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-Buone pratiche di protezione civile a cura anche del Nucleo della Protezione Civile di San Nicola la Strada-

 

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Un “clic" quotidiano cominciato mercoledì 9 febbraio 2005...



IL VADEMECUM DELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI


Tutto quanto bisogna sapere sulla raccolta dei rifiuti a San Nicola la Strada

 

Una città, il cuore, la mente...


L'


"Ode alla mia città"


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Documenti filmati e fotografati per la storia e per l'attualità 


-di Biagio Pace- 

PAOLO CONTE, PILOTA 
(TUTTO sulla carriera del
 piccolo grande fenomeno del motociclismo casertano)

Una LUCE sempre accesa su DON ORESTE
Gruppo Facebook "DON ORESTE NON E’ ANDATO VIA”: continua, senza pause, l’iniziativa creata da Nicola Ciaramella per mantenere sempre vivo il ricordo dello scomparso amatissimo parroco di Santa Maria della Pietà.

L'ANGOLO DELLA POESIA

 

 


Versi inediti di poeti lettori del Corriere di San Nicola

29.ma Festa del Tesseramento dell’Associazione N.S. di Lourdes 

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Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione.Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione. 1

silenziosaMente

-Rubrica a cura della D.ssa Graziella Vingelli, psicologa psicoterapeuta-

MISTICISMO

-di Antonio Dentice- 

*Cronaca del Sufismo Murid
*Cronaca del Taoismo
*Tradizioni sincretiche Sudamericane
*Cristianesimo
*Buddhismo e Induismo

 


FELICI DI OFFRIRE LE NOSTRE FOTO AEREE

 

 

Il nostro GRAZIE a quanti hanno scelto le nostre immagini dall'alto di San Nicola la Strada quali icone di siti internet e di gruppi facebook locali

TUTTO IL "DISSESTO FINANZIARIO" MOMENTO X MOMENTO 
Come si giunse al giorno più nero della storia amministrativa sannicolese e chi nulla fece per evitarlo 

San Nicola la Strada SEMPRE nel cuore
...Una bellissima iniziativa per tutti i sannicolesi...

ANGOLI SANNICOLESI: San Nicola la Strada e i suoi monumenti

Chiesa di Santa Maria degli Angeli, Santa Maria della Pietà, Real Convitto Borbonico, Colonna romana,  Tana di Mazzamauriello, Canetteria, Le Madonnelle, Mulino Palomba, Resti di Calatia e tutte le altre bellezze storiche ed architettoniche, visibili e nascoste, di San Nicola la Strada...

 (rubrica ideata e curata da Nicola Ciaramella e Renato Ciaramella)

(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)



