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DOSSIER LO UTTARO

Cronistoria di un disastro



Tutti gli articoli del "Corriere" sulla vicenda più "inquinata" del secolo


Dossier


TUTTO LO-UTTARO MINUTO PER MINUTO

Elenco di tutti gli articoli pubblicati dal Corriere di San Nicola sulla questione "Megadiscarica LoUttaro"

(A causa del trasferimento del sito su altra piattaforma, i link di collegamento agli articoli sono in corso di ripristino. Utilizzare, nel frattempo, il seguente percorso: copiare il titolo dell'articolo ed incollarlo nella sezione Ricerca Articoli -accessibile tramite l'apposito tasto in alto a destra della homepage- selezionando la scelta "Per parola chiave").
Tutti gli articoli sono, altresi, visualizzabili anche attraverso il percorso Ricerca Articoli / Per categoria / Ambiente.



22/02/2008      La vittoria dei Comitati

16/02/2008      De Gennaro, marcia indietro su "Lo Uttaro"

16/02/2008      "Stia attento, Commissario!"

15/02/2008      "Stavolta non passeranno!"

12/02/2008      San Nicola nell'angoscia

26/12/2007      Come uscire dalla crisi

14/12/2007      "Bonificate subito il sito!"

02/12/2007      Cozzolino: "Bonifica subito!"

02/12/2007      ComER, non solo "cahier des doleance"

24/11/2007      Percolato, una tragedia immane

24/11/2007      "Ed ora, svuotiamolo!"

24/11/2007      Costagliola: "E ora chi pagherà i danni ai cittadini?"

24/11/2007      La ricetta di Messina

24/11/2007      Grazie, Finotti!

20/11/2007      Lo Uttaro in manette!

11/11/2007      Altalena Lo Uttaro

07/11/2007      Costi quel che costi

20/10/2007      Fuori i colpevoli!

20/10/2007      Lo Uttaro... Crimine contro l'Umanità?

13/10/2007      Il comitato dei fantasmi

06/10/2007     Ci hanno solo riempito di puzza e bugie

02/10/2007     Allarme continuo

02/10/2007     La città è morta

01/10/2007     "Lo Uttaro è un misfatto contro la vita"

30/09/2007     Aria fritta e puzzolente

29/09/2007     Roano tuoni e fulmini

15/09/2007     Tutti a firmare!

13/09/2007     Fischi per Pascariello

10/09/2007     "Un" solo assente!
08/09/2007    
Ore 19: tutti alla Rotonda!
02/09/2007    Abbandonati dai politici
02/09/2007    
Agnese, ennesimo monito per Lo Uttaro

02/09/2007    "Risarcimento di massa"
30/08/2007   
L'apocalisse è vicino
27/08/2007    Non vogliono più chiuderla...
25/08/2007    Altro che bonifica!
24/08/2007    Puzza "originale"
23/08/2007   
Giudici come Ponzio Pilato
23/08/2007    Fuga dalla città
22/08/2007    Ancora un po' di pazienza
19/08/2007    Sarà comunque la FINE
15/08/2007    Ferragosto in città
11/08/2007    Lo Uttaro nella mente e sulla lingua
05/08/2007    Riaffoghiamo
04/08/2007    Lo Uttaro tra gioia e sconforto
04/08/2007    Ed ora, tutti a ...discaricarsi
03/08/2007    Lo Uttaro, giustizia è fatta!
03/08/2007    "Lo Uttaro ha danneggiato i cittadini"
21/07/2007    Lo Uttaro, 10 e lode da Pascariello
11/07/2007    Il debutto di Pansa: "Lo Uttaro? Va tutto OK!"
05/07/2007    Fiaccolata contro Lo Uttaro

02/07/2007    "Garanti" di un massacro
01/07/2007    Clic sul disastro
23/06/2007    Quel "garbo istituzionale"...
14/06/2007   
Commissario, incontriamoci
09/06/2007    Un disastro da proteggere
02/06/2007    2 giugno all'insegna del "no" alla grande puzza

31/05/2007    La nuova "moda" che avanza
26/05/2007    Caro signor Presidente
22/05/2007    Ispezione drammatica
20/05/2007    Il tavolo della "trasparenza"

13/05/2007    La grande marcia su Lo Uttaro

13/05/2007    Lo Uttaro, Serre e la politica
12/05/2007    Lo Uttaro come Chernobyl

05/05/2007    Mai più Lo Uttaro
05/05/2007    Nascono i gruppi di lavoro 
29/04/2007   
Ma ora per favore non andiamo tutti via  
28/04/2007    
Roano dà l'esempio ...
28/042007     Nel ventre del "mostro"
25/04/2007    Hanno vinto loro
25/04/2007    Amare voci dallo Uttaro
25/04/2007    Lo Uttaro: solidarietà dal mondo
25/04/2007    "Grazie!" a Tiscione, "Vergogna!" agli amministratori
25/04/2007    La fierezza di un presidiante
24/04/2007    Il giorno dei gabbiani
22/04/2007    Il videoappello di Roano
22/04/2007    Tutti per Nogaro tranne i politici
22/04/2007    Il bliz di Bertolaso
15/04/2007    Il monito di Nogaro
14/04/2007    Lo Uttaro in standby
12/04/2007    Un viaggio sconvolgente
10/04/2007    Le contraddizioni dell'Arpac
09/04/2007    Il giorno dell'apocalisse
01/04/2007    E' nato il "Movimento per il presidio"
01/04/2007    Corteo con il vescovo
31/03/2007    Non ci resta che fuggire
28/03/2007    Invito al Vescovo
24/03/2007    Va via Roano, che peccato!
18/03/2007    Pronti alla veglia
17/03/2007    Fermate il mostro! Parole e musica di Agnese.....
17/03/2007    Gli appelli del Comitato Emergenza Rifiuti
17/03/2007    Lo Uttaro: la protesta non ha età
17/03/2007    Messina-Bertolaso, è ping pong
17/03/2007    Bertolaso disperatamente cercasi
10/03/2007    Gli "esperti"? "Ben vengano, ma con umiltà!"
07/03/2007    Il giorno più triste
07/03/2007    I Ponzio Pilato della Sinistra
04/03/2007    Per non esserci del "day after"
03/03/2007    "Prendiamocela con Lui!"
28/02/2007    2 marzo: nuova assemblea contro Lo Uttaro
24/02/2007    Uttaro, soldi per il Tar cercasi
21/02/2007    Bertolaso risponde picche
11/02/2007    "Fermate il mostro!": lettera aperta di una ...
11/02/2007    
Lo Uttaro su "Stricia la notizia"
11/02/2007    Dai politici un solo grido: NO alla discarica
11/02/2007    In 3000 alla marcia contro l'ecomostro
11/02/2007    Nelle mani di Dio!
04/02/2007    "Fermate il Mostro!"
31/01/2007    Uttaro, emergenza, rifiuti e legalità
28/01/2007    Un consiglio con tutte le città
28/01/2007    Questa discarica non s'ha da fare
20/01/2007    Un altro anno di Uttaro
17/01/2007    A tutta rabbia!
14/01/2007    Caos Lo Uttaro: incontro in Provincia
14/01/2007    Per Basile si sfiora il ridicolo
06/01/2007    Ministro, ci dia una mano!
06/01/2007    Roano conquista tutti
31/12/2006    Tutti uniti contro l'Ecomostro
24/12/2006    Lo Uttaro, è Lotta Santa!
18/11/2006    Roano contro il "mostro" ecologico
11/11/2006    Emergenza rifiuti: la nuova ...Via del Signore
09/11/2006    Lo Uttaro fa bis!



