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Francesco Nigro oltre i confini

Lo storico sannicolese dedica il suo ultimo lavoro agli abitanti di Valle Agricola


Dopo aver scritto numerosi libri per immortalare storia e tradizioni di San Nicola la Strada, e recentemente anche di San Marco Evangelista, Francesco Nigro ha dedicato il suo ultimo lavoro di ricerca ad un ridente comune del Matesino.
"Valle Agricola già Valle di Prata": questo il titolo del libro che sarà presentato Domenica 15 settembre 2019, alle ore 17.00, nella sala consiliare del comune di Valle Agricola. Interverranno, oltre all'autore, il sindaco Rocco Landi e l'avvocato Luigi Cimino.

I ricordi personali del piccolo Comune, arroccato sui monti del Matese, -leggiamo in un apposito comunicato stampa diramato dalla promotrice Associazione di Cultura e Tradizioni Popolari “Il Giardino”, di cui Nigro è presidente- hanno spinto l'Autore a scrivere pagine di storia locale che sono state dedicate con grande cordialità agli abitanti di Valle Agricola, che fino al 1863 si chiamava Valle di Prata, in quanto feudo di Prata Sannita.

Uno degli argomenti trattati nella ricerca è il processo, iniziato nell'anno 1753, tra l'università della Terra di Valle di Prata, che voleva esentarsi dal pagamento dell'affitto antico di corpi feudali, e l'illustre Principe di Conca, don Antonio Invitti.

Ad occupare gran parte della ricerca storica è lo Stato Civile di Valle di Prata, dal 1809 al 1865, istituito a norma del Codice Napoleone, che ci consente di conoscere i nominativi e il numero dei nati, la denominazione delle strade, i mestieri esercitati, i nominativi dei sindaci, le generalità degli sposi, l'età delle levatrici, il numero e i nomi dei deceduti di quel luogo.

Le vicende della Congregazione di Carità di Valle Agricola costituiscono un altro tema della indagine storica, elaborata per evidenziare alcuni aspetti della vita passata di un comune montano di Terra di Lavoro, che affonda le proprie radici nella notte dei tempi. 


