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Ogni tanto penso anche io…o meglio…penso molto ma mi fermo poco a pensare se vale la pena condividere questi pensieri oppure tenerli per me.
Oggi ho deciso di vuotare il sacco e donare alcune righe ad un amico che mi ha dato fiducia e incentivato a non avere timore della mia penna, e se state leggendo vuol dire che secondo lui può interessare anche voi.
Non sono titolato a parlare riguardo la situazione pandemica che stiamo vivendo, per cui non sono qui a sciorinare teorie e non mi piace lanciare accuse e supposizioni, perché non ho la verità in tasca.

Dicevo...penso…e penso sempre guardando il bicchiere mezzo pieno. Ma mezzopieno di cosa? Beh…il mio bicchiere è una soluzione costituita da acqua limpida e cristallina, poi condita da perle di saggezza pensate e pronunciate da qualcuno più grande di me: e quella che mi ronza in mente in questi mesi è “dalla crisi nascono le opportunità” (cit. A. Einstein).

Siamo stati costretti in casa senza certezze sul futuro economico, senza certezza che è corretto anche come laviamo le mani, se i nostri cari stanno adottando le giuste precauzioni, senza certezza di dare ai figli le informazioni nel modo giusto o il giusto affetto e chi più ne ha più ne metta.
Ma questa imposizione ha costretto anche ad una cosa e spero serva da lezione a chi non ci faceva caso: la centralità della Famiglia.
I nostri nonni, ma pure i genitori della mia generazione, hanno trasmesso valori senza accorgersene quasi…noi invece abbiamo l’obbligo di riflettere su ogni parola, anche perché non abbiamo scuse. Siamo travolti da informazione gratuita e abbiamo talmente tante esperienze vissute dai nostri conoscenti o che passano i media che non possiamo non fermarci a riflettere su come crescere la generazione prossima, perché, oltre a pagare un caro prezzo per gli errori commessi, potremmo essere tacciati pure di negligenza e presunzione.
Ragion per cui…jettàt ‘sti telefonìn e pazzjat ‘nu poco cu ’sti criatùr, raccontategli un fatto, commentate una notizia al telegiornale, guardate le foto stampate di quando eravate piccoli…
Tanto dobbiamo stare in casa…neanche a’cummarell putite vedé!

Perché scrivo questo? Beh…perché è sabato…e non è un sabato qualunque…è un sabato di maggio…e sul calendario il numeretto segna 23...
Come quel 23 maggio 1992 che ha fermato alcune vite e ha cambiato molti cuori e tantissime teste.

Il nesso con la Famiglia, cercate?
Beh…perché sappiamo tutti cosa è successo all’ altezza dello svincolo di Capaci in quell’afoso pomeriggio…lo leggiamo sui libri o possiamo impararlo in TV…ma senza la famiglia, senza il dialogo, senza l’ ambiente sano…sarebbe un giorno come un altro.

La mia vita è stata influenzata da quella strage, dai funerali che ne seguirono e dagli altri tragici eventi.
Prima di Falcone e la sua scorta non ce n’erano stati altri? Si, ci sono stati e non li cito, perché il fulcro è un altro. Quando fu strappata la vita ad Altri non ero nato oppure ero troppo piccolo, ma quel sabato pomeriggio è nato un nuovo Virgilio, mentre Caserta era in festa per l’ arrivo del Papa. 

Sempre per restare nel tema connesso al lockdown, che vede genitori e figli in casa presi da preoccupazioni e videolezioni, voglio sottolineare l’ importanza che hanno avuto quel giorno il dialogo e il coinvolgimento familiare.
23 maggio 1992 è probabilmente la data giro di boa della mia vita.

Avevo 9 anni e stavo in garage con papà che aggiustava la FIAT 1100, quando mamma urlò la notizia dal balcone; qualcosa è successo, è scattata una molla.
Perché mia madre doveva affacciarsi per dire una cosa successa a sconosciuti in un posto lontanissimo?
Perché vuol dire che queste persone facevano qualcosa di davvero importante…
E lì, in quel metro quadrato sotto il balconcino e davanti la cantina con mio nonno in piedi dietro di me, ho pensato che volevo fare anche io qualcosa di davvero importante e giusto.
Dopo qualche giorno ci furono i funerali e quando tornai da scuola -non lo dimenticherò mai- al telegiornale stavano trasmettendo il momento in cui Rosaria Costa (vedova del giovane Agente Vito Schifani) chiedeva giustizia.
Nella mia mente risuonano ancora quelle parole “ma loro non cambiano, non vogliono cambiare”. 

Lì iniziò a vacillare la mia convinzione di voler fare qualcosa di tanto grande.
Si, vedere soffrire quella donna mi fece sentire quasi in colpa nei confronti di chi avrei amato un giorno. Sapere che una persona soffre perché ho scelto di servire lo Stato coinvolgendola nella mia scelta…no…non era per me…
Ma l’amore per la Giustizia ormai era scattato…
Ma nei mesi e negli anni successivi poi ho capito pure che puoi amare qualcosa e proprio perché la ami devi lasciarla andare…
Sembra una contraddizione, ma non lo è. Un po’ come dire “il coraggio della paura”, che significa riflettere bene prima di fare certe scelte, pesando ogni variabile in modo da poter decidere se si hanno stoffa e qualità per procedere oppure bisogna fermarsi e dire “no…nun è pe mmé” oppure, come mi suggerì il caro zio Mario quando gli dissi che sarei tornato a Caserta, “ammesurete ’a pall”…: si, lo so, parlava spesso ...in francese mio zio e questa è un’espressione tipica dei paesi francofoni...

Fino a dopo il diploma avevo sempre avuto in seria considerazione l’idea di iscrivermi presso la Facoltà di Giurisprudenza, ma poi ho scelto Architettura per realizzare altri sogni e sono contento così.
Ma l’amore per il Tricolore, per la Giustizia, per chi merita certi scranni anche nella commissione del più piccolo comune d’Italia…beh…quello resta.

La mafia quindi ha vinto? Non credo, in quanto la lotta alla mafia continua ad opera di grandi Persone e servitori dello Stato; certamente il dialogo e la condivisione anche di un film insieme alla Famiglia hanno fatto sì che io capissi cosa volevo, cosa ritenevo fosse giusto e incline al mio essere ed io adoro chi fa cose che non so fare o non ho avuto il coraggio di provare a fare.

HANNO FERMATO DEI CORPI, HANNO CREATO ORFANI E VEDOVE... MA NON HANNO FERMATO QUELLE IDEE CHE, ANZI, SONO PRONUNCIATE A VOCE SEMPRE PIÙ ALTA.

Virgilio Vaccari

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