LE TAPPE DEL DISASTRO
(da www.ambienti.wordpress.com)


Settembre 2005: La Regione Campania dichiara l’area Lo Uttaro “sito di interesse nazionale” da bonificare, visto il gravissimo stato di degrado ambientale dovuto alla presenza di tre discariche un sito di stoccaggio e uno di trasferenza di rifiuti per un totale di circa 6 milioni di mc di rifiuti.

Ottobre 2006:
Il Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti chiede per la Provincia di Caserta un sito idoneo da adibire a discarica per i rifiuti trattati e provenienti dal CDR di Santa Maria Capua Vetere. Il Prefetto di Caserta Elena Stasi costituisce un gruppo di lavoro che individua 6 cave ritenute idonee all’uso richiesto. Viene scelta (?) la cava Mastropietro in località appunto Lo Uttaro. Il 24 ottobre Aniello Mastropietro spara ai suoi nipoti, comproprietari della cava al 25%, ne uccide uno, ferisce l’altro.

Novembre 2006: Viene sottoscritto un Protocollo d’intesa tra commissario, presidente della Provincia e sindaco di Caserta che formalizza la scelta de Lo Uttaro (con previsione di futuri ampliamenti).

Dicembre 2006: Ê pubblicata, sulla G.U. 285 del 7/12/06, la Legge 290 che, di fatto, vieta al Commissario di localizzare discariche in siti come Lo Uttaro.

Gennaio 2007:Il Commissario Bertolaso, con ordinanza n° 3/2007, indica la cava Mastropietro come discarica, approva il progetto preliminare, ed in 7 giorni nomina una commissione di gara che bandisce, aggiudica ed affida alla ditta vincitrice i lavori, senza evidenza pubblica.

Marzo 2007: Si persevera su Lo Uttaro nonostante uno studio gratuito offerto, in febbraio, dal professor De Medici, dell’Università Federico II, dove venivano indicati diversi siti alternativi a Serre ed a Lo Uttaro e nonostante Berolaso dichiari, durante una audizione alla Camera dei Deputati, che in tutta la Regione ha individuato “solo 665 siti”. A lavori ultimati, lo stesso Commissario approva il progetto definitivo con ordinanza n° 75: siamo al 16 Marzo. Il 29 marzo, lo stesso Bertolaso, durante un incontro pubblico con i cittadini casertani, non risponde a nessuno dei 17 quesiti posti dal dottor Giuseppe Messina sul sito, manifestamente abusivo.

Aprile 2007: Collaudo della discarica abusiva, a causa della dichiarazione dell’Arpac che attesta essere sussistenti “le condizioni essenziali richieste per il rispetto dell’ambiente”, mentre il TAR respinge la richiesta di sospensiva dell’Ordinanza Bertolaso, chiesta dall’avvocato Adinolfi in nome e per conto di alcuni cittadini oppressi dai miasmi provenienti da Lo Uttaro. Il Comitato emergenza rifiuti, considerato che diverse marce guidate dai Parroci di San Nicola e la stessa manifestazione del 31 Marzo con in testa il Vescovo di Caserta Nogaro, non ottengono alcun risultato, decide di presidiare il sito con turnazione anche notturna.
Il 24 aprile la Polizia sgombera il sito, dopo che lo stesso Commissario aveva militarizzato l’area.

Maggio 2007: si susseguono iniziative e prese di posizione del Comitato e dei cittadini esasperati dal tanfo. Il 13 Maggio grande manifestazione con circa 3000 persone, che viene quasi ignorata dalla Stampa che conta. Il 16 maggio il Comitato offre una proposta operativa per avviare un ciclo dei rifiuti a livello Provinciale mai iniziato. Il 19, il 21 ed il 26 Maggio si alternano nell’ordine Manifestazione Nazionale a Napoli con 10.000 persone, ispezioni del Comitato dei Garanti e denunce alle autorità di polizia per evidenziare le reiterate irregolarità nella gestione del sito Lo Uttaro.
Il 29 Maggio, il Comitato scrive al Presidente della Repubblica perché stimoli la Magistratura sammaritana a valutare rapidamente la fondatezza dei diversi esposti-denuncia già presentati. La risposta a tutt’oggi (settembre) non si è avuta.

Giugno 2007:
In occasione della festività della Repubblica il Comitato Emergenza Rifiuti interviene durante le celebrazioni ricordando alle autorità firmatarie del Protocollo la necessità del rispetto della “legalità”. Il 9 giugno ennesima manifestazione pubblica alla presenza del Vescovo di Caserta con corteo diretto alla discarica. I manifestanti vengono bloccati davanti al sito da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che gli impediranno di sfilare dinnanzi alla discarica. Nel frattempo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti fa tappa a Caserta ma decide di non ascoltare il Comitato. Entro il 23 giugno sarebbe dovuta iniziare, in base al Protocollo d’Intesa, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza, ma gli impegni non vengono rispettati.

