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Come ci si può adoperare per sperare di strappare alla morte una persona colpita da malore improvviso (arresto cardiaco per ostruzione delle vie aeree o per problemi respiratori): lo hanno insegnato, all’aperto della Rotonda, i volontari della IRC e della Protezione Civile di numerosi comuni della provincia, grazie ad una iniziativa fortemente voluta dal sindaco di San Nicola la Strada Vito Marotta e dal consigliere delegato Mattia Tripaldella.
Fondamentale, come sempre, l’organizzazione del gruppo coordinato da Ciro De Maio.
Langella (IRC): “L’unico errore è non fare nulla”.

 

Nata con il fondamentale supporto della IRC (Italian Resuscitation Council, gruppo Italiano che da un quarto di secolo persegue lo scopo primario di diffondere la cultura e l’organizzazione della rianimazione cardiopolmonare in Italia) e del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile coordinato da Ciro De Maio, si è tenuta, domenica 9 giugno, nell’arena della Villa Comunale di Largo Rotonda in San Nicola la Strada, fortemente voluta dal sindaco Vito Marotta e dal delegato alla protezione civile Mattia Tripaldella, alla presenza e con la partecipazione di associazioni e gruppi di protezione civile provenienti da diversi comuni della provincia, la manifestazione “INSIEME PER SALVARE UNA VITA”.

L’iniziativa, come ci spiega il referente per la Campania e Molise della IRC Luigi Langella, parte da un progetto europeo, iniziato cinque anni fa, con il quale si è deciso di organizzare, per almeno sette giorni all’anno, eventi divulgativi delle manovre salvavita nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle palestre, nelle scuole, ecc.
«Noi, invece, -ci dice Langella, che per professione è anestesista rianimatore- abbiamo scelto di divulgare queste manifestazioni tutti i fine settimana. In questi ultimi anni abbiamo avuto la fortuna di collaborare con tutte le società e le associazioni di volontariato, per cui queste iniziative le facciamo un po’ in tutte le piazze d’Italia. La settimana ad esse dedicata rimane quella di ottobre, però noi i sabati e le domeniche li dedichiamo in tutt’Italia a questi tipi di dimostrazioni».

Langella entra nel dettaglio: «Con la prima serie di manovre eseguite dagli istruttori con dei manichini di adulti, bambini e lattanti, mostriamo quali sono i segni di un malore. Il più importante è certamente l’arresto cardiaco, che può verificarsi o per ostruzione delle vie aeree o per problemi cardiaci o respiratori. Quello che noi insegniamo è non aver paura ad intervenire. Noi diciamo sempre: l’unico errore è non fare nulla. Quindi noi insegniamo a non aver paura di avvicinarsi ad una persona che sembra star male. Dopo di che mettiamo semplicemente le mani sulle spalle e la chiamiamo ad alta voce in modo da stimolare i suoi sensi. Se la persona ci risponde, apre gli occhi, ci mettiamo a disposizione ed eventualmente la aiutiamo se ha bisogno. Se, invece, non ci risponde, siamo di fronte a persona incosciente, cioè tutti i muscoli sono rilassati, compresi quelli che sostengono la lingua; e la lingua ostruisce le vie aeree e non consente la respirazione. Allora insegniamo una prima manovra per disostruire le vie aeree di una persona incosciente. Laddove, poi, questa persona non abbia la capacità di respirare spontaneamente, abbiamo un elemento in più per dire che è in arresto cardiaco. E quindi bisogna chiamare subito aiuto, l’aiuto professionale (112 o 118). Poi, nell’attesa che l’aiuto arrivi, siccome il tempo è nostro nemico, iniziamo le manovre. Semplici. Mettere le mani al centro del torace e comprimere e sostituirci al cuore che si è fermato. Queste manovre noi le insegniamo a partire dai bambini della terza elementare fino agli adulti di ottanta novant’anni, perché non hanno bisogno di una grande forza; sfruttiamo il peso del nostro tronco per comprimere il torace, che comprimiamo nella parte più elastica, cioè al centro dove ci sono le cartilagini».

