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Ad un anno dalla sua pubblicazione, si attende la “rimessa in scena” della “TRAGEDIA SACRA” riscoperta e rigenerata dallo scrittore e storico locale Antonio Maiorano

Articolo di: Nicola Ciaramella
L'Ultima fatica del Cavaliere

Il cast degli attori in una delle ultime rappresentazioni della tragedia. Al centro il compianto prof. Bernardo

Quello che mi colpisce del Cav. Maiorano è il suo sviscerato amore per una città dove -sì- vive da oltre quarant'anni, che lo ha visto nelle vesti di autorità militare e che gli ha donato tantissimo in termini di stima e considerazione, ma che non è la “sua” città, non avendogli dato i natali.

Sì, perché io credo, pur forse sbagliando, che solo il vincolo della nascita può far scattare

in ciascuno la molla della indissolubilità della passione per la propria terra, respirandone il profumo del sangue e condividendone tutte le ansie e tutto il sapore della sua storia.

Antonio Maiorano, invece, pur essendo nato e vissuto, fino al '60, in Calabria, ha nelle vene sangue sannicolese e nel petto un cuore che gli agita e gli attrae i sentimenti che questa città ha saputo trasmettergli, suscitandone razionale emotività e desiderio incessante di scoprirne le radici storiche, sociali e culturali.

Solo nell'animazione e nello sconvolgimento di cotanto spirito, adunque, egli poteva addentrarsi, attraverso gli anni, in un meticoloso e proficuo lavoro di ricerca di quelle tradizioni che hanno caratterizzato il lento evolversi di San Nicola la Strada , prima villaggio e poi casato, borgo per concessione e, oggi, città per aspirazione.

E' nato così, senza veli e senza mète -se non quello di offrire un ulteriore contributo all'immagine della sua terra adottiva- l'ultimo volume del Cavaliere Maiorano “ Tragedia Sacra- Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo ”, che riporta alla luce, scavato, letteralmente, dai meandri dell'oblìo, il copione -pazientemente rigenerato e ricomposto- di quell' adattamento teatrale della crocifissione, morte e resurrezione del Cristo rappresentata a San Nicola (fino a metà degli anni ottanta) nella settimana in albis, in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono, e messa in scena da una compagnia filodrammatica locale, tenacemente costruita, plasmata e guidata dall'indimenticato Professor Giuseppe Bernardo, uno dei principali artefici della rinascita sannicolese del dopoguerra.

Cinque atti per complessivamente ventinove scene, di cui cinque fisse, rappresentati su un palco di otto metri per dieci eretto sul sagrato della Chiesa Madre; ventidue personaggi e un gagliardetto nero con la scritta S.P.Q.R. …Chissà che darei per rivivere quei momenti…Scusatemi se mi prende la commozione…

Grazie, Maiorano, anche lei è presente nella nostra piccola, ma ardente storia.


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