E’ un’impresa disperata, non c’è dubbio, ma speriamo di riuscirci. Perché è veramente tanto, smisurato ed implacabile l’amore che ci lega ai ricordi e alle bellezze passate ed ora sepolte della nostra città.
Con il magone dentro, con l'ansia di chi deve far presto per non trovare altro catrame ed altro cemento al posto di quegli ultimi brandelli di storia che ancora ci sono nei vicoli, nelle stradine di campagna, all'ingresso di un “portone”, in un giardino, ad un incrocio, prima che vengano inghiottiti dalle enormi fauci di un gigante inarrestabile nella sua spietata missione di travolgere tutto ciò che appartiene al passato, convinto di farne in questo modo l'emblema del futuro.
Tracciare un itinerario storico-turistico dei monumenti e delle opere d'arte di San Nicola la Strada non è stato facile cinque lustri fa, alla fine del XX secolo, quando “Il Ponte” pubblicò “Top Guida Tuttosannicola”, figuriamoci adesso, agli inizi del terzo millennio, quando, in pochissimi anni, il volto della vecchia città ha subito un mutamento da capogiro, sostenuto dalla diffusa smania di costruire grigi oceani di palazzi, seminare polvere di bitume, cancellare ogni barlume di verde.
Quante le testimonianze di tanti storici locali, scritte, riscritte e immortalate con il sangue della passione! Quanti gli "angoli" scoperti e portati alla luce attraverso opuscoli, libri, articoli.
A tentare di scuotere gli animi al fine di salvare il salvabile di quello che un tempo fu l’ingente patrimonio artistico della nostra città, e nello stesso tempo per immortalarne i “resti” con riproposizioni storiche e dossier fotografici, fu anche il Corriere di San Nicola, che, agli inizi della sua storia, tra il ’97 e il 2001, pubblicò sulle sue edizioni cartacee una rubrica dal titolo emblematico “ANGOLI SANNICOLESI”, tesa a riscoprire soprattutto le “bellezze nascoste” della nostra città, quelle verso cui non si dirigono normalmente gli occhi del cittadino, del viandante, del “turista”, tutti molto più facilmente attratti soltanto da due o tre opere architettoniche più conosciute, quali la Chiesa di Santa Maria degli Angeli rinata dalle ceneri di un ottavo Mercalli, la chiesetta della Rotonda, il Convitto borbonico.
Tolti, quindi, questi pochi monumenti, quelli che neanche un terribile lontano terremoto è riuscito e, speriamo, riuscirebbe a distruggere, a San Nicola la Strada non è rimasto granché dei suoi gloriosi e carezzevoli vessilli architettonici.
E noi proprio di questi, riproponendo questa nostra vecchia rubrica, vogliamo soprattutto parlare.
Per ripercorrere le origini e verificare lo stato attuale, a distanza di un quarto di secolo da Top Guida e di tre lustri dalla nostra prima rivisitazione, di quegli Angoli quasi “sconosciuti” che fanno ancora parte della nostra ricchezza. Per amore della nostra storia. Per il desiderio di trasmetterla ai nostri giovani. Con l’incomparabile speranza di conservarla non solo nella nostra memoria.
Per far sì che non ci restino soltanto monumenti di cemento a misura di marziani, così lontani dai nostri occhi innamorati, così intorpiditi dalla tetraggine della modernità, così vicini alla cupidigia dei disincantati.
Vogliamo parlare di una Colonna romana, della Tana di Mazzamauriello, della Canetteria, di una fontana adornata da delfini e di un'altra a fare da sentinella a vicolo Mirri, e poi il Mulino Palomba, Le Madonnelle, i Resti di Calatia, il Palazzo de Piccolellis, il Lazzaretto, la cappellina della Masseria Cuomo, le ultime edicole votive, e poi, e poi, e poi… beh, non c'è tant'altro da raccontare...
Ma a noi basta, veramente basta, per salvare i resti di un'immagine che non c'è più, se non nei nostri cuori e nei nostri ricordi.

Nicola e Renato Ciaramella



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(TUTTE LE FOTO DI QUESTO SERVIZIO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)



"ANGOLI SANNICOLESI": il Corriere di San Nicola ripropone una sua vecchia rubrica volta a riscoprire le bellezze storiche ed architettoniche, visibili e “nascoste”, di San Nicola la Strada...

 

 Alcuni stralci dal Corriere di San Nicola cartaceo che pubblicò, tra il1997 ed il 2001, la rubrica di Renato Ciaramella “Angoli Sannicolesi”

 

Un primo ideale itinerario storico-turistico alla (ri)scoperta dei monumenti storici sannicolesi fu pubblicato nel 1990 su TopGuidaTuttosannicola edito dal periodico Il Ponte. 

Una mappa stradale dei monumenti storici di San Nicola la Strada fu disegnata da Renato Ciaramella, che, nella stessa opera, realizzò anche la prima cartografia viaria del comune.

 


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INDICE

-"Le Madonnelle", la "Lourdes" di Via Appia  
-Canetteria, dove la storia è sepolta
-La Statua del Sacro Cuore di Gesù, frutto di raffinatezza artigianale
-Lo stemma nobiliare del Casato Santoro all'ingresso del palazzo di Via Santa Croce, 12
 