Altre dimostrazioni di come si può salvare una vita. Langella con maestria: «Le altre manovre che insegniamo sono quelle per disostruire le vie aeree in caso di soffocamento. Sia nell’adulto che nel bambino. Abbiamo dei simulatori che mettiamo sui volontari e facciamo vedere come si fa a disostruire le vie aeree. Iniziamo facendo partecipare tutti a queste manovre, in modo da far capire che facendole insieme non solo si è più utili, perché ci si può alternare, ma anche perché in gruppo si vive meglio qualsiasi situazione di emergenza».

La spiegazione del programma dimostrativo continua. Langella e l’IRC la chiamano “rianimazione collaborativa”: «Ci si mette uno di fronte all’altro e mentre l’altro comprime chi sta di fronte mantiene il ritmo del massaggio: quindi diventa una cooperazione, della quale noi siamo grandi fautori. Dopo che hanno fatto un po’ di queste manovre, i volontari, se vogliono, possono iniziare a confrontarsi con un rilevatore elettronico, che dice qual è la loro reale efficienza ed efficacia. Diventa un po’ una sorta di gara, dove ognuno vede quello che fa l’altro e diventa un po’ competitivo farlo meglio. Una competizione, ovviamente, senza ostilità».

In che modo, chiediamo a Langella, tutte queste manovre si sposano con l’uso del defibrillatore?
«Il nostro cuore -ci viene spiegato- è una pompa elettromeccanica, nel senso che ha un suo ritmo interno che l’aiuta, a seconda del consumo di ossigeno, a battere più velocemente o più lentamente; è una cosa che non decidiamo di fare noi volontariamente, ma lo decide il cervello».
Vediamo cosa può succedere: «Se il cuore si ferma per qualche problema, a volte nei primi minuti c’è un’alterazione di questo segnale elettrico che il cuore normalmente mette a disposizione per pompare il sangue. Per poter resettare questo momento di difficoltà, se interveniamo nei primi minuti possiamo collegare questo dispositivo, il defibrillatore, che legge l’attività elettrica del cuore e solo se necessario ci autorizza a dare una scarica di energia che fa ripartire la parte elettrica del cuore».
«Di defibrillatori -Langella lo dice con grande naturalezza- ce ne vorrebbe uno per condominio. Costa semplicemente quanto un telefonino, 700/800 euro...».
Ci sorprendiamo, non lo sapevamo, e ci viene subito da domandargli come fare, poi, per imparare ad usarlo...
«Noi ci mettiamo a disposizione gratuitamente!». Beh, non possiamo che diffondere ed amplificare l’importanza di questa notizia. Speriamo che questo nostro articolo serva anche a questo.

Prima dell’inizio delle dimostrazioni, che hanno suscitato vivo interesse in tutti i presenti, Ciro De Maio, da perfetto coordinatore (non solo della protezione civile), ha invitato i volontari a disporsi nell’arena e poi ha chiamato doverosamente a raccolta sul palchetto, allestito grazie all’opera dei suoi volontari e della polizia locale, le autorità locali e di altri comuni intervenute, i collaboratori, i rappresentanti dei gruppi di protezione civile, delle associazioni e delle scuole.

Nel prendere la parola, il delegato comunale alla protezione civile di San Nicola la Strada, Mattia Tripaldella, dopo aver ricordato una recente esperienza vissuta, ha sottolineato quanto sia importante conoscere la base delle prime tecniche di rianimazione.

Molto bello il momento in cui l’assessore al Comune di Arienzo, Maria Antonietta Cimmino, ha omaggiato con una targa il sindaco di San Nicola la Strada per il suo continuo incoraggiamento e sostegno ai gruppi comunali di protezione civile delle due città.

Vito Marotta, al quale De Maio ha voluto riservare il saluto conclusivo prima di dare inizio alle manovre, ha voluto evidenziare quanto sia fondamentale per tutti questa esperienza formativa fatta in piazza, in luogo aperto al pubblico, in modo da coinvolgere di più i cittadini, nella speranza che possa essere da loro divulgata anche a chi non era presente fisicamente.

