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L'inquinamento acustico: cos'è e come si misura

Rumore, quel suono indesiderato...
-in rubrica "ECOLOGIA & SALUTE" di Gerardina Rainone-

 Il rumore rappresenta uno dei tipi di inquinamento più sottovalutati, ma non per questo meno dannoso.

Per definizione, l’inquinamento acustico è il suono indesiderato o eccessivo che può produrre effetti negativi sulla salute dell’uomo e sulla qualità dell’ambiente circostante. Spesso è generato all’interno degli impianti industriali, ma viene anche prodotto da strade trafficate, ferrovie, aeroporti e attività edili.

Il rumore, così come il suono, è generato da onde sonore che sono vibrazioni di molecole di aria che vengono trasportate da una fonte, che genera il suono, all’orecchio. Il suono è tipicamente descritto in termini di volume (ampiezza) e altezza (frequenza) dell’onda. Il volume, o SPL (chiamato anche livello di pressione sonora, sound pressure level) viene misurato in unità chiamate decibel (dB). Il normale orecchio umano può rilevare suoni compresi tra 0 dB (soglia dell’udito) e circa 140 dB, con suoni tra 120 dB e 140 dB che causano addirittura dolore. L’SPL in un ambiente tranquillo come una biblioteca è solitamente di circa 35 dB, quello in un bus o nella metro si avvicina agli 85 dB mentre quello dei cantieri rasenta i 105 dB alla fonte. Naturalmente, più distanza separa la fonte da chi la percepisce, più il livello di pressione sonora diminuisce. La frequenza di un’onda acustica viene misurata in cicli al secondo (cps) anche se comunemente si usa un’altra unità di misura, gli Hertz (Hz). Il timpano umano è un organo molto sensibile in grado di percepire frequenze dai 20 Hz ai 20.000 Hz. L’intervallo di frequenza nel quale solitamente si muove la voce umana è compreso tra i 250 e i 2500 Hz. 

QUANDO IL SUONO DIVENTA RUMORE
EFFETTI SULLA SALUTE

Il rumore può essere molto più di un semplice fastidio. Quando vengono raggiunti determinati livelli e tempi di esposizione, infatti, il suono stesso può causare danni permanenti al timpano e alle varie cellule presenti all’interno del nostro orecchio. In casi estremi questo può condurre ad una parziale o totale perdita dell’udito permanente.

Quali sono i livelli di decibel ritenuti dannosi nella nostra vita quotidiana?
Innanzitutto è necessario sottolineare che, secondo alcuni studi, rumori sopra gli 80 dB possono essere responsabili di un comportamento aggressivo e sopra i 140 dB possono rappresentare lo stadio iniziale di un dolore fisico. Per fare alcuni esempi, il rumore prodotto dalla sirena di un’ambulanza è pari a 120 dB, mentre quello dello scoppio di un palloncino è di 154 dB. In ogni caso una sveglia, il traffico cittadino e persino un asciugacapelli in funzione, che raggiungono in media i 90 dB, sono considerati rumori moderati.  Essere regolarmente esposti a suoni superiori agli 80 dB non è raro per chi abita nelle grandi città. 
I suoni svolgono certamente un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Tuttavia viviamo in un periodo in cui alla crescente densità abitativa nelle città corrispondono elevati livelli di inquinamento acustico, il quale è responsabile di diverse patologie quali stress, ansia e problemi di udito. Lo stress, in particolare, può causare alta pressione sanguigna, aumentando così il rischio dell'insorgere di patologie cardiovascolari.  Vivere nelle città ed essere continuamente circondati dai rumori influisce anche sui comportamenti delle persone, con conseguenze quali isolamento sociale e sensazioni negative, come rabbia e frustrazione.  Per tutte queste ragioni, è importante essere consapevoli dell’impatto che il rumore ha sulle nostre vite e adottare misure adeguate per contrastarlo e ridurlo.