«Quasi quattro decenni anni di attività svolta ad onore della sua passione e per difendere dall'oblìo il patrimonio storico e culturale, fatto di luoghi, vicende, personaggi, tradizioni, curiosità, musica, aneddoti, nomi, nomignoli e tant’altro di una San Nicola la Strada che, purtroppo, non c’è più»: questo ha scritto su Franco Nigro il giornalista Nicola Ciaramella, suo grande estimatore da sempre.
E molto di più.
«Cosa dire di più di quello che già si conosce di Franco Nigro? E di quello che già è stato scritto di Franco Nigro? Beh, il compito è estremamente difficile, se non impossibile. Del raffinato cultore della storia e delle tradizioni di San Nicola la Strada, meticoloso riscopritore di archivi sepolti, si può dire tantissimo, ma si corre sempre il pericolo che non si riesca a dire tutto».
«Non si può programmare il futuro se non si ha conoscenza del passato; non si può capire il valore del presente se non si ha coscienza della storia: tutti i lavori di Nigro sono sempre stati ispirati a questo principio. Non c’è altro fine per un innamorato della propria città come Franco Nigro: in ogni rigo da egli scritto, in ogni parola da egli usata c’è il forte desiderio di preservare dall’oblìo il patrimonio culturale dei luoghi dove è nato e vissuto, le tradizioni popolari, portando avanti, tra l’altro, iniziative anche nel mondo della scuola, come le visite guidate negli angoli storici ed artistici di San Nicola la Strada».
«Due sono i punti cardine che hanno sempre ispirato le opere di Franco Nigro.
Innanzitutto la conoscenza del passato della nostra città, che è linfa per la costruzione di un futuro migliore nella consapevolezza dei momenti difficili di oggi. Nei suoi libri sono ricordate tradizioni, usi, costumi, personaggi, località, episodi di vita quotidiana che fanno parte di quella storia, forse meno grande, che si chiama storia locale. Perché scrivere la storia di un paese non significa narrare solo di grandi eventi o di personaggi famosi ed importanti, ma anche la vita quotidiana della gente comune. La storia, così concepita, è stata posta, purtroppo, quasi sempre in secondo ordine e quella che viene insegnata a scuola è, perciò, una storia limitata. Essa va integrata dalle vicende delle persone comuni, ossia dalla storia locale. Sembra un’impresa quasi disperata, non c’è dubbio. Perché è veramente tanto, smisurato ed implacabile l’amore che ci lega ai ricordi e alle bellezze passate ed ora sepolte della nostra città. Con il magone dentro, con l'ansia di chi deve far presto per non trovare sepolti anche quegli ultimi brandelli di storia che ancora ci sono nei vicoli, nelle stradine di campagna, all'ingresso di un “portone”, in un giardino, ad un incrocio, prima che vengano inghiottiti dalle enormi fauci di un gigante inarrestabile che si chiama “progresso”. La conoscenza del passato, insomma, è un passaggio indispensabile per costruire un futuro solido e roseo, fatto di giustizia ed umanità.
Un altro grande merito da ascrivere e riconoscere a Francesco Nigro è il suo eccezionale contributo all’affermazione del valore della ricerca. Molto spesso, purtroppo, e non solo oggi, si legge di fatti, vicende e personaggi che non hanno fondamenti assoluti di verità. Spesso si riportano, in libri ed articoli di giornali (soprattutto in questi), cose che in realtà non sono avvenute esattamente e precisamente come sono raccontate. Questo sconcertante “fenomeno” trae origine da due aspetti fondamentali: la inattendibilità delle fonti, da un lato, che non vengono verificate o verificate in modo approssimativo, oltre al fatto che quasi mai c’è l’abitudine e la correttezza di citarle, e la necessità di riempire comunque degli spazi editoriali da dare “in pasto” ai lettori, colorando eventuali lacune di conoscenza con aberranti e colpevoli “fantasie”. Al riguardo, lo sdegno di Nigro, espresso in varie pubblicazioni ed ampiamente condiviso da Ciaramella (uno che non perdona e non fa sconti a nessuno in tema di copiaincolla selvaggi, di mancata citazione delle fonti e della loro verifica di attendibilità, soprattutto quando questi “crimini” vengono commessi da individui non iscritti neanche all'Albo Nazionale dei Giornalisti), è una preziosità per tutti. E’ triste, insomma, come ripete spesso lo storico sannicolese (oltre che scorretto, come aggiunge altrettanto spesso Ciaramella), ascoltare o leggere racconti errati della storia locale da parte di soggetti che pensano di riferire avvenimenti del passato, senza mai citare la fonte di ricerca e senza essersi mai recati in un archivio di Stato
».

Questi tutti i libri scritti da Franco Nigro:
-San Nicola la Strada nel secolo XVIII (1982);
-La denominazione del nostro Comune – Significato e scrittura (1988);
-La società filantropica e consorziale di San Nicola la Strada e San Marco Evangelista fondata nel 1883 (1990);
-La toponomastica di San Nicola la Strada (1990);
-Il casale delle Masserie nel secolo XVIII (1990);
-La Società Operaia di Mutuo Soccorso di San Nicola la Strada (1991);
-Le corse dei cavalli nella Rotonda di San Nicola la Strada alla fine dell’800 (1991);
-Lo stradone e i passeggiatoi vanvitelliani (da San Nicola la Strada alla Reggia di Caserta) (1992);
-Soprannomi e nomignoli a San Nicola la Strada (1994);
-Il vescovo Michelangelo della Peruta (1733-1806) (1994);
-Andrea della Peruta, Medico del ‘700 (1998);
-La violenza a San Nicola la Strada nel secolo XVIII (2001);
-Il piedritto, il battente, l’edicola (2002);
-Il Real Convitto e Orfanotrofio della Madonna delle Grazie di San Nicola la Strada (2004);
-Ancora sangue sulle strade (2007);
-La cancellata esterna della Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli (2007);
-Riflessioni giovanili (2008);
-La vita a Melissa nei ricordi di Matilde. Nel 60° anniversario dell’eccidio di Fragalà (2009);
-Le epigrafi all’ombra dei cipressi nel cimitero di San Nicola la Strada (2010);
-I Rurece Mise, un percorso attraverso la cultura popolare (2012);
-Il Villaggio Perroni, frammenti di vita dell’Ottocento (2015);
-Il brigantaggio nei comuni di Masserie e di San Nicola la Strada (1860-1865) (2015);
-Antiche vie, piazze e località di San Nicola la Strada (2016);
-I crimini nell'Ottocento a San Nicola la Strada (2017);
-Ce steva na vota (2019).

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