Don Giannotti: "Se sarà cemento, mettetemi al rogo!"
Intervista a Pietro Scola, attivista storico del "Comitato Macrico Verde", che ci parla della importante dichiarazione del presidente dell’IDSC e dei vari interventi in cui si è articolata l'assemblea pubblica del 21 marzo sul tema “Non di solo cemento vive l’uomo- Macrico una foresta per Caserta”.
-Qual è il momento che più l’ha colpita del convegno “Non di solo cemento vive l’uomo - Macrico una foresta per Caserta” svoltosi lo scorso 21 marzo presso la Sala Conferenze dell'Hotel Europa in via Roma a Caserta?
«Indubbiamente la dichiarazione, senz’altro positiva ed illuminante, del Presidente dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, alla luce della quale l’Accordo di Programma in corso presso la Regione Campania sul destino urbanistico dell'area Macrico non ha più ragione d’essere. Don Antonello Giannotti ha, infatti, affermato che la proprietà, da lui rappresentata, condivide la linea di opposizione ad ogni cementificazione e tentativo di nuove costruzioni nell'area portata avanti dal Comitato Macrico e afferma di voler procedere al recupero del solo costruito in muratura esistente ed ancora recuperabile. La sua dichiarazione ("Non un solo centimetro cubo in più di cemento... se così non sarà mi potranno mettere al rogo come Giordano Bruno”), un po' … scenografica, se vogliamo, è di fondamentale importanza per le sorti della annosa questione».
Pietro Scola, storico componente e attivista del “Comitato Macrico Verde”, ci racconta, a questo punto, come si sono snodate le varie fasi del convegno, riferendoci, innanzitutto, a beneficio della cronaca, il contenuto dei pregevoli interventi e poi anche alcune sue considerazioni.
Questo il suo dettagliatissimo resoconto dei lavori.
«Il Convegno studio è stato introdotto dal prof. SERGIO TANZARELLA, storico portavoce del comitato Macrico Verde, che, in premessa, ha informato sulla difficoltà riscontrata per la ricerca di ospitalità dell’evento. Se è vero che esiste il problema di una città che non offre molti spazi per questa tipologia di incontri, nonostante un enorme patrimonio di immobili comunali abbandonati o sottoutilizzati, d’altro canto la sede dell’ultima assemblea di dicembre, il Circolo Nazionale, non è stata resa disponibile in quanto le sale dello stesso sono oggetto di ristrutturazione. A quanto si è saputo però, fino a qualche giorno fa, vi sono state tenute manifestazioni e questo lascia supporre che la presenza del Comitato non sia gradita nonostante la presenza nel sodalizio di circa 40 associazioni.
Prima di dare la parola ai relatori, il portavoce del Comitato ha ricordato il disastro ambientale del territorio avvenuto a seguito di permessi edificatori rilasciati dalla classe dirigente. Autorizzazioni che hanno generato la quasi completa cementificazione del centro storico stravolgendone l’aspetto. Complessi residenziali hanno preso il posto di giardini, di cortili e di palazzi d’epoca. Anche lo scarso patrimonio arboreo è messo a dura prova da drastiche potature che ne compromettono la bellezza. In questi giorni si è potuta ammirare la bellezza degli alberi in fiore nel quartiere in cui risiede: il Parco Cerasole. Infatti, quest’anno, ancora non si è provveduto a potare gli alberi in quella parte di città ed i residenti si sono potuti accorgere dell’arrivo della primavera grazie alla fioritura degli stessi. Fioritura non avvenuta, negli ultimi anni, proprio a causa delle capitozzature effettuate dalle ditte incaricate.
L’ incontro studio è iniziato con la relazione del prof. DON MATTEO PRODI, docente presso la Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna, che ha tenuto una relazione di alto spessore, riconducibile alla Dottrina Sociale della Chiesa. Matteo Prodi ha sollecitato tutti noi a gridare forte a difesa della vita, della giustizia e del Creato. Ha toccato, poi, il tema del debito dei Paesi in via di sviluppo, ricordando la stesura e sottoscrizione della Carta di Sant' Agata de' Goti nel 1997 (https://luoghialfonsiani.it/wp-content/uploads/2023/09/Carta-di-Sant-Agata-de-Goti.pdf).