-La Cappella di Santa Maria delle Grazie



“Le Madonnelle”, la Lourdes di Via Appia
 


Piccolo angolo a metà della Via Appia, tra i numeri civici 109 e 111, che ospita, in nicchiette incastonate nel muro a mo’ di grotta, due statue raffiguranti la Madonna di Lourdes e Santa Bernadette. L’opera, alla loro venerazione dedicata, fu realizzata nel marzo del 1957 dai Padri Passionisti (in occasione di una loro visita missionaria a San Nicola la Strada volta alla celebrazione del centenario dell’apparizione di Lourdes) con la collaborazione del parroco di Santa Maria degli Angeli Don Domenico D’Andrea e dei fedeli della sua comunità parrocchiale.
La zona è dai sannicolesi “doc” conosciuta con la denominazione storico-dialettica di “’ncoppe ‘e taglie” (il nome deriva dal luogo dove, dalla metà del ‘700 fino agli albori degli anni ’60, si tagliavano le pietre di tufo).
Vi si svolge, da 35 anni, la Festa della Pace, la più giovane delle feste religiose cittadine, promossa dalla Parrocchia di Santa Maria degli Angeli. Organizzata, sin dai primi e per diversi anni, da un comitato presieduto da Felice Aievoli (storico notissimo amatissimo personaggio sannicolese), è oggi promossa dalla Associazione Giovanile Nostra Signora di Lourdes della Parrocchia Santa Maria degli Angeli, presieduta da Nicola Fiorito, e dal Comitato Festa della Pace, grazie alla cui opera la “grotta” è stata restaurata nel maggio del 2007.
Al centro della manifestazione solenni festeggiamenti in onore alla Vergine di Lourdes e Santa Bernadette. Nel programma dell’ultima edizione della Festa della Pace, svoltasi dall’11 al 15 settembre 2015, la tradizionale processione con il gruppo delle accollatrici, momenti di preghiera, recitazione del rosario, suoni dal campanile della Chiesa Madre, messe in onore della B.V. di Lourdes ed in suffragio dei defunti e per la pace nel mondo, deposizione di corona di alloro al Monumento dei Caduti, oltre a luminarie, fuochi d’artificio, stand gastronomico e spettacolo musicale in Via Dante Alighieri, giochi popolari, balli canti karaoke ed, infine, la “lotteria delle Madonnelle”.

Nicola e Renato Ciaramella


 

 

 

 

 

 

 




“Canetteria”, dove la storia è sepolta...  

 


L'inizio dei lavori per la costruzione della Reggia di Caserta indusse il Re Carlo III ad acquistare alcuni terreni necessari per aprirvi delle cave di pietra.
Ciò coinvolse anche il “casato” di San Nicola che, data la stretta vicinanza al cantiere, rappresentava il posto più idoneo.
La presenza delle cave comportò quindi la necessità di reperire dei locali dove poter riunire gli animali addetti al trasporto delle pietre.
Tali locali vennero chiamati “boverie” e per poterli costruire furono acquistati altri appezzamenti di terreno da parte dei regnanti: tra questi, l’area che si trovava ad Est della zona dove in seguito sarebbe sorta la chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Il trasporto delle pietre ebbe però giusto la durata della costruzione della Reggia, ragion per cui i locali adibiti a boverie vennero poi ingranditi per poter essere utilizzati dal seguito della corte reale.
Carlo III ed il figlio Ferdinando erano conosciuti anche come grandi amanti della caccia e per soddisfare questa loro passione acquistarono una enorme quantità di territori (dagli Astroni ad Agnano, da Licola a Calvi, dal Lago Patria a Carditello, da Caiazzo a Maddaloni e a S.Arcangelo, ecc.) che furono popolati di selvaggina di tipo diverso a seconda delle caratteristiche che essi presentavano: in queste zone sovente erano innalzati nuovi edifici o adattate ed ampliate vecchie costruzioni per consentire la permanenza del sovrano e del suo seguito durante le battute di caccia.
Così anche alla boveria di San Nicola capitò lo stesso destino. Essendo la zona molto vicina alla Reggia, quei locali vennero ampliati e riadattati a quelle che costituivano le esigenze della passione del re, e cioè a luogo di riposo, cura e allevamento di cani da caccia. Da qui il nome di “Canetteria”.
Volumetricamente la Canetteria si presentava in un primo momento soltanto ad un pian terreno, ove venivano ricoverati ed allevati i cani. In seguito, per venire incontro anche alle esigenze delle persone che si prendevano cura degli animali, vennero innalzati un primo ed un secondo piano (quest’ultimo ammezzato).
Il pian terreno è diviso in due zone. La prima che dà su Via Appia è composta di tredici bassi e retrobassi con un androne centrale e tre piccoli cortili.
In essa vi alloggiavano le scuderie e le cucine per i canettieri e i loro garzoni. La seconda zona, invece, è composta di quattro cortili e di undici bassi, dove sorgevano tre canetterie (la prima ha un cortile e tre bassi; la seconda due cortili e tre bassi simili; la terza, invece, ha tre cortili e cinque bassi, dall’ultimo dei quali si passa ad un altro cortile piccolo che ha l’uscita su Via Bronzetti).
Dei piani superiori, il primo era destinato ad abitazione di tre canettieri, mentre negli ammezzati alloggiavano i garzoni. Ogni canettiere aveva una abitazione con cinque stanze alla quale si accedeva per mezzo di due corpi scala, uno situato nell’androne di destra e l’altro nel secondo cortile a sinistra dell’androne stesso. Il secondo piano (l’ammezzato) era suddiviso in abitazioni più piccole e di minore importanza e a seconda del grado e del ruolo lavorativo del garzone vi erano camere singole o doppie alle quali si accedeva per una scala più piccola in continuazione di quella descritta a destra dell’androne.
Il complesso, nonostante la sua straordinaria origine, dopo la caduta dei Borboni ha continuato ad essere riadattato ed adibito alle più svariate funzioni, tra le quali anche quelle di alloggi militari, per arrivare ai giorni nostri a comuni abitazioni.
E’ veramente paradossale che nel mentre ti trovi ad attraversare quei cortili e ti soffermi ad ammirare, con enorme sforzo di fantasia, quelle piccole dimore immaginandole nella bellezza di quel periodo storico, all’improvviso ti spunta sopra la testa un’antenna parabolica che sta magari captando un documentario sulle meraviglie architettoniche dell’era borbonica…

