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Tutto quanto bisogna sapere sulla raccolta dei rifiuti a San Nicola la Strada

 

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(Rubrica a cura di Omnibus Multiservice)

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CHI NON HA CAPITO COSA INTENDO PER “VERI SANNICOLESI” MI PROVOCA SOLO AMAREZZA




 I VERI SANNICOLESI sono QUELLI CHE AMANO SAN NICOLA LA STRADA

Il mio grazie agli studenti del Diaz


Mi onora essere citato come “riferimento storico della città e punto di riferimento per l’informazione


“Con Franco Nigro ci si sente sempre a casa”

Il convegno di presentazione del suo ultimo libro

 

Mercoledi delle Ceneri: il messaggio di Don Franco per la Quaresima 2019



I tempi che viviamo ci guidano verso un’etica capace solo di egoismo e di egocentrismo. L’uomo si vede sempre più schiacciato dalle tenebre. Siamo diventati aridi! Occorre invertire rotta: recuperare ampi spazi di silenzio fecondo, nella certezza che non rimarranno vuoti, perché Dio li riempie della sua presenza santificante”.

 

La Quaresima si propone di farci riscoprire la gioia vera e la misericordia senza fine del Padre.

Sì, o Signore, noi siamo oppressi dalla schiavitù del peccato: ti abbiamo dimenticato!

Pensavamo di fare tutto senza di te! Pensavamo che gli idoli che ci siamo costruiti,

bastassero a farci felici! Ma sentiamo sempre più pesante il carico della nostra quotidianità, arida della tua Parola, della tua Presenza amorevole e compassionevole!

Pertanto, vogliamo tornare a te, invocare il tuo perdono e confidare solo nella tua Misericordia senza limiti!

I tempi che viviamo, purtroppo, ci allontanano dalla Misericordia di Dio e ci guidano verso un’etica capace solo di egoismo e di egocentrismo, cosicché l’uomo si vede sempre più schiacciato dalle tenebre. L’uomo di oggi ha perso il senso del peccato: idee e costumi, oggi, astraggono totalmente l’uomo da Dio, lo concentrano nel culto del fare e del produrre e lo travolgono nell’ebbrezza del consumo e del piacere, senza preoccupazione per il pericolo di “perdere la propria anima”. L'uomo può costruire un mondo senza Dio, ma questo mondo finirà per ritorcersi contro l'uomo!

Forse questo pensiero sembra non adatto a noi, che siamo così assidui nel “Tempio”! Eppure, se esaminiamo bene le nostre coscienze ed il modo in cui affrontiamo la quotidianità, ci accorgiamo che la Parola di Dio, ascoltata e solennemente celebrata nelle nostre Liturgie “tanto perfette”, finisce per scorrerci addosso senza minimamente sfiorarci e penetrare nel cuore. Pertanto, il dono della “Comunione” di cui tanto parliamo, ma che poco o per niente affatto ci impegniamo a costruire, resta solo un’ideologia.

Tuttavia, il Signore Dio, «Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3), non cessa di amarci e di venire incontro a noi; egli, come il Padre misericordioso della Parabola evangelica (cfr. Lc 15,11-32) corre incontro a noi, figli prodighi, ci accoglie, ci abbraccia e fa festa ogni volta che riusciamo a “rientrare in noi stessi” per capire che “da soli” non possiamo far nulla: restiamo soltanto prigionieri delle tenebre!

Gli affanni della nostra vita, gli stress, le delusioni, le amarezze, le malattie… con cui ogni giorno veniamo a contatto, risultano per noi desiderio di evasione: noi non ce la facciamo più di sopportare queste situazioni, tanto gravose per cui non riusciamo a venirne fuori.

Ma la soluzione per tanti mali c’è: è Cristo crocifisso e risorto, che in questo tempo di grazia vuole condurci nel deserto, nel silenzio, per farci sentire i palpiti del suo Cuore, che scoppia di amore per ciascuno di noi! Forse il problema più grande è che non riusciamo a ritrovare il “silenzio” attorno a noi, siamo troppo presi dal materiale, dal chiasso, dal rumore di una vita arida! Siamo un «popolo biblicamente denutrito, spiritualmente anemico.

I nostri cuori sono chiusi a quella Parola che risulta tanto scomoda! Noi siamo bravi soltanto nelle situazioni di comodo, quelle che ci danno tutto e subito!

Siamo bravi a spiegare, a proporre l’insegnamento dell’Inno alla Carità di S. Paolo (1 Cor 13), ma non abbiamo il coraggio mettere da parte noi stessi, il nostro perbenismo, il nostro acconsentire tacito di fronte a tante situazioni di “peccato”!

Preferiamo sempre l’espressione: “A me non interessa!”.

E così, noi saremmo i bravi cristiani, quelli che ogni Domenica partecipano all’Eucaristia, che frequentano assiduamente il “Tempio”, ma che dimenticano di essere «Tempio dello Spirito Santo» (1 Cor 6,19).