NORMATIVA

La principale norma nazionale di riferimento che riguarda l’inquinamento acustico, la legge quadro n. 447/95, definisce questo fenomeno come «l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con la funzionalità degli ambienti stessi».
A livello  comunitario, la direttiva 49/2002/CE relativa alla determinazione e  gestione del rumore ambientale ha cercato di uniformare le definizioni e i criteri di valutazione dell’inquinamento acustico, mentre a livello nazionale il decreto legislativo n. 194/2005 ha adottato il ricorso a specifici indicatori acustici e precise metodologie di calcolo, prevedendo anche la valutazione del grado di esposizione al rumore mediante mappature acustiche, la maggiore  attenzione all’informazione della popolazione, nonché l’identificazione e  la conservazione di aree di quiete. Nel decreto sono inoltre indicate le competenze e procedure per l’elaborazione e l’adozione dei piani d’azioni per evitare o ridurre il rumore ambientale.

Nella legge quadro n. 447/95 sull’inquinamento acustico si stabiliscono anche i principi fondamentali per la difesa dal rumore dell’ambiente esterno e di quello abitativo, attribuendo diverse funzioni e compiti a Stato, Regioni, Province e Comuni.

RIMEDI  

Come si può ridurre l’inquinamento acustico?

A volte non è possibile eliminare completamente tutte le fonti di inquinamento acustico. In tali casi, l'adozione di soluzioni per l'acustica, quali quelle per l’isolamento o l’assorbimento acustico, costituisce il modo migliore per ridurre e tenere sotto controllo i rumori indesiderati. 

Per risolvere il problema dell’inquinamento acustico, è importante essere consapevoli di quali siano i diversi livelli di rumore che possono pregiudicare la nostra salute e la capacità di concentrarsi sul lavoro. Oltre ai livelli misurati in dB, è necessario prendere in considerazione la durata e la frequenza di esposizione ai rumori. Ciò significa che, trascorso un determinato periodo di tempo, un suono inizialmente percepito come 'non troppo rumoroso' può influire negativamente sulla condizione mentale e fisica.

A livello locale, gli strumenti fondamentali che la legge individua per una sensibile politica di riduzione dell’inquinamento acustico sono essenzialmente due:

-la zonizzazione acustica, che prevede la distinzione del territorio comunale in sei classi in base ai livelli di rumore, permettendo la limitazione o prevenzione del deterioramento del territorio così come la tutela delle zone particolarmente sensibili:

-il piano di risanamento acustico, che scatta quando non vengono rispettati i limiti di zona e comprende provvedimenti amministrativi, normativi e regolamentari, oltre a interventi concreti di tipo tecnico (ad esempio installazioni di barriere, interventi su edifici ecc.).

Per quanto riguarda il traffico stradale, la  limitazione dell’inquinamento acustico passa per l’incentivazione all’utilizzo dei veicoli elettrici e allo svecchiamento dei mezzi di  rasporto pubblici e privati, la riduzione dei limiti di velocità, l’introduzione di alcuni accorgimenti tecnici sulle automobili (marmitte  elettroniche, pneumatici silenziosi ecc.), il finanziamento delle attività di ricerca per lo sviluppo di veicoli a basse emissioni inquinanti e l’applicazione di asfalti fonoassorbenti (quelli porosi riducono gli effetti del ristagno d’acqua, mantengono un’eccellente aderenza e riducono notevolmente l’emissione di rumori).
Molti sono gli interventi possibili nell’ambito della progettazione architettonica. I cortili alberati e le barriere di siepi sono per esempio dei fonoassorbenti naturali, che oltre a ridurre i rumori migliorano la nostra qualità di vita, regalandoci un po’ di verde e di pace. Vi sono inoltre specifiche modalità di orientamento, isolamento e costruzione degli edifici che possono contribuire a rendere più silenziose le nostre città.
Per evitare guai seri, l’Oms raccomanda, in ogni caso, il rispetto delle soglie di  esposizione, fissate a 65 decibel durante il giorno e a 55 nel corso  della notte.

L’inquinamento acustico si misura mediante i fonometri, che rilevano il livello di pressione sonora alle varie frequenze, ricavando un valore che prende in considerazione la diversa sensibilità dell’orecchio umano a quest’ultime. Come sempre la tecnologia ci viene in aiuto anche nella misurazione del rumore. Infatti in commercio esistono applicazioni per cellulari in grado di misurare il suono e la sua intensità, ovvero la pressione sonora ma che non sostituiscono le strumentazioni professionali. Possono comunque aiutare nella lotta all'inquinamento acustico ed evitare esposizioni a fonti sonore pericolose.


Gerardina Rainone

©Corriere di San Nicola


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