Luglio 2007: Il Sindaco di San Nicola la Strada Angelo Pascariello, insieme ai colleghi di San Marco Evangelista e Maddaloni entra a far parte, come Presidente, del Comitato dei Garanti. Il 6 luglio il Comitato Emergenza Rifiuti organizza una fiaccolata di protesta che attraversa il centro della città. Il 7 luglio Guido Bertolaso si dimette dall’incarico di Commissario straordinario. Tre giorni dopo, nel corso dell’udienza ex art. 700 c.p.c. svoltasi di fronte al Tribunale di Napoli, il consorzio ACSA, che gestisce il sito, deposita alcune analisi a campione effettuate dalla società Chelab di Treviso incaricata di fare i controlli nella discarica dalla stessa ACSA. La relazione afferma che a Lo Uttaro, discarica autorizzata allo smaltimento di rifiuti non pericolosi, si stanno smaltendo rifiuti pericolosi che non possono essere smaltiti neppure in discariche per rifiuti speciali se non previamente trattati.

Agosto 2007:Nel pieno della puzza da discarica il giudice monocratico Como del Tribunale civile di Napoli accoglie il ricorso dei cittadini casertani e, con un’ordinanza del 3 agosto 2007, decide per la chiusura della discarica giudicandola una “scelta frettolosa a discapito della salute delle persone”. L’ordinanza conferma che a Lo Uttaro “vi è presenza di sostanze altamente pericolose che superano i limiti massimi consentiti” e che “tutta la falda monitorata è inquinata”. Incredibilmente due giorni dopo il Commissario straordinario riesce ad ottenere dal Tribunale la sospensione dell’ordinanza, in attesa della discussione del ricorso presentato contro tale decisione, paventando “il rischio igienico e sanitario che si sarebbe generato dalla impossibilità di reperire subito un altro sito per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti”, visto che quello di Lo Uttaro rappresenta l’unico sito per lo smaltimento di tutta la Campania. Il ferragosto dei casertani passa con le finestre chiuse per non respirare la vomitevole puzza de Lo Uttaro. Il 22 agosto, durante la prima udienza del ricorso Commissariale contro l’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, il giudice decide di prendere tempo e nominare un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per la verifica della pericolosità della discarica. Nel frattempo il sindaco di San Nicola si dimette dall’incarico di Presidente del Comitato dei Garanti senza aver prodotto alcuna attività.

Settembre 2007: Il 5 settembre il CTU assume l’incarico e gli vengono assegnati 40 giorni di tempo per redigere la relazione. Nel frattempo la discarica è quasi colma. Il Comitato Emergenza Rifiuti organizza assemblee nei quattro comuni della conurbazione ottenendo una partecipazione di pubblico sempre più consistente, anche a causa del persistenze puzzo. Inizia, con molta lentezza, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza. Parte intanto anche l’azione di risarcimento danni a favore dei cittadini costretti a subire la presenza della discarica e a vedere comunque in strada i cumuli di spazzatura. Il 29 settembre grande manifestazione popolare per chiedere un nuovo ciclo di gestione dei rifiuti, la chiusura della discarica Lo Uttaro e la bonifica del territorio.

Ottobre 2007: Il giorno 15 il Consulente tecnico, prof. De Rosa, deposita la relazione richiestagli dal Tribunale di Napoli. E’ un ‘ulteriore conferma della pericolosità della discarica. Vi si legge che l’abbanco di ulteriori quantità di rifiuto nell’invaso, risulta aggravare il già elevato grado di rischio di impatto cui sono soggette tutte le componenti ambientali, compresa la salute pubblica, dell’ambito territoriale limitrofo”. E ancora: “Sulla base di quanto riportato si evince che la scelta del sito Lo Uttaro per la localizzazione della discarica per rifiuti solidi, oltre a contravvenire ad indicazioni normative e di merito espresse in più parti, non risulta rispondere ai criteri in base ai quali tale scelta è stata giustificata”. Il giorno 17 il sindaco di Caserta Petteruti, in un intervista al quotidiano Repubblica, dichiara che il protocollo d’Intesa “fu un buon contratto” ma allo stesso tempo, in evidente contraddizione, che non avrebbe tollerato alcun ampliamento della discarica e che avrebbe valutato azioni legali per i danni subiti dalla città. Il 19 ottobre il Comitato Emergenza Rifiuti notifica al Sindaco di Caserta, al Presidente della Provincia e ai Sindaci, Assessori e consiglieri dei comuni confinanti la relazione del CTU chiedendo la chiusura immediata della discarica. Il 22 ottobre il Commissario Pansa presenta il Piano Regionale Rifiuti della Regione Campania. Il 26 ottobre era fissata l’udienza , presso il Tribunale , per la decisione sul ricorso ex art. 700 c.p.c. poi irnviata al 7 novembre. A distanza di un anno dall’apertura di Lo Uttaro le soluzioni strutturali alternative ancora non ci sono.

