La contesa per l’ “Oro blu”
L’acqua, BENE COMUNE DELL'UMANITA', sempre più al centro di interessi economici di privati.
Ancora più sconcertante è la mancanza di concrete azioni a difesa della risorsa idrica che partano dai "nostri" politici. Ad organizzare iniziative serie sono principalmente le associazioni di cittadini.
Sono trascorsi 15 anni ormai dalla vittoria referendaria del 2011, quando più di 26 milioni di italiani decisero che l’acqua doveva essere di gestione pubblica e che nessun profitto si sarebbe dovuto realizzare per questo servizio.
A questa decisione non ha fatto seguito nessuna iniziativa che mantenesse fede al dettato referendario, fatta eccezione per la città di Napoli che ha trasformato l’allora ARIN S.p.A. in azienda speciale ABC (acqua bene comune) interamente controllata dal Comune di Napoli.
Numerosi i tentativi in tutt’Italia per mettere le mani su quello che viene definito “Oro Blu”, il cui controllo, secondo qualcuno, sarà causa di futuri conflitti, come spesso oggi vediamo accadere per il petrolio.
Così è capitato che nell' agosto scorso, in pieno clima vacanziero, con una efficienza che non ti aspetti, l'Ente Idrico Campano, cui è demandata la gestione nella nostra Regione, ha emanato due delibere che ci riguardano da vicino.
Una stabilisce aumenti delle tariffe di circa il 46% per il triennio 2024/2027: qui già una grossa anomalia, in quanto mai si era visto, e riteniamo ai limiti della legalità, un aumento retroattivo. Gli utenti, difatti, hanno già provveduto a pagare le bollette del 2024 che devono ritenersi estinte.
L’altra delibera ha sancito che la ITL Spa, individuata dalla EIC quale ente gestore per i comuni della provincia di Caserta, da capitale interamente pubblico, possa essere trasformata in società mista, con capitale privato fino al 45%.
Se questa ultima decisione è stata propagandata come necessaria a reperire fondi e senza pericolo di gestione privata, è facilmente intuibile il contrario. Il privato potrebbe essere infatti un unico soggetto, potrà avere quote fino al 45 per cento, mentre le altre quote saranno detenute da 104 comuni, difficilmente unanimi sulle decisioni che saranno facilmente influenzate dal socio privato.
Un problema grande come un macigno è la situazione debitoria ereditata da ITL spa dal Consorzio Idrico Terra di Lavoro, che ammonta a circa 255 milioni. Il Consorzio gestiva una trentina di comuni che non sono mai riusciti a visionare tutti gli atti e hanno, il più delle volte, approvato i bilanci senza che fosse stato approvato il bilancio del Consorzio, propria partecipata.
Altra grossa irregolarità, quindi. Si dovrà pertanto procedere al ripianamento del debito, che non potrà che essere a carico delle famiglie. Ora gestioni che comportano passività ci possono stare, ma è importante dimostrare con dati contabili come si è addivenuti a questo risultato. Se non si riesce a ricostruire la contabilità, qualora non ci sia buona fede da parte degli amministratori, gli stessi, tutti quelli che si sono susseguiti nel corso degli anni alla guida dell’Ente, dovrebbero, secondo noi, risponderne in solido. Esiste ancora la responsabilità civile degli amministratori?
Solo dopo aver dimostrato la correttezza degli atti si potrà procedere al ripianamento a carico degli utenti.
Aggiungiamo che lo si faccia in un periodo di tempo medio e non in pochi anni; d’altra parte se il buco finanziario è il frutto di anni ed anni di “mala gestio” e non si capisce perché le famiglie debbano in pochi anni ripianare. E’ una questione di giustizia sociale ed etica. Siamo di fronte a cattiva gestione, clientelare forse, ma anche di omessi controlli. Chi non ha controllato? Come hanno fatto i comuni soci a chiudere i loro bilanci annuali se negli stessi dovevano essere riportati i bilanci delle Partecipate e quindi anche del Consorzio?