Tra gli altri intervenuti, anche Pasquale Antonucci, consigliere delegato alla protezione civile di Caserta, la già senatrice Lucia Esposito (che ha elogiato la capacità di Ciro De Maio di portare a San Nicola tanti volontari dalla provincia di Caserta per occasioni come queste), il dr. Persico della questura di Caserta.

Foltissimo il gruppo dei volontari della protezione civile di altri comuni, come Arienzo, Trentola Ducenta, Galluccio, San Marco Evangelista, Maddaloni, Casagiove, Pietramelara, Curti, Baia e Latina, Macerata Campania (rappresentato dal sannicolese Franco Di Chiara), Cesa, tutti facenti parte di un progetto di collaborazione denominato “Crediamoci”.
«C’è una sinergia ed una amicizia tra alcuni gruppi comunali -ha spiegato Ciro De Maio- dove ci scambiamo esperienze, a costo zero, coinvolgendo i nostri volontari e i nostri sindaci».

Immancabile, ed insostituibile, il WWF di Caserta, presente con il presidente Raffaele Lauria.
Tra le altre associazioni che hanno partecipato ricordiamo “Real Convitto S. Maria delle Grazie”, Pro Loco con il presidente Carlo D'Andrea, “Unità Cinofila Partenopea” (che, nel corso della mattinata, ha dato ampia dimostrazione dell’abilità dei suoi istruttori e dei suoi meravigliosi cani addestrati), “Servizio Volontariato Giovanile - Unità Ausiliaria Protezione Civile” con il neo eletto presidente Enzo De Lucia, Agesci, la sezione di Caserta dell’ “Associazione Radioamatori Italiani -A.R.I. Radiocomunicazioni Emergenza” (rappresentata, tra gli altri, dal carissimo Peppe Melone, vecchio collaboratore del nostro periodico “Il Ponte”, che abbiamo rivisto dopo tanto tempo), “Associazione Volontari Carabinieri” con l’immancabile presidente Andrea Corazza.
Molto apprezzata la presenza di docenti e studenti del Liceo Scientifico Diaz di San Nicola la Strada, anch’essi tra i volontari che si sono cimentati nelle prove.

Ciro De Maio ha ricordato con toni toccanti il recente episodio di una bambina rimasta affogata per un pezzetto di wurstel.
«La sua mamma -ha detto- non sapeva, purtroppo, fare nessuna manovra per salvarla. Noi qui cerchiamo di insegnarle a tutti».

Luigi Langella lo ha ribadito: «Noi possiamo fare la differenza, noi dimostreremo a tutti quelli che ancora sono increduli che bisogna crederci. L’unico errore è non fare nulla. Dobbiamo allontanare dal nostro immaginario che possiamo fare danno. Noi possiamo solo fare qualcosa di buono per le persone che stanno in quel momento male e hanno bisogno del nostro supporto. Vogliamo dare a tutti la possibilità di imparare delle semplici valutazioni e delle semplici manovre che fanno veramente la differenza tra la vita e la morte di una persona colta da malore».

E poi, via alle dimostrazioni, che hanno visto impegnati soprattutto volontari della protezione civile, ma anche cittadini e studenti.
Gli addetti informatici dell’IRC ci hanno spiegato il significato del rilevamento dei dati: «Questa macchina serve a registrare le performance di alcuni manichini su cui i volontari fanno il massaggio. I risultati vengono mandati ad uno smartphone, che registra il risultato e lo trasmette attraverso un proiettore ad un monitor, il quale mostra appunto i risultati delle prove eseguite».

Il suggello finale di De Maio: «L’iniziativa di stamattina è a costo sottozero, perché i volontari ci hanno rimesso anche la benzina per venire qui».
E poi l’invito a tutti i gruppi dei volontari ad informarsi sui fondi che l’Europa sta stanziando per favorire queste occasioni di divulgazione delle manovre di rianimazione cardiopolmonare.
Affinché si rafforzi la necessità di salvare non solo “una”, ma tante vite.

Nicola Ciaramella
©Corriere di San Nicola
RIPRODUZIONE RISERVATA





 

 


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