Quella splendida restaurata facciata di Santa Maria degli Angeli
Dopo due intensi anni di lavori, ora è d'obbligo, più che mai, sperare nell’aiuto dei fedeli per contribuire a pagare il debito contratto con la banca.
Notizie storiche sulla chiesa, le caratteristiche architettoniche della facciata e le varie fasi dell'iter che, grazie alla determinazione e alla volontà di Don Antimo Vigliotta, hanno portato a restituire in sicurezza alla comunità sannicolese il suo monumento più importante.
L'inaugurazione della nuova opera si è svolta alla presenza del Vescovo, che ha scoperto una bellissima lapide commemorativa.
Foto storiche dall'archivio del "Corriere di San Nicola" riguardanti precedenti interventi di risanamento della facciata della "chiesa Madre".
Il colore giallo forte di oggi non è probabilmente quello scelto dal Patturelli 235 anni fa (fu forse un azzurrino), ma una cosa è sicuramente da sottolineare: dal 5 febbraio 1791, da quando, cioè, la chiesa di Santa Maria degli Angeli fu aperta al culto al termine di un lunghissimo periodo di costruzione durato la bellezza di 43 anni, mai lavori di restauro della sua facciata (in varie occasioni oggetto di interventi, come negli anni post terremoto dell’80 e tra il ’95 ed il ’97), erano stati di una portata del genere ed erano stati eseguiti in sì breve tempo.
Per la forte determinazione e la incrollabile volontà che ci ha messo, Don Antimo Vigliotta merita senz’altro un posto nella storia della “chiesa Madre” di San Nicola la Strada.
E la storia dice che i lavori di costruzione della chiesa iniziarono nel 1748 e terminarono, dopo varie interruzioni, nel 1791, anno di consegna e di apertura al culto, culminato nella cerimonia di inaugurazione che si svolse, come detto, il 5 febbraio.
La nuova chiesa fu dettata dalle necessità di disporre di un edificio più ampio rispetto a quello preesistente della Santissima Annunziata in Via Appia («‘e Nunziatelle»), anch’esso dedicato alla Madonna degli Angeli, ormai incapace di contenere i fedeli durante le cerimonie religiose.
La parte progettuale, affidata al capo mastro Pietro Bernasconi (direttore dei lavori di Palazzo Reale a Caserta), venne realizzata sotto la direzione di Carlo Patturelli (allievo della scuola di Luigi Vanvitelli) con il contributo (manovalanza e materiali) di tutto il popolo.
La chiesa fu dichiarata nel 1917 “monumento nazionale”.
E veniamo agli oggetti della “rinascita”.
Il tetto, in primis, perché in tutti questi anni l’acqua è scesa nelle mura, lentamente ma inesorabilmente, causando enormi danni alla struttura.
E poi la facciata, la cui maestosità rapisce letteralmente il visitatore, iscritta in un immaginario quadrato di circa 30 metri di lato (per la precisione si distende con una ampiezza di circa 32 metri di larghezza a fronte di circa 30 metri di altezza).
Essa si ispira ai modelli proposti per la prima volta nel 1400, ragion per cui la stessa manca della caratteristica di originalità nella sua concezione, sebbene riproduca degnamente dei moduli ampiamente sperimentati.
E’ suddivisa armonicamente sia in senso orizzontale che verticale mediante una serie di semicolonne addossate ad una serie di lesene piatte poste su di un alto basamento e sormontate da una trabeazione con capitelli ionici al primo ordine e corinzi al secondo.
Tra le modanature si innestano, con sobria eleganza, i portali, l’ampio finestrone centrale e le due finestre circolari in corrispondenza delle navate laterali. Le tre aperture sono riccamente istoriate da vetrate colorate.
Il cornicione divide ulteriormente l’immaginario quadrato in due metà: la metà inferiore si articola in due quadrati divisi dal portale centrale, sovrastato da un quadrato diviso dal portale centrale, sovrastato da un timpano triangolare classico; nella metà superiore è intuibile un quadrato, delle stesse dimensioni dei precedenti, sormontato da un timpano semiellittico che nasconde la copertura della navata centrale.
Alle estremità del primo livello, invece, si innalzano maestose due coppie di pinnacoli (uno dei quali crollato per il terremoto dell’80 e poi ricostruito) elegantemente torniti in monoblocchi di tufo, che poggiano su di un massiccio architrave, con tanto di fiamma alla sommità: la fiamma della fede perenne o, nelle tenebre del peccato, la chiesa faro di salvezza per le genti.
La cronaca di domenica mattina 22 marzo 2026.
Alla presenza di autorità civili e militari di San Nicola la Strada, si è svolto l’evento tanto atteso dai fedeli della parrocchia di Santa Maria degli Angeli che ha celebrato la conclusione dei lavori di ripristino della monumentale chiesa.
L’occasione per ammirare nella forma più smagliante la facciata è stata quindi data dalla presenza dell’Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta, che ha voluto presenziare alla riconsegna del sito alla comunità parrocchiale.
Puntualissimo, alle ore 10:30, S. E. Rev. Mons. Pietro Lagnese è giunto sul sagrato della chiesa accolto da varie autorità locali.
