilavorato in prodotto finale”, in questo caso di servizi sociali e culturali capaci di imprimere un volto nuovo alla Città.


Indicatori utilizzati per la misurazione dei risultati

La scelta di quali indicatori di percezione soggettiva considerare è complessa, dal momento che sono molteplici le dimensioni correlate al degrado socio ambientale.

Gli indicatori utilizzati sono:

-Incremento dell’occupazione giovanile;
-Diminuzione dei casi di conflitto familiare di violenza sulle donne;
-Incremento dei azione di integrazione tra popolazione indigena ed immigrati;
-Incremento di servizi a favore della prima infanzia;
-Diminuzione di casi di abbandono degli anziani oppure incremento di servizi di assistenza per gli anziani;
-Diminuzione di casi di emarginazione ed isolamento dei disabili.


Obiettivi

Tutte le attività comporteranno la partecipazione di soggetti privati con l’attivazione di un effetto moltiplicatore della crescita di società e/o cooperative ad interesse sociale, con conseguente aumento dell’offerta occupazionale, per i giovani, disabili e anziani».

 

Il "Concorso di Idee" del 2002

La riqualificazione del fatiscente ex opificio di Via De Gasperi al fine di destinare la struttura ad attività socio-culturali fu oggetto, nel 2002, di un “Concorso di Idee e Progettazione per il risanamento dell’ex Mulino Palomba” indetto dall’amministrazione comunale guidata da Angelo Pascariello.
Dieci i professionisti che parteciparono e altrettante le proposte interessanti che furono presentate. Non fu affatto facile il compito della commissione giudicatrice della gara, composta dall’Ingegnere Capo del Comune di San Nicola la Strada, Paolo Vasta, dall’architetto Raffaele Fimmanò (responsabile della sezione urbanistica del Comune), dall’architetto Saetta nominato dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Caserta, dal presidente dell’ordine degli Ingegneri di Caserta, Severino, nonchè dall’architetto Berardelli nominato dalla Sovrintendenza ai beni artistici ed ambientali.
Il primo premio dell’importo di 2.500 euro fu assegnato, dopo molteplici sedute di valutazione conclusesi nell’aprile 2003, al team composto dagli architetti Pasquale Iaselli e Giancarlo Leone e dagli ingegneri Corrado D’Alessandro e Gianfranco Ditella. Il progetto proposto dai vincitori
proponeva l’utilizzo della struttura come duplice “galleria” culturale e ricreativa (Galleria del Museo e Galleria dell’Incontro) in stretta relazione ambientale con il centro storico: non un’opera fine a se stessa, ma ricucita accuratamente nel contesto urbano di Piazza Municipio e proiettata verso una futura ridefinizione dell’area “Casermette”.
Oltre a questa, da ricordare tantissime altre idee proposte dai concorrenti, come un Museo del Bambino, un Centro di riabilitazione per anziani, un Palazzo della cultura, una Torre Belvedere. Una serie di progetti con al centro strutture culturali ed aggregative, come biblioteche, auditorium, musei, mostre permanenti, teatri, videoteche, scuole di restauro, sale convegni, parchi urbani e addirittura un centro di documentazione delle tecniche di agricoltura biologica, un ristorante su tre livelli con terrazza panoramica e la ricostruzione della ciminiera con un sistema di ascensore e scala all’aperto.
Nulla da invidiare, insomma, alle opzioni studiate per l’Officina Mulino Palomba, che, bisogna sottolineare, trova la sua grandezza per l’ampia, praticamente totale, destinazione della struttura a tutte le fasce sociali della popolazione, dai giovani (Atelier delle Professioni e Laboratorio delle Idee) alle donne (Centro AntiViolenza sulle donne), dalle famiglie (Centro di Mediazione Familiare) agli immigrati (Centro di Mediazione InterCulturale), dai bambini (Servizio Integrativo per l’infanzia) agli anziani (Centro per Anziani) e ai disabili (Centro di Aggregazione per Disabili): una serie comprensiva di tutti i servizi sociali e culturali indispensabili per le attuali soffocate esigenze dei cittadini sannicolesi.
Del concorso e di tutti gli elaborati presentati furono dati ampi risalti, in esclusiva, dal Corriere di San Nicola.



Una finestra assolutamente da salvare!!!

