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CHI NON HA CAPITO COSA INTENDO PER “VERI SANNICOLESI” MI PROVOCA SOLO AMAREZZA




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Il mio grazie agli studenti del Diaz


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Droga: il grido d’allarme degli Scout

 

Da un campione intervistato di ragazzi sannicolesi tra i 15 e i 20 anni emerge una realtà preoccupante: oltre la metà hanno fumato una canna, il 72% fa uso di tabacco e il 92% di alcool.

I dati sono stati raccolti attraverso un’ “azione concreta” svolta dal Clan/Fuoco Sagamgapè del Gruppo San Nicola 1.

La presentazione nel corso di una tavola rotonda svoltasi nel Salone Borbonico con la partecipazione di psicologi ed esperti. E’ intervenuto anche il sindaco Marotta. Toccante testimonianza di un ragazzo uscito dal “tunnel” grazie all’attività di recupero terapeutico svolta presso il “Centro Le Ali”.

 

Un sondaggio sull’uso della droga da parte dei ragazzi residenti non c’era mai stato a San Nicola la Strada.
Ci hanno pensato gli Scout del gruppo San Nicola 1, più precisamente quelli della fascia di età più grande, ovvero il Clan Fuoco Sagamgapè, che si sono resi promotori di una iniziativa lodevole sotto tutti i punti di vista, perfettamente inserita nell’ambito del brillante cammino educativo che vede impegnato uno dei fiori all’occhiello dell’associazionismo giovanile sannicolese.
La Tavola Rotonda, come spiegato sin dalla vigilia dagli organizzatori, organizzata per “rivelare” i dati raccolti e per discuterne in maniera specifica e dettagliata, è stata pensata per sensibilizzare la popolazione di riferimento, ovvero quella sannicolese, “sul tema delle droghe, che da tempo ormai distruggono le vite di moltissimi giovani”.
Perché parlare di questo problema, portarlo alla gente, non tacerlo, potrebbe essere un segnale di cambiamento.
A questo scopo sono stati invitati esperti della materia e genitori, i primi per spiegare e sviscerare lo scottante argomento, i secondi per ascoltare e domandare. Il tutto quale “azione concreta”, appunto, per usare una esplicativa terminologia scoutistica, finalizzata alla disamina dei metodi scientificamente validi per arginare uno dei fenomeni più devianti della nostra società di oggi.
Il tavolo dei relatori di domenica 5 maggio si è avvalso di presenze prestigiose e qualificate:
Roberto Malinconico, psicologo, psicoterapeuta, responsabile presso l’Asl di Caserta di una Unità operativa complessa incastonata nel dipartimento delle dipendenze comportamentali (precisamente l’UOSD - Osservatorio e Unità Mobili del Dipartimento Dipendenze), da sempre impegnato nel trattamento delle dipendenze e nel contrasto alle stesse e alle psicopatologie correlate al disagio sociale e lavorativo; la psicologa Clementina Ioele, autrice, tra l’altro, di trattazioni scientifiche riguardanti la comprensione delle emozioni degli adolescenti; la presidente Anna Borghi e la responsabile dell’ufficio terapeutico Marta Tammaro dell’Associazione “Centro Le Ali”, importante realtà campana che da decenni si occupa della riabilitazione terapeutica dei tossicodipendenti attraverso un programma di recupero informato ai principi del volontariato e della solidarietà sociale. Con loro il giovane Jonathan Bernardino, che proprio grazie al lavoro svolto dal Centro Le Ali è riuscito ad uscire dalla tossicodipendenza. A rappresentare il Comune e le istituzioni il sindaco di San Nicola la Strada, Vito Marotta, che, non a caso, in gioventù è stato per molti anni uno scout.
Con lui, in prima fila, l'assessora Maria Natale e la consigliera delegata alle politiche comunitarie Alessia Tiscione, entrambe intervenute nel corso dell'incontro con proprie considerazioni e con domande rivolte ai relatori.