Noi non conosciamo la Misericordia di Dio perché ignoriamo la sua Parola, da cui la stessa Misericordia sgorga! Pensiamo che la Misericordia di Dio sia un sentimento, un’emozione qualsiasi… La Parola di Dio è potenza che sconvolge la vita, proiettandola in una dimensione di gioia permanente, che neanche la prova più grande può offuscare. Pertanto, la Quaresima accogliamola e viviamola come occasione per riscoprire il valore inestimabile della Parola di Dio: nutriamocene per saziare la nostra fame, riconosciamoci “peccatori” per averla trascurata e ignorata e identifichiamo in essa il Pane di cui ogni giorno dobbiamo nutrirci (cfr. Mt 4,4).

La frenesia del quotidiano, purtroppo, ci distrae dal profondo senso del nostro stato di creature, in quanto le cose “da fare” sono sempre un’infinità: corriamo tutto il giorno a destra e a sinistra, non abbiamo mai qualche minuto per respirare… non abbiamo il tempo di pensare! Spesso ci ritroviamo ad essere come “macchine”, capaci solo di “fare”, non di “essere”! Mi viene da pensare all’episodio di Marta e Maria (cfr. Lc 10,38-42): Marta tutta presa dalle cose da “fare” e Maria, invece, seduta ai piedi di Gesù per ascoltarlo.

Ed ecco subito l’ammonimento del Maestro: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose…»! Noi, come Marta, siamo abituati a preoccuparci delle cose! Dobbiamo, invece, limitarci ad occuparci, imparando a rimetterci sempre alla volontà del Padre, il quale non può che volere il nostro bene. Il mondo materiale ci affascina, ci lusinga, ci attrae, ma ci rende superficiali in quanto è incapace di procurarci la Gioia vera, che sgorga dal Cristo risorto. Dal mondo materiale ci vengono forniti due insegnamenti, esattamente opposti a quanto il messaggio dei Vangeli ci vuole trasmettere: accontentarsi e rassegnarsi!

Il mondo materiale ci concede soltanto delle emozioni che, nel tempo, vanno scemando fino a scomparire; ci permette di vedere dei bagliori, ma non «la Luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Da ciò scaturiscono le profonde incertezze e delusioni, di cui ogni giorno paghiamo il conto sulla nostra pelle! Tanti giovani si tolgono la vita perché non riescono a scoprire il tesoro del “mondo spirituale”, del Regno di Dio già presente in mezzo a noi; Regno che, piuttosto di accogliere e far fruttificare, ci ostiniamo a rifiutare!

E’ da questo nostro atteggiamento che sgorgano i mali del mondo e della Storia.

E noi ne siamo responsabili perché, pur conoscendo la Luce, continuiamo a preferire le tenebre e a vivere delle tenebre! In questo tempo di grazia, torniamo al Signore!

Abbandoniamo le “cose del mondo”, ricordando che noi non siamo “del mondo” (cfr. Gv 15,19). Ricordiamo il mistero della nostra Redenzione, in cui il Padre «ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua Grazia diventassimo eredi, secondo la speranza della vita eterna» (Tt 3,5-6).

Ognuno di noi è sottoposto ogni giorno a decine e decine di sollecitazioni esterne fatte di immagini, di suoni e di colori che ci vengono dalla televisione, dai giornali... ma anche dalla strada che percorriamo in macchina o a piedi: quanti cartelli, manifesti pubblicitari, quante parole ci vengono proposte o imposte, ognuna delle quali cerca di catturare la nostra attenzione, a volte anche urlandoci nelle orecchie: “Prendimi, mangiami, bevimi, comprami, guardami, parlami...”!


Anche senza volerlo la nostra mente diventa una specie di cestino della spazzatura e rischiamo seriamente che a determinare i nostri pensieri e sentimenti siano... i rifiuti.

Nei nostri giorni è facile cadere in due opposti modi di pensare. Vi è chi non desidera ammaestramenti, suggerimenti, perché “sa sbagliare da solo”, per cui ogni intervento esterno è colto solo come un’ingerenza. In questo modo, nella propria vita, viene a tal punto assolutizzata la dimensione personale e soggettiva da negare quella che è una delle caratteristiche fondamentali dell’essere umano: la dimensione sociale, il rapporto con gli altri e, per un credente, la dimensione ecclesiale, perché la fede non è mai solo una realtà esclusivamente privata, ma si confronta, vive e cresce all’interno della Chiesa.