Novembre 2007: Il Commissario Pansa parla in un’intervista del “Paradosso Caserta”. La città che ospita la discarica illegale e pericolosa è anche quella più interessata dalla presenza di cumuli di rifiuti in strada. Il 6 novembre durante l’ennesimo consiglio comunale sull’argomento rifiuti, i cittadini vengono a conoscenza dell’ordinanza con la quale il Sindaco di Caserta dispone precauzionalmente la chiusura della discarica Lo Uttaro. La decisione viene giustificata in base alle risultanze della relazione di CTU che il sindaco dichiara, mentendo, di essergli stata notificata solo quel giorno. Il 7 novembre si svolge l’udienza per il ricorso ex art. 700 cpc che chiede la chiusura della discarica per danno alla salute ma il collegio del Tribunale rimanda la decisione di altri dieci giorni. Il 9 novembre il Comitato dei garanti effettua un sopralluogo nel sito di trasferenza di Lo Uttaro accertando che, a distanza di un mese dall’inizio delle operazioni di rimozione, sono state tritovagliate solo 7000 tonnellate di rifiuti che giacciono per buona parte ancora nell’area del sito, a dispetto delle tanto sbandierate bonifiche. Il giorno 10 il Commissario di Governo, su pressione dei sindaci di alcuni comuni della provincia, utilizzando i poteri straordinari, apre lo scontro istituzionale decidendo, in aperto contrasto con l’ordinanza di chiusura del Sindaco di Caserta, di riaprire la discarica ormai quasi colma. Giustifica la sua scelta con la necessità di evitare l’intasamento del CDR di Santa Maria Capua Vetere. A pochi giorni dall’esaurimento della capacità della discarica, però, non ci sono ancora alternative valide per lo smaltimento dei rifiuti.
Il 20 Novembre, in contemporanea, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dott. Piccirillo e il Tribunale Civile di Napoli dispongono la definitiva chiusura della discarica. Il provvedimento di sequestro penale viene eseguito dai Carabinieri del NOE che provvedono anche a notificare ben 12 avvisi di garanzia per vari reati, tra cui disastro ambientale, a carico di dirigenti e tecnici che hanno responsabilità nella decisione di aprire la discarica nonchè nella sua gestione. La conferma dell’ordinanza di chiusura emessa nel mese di luglio dal  Giudice del Tribunale civile di Napoli Fausta Como, invece, si fonda sulle risultanze della relazione del CTU Prof. De Rosa confermando appieno le preoccupazioni della popolazione circa la pericolosità del sito.
Proprio il 20 novembre il commissario delegato Pansa è a Bruxelless a spiegare alla Commissone Europea che da noi è tutto in regola. L’amministrazione provinciale di Caserta, in oltre un anno che ha avuto a disposizione, non ha ancora elaborato il piano rifiuti che avrebbe potuto fornire velocemente un’alternativa alla discarica a Lo Uttaro.

Gennaio 2008:
A distanza di un anno dall’ordinanza che disponeva l’inizio dei lavori a Lo Uttaro la città di Caserta e quelle con essa confinanti sono sommerse da migliaia di tonnellate di rifiuti che non vengono raccolti dalla prima metà di dicembre. Il 9 gennaio il sindaco di Caserta Petteruti, tra i responsabili di questo disastro, emana un’ordinanza che autorizza lo stoccaggio dei riifuti cittadini in un capannone dismesso di un’azienda nell’area ex UCAR a ridosso di Lo Uttaro.

Febbraio 2008:
Il 7 febbraio, su richiesta del commissario straordinario Gianni De Gennaro, il PM del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Guarriello dispone il dissequestro temporaneo per 30 giorni della discarica allo scopo di consentire i rilievi necessari ad accertare la possibilità di un suo ulteriore utilizzo. Il giorno dopo il CTU nominato dal Procuratore consegna una relazione che ribadisce nelle linee essenziali la preoccupazione sull’inadeguatezza e pericolosità del sito. Il 12 febbraio il commissario De Gennaro, a seguito delle risultanze dei rilievi effetuati dal Genio militare sulle vecchie discariche di Ariano Irpino, Montesarchio, Villaricca e Lo Uttaro,  dichiara, in conferenza stampa, che non intende più utilizzarle e sottolinea per la prima volta le ragioni delle popolazioni che protestavano. In particolare definisce Lo Uttaro  un “pozzo di veleni” e afferma di aver trasmesso alla Procura della Repubblica gli esiti delle indagini effettuate che dimostrerebbero la falsità della documentazione fornitagli dal Commissariato e dall’ARPAC circa la idoneità dei siti ad ospitare ulteriori sversamenti di rifiuti. Il 18 dello stesso mese, però, l’ex commissario Bertolaso scrive all’Avvocatura dello Stato di Napoli per chiedere che il Tribunale civile di Napoli disponga la revoca dell’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro sulla base di una sentenza della Cassazione del dicembre 2007 che, su un caso analogo, attribuisce la competenza al TAR anzichè al giudice civile. Il 22 febbraio, in diretta televisiva alla trasmissione Anno Zero su Raidue,  il presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti Roberto Barbieri parlando di Lo Uttaro la definisce una “bomba chimica”.

Marzo 2008:
il 6 marzo l’Avvocatura dello Stato di Napoli deposita la richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, ma la cittadinanza lo saprà solo un mese e mezzo dopo.

Maggio 2008:
Il 5 maggio si tiene l’udienza sulla richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura ma l’Avvocatura dello Stato chiede il rinvio al 16 giugno. Si costitusice, a favore della revoca, anche il Consorzio ACSA CE3, che ha gestito la discarica,  mentre contro la riapertura, dopo oltre un anno di immobilismo, decide finalmente di agire in sede giudiziaria anche il Comune di San Nicola la Strada. Il 23 maggio si tiene il Primo Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi a Napoli: vengono individuati 10 siti da destinare a discariche per la regione Campania ma il governo decide di tenerli segreti fino alla pubblicazione del decreto. Si diffondono comunque voci sull’utilizzo della Cava Matroianni in località Torrione del Comune di Caserta, confinante con la discarica Lo Uttaro dalla quale la divide solo un muro di tufo. Il 25 maggio viene pubblicato il decreto e si scopre che le voci erano fondate: tra le dieci discariche del piano Bertolaso (nel frattempo nominato sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti in Campania) è presente anche la cava Mastroianni che ha una volumetria di circa 1.500.000 mc (più di quattro volte quella di Lo Uttaro). Il decreto consente di sversare nelle nuove discariche anche rifiuti pericolosi (ceneri leggere e pesanti e fanghi industriali). Assai singolare è che tra i limiti cui deroga il decreto vi sono anche quelli relativi agli “idrocarburi totali” rintracciati in concentrazioni molto elevate proprio nella discarica Lo Uttaro. Evidente poi è il tentativo di demolire l’operato della magistratura prevedendo lo spostamento delle competenze in materia di rifiuti al Tribunale e alla Procura di Napoli e la necessità che i provvedimenti cautelari, sia civili che penali (cioè sia l’ordinanza civile di chiusura che il sequestro penale), siano riconfermati rispettivamente entro 20 e 30 giorni dal TAR Lazio e dal Giudice per le indagini preliminari (in composizione collegiale). Mentre si levano forti critiche sull’incostituzionalità del decreto, il 28 maggio il GIP presso il Tribunale di Napoli fa eseguire 25 ordinanze di custodia cautelare a carico di funzionari del Commissariato e dirigenti della FIBE ed emette un avviso di garanzia a carico del Prefetto di Napoli Pansa per illeciti nello smaltimento dei rifiuti che riguardano, tra l’altro, anche la discarica di Lo Uttaro.