Debito, come sottolineato dal relatore, quasi sempre creato ad arte, facendo passare come aiuto economico ed umanitario quello che è un vero e proprio prestito ai Paesi poveri, per meglio dire impoveriti dalle potenze coloniali dei secoli scorsi e oggi dalle multinazionali. Istituzioni che ne hanno predato, e continuano a depredare, le materie prime e i materiali preziosi di cui sono ricchi. Anche il recente conflitto tra Russia e Ucraina non è altro che la corsa all'accaparramento delle cosiddette "terre rare", utili all’industria hi-tech e presenti nei territori contesi. Il risultato di questa guerra è già di centinaia di migliaia di vittime.
Il dottor GAETANO RIVEZZI, Presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente della Campania, intervenuto successivamente, ha incentrato la sua relazione sull’inquinamento delle nostre terre e la correlazione con l’incremento delle patologie. La crescita delle casistiche di malattie diventa esponenziale in presenza contemporanea di più fonti inquinanti (smog da traffico veicolare, industriale, sversamento illecito dei rifiuti, combustioni lecite ed illecite degli stessi), come spesso avviene nella nostra Provincia.
Oltre all’incremento di malattie oncologiche si riscontrano aumenti di patologie cardiocircolatorie riconducibili all’esposizione agli inquinanti.
Riferendosi alla recente notizia della statistica delle città dove si vive meglio sotto il profilo delle condizioni climatiche, il dottor Rivezzi ha sottolineato come, a causa delle isole ed ondate di calore, migliaia di persone muoiono ogni anno. Per questo è importante piantare alberi di alto fusto e proteggere quelli presenti nell’area Macrico, in quanto svolgono funzione di filtro per gli inquinanti, di immagazzinatori di CO2 e di climatizzazione naturale.
Quest’ultimo tema è stato approfondito dal dottor FRANCESCO ANGELONE, giovane agronomo casertano, che si occupa di “forestazione urbana”. E’ urgente forestare quanto più possibile i centri urbani al fine di migliorare le condizioni di vita dei cittadini. La scelta delle specie da piantare va fatta con oculatezza, così pure la scelta dei luoghi giusti dove allocarle e bisogna garantire biodiversità. Il tutto per ottimizzare il giusto apporto di ombra e frescura. Uno studio preventivo e scrupoloso può consentire, per il futuro, un risparmio economico e di lavoro per le operazioni di cura e può garantire un miglior adattamento delle essenze. Il dr. Angelone ha fatto riferimento alle pratiche di “depaving”, già in uso nel Centro e Nord Europa, che consentono di liberare nuovi spazi dove ospitare altre alberature. Con la de-pavimentazione il suolo torna a respirare, a catturare calore, ad assorbire più acqua in occasione dei fenomeni di intense piogge che sempre più spesso si verificano. Un esempio lampante dell’importanza degli alberi e della loro funzione di mitigazione climatica portato dal giovane agronomo fa riferimento ad una sera d’estate di caldo torrido, quando in città si boccheggiava. Durante la proiezione di un film all’aperto cui ha assistito, proprio nell’area Macrico, aperta per l’occasione, dopo un po’ di tempo, i più dei presenti avvertirono sentore di fresco, quasi da desiderare l’uso di un soprabito.
Intervenendo a fine convegno, l’Arch. MARIA CARMELA CAIOLA, portavoce storica del Comitato, ha sottolineato la necessità, tra l’altro contemplata nei vincoli posti dalla Soprintendenza sull’area, di mantenere l’integrità della stessa. Il rischio di frammentazione comprometterebbe irrimediabilmente il progetto di parco ubblico. Inoltre, ha denunciato il computo dei volumi delle costruzioni indicati nel Masterplan, che ammontano ad oltre 500mila metri cubi in muratura, cifra non corrispondente a quelli in essere.
Nelle conclusioni, il prof. TANZARELLA ha ringraziato relatori e presenti ed ha ricordato la giovane età dell’agronomo casertano. Il pensiero non può che andare all’incarico di stesura del Masterplan conferito, da parte della Fondazione, allo Studio Alvisi Kirimoto. Uno studio internazionale per un progetto che, a detta dello stesso don Antonello, è sovrapponibile a quello del Comitato Macrico.