L’estremo opposto, invece, è quello di lasciarci condizionare troppo dai consigli degli altri. E oggi, di consiglieri, se ne presentano parecchi: basta accendere la televisione e si trovano maestri da tutte le parti che distribuiscono consigli e indicazioni a non finire, dalle diete da seguire, ai libri da leggere, ai films da vedere, a come comportarsi nella propria vita… Sembra che tutti abbiano ricette per risolvere i nostri problemi. Solo che questi nuovi sapienti cambiano anche parere di frequente e, comunque, le soluzioni, spesso, non le troviamo soddisfacenti; per cui, per valutare bene le cose, bisogna avere qualche punto di riferimento. Ci troviamo, così, ad essere sempre indecisi e disorientati davanti alle tante “voci” che popolano la nostra vita. Siamo dispersi e confusi per la paura di un futuro che può piombare su di noi come un lupo rapace (cfr. Gv 10,12); ma dispersi e confusi anche dalle “voci” dei tanti ‘pastori’ che cercano di garantirci il futuro portandoci nel loro ovile.

Siamo dispersi e confusi, al punto da sentire in noi il desiderio di una “voce” che riconduca ad unità la nostra vita, di una “voce” familiare ed amica, che parli al nostro cuore, risvegliando quella speranza di un tempo, che ormai ci sembra troppo lontana.

Questo può operarlo solo Gesù, il Buon Pastore, che offre la Sua Vita perché le pecore diventino un unico gregge e un unico pastore (cfr. Gv 10,11-18).

In conclusione, è giunto il momento di cambiare mentalità, di voltare le spalle ad una “religiosità” vuota, di imboccare la strada della novità del Vangelo, di rivisitare i contenuti sempre antichi e sempre nuovi della spiritualità cristiana, perché non risultino impedimento insopportabile dentro l’intreccio delle nostre molteplici attività.

La cenere imposta sul capo ci spinge a quel cambiamento di mentalità che rende possibile l’esperienza pasquale espressa dall’apostolo Paolo:

«Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

La Quaresima ci impone di riappropriarci nuovamente della dimensione contemplativa della vita. Appartiene alla nostra mentalità di credenti. Il frastuono ci sommerge, le cose ci travolgono. Siamo diventati aridi! Occorre invertire rotta: recuperare ampi spazi di silenzio fecondo, nella certezza che non rimarranno vuoti, perché Dio li riempie della sua presenza santificante. Questa Quaresima sia davvero occasione per gustare la gioia del Perdono e dell’Amore senza limiti di Dio, perché è questa l’unica strada che può condurci alla Pasqua e farci riscoprire la dimensione Battesimale, sorgente inesauribile di santità!

-di Don Franco Catrame-



Con "Mercoledì delle Ceneri" 6 marzo si apre ufficialmente la Quaresima 2019.
Inizia, dunque, il tempo penitenziale ovvero il periodo di cammino verso la celebrazione della Pasqua.

«Il rito che viene compiuto oggi -ci ricorda e ci spiega il parroco di Santa Maria degli Angeli, Don Franco Catrame- è, sicuramente, molto suggestivo, anche per chi non è molto vicino alla fede o alla prassi ecclesiale. Il gesto dell'imposizione delle ceneri richiama infatti molti sentimenti: la penitenza, l'umiliazione, la conversione, sentirsi fragili e peccatori. La celebrazione delle Ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza: essa costituiva il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo. Molto tempo fa, infatti, la confessione non avveniva in modo ricorrente (cosa che "dovrebbe" capitare oggi tra i cristiani...), ma una sola volta, ed in modo pubblico. Pubblica infatti era anche la "confessione" che avveniva per tutti i penitenti il Giovedì Santo.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.

1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere" (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).

2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere" (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: "Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).

La nostra liturgia attuale ha conservato entrambi questi concetti biblici: due infatti sono state le "formule" attraverso le quali veniva (e viene tuttora) imposta la cenere sul capo. "Ricordati che sei polvere...." e "Convertitevi e credete al Vangelo", sono le due frasi che vengono recitate al penitente. La Chiesa continua a dire ad ogni uomo, ad ogni cristiano che tutti siamo continuamente bisognosi di "conversione", (tutti nessuno escluso...tutti oggi ricevono le ceneri....) Disponiamoci quindi ad iniziare bene questo itinerario di conversione comunitario, per giungere con rinnovata gioia a celebrare la Santa Pasqua».

La celebrazione liturgica del Mercoledi delle Ceneri si terrà con inizio alle ore 18:30.


DALLA QUARESIMA ALLA SANTA PASQUA

Tutte le date del 2019:

-Mercoledì 6 marzo: Mercoledi delle Ceneri, inizio della Quaresima
-Domenica 10 marzo: I Domenica di Quaresima
-Domenica 17 marzo: II Domenica di Quaresima
-Domenica 24 marzo: III Domenica di Quaresima
-Domenica 31 marzo: IV Domenica di Quaresima
-Domenica 7 aprile: V Domenica di Quaresima
-Domenica 14 aprile: Domenica delle Palme
-Giovedi 18 aprile: Giovedi Santo (Fine della Quaresima)
-Venerdi 19 aprile: Venerdi Santo -Sabato 20 aprile: Sabato Santo
-Domenica 21 aprile: Domenica di Pasqua


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