Giugno 2008:
Il GIP collegiale di Napoli conferma il decreto di sequestro penale della discarica emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’invaso è pieno di percolato che quasi certamente ha già interessato la falda. Fallisce il tentativo di smantellare i provvedimenti giudiziari su Lo Uttaro.

Luglio 2008:
Il TAR Lazio, invece, non conferma l’ordinanza di chiusura del Tribunale civile adducendo la singolare motivazione secondo la quale non essendo la Cava Mastropietro inclusa nelle discariche previste dal Decreto 90/2008 (ma c’è invece la confinante Cava Mastroianni) vengono meno le esigenze cautelari per la salute della popolazione. Come se i rifiuti sversati nella discarica non fossero ancora lì.

Settembre 2008:
La Giudice Fausta Como del Tribunale di Napoli è costretta a prendere atto della propria sopravvenuta incompetenza (a causa del nuovo decreto che trasferisce la giurisdizione al TAR) e pertanto non prende alcuna decisione in merito alla richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura della discarica proveniente dalla Avvocatura dello Stato per conto del sottosegretario Bertolaso. Nello stesso periodo l’ARPAC redige, su richiesta del sottosegretariato all’emergenza rifiuti, il Piano di caratterizzazione di Lo Uttaro. L’area presa in considerazione include la vecchia discarica Ecologica Meridionale, la discarica del Commissariato con essa confinante, il sito di trasferenza, il sito di stoccaggio, la discarica Lo Uttaro e la confinante Cava Mastroianni per una superficie complessiva di mq 202.000. Nonostante il sequestro penale e la relazione del CTU del Tribunale dicano esattamente il contrario, l’ARPAC continua a sostenere che la discarica è in regola e non è pericolosa per la salute.

Novembre 2008:
Il giorno 11 presso la Direzione Generale per la qualità della vita del Ministero dell’ambiente si tiene la Conferenza di servizi decisoria per l’approvazione del Piano di caratterizzazione di Lo Uttaro. In quell’occasione il Direttore Generale Mascazzini mette a verbale che “l’area oggetto del piano di caratterizzazione ...... non è in sicurezza e pertanto potrebbe essere causa di una diffusione della contaminazione verso potenziali bersagli ambientali sensibili” e che “è adiacente ad aree con destinazione agricola”. Per cui ritiene necessario che “il Commissario di Governo, il Comune, gli Enti Locali di controllo (ARPAC, Provincie e ASL)”provvedano con urgenza a controllare “lo stato qualitativo delle acque di falda” emunte dai pozzi “ad uso agricolo e/o potabile” e, “nel caso in cui fosse riconosciuta contaminazione delle acque di falda” ad emanare provvedimenti per vietarne l’utilizzo nonché procedano alle ”analisi sui campioni di prodotti agricoli coltivati nelle aree a ridosso delle discariche al fine di verificare l’eventuale trasferimento dell’inquinamento alla catena alimentare” e di conseguenza emettano un “divieto di coltivazione/commercializzazione, a fini alimentari, dei prodotti agricoli risultati contaminati”.

Febbraio 2009:
Vengono rinviati a giudizio tutti e 25 gli indagati dell’inchiesta “Rompiballe”. Stralciate invece le posizioni del prefetto di Napoli Pansa e del sottosegretario Bertolaso che, nonostante il tentativo di mantenere segreta la notizia, è anch’egli indagato nella stessa inchiesta. Lo stralcio sarà causa di forti tensioni e spaccature tra i pubblici Mmnisteri Noviello e Sirleo, titolari dell’indagine e contrari allo stralcio, e il procuratore capo Giandomenico Lepore.
Settembre 2009: Nell’inchiesta Rompiballe la Procura della Repubblica di Napoli chiede l’archiviazione per le accuse più gravi che riguardano il sottosegretario Guido Bertolaso, il prefetto Alessandro Pansa e l’ex commissario Corrado Catenacci. Resta in piedi invece il rinvio a giudizio per Marta De Gennaro, all’epoca di Lo Uttaro vice di Bertolaso, indagata per le balle contententi rifiuti di ogni tipo che venivano rotte e portate in discarica, soprattutto a Lo Uttaro.

Novembre 2009:
Il 13 novembre i mezzi d’informazione danno la notizia della conclusione delle indagini sulla realizzazione e gestione della discarica Lo Uttaro. Diciotto gli indagati, ma di alcuni di essi viene mantenuta riservata l’identità. Indagini partite dalla denunce dei cittadini che dimostrano che le preoccupazioni circa l’inquinamento del sito di Lo Uttaro erano e sono più che fondate. I magistrati napoletani definiscono quello di Lo Uttaro un “disastro ambientale” provocato da un “inquinamento irreversibile”.

Dicembre 2009:
 Il giorno 23 l’Assessore all’Ambiente delle Regione Campania Walter Ganapini, nel corso di una conferenza stampa, presente il Sindaco di Caserta Petteruti, annuncia l’intenzione di procedere alla bonifica della zona Lo Uttaro e contestualmente lancia l’allarme sul pericolo che l’inquinamento delle matrici ambientali di tale area costituisce per la salute della popolazione che vive nei dintorni. Ganapini finalmente parla dei segnali allarmanti, provenienti dai medici di base, sull’insorgenza, soprattutto tra i bimbi, di leucemie e tumori che potrebbero avere una causa scatenante nell’inquinamento delle falde acquifere del territorio, in particolare nel quartiere Acquaviva di Caserta.
Lo stesso Ganapini riferisce alla stampa circa la presenza di “percolato proveniente dai rifiuti” che “incrocia la falda acquifera che passa a una profondita’ di 27 metri per cui per almeno 3 metri, 75mila metri quadrati, ci sono dei rifiuti nell’acqua che traslano i loro componenti direttamente nella falda diretta verso il mare”. La confinante Cava Mastroianni, però, continua a far parte dell’elenco dei siti da attrezzare a discarica, previsti dal decreto 90/2008.
Nello stesso mese di dicembre il Tribunale di Napoli si dichiara incompetente a giudicare gli indagati nel processo Rompiballe. I fascicoli vengono spostati al Tribunale di Roma e tutto dovrà ricominciare d’accapo. L’impressione che si sia voluto affossare l’indagine è molto forte.