Tornando alla questione delibere, ricordiamo che EIC è l'organo che sovrintende per la Regione la gestione dell'acqua ed è composto da rappresentanti dei singoli distretti provinciali, che sono di diretta emanazione dei partiti. I vari amministratori della provincia di Caserta, sollecitati dall'Alleanza per l'acqua pubblica di Caserta e provincia, in pratica il coordinamento provinciale per l'acqua pubblica che è tornato più attivamente a farsi sentire a seguito delle due scellerate delibere, spesso hanno risposto dicendo che non possono incidere in quanto non di loro competenza, che sono decisioni in capo ad Arera (organismo per le tariffe nazionali), che sono decisioni di livello superiore. Ancor più frequente, ed ancor più grave, è stata la risposta di non essere a conoscenza di quanto accaduto.
Ora, se al netto del tentativo di imposizione di un’organizzazione "suggerita" dall'Unione Europea, quindi non obbligatoria, è da tener presente che questi organismi, come già detto, EIC, Distretti, sono composti da delegati dei partiti, non si comprende come gli stessi non possano incidere.
Aggiungiamo che, nell'attualità, la maggior parte delle gestioni dei vari comuni è ancora affidata agli stessi comuni e non si capisce la necessità di dover cedere la competenza pur in presenza di pareggi di bilancio o bilanci in attivo relativamente al servizio idrico.
Queste gestioni hanno creato diseconomie, passività ai bilanci comunali? A noi non sembra, non saranno tutte rose e fiori, spesso ci troviamo di fronte a disservizi, ma si potrebbe affermare, senza timore di smentita, che le varie gestioni comunali del servizio idrico non abbiano creato problemi nel corso degli anni.
Le criticità, laddove sopraggiunte sono riconducibili a carenza di dipendenti, organici ridotti al lumicino in quanto non ci sono stati i dovuti reintegri dei pensionamenti (rispetto dei patti di stabilità?).
Ci sono poi le criticità riguardanti le enormi dispersioni, aspetto negativo che riguarda tutto il territorio nazionale, cui non si è messo mano per le carenze di organico, di cui sopra, e per la carenza di fondi. Pur se resi disponibili dal PNRR, ma in molti casi non reperiti per mancate progettazioni e relative partecipazione ai rispettivi bandi.
Anche in questo caso c'è stato chi ha detto che questo tipo di richieste potevano essere fatte solo da soggetti gestori unici, confondendo ed omettendo, secondo noi, la possibilità che per le amministrazioni comunali era pur sempre possibile.
Ritornando alle delibere di agosto, quella più grave, secondo noi, che mina l’impianto stesso del referendum del 2011 e che va contro la volontà popolare, è quella che consente l'ingresso dei capitali privati in ITL SPA fino al 45%.
Il privato investe per un proprio tornaconto e ci si troverà di fronte ad aumenti tariffari che prevederanno, oltre ai costi vivi del servizio e dei consumi, anche una quota profitto dei capitali investiti, cosa che con il pubblico non avviene.
Per questi gravi motivi, per informare i cittadini e spesso anche gli amministratori, per sollecitare le classi dirigenti, consiglieri comunali e sindaci che potrebbero incidere con decisioni a favore del mantenimento del servizio pubblico, l' “Alleanza per acqua pubblica”, da agosto in poi, ha organizzato numerosi incontri sul tema.
Spesso i rappresentanti della politica non erano neanche a conoscenza di quanto avvenuto. C’è stato, comunque, qualche consigliere che, seguendo anche le fornite indicazioni e sollecitazioni, ha richiesto la discussione sul tema in consiglio comunale.
Un consiglio comunale si è tenuto a Marcianise, dove il civico consesso si espresso all’unanimità per chiedere di attivarsi per intraprendere azioni a salvaguardia degli interessi dei cittadini.
Altri consigli comunali si sono tenuti a Santa Maria Capua Vetere e a Mondragone con la bocciatura della proposta di delibera: le rispettive maggioranze e assessori al ramo hanno dichiarato che la materia non è di loro competenza e che eventuali azioni si sarebbero dovute tenere in maniera preventiva, antecedenti temporalmente, rispetto alle due scellerate delibere di EIC.
Altre iniziative del “coordinamento provinciale per l’acqua pubblica” sono state quelle di organizzare giornate di volantinaggio e banchetti come ad esempio a Recale, a Marcianise e a Mondragone.
Pietro Scola
©Corriere di San Nicola
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