Non era indispensabile, forse, un incarico di progettazione ad uno Studio di rinomata fama, pur nella consapevolezza che si trattava di un’iniziativa privata e che i soldi sono stati sborsati dalla Fondazione. E’ stata, tuttavia, un’occasione mancata per valorizzare giovani di architetti del territorio.
A proposito dello stesso progetto, Tanzarella ha ricordato l’enormità della cifra prevista nel Masterplan per la realizzazione del Parco. Cifra che ammonta a 180 milioni di euro, a sottolineare che il Comitato è contro le speculazioni a danno dell’ambiente ma anche contro speculazioni economiche finanziarie.
Anche su questo punto il Presidente dell’Istituto ha ribattuto che l’analisi economica del MasterPlan non si discosta dal vecchio progetto del Comitato che pure prevedeva un centinaio di milioni di euro di investimenti. E’ bene ricordare, però, che quel progetto contemplava anche l’acquisizione al patrimonio comunale dell’area e, pertanto, comprensivo del costo di acquisto. Costo comunque non quantificabile, perché ancora quell’area non ha classificazione urbanistica e conseguente valore economico.
La dichiarazione del dr. Raffaele ZITO della “Fondazione Casa Fratelli Tutti” in merito alla rimozione di un massetto di cemento di quasi mezzo metro che ricopre l’area a giustificare la grossa spesa prevista, realizzata per poter consentire il transito ai mezzi corazzati in quella che fu la caserma di manutenzione dei carrarmati, non sembra verosimile.
E’ evidente che i cingolati circolano su ogni tipo di terreno e quindi non è pensabile che sia stata necessaria una simile opera. Nell’area Macrico si sa che insistono una o più piastre di cemento, ma di dimensioni limitate. Molte zone sono ricoperte da massicciate che non dovrebbero prevedere grossi costi per la rimozione. E’ da ricordare che con il trascorrere di circa 30 anni la natura ha fatto il suo corso, ha conquistato buona parte dell’area che, per oltre la metà della sua estensione, è coperta da un bosco. Da google maps è possibile verificarlo. I costi di manutenzione di un bosco dovrebbero essere inferiori a quelli per la cura di prati ed aiuole. Lavori per la messa in sicurezza sono sicuramente necessari e necessitano di fondi ma non di importanti cifre come quelle dichiarate».
Riflessioni finali.
La grande speranza: «C’è da augurarsi che questa volta, coerentemente a quanto dichiarato, la proprietà proceda con l’incalzare gli uffici preposti ed il Consiglio Comunale per la richiesta di classificazione dell’area quale verde pubblico inedificabile, al fine di poter mantenere l’impegno preso dal Vescovo, quello del dono ai casertani e permettere loro la fruizione di questo enorme spazio verde».
Gli avvicendamenti in seno all’organo scientifico della Fondazione: «In questi due anni, dalla costituzione della Fondazione, circa la metà dei membri del Comitato Tecnico Scientifico, ora azzerato e rinominato Comitato Etico, hanno lasciato l’incarico. La maggior parte di loro senza tanta pubblicità. Anzi, la sensazione da me percepita è come se si volesse tenere la cittadinanza all’oscuro di queste dimissioni. Ho appreso in questi giorni, ad esempio, della rinuncia del Preside Melone che risale a svariati mesi fa. Le uniche motivazioni di cui si è avuta notizia riguardano l’abbandono dell’architetto Caiazzo e dell’ ing. Tozza di Legambiente, che hanno lamentato scarso coinvolgimento in termini di collaborazione».
L’impegno dell’amministrazione comunale per la realizzazione di un Parco Pubblico: «Forse non tutti sanno che dal 2017 l’amministrazione comunale ha piena disponibilità di oltre 5 ettari di spazio ceduti dal Demanio: quello delle Casermette di viale Carlo III. Un’area che ben si presta per la realizzazione di un parco cittadino, dove già sono presenti numerosi alberi. Una opportunità per migliorare la qualità del rione Acquaviva che è prospiciente e del comune di San Nicola che ne è confinante. Come mai non si procede?».
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