Gennaio 2010:
Il Comitato Emergenza Rifiuti, preoccupato per la grave situazione in cui si trova la discarica Lo Uttaro e per il rischio concreto di inquinamento delle falde acquifere e di contaminazione della catena alimentare chiede formalmente ai sindaci dei quattro comuni interessati di emanare, in via precauzionale, delle ordinanze che vietino la coltivazione e l’allevamento del bestiame in un raggio di 2 chilometri dalla discarica. Risponderà solo il Comune di Maddaloni che rimetterà ogni decisione ad un mai convocato tavolo tecnico con le altre amministrazioni coinvolte.

Marzo 2010:
Il giorno 25 viene firmato presso la Sala Giunta della Regione Campania il Protocollo d’intesa con il Comune di Caserta che prevede la bonifica e la riqualificazione ambientale dell’intera area in località Lo Uttaro, comprendente discarica, sito di stoccaggio (“panettone”) e sito di trasferenza da realizzare, in base al crono programma degli eventi, entro il 30 maggio 2011. Stanziati 30 milioni di Euro, ma sarà possibile ampliare la somma a disposizione fino a 60 milioni. Il Sindaco di Caserta parla di “avvio della fase esecutiva”, ma la discarica, mai messa neppure in sicurezza, continua a produrre percolato che trasuda, attraverso la parete di tufo, all’interno della confinante cava Mastroianni, come documenterà efficacemente un servizio del TG3 nazionale andato in onda nell’edizione serale di sabato 27. Il 30 marzo il Prof. Ortolani, geologo dell’Università di Napoli già autore della relazione sull’inidoneità della Cava Mastroianni ad ospitare un’altra discarica, pubblica un articolo sulla annunciata bonifica di Lo Uttaro nel quale, argomentando dell’impossibilità tecnica di procedere ad una vera bonifica dell’area secondo i criteri con cui è stata annunciata, avverte del rischio che la bonifica possa diventare l’ennesimo business per i soliti noti.

Aprile 2010:
Il GIP del Tribunale di Napoli dissequestra per 60 giorni l’area di Lo Uttaro per consentire la rimozione dei rifiuti depositati nel sito di trasferenza e nel sito di stoccaggio (panettone). I mezzi di comunicazione danno ampio risalto alla notizia parlando impropriamente di bonifica della discarica. Ma, a fronte dei circa 300.000 mc di rifiuti stoccati nella discarica (e dei 6 milioni di mc complessivamente presenti nell’area), la rimozione (che è cosa diversa dalla bonifica) riguarda appena 18.000 tonnellate.
Nel frattempo la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nell’ennesima indagine sugli sprechi dell’emergenza, scopre che a Lo Uttaro, nonostante la chiusura dovuta al sequestro del 2007, sono occupati quasi un centinaio di lavoratori di cui una parte sono dipendenti di una società di servizi di vigilanza cui nel 2007 era stato revocato l’appalto per carenze del servizio e che tuttavia aveva continuato ad operare. Per questo e per altri scandali, legati alle immotivate promozioni di una buona parte dei lavoratori del Consorzio, vengono indagate sette persone, tra cui il direttore generale del Consorzio, Antonio Scialdone.

20 aprile 2010
: la discarica Lo Uttaro è in condizioni peggiori di quelle in cui si trovava al momento del sequestro: enormi quantità di percolato non captato affiorano nell’invaso, e la fermentazione della sostanza organica determina la produzione di gas che si liberano nell’aria, i teli di polietilene che contengono i rifiuti sono lacerati e il percolato si disperde nel terreno trasudando attraverso la parete di tufo. Tutto ciò determina una situazione di grave pericolo per la salute della popolazione a causa dell’inquinamento della falda acquifera e delle sostanze volatili che si liberano nell’aria. Ma, nonostante i ripetuti annunci di imminenti bonifiche, fino ad oggi non si è provveduto né alla messa in sicurezza né all’eliminazione della confinante cava Mastroianni dai dieci siti previsti dal decreto 90/2008 che il governo intende utilizzare come discariche.


LO UTTARO SU "WIKIPEDIA" (2010)

