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(TUTTO sulla carriera del
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IMMUNI App si, App no

Tutto su come attivare ed usare il nuovo strumento tecnologico di contact tracing per il Coronavirus in Italia.

 

L’app, che funziona tramite Bluetooth, è stata progettata da Bending Spoons ed è disponibile per il download dal primo giugno su iOS e Android. Vi sono state apportate già modifiche al progetto iniziale per tutelare la privacy degli utenti. Il mancato download non sarà un limite per gli spostamenti: così ha dichiarato il presidente Conte in Senato.
Scaricare l'app di contact tracing serve, nelle intenzioni degli ideatori, per controllare l'epidemia di coronavirus.
Attraverso l'app, infatti, si viene avvisati del rischio di contagio da Covid.
La motivazione di fare un’App di questo tipo e la conseguente scelta di Bending Spoons e dell’App Immuni, sviluppata in partnership con Centro Medico Sant'Agostino, poggia su tre considerazioni ufficiali, ovvero:

-capacità di contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus; 

-conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT (in effetti adottato in parte dall’app); poi l’app ha cambiato modello adottando quello di Apple-Google, con un modello più decentralizzato; 

-garanzie per il rispetto della privacy.

Perché l'installazione dell'App vada a buon fine è necessario avere uno smartphone Android o un iPhone con i sistemi operativi aggiornati.
Per l'iPhone l'App ha bisogno della versione del sistema operativo iOS 13.5.
Per i dispositivi Android, bisogna avere almeno la versione 6 del sistema operativo e Google Play Service versione 20.18.13.
Questi requisiti si controllano nelle impostazioni dello smartphone: se è un iPhone si va in Generali-"info-"versione software. Per Android in "Impostazioni-info" telefono. Chi ha uno smartphone Huawei del 2020, non ha Google Play Service a causa del bando degli Usa nei confronti del colosso cinese dell'informatica. E al momento non può scaricarlo. Ma sul sito del governo dedicato all'app leggiamo che Immuni comparirà "al più presto" anche sull'App Gallery, lo store delle App di Huawei.

Per scaricare l'App Immuni e installarlo bisogna procedere ad alcune azioni:

-collegarsi con il sito ufficiale Immuni.italia.it;

-cliccare sul tasto "scarica l'app", che è posizionato in alto a destra. L'alternativa è quella di accedere dal proprio cellulare all'Apple Store oppure al Google Play Store e digitare nella stringa di ricerca il termine "Immuni";

-cliccare sul tasto blu "Avanti" fino a quando non appare un elenco di dettagli riguardanti la privacy. A quel punto è sufficiente porre un segno di spunta sia sulla voce "Dichiaro di avere almeno 14 anni" e "Ho letto l'informativa sulla privacy";

-selezionare la regione di residenza, poi la provincia e infine abilitare le "notifiche di esposizione Covid-19". Questa funzione consente di registrare i contatti con altri utenti usando il Bluetooth, così da poter informare l'utente in caso di esposizione. Un tocco sul tasto fa comparire un messaggio pop-up che richiede nuovamente di procedere con l'abilitazione della funzione. A questo punto Immuni richiede il consenso per la notifica, quindi la possibilità per la piattaforma di comunicare con il cittadino senza però metterne in gioco l'identità. In pratica ad ogni telefono viene associato un codice casuale, che cambia più volte ogni ora per tutelare la privacy. Anche in questo caso dopo un tocco sul tasto "abilita" compare un pop-up che richiede di pigiare sul tasto "consenti".

Un dettaglio importante è che l'app Immuni comunica con l'utente esclusivamente tramite le notifiche, ma non via SMS, telefonate, e-mail o altri metodi. Insomma, state attenti e diffidate dalle false comunicazioni e da chi eventualmente richiede informazioni personali.
Completata la configurazione, viene mostrata un'icona pulsante in alto a destra che indica il servizio attivo. La schermata principale mostra due approfondimenti: uno su come proteggersi dal Covid e l'altro su come funziona l'App.
Il tasto impostazioni in basso a destra mostra il "caricamento dati", che richiede l'assistenza di un operatore sanitario autorizzato, e un'ulteriore sezione informativa con domande frequenti, termini di utilizzo e informativa sulla privacy.
Volendo è prevista, sempre in impostazioni, la possibilità di cambiare provincia.
A questo punto bisogna solo aspettare che il servizio diventi attivo (il 3 giugno con un test e dall'8 in via ufficiale in Liguria, Abruzzo, Marche e Puglia) per decidere se attivarla e partecipare al tracciamento.

COME FUNZIONA L'APP

Se io incontro una persona e mi metto a chiacchierare con lei, e la distanza che interpongo tra me e questa persona è inferiore ai 2 metri e la conversazione dura più di 15 minuti, allora i due telefoni (se entrambe le persone hanno installato l’app) cominciano a interagire.
Se io o la persona con cui ho parlato veniamo contagiati dal virus nei giorni successivi, ci arriva un alert che avvisa che potremmo aver incontrato una persona positiva al Coronavirus.

Chi vedrà e leggerà i miei dati?
Si tratta di una società della quale stanno attualmente verificando i requisiti privacy. Ma poi dovranno mettere un’informativa privacy dal momento in cui scarichiamo l’app.

INNOVAZIONI e App anti Covid: sono etiche?

Sono almeno 47, nel mondo, le app disponibili per allertare rapidamente le persone quando si è entrato in contatto con qualcuno che è infetto e sono uno strumento considerato molto utile per gestire la Fase 2 della pandemia. Già in uso in Australia, Corea del Sud e Singapore, molti altri governi li stanno testando o considerando. Ma questi strumenti aprono a scenari etici e di diritto alla privacy.