Un’opera d’arte giace tra i ponteggi metallici…

(Estratto da un articolo di Renato Ciaramella pubblicato sul numero storico 12 del Corriere di San Nicola cartaceo, ottobre 2001)

(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

«… un particolare poco conosciuto di questo antico edificio, in penoso e completo stato di abbandono, del quale si parla ormai da oltre un quarto di secolo in tutti i programmi dei nostri politici: c'è chi avrebbe voluto farne un centro polifunzionale, chi ne ha fatto un deposito per i camion della nettezza, chi vorrebbe adibirlo a scuola d'arte, chi lo ha soltanto transennato per preservare i passanti dai frequenti crolli di cornicione.
Nella speranza che a qualcuno non venga in mente l'idea di …abbatterlo (con il benestare dei Beni Culturali), ci soffermiamo, in questa sede, su di un particolare architettonico che caratterizza il corpo di fabbrica sinistro la cui facciata superiore è interamente in tufo a vista. Sul portone di ingresso a questa ala della struttura si apre una finestra a bifora, cioè suddivisa in due aperture (molto usata negli stili medioevali e nel primo rinascimento). L'edificio però è del secolo scorso per cui, logicamente, non possiamo dare grosso rilievo o valore storico a questa bifora, però è interessante sottolineare ugualmente la sua bellezza ed il suo stile, ma soprattutto l'uso del materiale ed il modo in cui essa è stata ideata. Lunga m. 3.30, ripropone un modulo ben chiaro ed infatti la sua altezza è la metà di quella del portone (alto m.4,70) mentre la sua ampiezza è un sesto della lunghezza della base dell'edificio sinistro (m.25). Lateralmente fuoriescono due lesene piatte che oltre ad aggettare verso l'esterno il corpo centrale, fanno anche da cornice; le due finestrelle ad arco sono inquadrate da tre semicolonne di cui una fa da asse centrale del portone.
Le semicolonne sono interamente in blocchi di pietra di tufo sapientemente sagomate e di colore più chiaro rispetto a quelle della facciata, mentre mattoncini in terracotta ne alternano la composizione; inoltre poggiano su un lungo davanzale formato da un blocco unico di pietra chiara buccettata. Gli infissi in legno purtroppo non esistono più, sono rimaste solo le due arcate a raggiera. E' una finestra semplice, costruita con materia povera, umile (tufo e terracotta) tipica della nostra zona, materiali che sapientemente accoppiati e lavorati ne hanno fatto un esempio di ricchezza creativa…».



Un vecchio pastificio trasformato in cinematografo dagli alleati
 (cenni di storia del Mulino Palomba tratti dal numero cartaceo di aprile 2003 del Corriere di San Nicola)


A sinistra, il cortile del Mulino Palomba transennato a causa del crollo avvenuto il 21 febbraio 2010. A destra, interno del fabbricato con evidenti segni dei continui crolli e atti di vandalismo e di saccheggio perpetrati nel tempo (Foto con esemplari unici scattate da Renato Ciaramella).

(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)

Il “Mulino Palomba”, posto su Via De Gasperi a metà strada tra il Municipio e il Viale Carlo III, è sorto due secoli fa come esempio di opificio industriale destinato a mulino e pastificio (nell’epoca della cosiddetta “rivoluzione industriale”) ad opera di Luigi Palomba sull’antica Via delle Pagliare. Abbiamo però rilevato, da uno dei concorrenti che ha partecipato al concorso, che probabilmente è datato 1823 e costruito ad opera di Antonio Fisone, industriale napoletano trasferitosi nella nostra cittadina, con la antica denominazione di “Pastificio Fisone”. A conferma del fatto che non fosse stato Palomba a costruirlo, ma che invece questi fosse intervenuto più tardi, un altro concorrente ci informa di un precedente proprietario, Francesco Rossi, che nel 1889 denunciava la consistenza complessiva dell’edificio e l’articolazione dei vari ambienti, e che a questi, nel 1908, succedeva il nuovo proprietario Palomba che realizzava consistenti ampliamenti e sopraelevazioni. Poi, nel 1942, in piena guerra, l’edificio veniva requisito dal “ramo guerra” per essere poi occupato dagli americani che lo utilizzeranno come quartier generale e come alloggio e ricreazione per i soldati (pare che il corpo edilizio a Nord-Ovest su Vicolo Casermette, a più piani e oggi senza solai, in cui si intravedono alcuni vecchi disegni sui muri con didascalie in lingua inglese, sia stato manomesso e privato dei solai per ospitare un cinema). Sull’area retrostante, nello stesso periodo e in successivi, furono realizzate delle “Casermette” (piccoli edifici ad un sol piano, per di più coperti probabilmente con amianto), che oggi versano in uno stato di totale abbandono.


Il cortile del Mulino Palomba visto dall'alto della torre del fabbricato (Foto storica con esemplare unico scattata da Renato Ciaramella)

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