«Discarica molto contestata. La discarica denominata correntemente Lo Uttaro è allocata per la precisione nella cava Mastropietro, in una località dove un tempo sorgeva la città antica di Calatia. In questa area, culla della civiltà osco-sannita, in epoca recente si sono utilizzate cave dismesse di tufo come luoghi di abbandono dei rifiuti urbani e speciali. Sempre in questa zona sono presenti altri siti dove il conferimento di immondizia, i resti di cicli produttivi si uniscono a materiali tossici di ogni provenienza. Fino agli anni 80 è stata in funzione la discarica Migliore Carolina che ha seppellite nelle sue pieghe ogni sorta di rifiuto. Si stima a circa tre milioni di tonnellate di residui di ogni tipo interrati nel territorio de Lo Uttaro. Ma oltre ai cosiddetti monti, come venivano chiamate le cave di tufo in dialetto, sono sorte anche vere e proprie montagne di immondizia, scaricata in questo angolo di Caserta così vicino a San Nicola La Strada. Le periodiche crisi ed emergenze hanno trovato sempre uno sbocco a Lo Uttaro, così è sorto il sito di trasferenza, quello di stoccaggio, il deposito dell'ex Ucar. Strano destino per questa zona dove i resti archeologici sono coperti dai rifiuti ma dove malgrado le discariche sono sorti con velleità impianti industriali e persino il nuovo mattatoio ben presto circondati dall'immondizia e trasformatisi anch'essi in archeologia industriale. La creazione della discarica Mastropietro rappresenta un autentico caso di misfatto ambientale. Un delitto multiplo operato contro la gente di Caserta, San Nicola La Strada, Maddaloni, San Marco. Questo enorme invaso si situa appunto al limitare dei quattro comuni, al centro di una conurbazione di circa 300.000 abitanti. La discarica Mastropietro venne decisa con un protocollo d'intesa firmato dal sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti, Il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis ed il Commissario per l'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso nell'11 novembre del 2006. Il protocollo firmato dai tre aveva caratteristiche anomale. Il documento impegnava in forma personalistica i firmatari e presumeva persino la sua inefficacia in caso di dimissioni di Bertolaso. Questo accordo passò sotto silenzio in beffa a tutte le affermazioni di democraticità che la Carta di Aalborg, sottoscritta dall'Italia prevedeva, nei casi di impianti pericolosi per la salute dei cittadini. Un impegno di così grave portata non ebbe il passaggio preventivo nelle assisi comunali e provinciali ma fu ratificato a cose fatte a colpi di maggioranza dalle forze politiche al potere negli enti locali soffocando ogni dibattito libero.L'opposizione allo scempio si manifestò con la creazione di un comitato spontaneo di cittadini delle città toccate dalla discarica. Un gruppo di attivisti antidiscarica si raggruppò al di là di ogni schematismo politico, coinvolgendo persone dalle più disparate idee, tutti uniti dall'esigenza di liberare il territorio da una minaccia grave di inquinamento. Il Comer, comitato emergenza rifiuti, ha trovato esponenti attivi in Costagliola Pasquale, Alberto Monatanaro di Terra Nostra, Giuseppe Messina di Lega Ambiente,Giovanna Maietta del comitato di Parco Cerasole, Lorenzo Tessitore, Antonino di Fresco, Mariano De Matteis, padre Oreste Farina, Antonio Roano, Agnese Ginocchio, Francesco Gallo. Le manifestazioni di dissenso furono numerose, con cortei, sit-in, denunce. Un presidio ha controllato l'area fino alla notte del 24 aprile 2007, quando un intervento di trecento tra poliziotti, finanzieri e carabinieri travolse gli ultimi cittadini che ostruivano il passaggio ai Tir con i carichi di rifiuti. La resistenza civile si oppose per tre giorni con cordoni di popolazione all'apertura della discarica. Dopo l'intervento massiccio delle forze di polizia seguì una completa militarizzazione dell'area al fine di permettere i conferimenti continui di rifiuti. Sin dall'inizio fu chiaro che oltre che scellerata la scelta di impiantare la discarica fu effettuata con assoluta inefficienza e mancanza di rispetto delle elementari regole di sicurezza. L'invaso della discarica, sorto a ridosso di una precedente discarica,non ha un sistema di raccolta del percolato, non ha coperture dei rifiuti, non ha adeguati impianti connessi. Il comitato emergenza rifiuti ricorse alle vie giudiziarie operando una denuncia penale nei confronti dei responsabili della gestione de Lo Uttaro. L'azione civile si esplicò con il ricorso all'articolo 700 del cpc, sulla falsariga dell'iniziativa del comitato di Serre. Un procedimento giudiziario fu portato di fronte al giudice ordinario che seguiva ad un ricorso al TAR. Il giudice monocratico di Napoli Fausta Como sentenziò clamorosamente per la chiusura della discarica, al provvedimento seguì una sospensione ottenuta dall'avvocatura dello stato per conto della parte commissariale. Il blitz dei NOE e il sequestro della discarica ad opera del giudice Guarriello della Procura di S.Maria C.V. diede un colpo definitivo alla vicenda. Nella cava Mastropietro attrezzata in maniera rozza al conferimento di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti da tutta la regione Campania, furono individuati pericolosi rifiuti tossici, con quantità enormi di carbonio, idrocarburi etc. Malgrado l'evidenza del danno arrecato alle popolazioni della conurbazione casertana si è continuato ad indirizzare le mire verso questa area disastrata che anni addietro fu inserita nell'elenco dei Siti di interesse nazionale meritevoli di bonifica. Infatti con il nuovo Commissario Gianni De Gennaro si parlò alla fine del 2007 di riaprire la discarica malgrado il sequestro operato dalla magistratura. Un tentativo che suscitò l'ennesima reazione popolare ma che fortunatamente si arenò grazie ai rilievi imparziali che mostrarono l'alto inquinamento del sito. Il montare dell'emergenza all'inizio del 2008 comunque ha indirizzato il comune di Caserta ad utilizzare un ennesimo sito della località Lo Uttaro, infatti nei capannoni dell'ex Ucar furono stipate altre tonnellate di immondizia raccolte dai mezzi dell'esercito e della SACE. Questo è l'ultimo colpo in ordine di tempo a questo martoriato lembo di terra casertana».