Egli si è portato subito all’ingresso del portone laterale destro dove ha scoperto e benedetto la targa commemorativa dell’evento. Poi si è riportato al sagrato per ammirare la facciata nella sua interezza ed ha voluto lasciare il proprio commento.
Il vescovo ha sottolineato che i lavori si sono resi impellenti per la pericolosità all’incolumità dei fedeli che quotidianamente vi transitano per accedere alla chiesa, ma ha anche parlato delle difficoltà burocratiche riscontrate, dato che il sito rientra nel contesto dei beni monumentali della Sovrintendenza di Caserta.
Il primo allarme ci fu nell’ottobre 2022.
«Carissimi fedeli di Santa Maria degli Angeli, -scrisse il parroco sulla pagina fb della parrocchia, un mese dopo il suo insediamento- il compito del parroco non è solo quello della cura delle anime che gli sono state affidate, ma è anche responsabile della manutenzione e gestione delle strutture. Da un primissimo sopralluogo effettuato, si è riscontrato: -Infiltrazione d’acqua sul lato destro della facciata; -Diverse tegole sul tetto divelte dal vento con conseguente infiltrazione d’acqua nel sottotetto; -Presenza di alberi, piante ed erba sui tetti delle navate laterali, con conseguenti lesioni dei tetti stessi. I lavori sono da fare con una certa urgenza per evitare danni maggiori. Chiedo la collaborazione di tutti e ciascuno secondo le proprie possibilità a contribuire economicamente a questi lavori, per tutelare un bene, la nostra chiesa parrocchiale, che è causa di tutti e per tutti. Grazie per tutto ciò che potrete fare e per la vostra generosità».
Meno di un anno e mezzo dopo, venerdì santo del 2024, a seguito della caduta di alcuni calcinacci, il solerte parroco don Antimo Vigliotta chiese l’immediato intervento dei Vigili del Fuoco per mettere tutto sotto sicurezza e per verificare la sussistenza di problematiche più pericolose. Al responso tecnico fornito dagli esperti VV.FF., si procedeva alla ingabbiatura di tutto il timpano superiore, per consentire di poter celebrare le imminenti celebrazioni pasquali senza alcun pericolo per la massa dei fedeli che avrebbero di lì a poco frequentato la chiesa. Subito dopo è iniziato l’iter per procedere alla valutazione dei danni provocati dalle infiltrazioni, che nel corso degli anni avevano inficiato una parte dell’area superiore della facciata e il tetto che presentava vistose crepe.
Da quel momento in poi c’è stato un interminabile susseguirsi di interventi che hanno visto il frenetico Don Antimo interessarsi presso gli enti ed uffici preposti per mettere in atto tutto ciò che era necessario per eseguire i lavori di riparazione atti a ripristinare lo stato ordinario delle cose.
Si giunge così al mese di febbraio 2025 quando, sempre don Antimo, riesce ad ottenere un insperato mutuo grazie al quale poter far fronte ai costi da sostenere per l’esecuzione dei lavori.
Questi ultimi, appaltati alla Archeos Restauri S.r.L. e sotto la direzione dell’arch. Domenico Farina, sono giunti a conclusione alcuni giorni fa, ridando splendore e consistenza alla magnifica facciata della chiesa.
Anche nei vari interventi di circostanza, offerti da Mons. Lagnese, dal parroco Don Antimo e dal sindaco Vito Marotta, si è specificato che l’opera andava eseguita comunque, in quanto, oltre a trattarsi di un vero monumento storico religioso, la chiesa doveva necessariamente riprendere la piena funzionalità di casa parrocchiale, non potendo fare a meno della facciata in questione che, nel tempo, è stata sempre sinonimo di ammirazione dell’opera di scuola vanvitelliana e che necessitava di ritornare al suo antico splendore.
E’ d’obbligo, però, precisare che, pur considerando che il sostegno finanziario della comunità sannicolese si è fatto subito vedere mediante la sottoscrizione mensile di contributi destinati alla rata da restituire alla banca che ha concesso il mutuo, gli anni che vedono particolarmente interessata la comunità ai pagamenti sono tanti e ciò ovviamente non rende tanto tranquillo Don Antimo, il quale sta mettendo in campo ogni occasione, attività o intervento che possa “fruttare” qualche soldino per poter adeguatamente pagare il debito contratto. Per questo anche noi invitiamo tutta la cittadinanza a continuare a sostenere il proprio parroco affinché il peso dell’onere assunto possa essere sopportato e supportato adeguatamente.
Antonio Serino
©Corriere di San Nicola
Per sapere tutto di Santa Maria degli Angeli (la storia, le caratteristiche architettoniche e le "catacombe"), si consulti la sezione “Angoli sannicolesi” in Nikipedia-l’Enciclopedia di San Nicola la Strada al link
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/san-nicola-e-i-suoi-monumenti
La lapide commemorativa dll'evento
Ottobre 2022: iniziano i lavori ai tetti
(foto di Renato Ciaramella)
2024-2026: lavori in corso alla facciata...
(foto di Virgilio Vaccari)
2026: la facciata di Santa Maria degli Angeli oggi
(foto di Virgilio Vaccari)

ANNI PRECEDENTI...
Anni '80
(foto di Renato Ciaramella) 


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(foto di Renato Ciaramella)





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