Renato Ciaramella



La Canetteria in una foto del 1988 scattata da Renato Ciaramella

 

La piantina della Canetteria 




La Statua del Sacro Cuore di Gesù in Santa Maria della Pietà: frutto di esemplare raffinatezza artigianale.



La statua del Sacro Cuore di Gesù collocata nella Chiesa di Santa Maria della Pietà di San Nicola la Strada non è stata eseguita da un artista importante, come si potrebbe pensare in un primo momento, quando la si osserva; né si tratta di una scultura in legno opera di maggiore importanza. Essa fa parte di quelle opere prodotte in serie ed eseguite in botteghe o in laboratori artigiani da maestri specialisti in opere di culto.
E' un manufatto in cartapesta, ma ciò non toglie merito al suo valore che si fonde nelle radici della tradizione religiosa. Va guardata con occhio predisposto all’emozione che la figura stessa suscita; per questo suo specifico carattere la statua è carica di una particolare sacralità i cui particolari, comunque ben curati, contribuiscono a conferirle.
La statua è del 1972 ed è una donazione fatta alla Parrocchia di Santa Maria della Pietà, allora retta dal compianto Don Giuseppe Bartolucci, dalla famiglia Filomena e Gigino Cicala. La sua importanza è solo religiosa, magari è il simbolo di un voto o di una particolare devozione da parte della famiglia Cicala.

