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“Don Peppe Diana e la caduta di Gomorra” presentato a San Nicola la Strada

Incontro nel Salone borbonico con lo scrittore Luigi Ferraiuolo.
Sono intervenuti Don Franco Catrame, il giudice Giuseppe Meccariello e Giovanni Allucci, amministratore di “Agrorinasce”.


La presentazione del libro “Don Peppe Diana e la caduta di Gomorra” scritto da Luigi Ferraiuolo è stata al centro di un incontro svoltosi mercoledi 19 giugno nel Salone Borbonico di San Nicola la Strada.
Qualificato il tavolo dei relatori, che, oltre a quella dell’autore, si è avvalso della presenza di un personaggio di grande spessore culturale come il sacerdote Don Franco Catrame (parroco di Santa Maria degli Angeli, ideatore dell’iniziativa, poi promossa dal Comune), del giudice Giuseppe Meccariello (presidente della terza sezione penale del tribunale di S. Maria Capua Vetere) e di Giovanni Allucci, co-fondatore e amministratore delegato di “Agrorinasce”.

Il via al programma, coordinato dal giornalista e assessore comunale Lucio Bernardo, lo hanno dato il sindaco Vito MarottaCi abbiamo provato in questi anni di consiliatura, e continueremo a farlo fino all’ultimo giorno utile, a percorrere la strada di ricordare Don Peppe Diana, sperando di lanciare messaggi di speranza, ma soprattutto di testimonianza dell’agire quotidiano») e l’assessore alla pubblica istruzione Maria NataleL’auspicio è che il libro possa essere uno degli spunti da poter dare agli alunni delle varie scuole di questo territorio per conoscere meglio la realtà di questo fenomeno»).

L’intervento del giudice Giuseppe Meccariello si collega e si sposa con la premessa fatta poco prima dall’autore: «Il libro nasce come un omaggio a Don Peppe Diana, ma più che una testimonianza della lotta alla camorra, è una testimonianza del percorso sociale che c’è stato dalla morte di Don Peppe ad oggi e del risveglio di una serie di iniziative (vedi la nascita di tante associazioni come Agrorinasce, Libera, ecc. ) che rendono la situazione odierna certamente diversa e migliore rispetto a quella di venticinque anni fa».
E poi: «Dobbiamo stare attenti a non abbandonare questa lotta, perché non ci vuole niente per ritornare indietro...».

La parola è poi passata a Giovanni Allucci, che, quale co-fondatore, con Francesco Grillo, di Agrorinasce, ha ripercorso i contesti storici e sociali in cui, ventidue anni fa, prese vita quella società consortile che ha rappresentato la prima agenzia di legalità italiana in un territorio ad altissima densità criminale. Il tutto partorito dall’idea di due manager, dinamici e senza paura, a cui venne in mente di creare uno strumento socio-economico-culturale in un territorio molto particolare, quale l’agro aversano, per accrescerne le possibilità di industrializzazione e di occupazione.
Il progetto di Agrorinasce, insomma, divenne un progetto dello Stato per porre argine ad un ritorno della criminalità organizzata, organizzando (senza nessun bisticcio di parole) il riutilizzo dei beni confiscati alla camorra.
Sono ben ventisei le pagine del libro di Ferraiuolo dedicate al “buon lavoro” di Agrorinasce, in cui sono elencate specificamente tutte le destinazioni di questi immobili a fini sociali, culturali, sanitari, sportivi, artistici, artigianali, agricoli, educativi, ludici, assistenziali e tantissimi eccetera.

Ad approfondire di altri contenuti il profilo del coraggio e dell’impegno che ha animato Don Peppe Diana fino alla consumazione del suo sacrificio, ci ha pensato Don Franco Catrame, che aveva fortemente voluto questo incontro sin dalla pubblicazione del libro, avvenuta lo scorso marzo a cura delle Edizioni San Paolo.
«Il silenzio uccide, -ha detto con fermezza- invece Don Peppe Diana dimostra che la parola può produrre vita, può produrre resurrezione. La sua è una parola profetica: “Per amore del mio popolo non tacerò”. Il profeta è colui che ha amore da vendere, non solo per vivere ma anche da donare a chi non ce l’ha. E con l’amore c’è coraggio, c’è anche il superamento della paura, l’essere temerario».

Chiamato o ispirato dai vari aspetti messi in rilievo dagli ospiti intervenuti, l’autore Luigi Ferraiuolo (giornalista, redattore di TV2000, nato a Lodi, vincitore cinque anni fa del Premio Cardinale Michele Giordano per il miglior saggio ecclesiale italiano) è intervenuto in vari momenti dell’incontro, spiegando al pubblico presente (non numeroso, ma molto interessato) le motivazioni che lo hanno indotto a redigere questo lavoro.

