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Il presidente del Comitato Scientifico della Fondazione La Casa della Speranza interviene sul Covid-futuro: “Certamente non si deve arrivare ad una guerra tra Nord e Sud e comunque occorrono più impegno e finanziamenti per la Ricerca e la Sanità e più cooperazione a tutti i livelli”.

Ancora non risulta chiara la prospettiva che ci attende.

Ancora un unico messaggio: “State a casa”.

Ma tale messaggio, richiamato in particolare dal Presidente della Regione Campania, (si chiama Presidente e non Governatore) De Luca, ha dimostrato di essere solo parzialmente efficace.

Avevamo ipotizzato che questo poteva essere dipeso dagli atavici mali della Sanità italiana ed in particolare del nostro martoriato Sud, o dal protagonismo e dal condizionamento di alcuni personaggi che sono stati indotti a minimizzare la portata del fenomeno.

Avevamo quindi evidenziato che appariva sufficientemente evidente che la chiave di volta era quella di intervenire nella prima fase della malattia e che se viceversa si lasciavano semplicemente a casa gli infettati, nel 50% dei casi si passava alla seconda fase e poi alla terza, che è un evento drammatico, richiedendo il ricovero ospedaliero con l'eventuale impiego delle terapie intensive.

La Fondazione onlus “La casa della speranza” ha nel suo genoma l'impegno per la prevenzione. La saggezza dei popoli ci dice che: “Prevenire è meglio che curare”. La battaglia, ancora in corso, deve pertanto essere combattuta in maniera capillare sul territorio con tamponi e test rapidi, fatti a tappeto e rapidamente.

Finalmente l'avvertimento che: “Restare a casa non basta” comincia a essere recepita ai vari livelli istituzionali e, di conseguenza, sottolineata ed enfatizzata dagli organi di informazione.           

I dati forniti dalla protezione civile sembrano incoraggianti (meno contagi, meno morti e soprattutto più guariti), ma sono accompagnati da un nuovo slogan: “Non bisogna abbassare la guardia” e l'Istituto superiore di Sanità ribadisce: “Troppo presto per le riaperture”. Il napoletano Walter Ricciardi precisa che le riaperture comunque non possono avvenire in modo sincrono, ma partire dalle Regioni a più basso rischio.

In Campania gli studi statistici ipotizzavano il picco al 20 Aprile e di conseguenza la discesa del numero dei contagi. Anche il noto virologo Giulio Tarro, forte della sua consolidata esperienza proprio all'Ospedale Cotugno, ritiene che, in analogia alle precedenti epidemie, siamo ormai in dirittura di arrivo.

Saremmo quindi pronti per passare alla fase due dove si potrebbe pensare che dal prossimo quattro di maggio (o quatt' e Maggio simbolico), avendo superato in quarantena tutte le festività ed i vari ponti tradizionali, si passi, sia pure gradualmente e rispettando tutte le norme di sicurezza, all'allentamento delle misure restrittive e alla riapertura di attività commerciali. Sono già state preparate le tabelle con i relativi indici di rischio.

Tra queste si parla della possibilità di riprendere la fornitura di cibo da asporto, tanto e ripetutamente richiesta dai gestori. E quindi saremmo confortati dal potere comprare magari i dolci che sono stati negati nelle recenti festività o anche potere avere le pizze a casa, che non è come andare in pizzeria, ma è una consuetudine sempre molto gradita alle signore.

Certo De Luca vuole blindare la Campania e rinviare ogni tipo di ripresa il più possibile. Le sue preoccupazioni per una ripresa dei contagi non possono essere ignorate. Indubbiamente va capito ed apprezzato. Il suo rigore è riuscito a contenere i danni in una Regione dove purtroppo ci sono tanti furbetti. Peraltro il Presidente Casavola ha rassicurato che le restrizioni e le limitazioni delle libertà personali, in corso di emergenza, non violano la Costituzione. Ci dobbiamo anche preparare all'impiego dell'App “Immuni” contro il Coronavirus.

Certamente però non si deve arrivare ad una guerra Nord-Sud o Sud-Nord se volete.

Bisogna vedere le cose positivamente e quindi, anche se sono necessari ulteriori sacrifici, bisogna farli “Per ottenere un maggior bene” (Come ci ricorda Cicerone) in attesa della sospirata “immunità di gregge” o meglio ancora la disponibilità del vaccino.

Vogliamo essere ottimisti indipendentemente dall' "effetto Peltzman" del virus (meno morti per incidenti stradali, per malattie cardiovascolari e da raffreddamento, ma soprattutto meno Co2 ed inquinamento). Ora abbiamo anche il busto di S. Gennaro di Lello Esposito, posizionato nel giardino dell'Ospedale Cotugno con lo scopo di proteggere i pazienti ed il personale sanitario.

I napoletani confidano che il loro Patrono non mancherà di fare il miracolo che tutti si aspettano.  

E vogliamo rallegrarci del forte impegno in campo scientifico in tutto il mondo (sono almeno 70 i vaccini già in fase di sperimentazione ed aumentano i farmaci che vengono usati in terapia e che stanno alleggerendo notevolmente le unità di terapia intensiva). Siamo convinti che le persone vengono curate meglio a casa, avendo le armi per farlo efficacemente e tempestivamente.

Sia pure tra molte polemiche e distinguo territoriali, si stanno valutando le proposte per “riaprire l'Italia”.

Certamente la vita che ci aspetta non sarà più come quella di prima.

Sarebbe bello però che il mondo capisse la lezione del virus e che quando l'epidemia sarà finita ci potessimo trovare in un pianeta più giusto e solidale, meno schiavo del dio denaro. “Siamo tutti uguali davanti alla morte” ci spiegava il grandissimo Totò nella “Livella”.

Forse è utopia, ma ci piace sperare che sarà così.

Che si remasse ognuno dalla stessa parte. Mettendo almeno più impegno e finanziamenti per la Ricerca e la Sanità e più cooperazione, anche internazionale, per contrastare la crisi economica incombente e quindi evitare l'innesco della “bomba sociale”.
Uniti ce la faremo.

Angelo Pezzullo
Presidente Comitato Scientifico
Fondazione La Casa della Speranza


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