«Questo evento rappresenta l’azione concreta di un percorso durato circa tre mesi e mezzo, -ha così esordito la scout Miryam nella sua introduzione al convegno- un percorso in cui noi riflettiamo su un tema in particolare, un tema non scelto a caso perché piace a me o qualche altro, ma che viene scelto secondo criteri ben precisi: lo scout si informa, osserva, giudica e agisce. Durante questi mesi noi abbiamo osservato tanto, abbiamo ritenuto opportuno che qui a San Nicola la Strada, su questo territorio era necessario far emergere, portare alla luce questo tema della tossicodipendenza. Di conseguenza in questi tre mesi abbiamo osservato, ci siamo informati e poi abbiamo cercato di fare delle attività tra di noi e con il territorio che portassero, appunto, a pensare a cosa fosse più importante per giungere alla comunità e per far capire qualcosa in più su questo tema. Siamo qui a porgere questa nostra azione concreta sperando che possa servire ad un cambiamento. Dovrebbe, insomma, perché non sempre il cambiamento è visibile. Ma il semplice fatto che oggi siamo qui a parlarne rappresenta un modo per smuovere un po’ le nostre coscienze, cosa che per noi è già un’azione concreta quella che sta per avvenire».

Beh, i signori che leggono non possono non applaudire anche loro, come ha fatto l’assemblea.

Lo scout Gerardo ha poi presentato e dato la parola al Dr. Malinconico, che ha subito rivolto i suoi complimenti agli Scout per l’iniziativa promossa ed il percorso affrontato, riconoscendo quanto sia “raro parlare ad una fascia di età giovanile di questi tempi”, soprattutto alla luce della difficoltà, della fatica necessaria per parlare di dipendenza.
«Perché le droghe in qualche modo hanno una così forte appetibilità, perché creano un “fascino attrattivo”?».
Il suo intervento è cominciato con questa domanda, alla quale ha subito fornito una risposta: «Questa è una cosa che difficilmente viene fuori, difficilmente si ragiona su questa cosa. La risposta è molto semplice e la dico anche a rischio di essere impopolare: le droghe hanno un “fascino”, perché hanno un effetto sul nostro organismo “piacevole”. E’ proprio il rapporto di piacevolezza che ci spinge alla ricerca delle sostanze, ma ci spinge anche alla ricerca di comportamenti da dipendente anche senza sostanze. Se noi vogliamo affrontare il tema delle dipendenze, non possiamo mettere da parte questo aspetto».
E da qui una serie di spiegazioni che hanno catturato senza distrazioni l’attenzione del pubblico. Il dr. Malinconico ha parlato dei cambiamenti che le droghe determinano nel nostro organismo, ovvero delle reazioni chimiche da sostanze, che attivano tutto il nostro sistema del piacere spingendo poi a reiterare questi comportamenti. Ma anche dei comportamenti senza sostanze, i quali possono produrre iperossigenazione, cioè quasi stordimento o ubriacatura, detto tra virgolette, che danno una sensazione piacevole...
«Tutti, giovani e adulti, -ha detto Malinconico- hanno le loro sostanze autogene che però sono legate ad una dimensione della socialità; sono “sane” perché appartengono alla razionalità, appartengono al gioco, alla sessualità, a tante altre dimensioni. Se vogliamo ottenere risultati concreti dobbiamo cominciare a lavorare sull’educazione alla relazionalità, l’educazione al piacere, l’educazione alla convivialità, cioè allo stare insieme, al saper stare insieme. Questi sono i temi che possono aiutarci a contenere, contrastare la diffusione. Una dimensione piacevole si contrasta determinando una situazione che sia altrettanto piacevole, anche se di una specificità differente, e che sia meno dannosa».
Le dipendenze, ha spiegato, sono così forti da spingerci a comportamenti spesso irrazionali. C’è una volontà di smettere, ma c’è incapacità a farlo. Come dare, allora una mano? «Oggi lo stiamo facendo –ha affermato- nel senso che c’è una platea di persone che si porterà dentro alcune di queste informazioni. I tecnici e gli esperti già li abbiamo. Abbiamo bisogno di persone sul territorio che comincino ad essere attente al proprio vicino».
Bisogna, insomma, lavorare al cambiamento dello stile di vita. E qui il riferimento è in primis alle dipendenze senza sostanza, come il gioco d’azzardo, internet, i social, lo stesso cellulare che, tra le altre cose, nessuno usa più come telefono.
«Non si telefona –ha detto- non si parla, ma si messaggia, si usano i collegamenti voce: per i ragazzi sta diventando una vera e propria forma di dipendenza, che sta modificando il sistema di vita».
In conclusione del suo intervento, il Dr. Malinconico ha parlato del lavoro che il suo dipartimento sta facendo da tre anni sulle scuole della provincia di secondo grado, una sorta di monitoraggio su venti scuole (quasi tutte quelle di Caserta) per un totale di tremila studenti, un’indagine concernente i principali fattori di rischio sulle principali sostanze d’uso ed abuso e comportamenti da dipendenza, come tabacco, alcol, spinello, droghe tradizionali, internet e gioco d’azzardo: «Ebbene, Il 4%-5% degli studenti è in una condizione problematica rispetto al rapporto con queste sostanze d’abuso. Il 3% è in una condizione patologica».