La sicurezza ottenuta attraverso questo sviluppo tecnologico ha un prezzo: la raccolta di dati personali sensibili minaccia potenzialmente la privacy, l’uguaglianza e l’equità. Anche se le app per contrastare il Covid-19 sono temporanee, l’implementazione rapida delle tecnologie di tracciamento corre il rischio di creare registri permanenti e vulnerabili sulla salute, sui movimenti e sulle interazioni sociali.

Limitare temporaneamente alcuni diritti e libertà fondamentali potrebbe essere eticamente giustificabile nel contesto di accelerare la fine della pandemia. La messa in quarantena degli individui, ad esempio, aiuta a prevenire la diffusione della malattia. Probabilmente, potrebbe essere immorale non utilizzare applicazioni di tracciamento digitale quando necessario. Tuttavia, molto dipende dall’efficacia dell’app, l’obiettivo perseguito, il tipo di sistema e il contesto in cui verrà distribuito.
I Paesi stanno adottando approcci diversi. L’app cinese Alipay Health Code assegna un codice QR digitale a ogni utente, che è rosso, giallo o verde per indicare lo stato di quarantena di quella persona e quindi la sua capacità di muoversi.
Le persone in isolamento a Hong Kong devono indossare un braccialetto elettronico che condivida la loro posizione con le autorità locali attraverso un’App. La Polonia richiede ai cittadini di autoisolarsi per 14 giorni dopo il ritorno dall’estero e di inviare “selfie” geotaggati alla polizia per dimostrare di essere a casa.

Questa App che traccia i contatti è eticamente giustificabile? I dubbi del Copasir.

I dubbi non mancano. Anche il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) si è occupato di Immuni, approvando il 13 maggio un documento che evidenzia la necessità di non sottovalutare il “rischio tecnologico, difficilmente mitigabile almeno nel breve periodo, consistente in possibili attacchi di tipo informatico da parte di hacker o altri soggetti o in possibili truffe ai danni degli utilizzatori della app”.
Il Copasir ha espressamente parlato di “rischi non trascurabili sul piano geopolitico” dovuti alla possibilità che i dati raccolti possano finire nelle mani di soggetti privati non nazionali, laddove i dati potrebbero essere manipolati per fini politici, militari, sanitari o commerciali, oppure il sistema potrebbe essere usato per diffondere falsi allarmi nella popolazione o messaggi tali da alimentare il panico.
Il Copasir nella sua relazione precisa che la scelta del sistema decentralizzato (come in Germania), piuttosto che centralizzato (come in Francia), sembrerebbe essere dovuta non solo a considerazioni di privacy e di interoperabilità, ma anche ad una valutazione di indisponibilità della tecnologica necessaria ad attuare una piattaforma digitale idonea.

Altro punto da chiarire sono le misure da attuare in caso di immissione di dati errati o inesatti, sia per errori umani che per attacchi informatici, compresa l’eventuale perdita di dati. È quella che tecnicamente si definisce Disaster Recovery.
Il Comitato è estremamente chiaro nel precisare che se all’uso della App non corrisponde la capacità organizzativa di effettuare tamponi, l'efficacia dello strumento sarebbe molto limitato a fronte di una rilevante cessione di dati personali.
Non risultano, al momento, restrizioni per chi non usa la App.

Tracciamento commerciale o per finalità secondarie.

Negli aeroporti, nei supermercati, nelle stazioni e anche in molti luoghi privati, sono già presenti delle infrastrutture equipaggiate con dispositivi Bluetooth, utilizzate per svariate ragioni, dal controllo degli spostamenti dei consumatori, ad esempio verificando per quanto tempo un possibile acquirente rimane in un locale e quante volte ci ritorna, all’invio di comunicazioni commerciali. Lo smartphone dell’utente sul quale è attivo (per la App di contact tracing) il Bluetooth è quindi soggetto a controllo da parte di una quantità di dispositivi a fini commerciali, che sicuramente aumenteranno esponenzialmente nel futuro.

Un ulteriore uso dei dati di tracciamento potrebbe essere per finalità di prevenzione e repressione del crimine. Ad esempio per verificare chi sono i “contatti” di una persona soggetta a indagini criminali.
Il problema della tutela dei dati personali non è quindi fine a se stesso, ma va visto nell’ottica di una tutela dell’intera società e della sicurezza dei cittadini.
Se però l’utilizzo dell'App rimane basso non sarà molto utile. Se si dovesse passare ad un sistema obbligatorio (allo stato vietato dal decreto legge) questo non garantisce che l’uso sarà molto più elevato, perché ci sono molti che non possono permettersi smartphone adeguati o piani dati adeguati al notevole flusso di traffico che comporterà la App. 

La domanda più diffusa in questi giorni: devo scaricarla l’applicazione? Si tratta di un tema piuttosto delicato. Parliamo di un’app che non è obbligatoria o in termine giuridico coercibile. Quindi l’autorità pubblica non può imporre il suo utilizzo. Però, se per la mancanza di utilizzo dell’app si provoca la morte di qualcun altro allora la responsabilità individuale ne uscirà aggravata.

Non è facile prendere posizione. È giusto o non è giusto utilizzare quest’app?

Il bene comune è sicuramente superiore al bene individuale. E se io facessi ammalare qualcun altro? È una questione di altruismo. Anche nei confronti dei miei familiari. Forse si potrebbe “rinunciare” alla protezione del dato per il bene comune. A patto naturalmente che questa app, finita l’emergenza, non rimanga.


Gerardina Rainone


©Corriere di San Nicola






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