Grazie alla disponibilità ed al permesso del parroco Don Filippo Frattolillo, sono riuscito ad aprire la teca ove la statua del Sacro Cuore di Gesù è collocata ed ho fotografato sia la scultura sia la targhetta (posta sul lato destro della base) sulla quale è riportato il nome dell’autore. Su questa etichetta si può leggere chiaramente il nome del negozio, l’indirizzo ed il numero di telefono (un numero a cinque cifre e senza prefisso: ciò fa capire quanto sia vecchiotto) nonché l'autore, di cui però si legge solo il nome "Giuseppe" mentre del cognome c'è solo l’iniziale "D"; il restante è illeggibile perché in parte strappato ed abraso. Mentre cercavo di capire e decifrare il resto del cognome, mi sono ricordato (come in un flash) l'immagine di questo piccolo negozio. Mi è venuto in mente poiché lo vedevo sempre quando transitavo per quella strada (nei pressi abitava un mio amico di università) e ogni volta restavo colpito per la sua singolare particolarità: era piccolo, un po' angusto; il buio lo faceva sembrare quasi tetro anche per via di vari pezzi di statue sparpagliati qua e là con arti mancanti o logorate dal tempo e che stazionavano in bella mostra nella vetrina e anche in strada fuori dal negozio in attesa di restauro. Ogni volta, quindi, mi soffermavo a guardare la vetrina da cui sbirciavo con curiosità l'operosità e la tecnica di quell'artista che con la sua bravura e con una calma certosina vi si dedicava a lavorare. Ahimè, di tempo ne è passato; difatti mi riferisco a, più o meno, 33 anni fa. Quel laboratorio adesso non c'è più, attualmente vi è un negozio di abbigliamento. Senza pensarci due volte, spinto da quei ricordi, mi sono recato in Via San Carlo alla ricerca di qualche notizia di quel locale e del signor Giuseppe. Ho girato nei paraggi chiedendo informazioni a dei negozianti, alcuni dei quali ancora stoicamente in loco; sono riuscito finalmente a trovarne uno, un po' anzianotto, che se ne ricordava, anzi conosceva personalmente lo scultore e titolare di quell'esercizio: mi ha raccontato per sommi capi un po' di lui e della sua vita. Il nome esatto è Giuseppe Desiato, aveva aperto la sua attività tra gli anni 1968 e ’70; più che scultore egli era un restauratore; si occupava, infatti, prevalentemente del recupero di sculture, sacre e non, di pastori del 700, di campane in vetro con santi, di cornici e corone sacre; lavorava prevalentemente su committenza di varie chiese nella Diocesi di Caserta, ma anche con privati. Poche sono le sculture da lui eseguite; si limitava a comporne copie per mezzo di stampi e calchi in gesso e cartone. Ha contribuito al restauro e ad interventi di recupero di alcune sculture danneggiate dal terribile terremoto del 1980, tra le quali, pare sempre dai quei ricordi oramai un po’ svaniti e lontani di chi mi ha raccontato, anche i due Angeli che si possono ammirare sull'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria degli Angeli in San Nicola la Strada; è suo, inoltre, anche il restauro della Corona di Maria Ausiliatrice nella Chiesa dei Salesiani di Caserta, voluto fortemente dal Sac. Don Stella che ha voluto immortalare l'intervento con una targa in cui è specificato l’autore del restauro. Per una serie di eventi (la fonte non ne ricorda i motivi) il Desiato ha lasciato la sua attività cedendo il negozio ad uno dei suoi figli fino al 1986-88, per poi aprirne una nuova, ma di tutt'altro genere (sembra nel campo pubblicitario), in Santa Maria Capua Vetere. Desiato è stato poi in Africa per alcuni anni con un altro suo figlio, pilota per una compagnia commerciale africana. Purtroppo, chi mi ha raccontato ha perso ogni contatto con il sig. Desiato, dispiacendosi, però, nel riferirmi che quest'artista è deceduto un po’ di anni fa. Nonostante sia trascorso del tempo da quando erano quasi dirimpettai con i loro negozi, ne ricorda con vero affetto quel sano rapporto di vicinato, che gli lasciato nel cuore un caro pensiero ed una dolce malinconia.
Mi auguro, con questa piccola storia, di aver reso semplice omaggio sia alla persona sia ad un artigiano ma soprattutto ad un'artista, che con la sua bravura e dedizione ha contribuito alla conservazione di opere che fanno parte in ogni modo della storia del nostro passato e della nostra cultura; un artista senza il quale questi capolavori sarebbero potuto andare persi ,cancellandone quei segni di vita.