Cifre che hanno dato il la a Gerardo per rivelare subito quelle del sondaggio effettuato dagli scout tra i giovani sannicolesi.
Lo abbiamo già detto nell'occhiello al titolo: su un campione (non molto vasto, come ha tenuto a specificare, ma comunque indicativo) di ragazzi residenti a San Nicola la Strada, di età compresa tra i 15 e i 20 anni, la percentuale di quelli che almeno una volta hanno fumato una canna è il 53%.
«E chi comincia a fumare hascisc o marjuana -ha poi ulteriormente precisato- inizia a 16 anni».
Altri dati percentuali dell’indagine: il 72% fa uso di tabacco, il 92% di alcool.
«Siamo messi un po’ male a San Nicola la Strada!», ha concluso Gerardo, chiedendo poi agli esperti presenti «Cosa ne pensate? E’ una situazione di emergenza, è un pericolo, è un problema o, scusate il termine, noi scout ci siamo fatti una “pippa” mentale?».

Davanti ad un sondaggio del genere, che, per quanto effettuato su un campione limitato, come ha detto lo scout Gerardo, la dice tutta in maniera inequivocabile sulla problematica esistente, ovviamente non solo a San Nicola la Strada ma dovunque, nessuno degli ospiti presenti al tavolo, o meglio alla tavola rotonda, poteva sottrarsi a manifestare le proprie impressioni, ciascuno nell’ambito della propria competenza e del ruolo svolto nella società.

La psicologa Clementina Ioele, allargando il discorso, nell’affermare che «percentuali così alte sono certamente legate anche ad altri fattori di rischio come, ad esempio, la povertà e l’emarginazione», ha posto l’attenzione sui “campanelli di allarme” che la famiglia dovrebbe avvertire per quanto riguarda i comportamenti dei giovani all’interno di essa (cambio di amicizie, cambiamenti dei progetti, delle abitudini, ecc.) fermandosi sulla assoluta necessità di ascoltare e non di porsi come inquisitori nei confronti dei ragazzi.


La presidente Anna Borghi ha poi parlato del “Progetto Uomo” adottato dal suo Centro Le Ali, la cui prerogativa è basata sulla centralità e sulla valorizzazione della persona, ivi comprese la formazione e il tentativo di collocazione lavorativa, perché chi supera il programma di riabilitazione, se inquadrato professionalmente, socialmente e familiarmente, molto difficilmente ricadrà della dipendenza.
E qui l’accenno al programma "Casa aperta", «dove il racconto, la spiegazione del programma terapeutico viene fatto non dagli operatori ma direttamente dai ragazzi che vivono la loro quotidianità».