Il suo libro racconta quello che è successo nei venticinque anni successivi alla uccisione di Don Peppe Diana, avvenuta nella chiesa di Casal di Principe dedicata a San Nicola di Bari, di cui era parroco da quattro anni.

Partendo dal “fatto scatenante nel cammino di Don Peppe Diana”: ovvero l’ennesimo assassinio, uno di quelli per errore, perpetrato nel luglio del ’91, del giovane Angelo Riccardo che con la camorra non c’entrava niente.
«Don Peppe era diventato in quella terra un simbolo contro lo strapotere della camorra.

Non si può capire cosa Don Peppe Diana, vero e proprio martire del terzo millennio, ha fatto se non si capisce la realtà dell’epoca di Casal di Principe e dintorni, che vedeva un omicidio ogni due giorni, con un territorio controllato centimetro per centimetro dalla camorra, nella piena assenza o impotenza dello stato e delle istituzioni».
I capi della camorra, ha spiegato Ferraiuolo, avevano pensato che l’uccisione di un personaggio così scomodo «sarebbe stata un tappo», che avrebbe fermato tutta l’ondata di reazione in atto e che, di conseguenza, si sarebbe ulteriormente rafforzata quella cortina di silenzio in cui si nascondeva, al mondo esterno, il loro predominio assoluto sul territorio.

Ed invece no, «perché da quella uccisione un popolo è risorto, ricostruendo i fondamenti per una nuova vita. Mentre la magistratura è riuscita a scompaginare i “quadri” dell’organizzazione del clan, laddove tutto appariva inaccessibile. Don Peppe Diana è martire del riscatto di una terra soggiogata. Dalla sua morte è nato il modello nuovo per l’Italia per sconfiggere le mafie, perché solo se si capisce quello che è successo a Casal di Principe e come Casal di Principe ha sconfitto la camorra attraverso la nascita di comunità civili, la resistenza di quei “partigiani”, l’Italia potrà sconfiggere le mafie in tutto il suo territorio».

“Il libro –si legge nella seconda di copertina- racconta la caduta di Gomorra innescata dal martirio di Don Giuseppe Diana, il 19 marzo 1994, dal contesto sociale in cui maturò il suo omicidio alla rivolta culturale e umana di una piccola fetta di resistenti che hanno creato un mondo diverso con cooperative sociali di ragazzi disabili o disagiati o ex detenuti che sono diventate ristoranti o vere e proprie imprese. Un impegno che dopo 25 anni comincia a diventare evidente e che si oppone al ritorno concreto della camorra, non solo nel Casertano ma nel resto d’Italia. Perché se i Casalesi, il più violento e potente clan di camorra mai esistito, sono stati sconfitti militarmente, il loro tesoro economico e il mondo dei colletti bianchi collegato non è mai stato scoperto, ma chi fa fruttare per il bene i loro patrimoni toglie le radici al ritorno del male”.

Prima della chiusura, la nota giornalista Rosaria Capacchione, autrice del libro “L'oro della camorra”, che tratta dell'ascesa del clan dei casalesi e della loro penetrazione nei vari settori dell'economia italiana, ha offerto, su espresso invito del moderatore, una sua testimonianza, che ha ulteriormente arricchito l’incontro.


Il nostro pensiero.

Non c’è che da apprezzare e lodare l’ “ottimismo” di Luigi Ferraiuolo. Il suo libro riveste una importanza fondamentale per la conoscenza del processo di consolidamento di un nuovo orizzonte che si è delineato in quella terra dopo la tragica efferata uccisione di Don Peppe Diana.

Un orizzonte di speranza: questo è il sentimento che percepiamo leggendo il titolo di un’opera pregevole sotto tutti i punti di vista, dove si tocca con mano il desiderio di vivere una nuova era di giustizia e di legalità.

La scelta della locuzione “La caduta di Gomorra” la vediamo come un augurio, più che una realtà. Perché pensiamo che la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Continui episodi di cronaca non solo insistono a sconvolgere l’animo anche dei più fiduciosi, ma soprattutto attestano questa preoccupazione.

Ma, fortunatamente, sono incessanti e sempre più produttivi i contributi che vengono dall’impegno dei volontari contro la camorra. Tutto ciò è essenziale per sperare in un futuro senza la camorra: cosa che ci appare ancora un sogno.  


Nicola Ciaramella

©Corriere di San Nicola
RIPRODUZIONE RISERVATA







 

 


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