Sebbene, quindi, la statua del Sacro Cuore di Gesù collocata nella Chiesa di Santa Maria della Pietà non sia di autore famoso e non sia di materiale nobile, non bisogna però sminuire la sua importanza artistica poiché è un'opera frutto di bravura tecnica, di capacità scultoree e pittoriche che solo raffinati maestri artigiani possono eseguire.
La tecnica di realizzazione è antica come il tempo ed il procedimento è rimasto uguale nonostante oggi esistono materiali diversi (come resine e siliconi) e macchinari computerizzati che ne facilitano l'esecuzione. Mi fa piacere, però, spiegare come vengono realizzate queste opere. Una volta scelto il soggetto, si eseguono vari disegni preparatori dai quali, poi, con le proporzioni dovute, si preparano stampi in gesso riproducenti le varie parti del corpo della figura. Nelle cavità di questi stampi (ricoperte di talco e cera) vengono incollati pezzi di cartone bagnati e sovrapposti in vari strati in modo da creare uno spessore consistente; gli stampi riempiti vengono chiusi ed una volta asciugati (almeno dopo 24 ore) vengono aperti, se ne estrae l'involucro cavo di cartapesta con le forme creatasi e si lascia asciugare. Tutti i componenti riproducenti la statua vengono assemblati e rinforzati con altre strisce di carta e colla ricoprendo l'intera superficie; si lascia nuovamente ad asciugare. Intanto si prepara una miscela di polvere di gesso, acqua, colla e cartone inzuppato a mo’ di poltiglia ed il risultato che ne esce è una densa pasta adesiva che viene stesa con un pennello in modo uniforme su tutta la superficie asciutta, ripetendo l'operazione in modo che alla fine tutto diventi un corpo solido e forte. A questo punto gli artigiani, con una pasta più densa e lavorabile come la creta, scolpiscono e rifiniscono i particolari anatomici modellando tutti i dettagli (come occhi, capelli, ecc.) e, una volta asciugatasi l'intera superficie viene scartavetrata, lisciata e rifinita per essere poi dipinta; si applica una mano di fondo e poi il colore di base. A questo punto entra in gioco la bravura artistica degli esecutori che con colori e smalti completano l'opera utilizzando anche lamine sottilissime di oro o argento per arricchire o risaltare i particolare e rendere così più sontuosa la statua. Questa tecnica è stata ed è tutt'ora la più utilizzata, anche se con la tecnologia avanzata vengono utilizzati calchi in vetroresina o in silicone e così anche le statue risultano essere più leggere e resistenti ai vari agenti termici. Occorre però dire che nonostante queste opere non siano fatte in legno, in bronzo o in marmo, rappresentano comunque dei grandi capolavori perché in esse sono comprese la bravura, la manualità, la fatica vera e propria, la passione e, sebbene l'evoluzione dei materiali e dei macchinari ne facilita il compito, la tecnica artistica rimane sempre tale. 

Renato Ciaramella





Lo stemma nobiliare del Casato Santoro all’ingresso del palazzo di Via Santa Croce, 12: un importante solco nella memoria storica di Terra di Lavoro.

 

 


 

Solitamente il becco del pellicano irrompe nel proprio petto e dallo squarcio sgorga il sangue di Cristo, offerto vino eucaristicamente ai tre piccoli, disposti frontalmente e pronti ad assumerne la sostanza. L’atto è comunione dal sacrificio, nel progresso dall’uomo all’Uomo, quindi Logos. Altre volte il pellicano semplicemente nutre le creature, senza necessità di (visibile) lacerazione. In ogni caso esso è l’emblema del casato Santoro (e delle linee derivanti).
La pietà dell’uccello bianco è il simbolo principe nell’araldica Santoro, di grande importanza nel casertano e in tutta la penisola. Il momento della carità si svolge dal Fratello Maggiore ai minori.
A San Nicola la Strada non sono inconsueti gli stemmi nobiliari posti all’ingresso dei vari palazzi (basti osservare lungo la Via Appia). Tuttavia uno stemma offre particolare connessione ai fatti dell’alta politica campana e romana, appunto quello del pellicano, visibile all’ingresso del palazzo in Via Santa Croce numero dodici (dai colori brillanti, probabilmente frutto di restauro). Osservando la pianta del palazzo (o più comodamente coll’ausilio di Google Map) spiccano le dimensioni, occupando buona parte del proprio lato di strada e incrociandosi, non a caso, col Vicolo Santoro.
I membri di questa importante famiglia sono tradizionalmente noti in vari contesti e cronache. Tra i personaggi di spicco della storia casertana troviamo il Cardinale Inquisitore Giulio Antonio (Ercole di Caserta, 1532 - Roma, 1602), che ricopre un ruolo primario nelle politiche della Congregazione, sfiorando addirittura l’elezione a Pontefice nel 1592. Egli è anche autore di un importante trattato sulle eresie, aspramente combattute, sollecitando alla pubblica esecuzione dei condannati al fine di scoraggiare la diffusione di idee contrarie alla Dottrina.
Ogni angelo proietta una sua ombra sul tessuto dei secoli, come anche la colta metodicità dell’Inquisitore, oggi giudicabile terribile. Nel Cinquecento i movimenti evangelici conoscono l’abiura o il rogo, alimentati dall’entusiasmo del Santoro, che assiste anche ai processi contro Tommaso Campanella e Giordano Bruno: “Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. E’ proprio l’Inquisitore Santoro a chiedere al Senato di Venezia l’estradizione del frate domenicano a Roma. L’alto prelato si ritrova addirittura accusato di congiurare per l’assassinio di Papa Pio IV, poi scagionato.
Al di là dell’Inquisitore - tra luci e ombre - l’illustre famiglia ha lasciato un importante solco nella memoria di Terra di Lavoro e San Nicola la Strada ne conserva più di una traccia nei percorsi quotidianamente vissuti dai cittadini. A riguardo sarebbe interessante una ricerca approfondita sulla gestione del patrimonio e delle cronache politiche locali da parte del Casato, evitando tanto l’insipidezza di un semplice pallottoliere cronologico, quanto la fanfara puramente celebrativa. L’ideale sarebbe l’attualizzazione di certi fatti, leggendone il costante presente, tra meriti e demeriti delle vicende locali, provinciali e regionali.