LO UTTARO SU "WIKIPEDIA" (2015)
Lo Uttaro
è una località del Comune di Caserta, situata nella zona sud-est della città.
Geograficamente, si colloca al confine con i Comuni di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista e Maddaloni e baricentrica rispetto a tutti e quattro i nuclei abitati, assurta recentemente a notorietà a causa della presenza di una molto contestata discarica realizzata nel 2007 per ordine del commissario di governo durante la crisi dei rifiuti in Campania.
Nella zona ove si trova la località sorgeva nell'antichità la città di Calatia, culla della civiltà osco-sannita, e successivamente municipio romano. Dopo lo spopolamento, avvenuto nel tardo medioevo a causa delle incursioni saracene, la zona, posizionata a cavallo dell'antica Via Appia tra i centri abitati di San Nicola la Strada e Maddaloni, è rimasta disabitata fino alla metà del '700 allorquando venne scelta come area di cava dei mattoni di tufo necessari alla costruzione della erigenda Reggia di Caserta.
Si sviluppò perciò un'intensa attività estrattiva che si è protratta fino alla seconda metà del XX secolo.
Segno evidente di tale attività sono oggi le decine di cave a fossa (in dialetto locale chiamate i "monti"), presenti anche nelle località contigue a Lo Uttaro, buona parte delle quali, a causa dell'intenso sviluppo urbanistico degli ultimi vent'anni, sono ormai inglobate nel tessuto cittadino dei quattro comuni.
Negli ultimi 30 anni, poi, le cave di tufo dismesse sono state utilizzate come luoghi di abbandono di rifiuti solidi urbani e industriali pericolosi di ogni provenienza. Fino ai primi anni 90 alcune delle cave più estese dell'area intorno a Lo Uttaro sono state utilizzate come discariche, come la discarica Migliore Carolina che ha seppellito nelle sue pieghe ogni sorta di rifiuto, poi, in rapida successione sono nate la discarica Ecologica Meridionale e quella confinante del Commissario di governo, tutte nelle cave a pozzo.
Si stimano in circa 6 milioni di m3 i rifiuti di ogni tipo interrati nel territorio de Lo Uttaro. Ma oltre ai cosiddetti "monti", sono sorte anche vere e proprie montagne di immondizia. Le periodiche crisi ed emergenze che hanno interessato negli ultimi anni la città di Caserta e l'intera Regione Campania hanno trovato spesso uno sbocco a Lo Uttaro. Così è sorto il sito di trasferenza, quello di stoccaggio (cosiddetto 'Panettone'), il deposito dell'ex Ucar.
Il progressivo accumulo di rifiuti ha determinato inoltre la cessazione delle attività economiche nel frattempo sviluppatesi in quella stessa zona con il conseguente abbandono degli edifici sorti a tale scopo, tra i quali la sede di una multinazionale dell'informatica e il macello della città di Caserta, costato più di 6 milioni di Euro, e ora devastato da ripetuti atti di vandalismo.
E il medesimo destino è toccato ai resti archeologici dell'antica Calatia, confinanti con l'area di discarica e la cui valorizzazione per finalità turistiche è resa impossibile dalla situazione circostante.
La discarica, denominata correntemente Lo Uttaro, è allocata per la precisione nella cava Mastropietro. La creazione della discarica Mastropietro rappresenta un autentico caso di misfatto ambientale. Questo enorme invaso si situa appunto al limitare dei quattro comuni, al centro di una conurbazione di circa 300.000 abitanti.
La sua realizzazione venne decisa con un Protocollo d'intesa firmato dal Sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti, dal Presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis e dal Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso l'11 novembre del 2006. Il protocollo aveva caratteristiche anomale. Il documento impegnava in forma personalistica i firmatari e presumeva finanche la sua inefficacia in caso di dimissioni di Bertolaso. Questo accordo passò sotto silenzio in beffa a tutte le affermazioni di democraticità che la Carta di Aalborg, sottoscritta dall'Italia, prevedeva nei casi di impianti pericolosi per la salute dei cittadini.
Un impegno di così grave portata non ebbe il passaggio preventivo nelle assisi comunali e provinciali ma fu ratificato a cose fatte a colpi di maggioranza dalle forze politiche al potere negli enti locali soffocando ogni dibattito libero. L'opposizione allo scempio si manifestò con la creazione di un comitato spontaneo di cittadini delle città toccate dalla discarica. Un gruppo di attivisti antidiscarica si raggruppò al di là di ogni schematismo politico, coinvolgendo persone dalle più disparate idee, tutti uniti dall'esigenza di liberare il territorio da una minaccia grave di inquinamento.
Le manifestazioni di dissenso furono numerose, con cortei, sit-in, denunce. La resistenza civile si oppose per tre giorni, con cordoni di popolazione, all'apertura della discarica, controllando l'area fino alla notte del 24 aprile 2007, quando un intervento di trecento tra poliziotti, finanzieri e carabinieri travolse gli ultimi cittadini che ostruivano il passaggio dei Tir con i carichi di rifiuti. Dopo l'intervento massiccio delle forze di polizia seguì una completa militarizzazione dell'area al fine di permettere i conferimenti continui di rifiuti.
Sin dall'inizio fu chiaro che oltre che scellerata la scelta di impiantare la discarica fu effettuata con assoluta inefficienza e mancanza di rispetto delle elementari regole di sicurezza. L'invaso della discarica, sorto a ridosso di una precedente discarica, non ha un sistema di raccolta del percolato, non ha coperture dei rifiuti, non ha adeguati impianti connessi.
Il Comitato Emergenza Rifiuti ricorse alle vie giudiziarie attraverso una denuncia penale nei confronti dei responsabili della gestione de Lo Uttaro. L'azione giudiziaria si esplicò anche con un ricorso ex articolo 700 del cpc, sulla falsa riga dell'iniziativa del comitato civico di Serre, in provincia di Salerno. Il 3 agosto 2007 il giudice monocratico di Napoli Fausta Como sentenziò clamorosamente per la chiusura della discarica. Al provvedimento seguì una sospensione ottenuta dall'Avvocatura dello Stato per conto della parte commissariale. Nel novembre 2007, poi, il blitz dei Carabinieri del NOE in esecuzione del provvedimento di sequestro della discarica ad opera del giudice Guarriello della Procura di Santa Maria Capua Vetere diede un colpo definitivo alla vicenda.
Nella cava Mastropietro, attrezzata in maniera rozza al conferimento di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti da tutta la regione Campania, furono individuati pericolosi rifiuti tossici, con quantità enormi di carbonio organico totale, di idrocarburi e di metalli pesanti.
Malgrado l'evidenza del danno arrecato alle popolazioni della conurbazione casertana si è continuato ad indirizzare le mire verso questa area disastrata che anni addietro era stata già inserita nell'elenco dei Siti di interesse nazionale meritevoli di bonifica. Infatti con il nuovo Commissario Gianni De Gennaro si parlò nel mese di febbraio 2008 di riaprire la discarica nonostante il sequestro operato dalla magistratura. Un tentativo che suscitò l'ennesima reazione popolare ma che fortunatamente si arenò grazie ai rilievi imparziali del Genio Militare che mostrarono l'alto inquinamento del sito.
Il montare dell'emergenza all'inizio del 2008 comunque ha indirizzato il Comune di Caserta ad utilizzare un ennesimo sito della località Lo Uttaro per lo stoccaggio dei rifiuti. Infatti nei capannoni dell'ex Ucar furono stipate altre tonnellate di immondizia raccolte dai mezzi dell'esercito e della società affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti in città. Questo è l'ultimo colpo in ordine di tempo a questo martoriato lembo di terra casertana.

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