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Pennino: “Il linguaggio vuoto dei politici e delle istituzioni”

L’amaro commento del presidente del Comitato Cittadino “San Nicola-Città Partecipata” sul convegno pubblico del 3 ottobre riguardante il tema degli incendi sui Monti Tifatini

 

Sempre attento e presente in tutte le occasioni più importanti dove all’ordine del giorno sono la tutela dell’ambiente e la conoscenza dei problemi del territorio, il presidente del "Comitato Cittadino San Nicola – Città Partecipata”, Domenico Pennino, ha così commentato, in una sua nota agli associati, i lavori dell’assemblea pubblica che si è svolta martedi 3 ottobre, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Diocesana di Caserta, sul tema “I Colli Tifatini in fiamme – Cause, Prevenzione, Contrasto, Ripristino”:

«Il linguaggio politico-istituzionale è quasi sempre evasivo, privo di argomentazioni efficaci, inadeguato ad esprimere la soluzione dei problemi degli individui amministrati.
Queste riflessioni ritornano troppo spesso dopo aver partecipato ad un convegno pubblico, su temi di grande importanza con la partecipazione dei maggiori “addetti ai lavori” della politica e delle istituzioni.
Mentre sono stati apprezzabili gli sforzi delle associazioni partecipanti al tavolo nella descrizione di quanto è accaduto quest’estate sui Tifatini e come questo evento si collochi nel contesto della problematica dei roghi, non si può dire altrettanto per i rappresentanti delle istituzioni presenti (e soprattutto degli assenti) a quel tavolo. Diciamo subito che è brillata, ed è molto significativa, l’assenza di un qualsiasi rappresentante della Regione Campania. Evidentemente, l’istituzione che ha la massima competenza nella lotta per il contrasto ai roghi, non ha ritenuto opportuno portare in un’assemblea pubblica il proprio punto di vista, il risultato delle proprie analisi, le sue decisioni in materia di azioni di ripristino degli ambienti danneggiati e di contrasto al fenomeno dei roghi.
Un’altra nota negativa deve essere segnalata: riguarda la deprecabile abitudine di alcuni alti rappresentanti delle istituzioni di presentarsi come carica pubblica a pubbliche assemblee, chiedendo di poter somministrare le loro “pillole di saggezza” per primi perché debbono lasciare al più presto l’assemblea per “altri improrogabili impegni istituzionali”. Insomma, non si capisce perché intervengono ad un pubblico dibattito se poi si sottraggono al dibattito stesso? Non si sa.
Ma passiamo agli interventi più “salienti”.
Sconcertante l’intervento del nuovo Prefetto di Caserta, che lungi dall’aver fatto una disamina interessante sul tema, ha proposto di fare prevenzione contro i roghi istituendo dei “gruppi whatsapp” di cittadini che, vangando per boschi ed anfratti, dovrebbero lanciare un improbabile allarme antincendio!! Siamo al bricolage della sicurezza!
Assolutamente inefficace l’intervento del Sindaco di Caserta che si è limitato ad informare che esiste una disponibilità regionale di poco più di tre milioni di euro per interventi di recupero nell’area dei Tifatini, ma non ha descritto nessun progetto su come saranno spesi questi soldi, e questo ci preoccupa molto, viste precedenti esperienze in materia ambientale.
Unica voce più competente ed appassionata quella del Generale dei Carabinieri (ex Forestale) Sergio Costa, che ha illustrato le azioni di contrasto agli incendiari che l’arma ha messo a segno e la necessità di adeguare le leggi esistenti sulla lotta ai roghi alla luce delle esperienze acquisite negli ultimi anni. Tutto bene. Avremmo gradito avere anche notizie più dettagliate sui progetti e sulle risorse reali che potranno o dovrebbero essere impiegate per rendere sempre più efficace il contrasto al popolo degli incendiari che affligge i nostri territori.
Il flagello dei roghi appiccati al patrimonio boschivo del paese, o ai cumuli di rifiuti illegali cosparsi sul territorio, è un problema gravissimo che investe la salute della cittadinanza e l’integrità ambientale del territorio. È un fenomeno che, per certi versi, è assimilabile a quello del terrorismo: esiste un nemico “invisibile”, quasi impossibile da individuare prima che colpisca e che, dopo aver agito, produce danni devastanti alla collettività. Unica differenza tra l’operato del terrorista e quello dell’incendiario è nella “velocità di propagazione del danno prodotto”: nel caso del terrorista, l’azione si conclude in pochi minuti ed i suoi effetti sono immediati, gravi ed irreversibili. Nel caso dell’incendiario, dopo l’innesco occorre un tempo relativamente molto più lungo per rendere significativi ed irreversibili i danni prodotti dall’incendio. Occorre quindi attuare una difesa incardinata su due aspetti: il controllo capillare e continuo del territorio e la creazione di “task force” dedicate e specializzate in grado di intervenire efficacemente, dopo un allarme, nel giro di pochi minuti. Il controllo continuo e capillare del territorio può essere realizzato con l’aiuto della tecnologia dei droni, i quali, perlustrando il territorio muniti di speciali telecamere in grado di rilevare un inizio di incendio, un viso o numero di targa, anche al buio, possono permettere ad un centro di controllo adeguatamente attrezzato di rilevare ogni evento sospetto in qualsiasi momento su vaste aree di territorio. L’impiego dei droni (già previsto, su carta, da una recente iniziativa della Regione Campania che ha finanziato l’acquisto di otto droni) permette una duplice opportunità: raccogliere elementi identificativi sull’incendiario e lanciare un tempestivo allarme sull’accadimento dell’incendio stesso. Se il centro di controllo dei droni sarà collegato ad una rete di task force dislocate sul territorio costituite da nuclei delle forze dell’ordine e di appartenenti al Corpo dei Vigili del Fuoco, munite di mezzi veloci di intervento (elicotteri, motociclette, aerei specializzati, ecc.) potrà essere possibile svolgere sia compiti anticrimine, sia azioni di spegnimento dei roghi stessi, prima che la propagazione dell’incendio produca danni più ingenti.
In affiancamento a tale modalità di intervento può anche essere esercitata una utilissima forma di “messa in sicurezza” dei territori più a rischio mediante la pulizia del sottobosco nei periodi di siccità e la creazione di aree di interdizione alla propagazione del fuoco lungo i crinali delle aree boschive, in modo da arrestare la propagazione delle fiamme ad incendio avvenuto.
È su questi concetti che vorremmo dibattere e vedere i soggetti politici ed istituzionali preparati e pronti a proporre soluzioni convincenti
».

(Corriere di San Nicola)


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