Jonathan Bernardino, giovane uscito dalla droga in virtù del percorso terapeutico svolto presso il Centro Le Ali, ha parlato della sua esperienza, del perché è entrato nel tunnel e come ne è uscito: «Tra i giovani è quasi normalità drogarsi. Vogliono provare e quando lo fanno nessuno pensa a quello che potrebbe succedere dopo. Dietro la tossicodipendenza c’è quasi sempre una persona in difficoltà, che ha un vissuto; bisogna guardare intorno alla persona, bisogna cominciare a guardare il problema senza giudicare e aiutare una persona perché da sola non ce la farà mai. La mia gioia è di essere riuscito ad uscirne e a riassaporare tante emozioni che una persona normale deve provare e che la droga mi aveva nascosto».

«La droga ad un certo punto non è più un piacere ma diventa medicina, quello che medica lo stare normale. Dietro ad ogni ragazzo che viene da noi -ha detto Marta Tammaro del Centro Le Ali- c’è una grande difficoltà a reggere il conflitto. Ci sono persone che non hanno la capacità di affrontare esperienze dolorose della propria vita, per esse la droga diventa compagna di vita, realmente non ne possono fare a meno».
Le soluzioni possibili: «Il dialogo deve andare alla conoscenza, la conoscenza è lo specchio per capire come si può stare in un gruppo di amici senza fumare, senza ubriacarsi. E questo ognuno lo può dimostrare con il suo esempio, con il dialogo, un dialogo che non vada sulle domande di tipo inquisitorio, ma al di là».


L’ultimo ad intervenire è stato il sindaco di San Nicola la Strada, Vito
Marotta, che, da ex, ha rivolto le sue congratulazioni agli Scout per l’iniziativa promossa.
La creazione di condizioni che favoriscano le opportunità lavorative e di sviluppo («E questo, ovviamente, è un compito che spetta alle istituzioni») è, secondo lui, una delle azioni possibili per arginare la droga, anche se estremamente difficile da concretizzare per svariati motivi.
«San Nicola la Strada -ha detto- non ha più una forte identità come città; non ha una vocazione agricola; non ha una vocazione industriale; non ha una vocazione turistica. Come si immagina di creare nuove opportunità di lavoro con questo dato di partenza? Come può l’ente comune, ma principalmente le altre istituzioni, superare questo gap e provare a creare condizioni di lavoro e addirittura abbia una capacità di accogliere chi viene da un percorso più difficile?».
Fare una tavola rotonda, mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti deputati a fare ciascuno la propria parte, è uno degli approcci giusti per sensibilizzare tutti su questa tematica: «Bisogna provare a continuare questo progetto degli scout».

Sì, decisamente. Bisogna che a questa iniziativa partorita dalla mente degli Scout di San Nicola 1 (l' "avamposto", come li ha giustamente definiti un cittadino "figlio del vento" presente in sala) ne seguano altre. E’ da troppo tempo, forse da mai, che a San Nicola la Strada non si parla della piaga della droga. E’ tempo di non continuare in questa cattiva abitudine...

Nicola Ciaramella
©Corriere di San Nicola

 

 



Dallo storico periodico “Il Ponte” (il primo periodico di San Nicola la Strada PER San Nicola la Strada, che il direttore del Corriere di San Nicola, Nicola Ciaramella, ha avuto l’onore di dirigere), n. 2, Gennaio 1988: “Droga... che fare?”. E’ il primo articolo sul “fenomeno” droga a San Nicola la Strada.
Il 14 marzo del 1989, presso il Tifata Club, a cura del delegato comunale alla p.i. Carlo D'Andrea, ci fu il primo convegno sul tema (rimasto tra i pochissimi nella storia) a San Nicola la Strada. Sul numero di aprile 1989 de "Il Ponte" un articolo sull'evento, che fornì alla sociologa Tina Serino l'occasione per approfondire il tema con un suo servizio/indagine. 
Sempre dal periodico “Il Ponte”, n. 28, Giugno 1990: “Pericolo droga...Vigiliamo!”, corredato da una foto emblematica scattata alla Rotonda.
Agli Scout di San Nicola la Strada 1 l’impegno di continuare a parlarne: c'è da augurarselo vivamente.

 

 

 

 


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