Antonio Dentice d’Accadia

 

 

 

 

(Dalla FotoGallery del Corriere di San Nicola, febbraio 2004)

 

 

La Cappella di Santa Maria delle Grazie: dalla “Confraternita di San Nicola di Bari” al Real Convitto Borbonico


La piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie era stata proprietà della “Confraternita di San Nicola di Bari” (costituita nel 1719), prima di essere acquisita dal Re Ferdinando II per essere annessa all’Ex Real Convitto Borbonico “S. Maria delle Grazie” (il monumento storico più importante di San Nicola la Strada).
Lo stesso monarca, consideratone lo stato di fatiscenza, la fece ristrutturare nel 1831, aggiungendovi i due campanili (in quello di sinistra, fino ad alcuni anni fa, erano ancora visibili i raggi di una meridiana; in quello di destra, il Comune, negli anni successivi alla sua ricostituzione, ha applicato un orologio meccanico sonoro).
Fu benedetta l’8 settembre 1851 dal Vescovo di Caserta: per immortalare l’evento, furono apposte, ai lati della porta, sulle superfici dei campanili, due lastre di marmo trattate a bugno contenenti le seguenti dediche:


«FERDINANDO II PFX
Hanc Sacram Aedem Novo Tectorio Parietibus Inducto Ceterisque in Meliorea Formam Redactis Orphanotrophio Sub Deipara Cratiarum Matre Addixit Eandemque Hospitio cum Ipso Puellis Mancipato Quarum Parentes Optime de Re Militari Meruerunt in Tutela Mariaetheresiae Reginae Ex Austriaca Imperatorum Procenie Coniugis Florentissimae Esse Voluit

(FERDINANDO II PFX Questo sacro edificio, dopo aver circoscritto un nuovo spazio con le pareti e dopo aver portato a miglior forma le altre cose, destinò a orfanotrofio sotto la protezione della Madre delle Grazie e volle che questo, insieme allo stesso ospizio, destinato alle fanciulle i cui genitori prestarono eccellentemente il loro servizio militare, fosse sotto la protezione della splendidissima consorte regina Maria Teresa della stirpe di Imperatori Austriaci);

QUOD BONUM FAUSTUM FELIXQUE SIT
Ferdinando II Adsertori Pacis Coniugi liberis et Genti Eius Totique Utriusque Siciliae Regno Vincentius Rozzolinus Episcopus Casertanus Hanc Aedem Mariae Sanctae Cratias Largienti Sacram Vi Idus Sept A.R.S. MDCCCLI Ipsa Coelorum Reginae Natali Die Solemnibus Caeremonis et Pompa Quanta Maxima Kiero Populoque Plaudente Dedicavit
(CIO’ CHE E’ BUONO E FAUSTO E FELICE A Ferdinando II difensore della pace, alla sua consorte, ai figli, a tutta la sua gente e al Regno delle due Sicilie, Vincenzo Rozzolino Vescovo di Caserta, questo sacro edificio a Santa Maria elargitrice di Grazie l’otto di settembre A.R.S. del 1851 proprio nel giorno della nascita della Regina dei Cieli con Solenni e con Clero in pomposa processione e con il popolo che applaude, dedicò)».

Tra i due campanili suddetti vi è il “TEMPIO” ispirato alle forme dell’architettura classica; infatti su di un alto basamento in tufo si ergono quattro lesene con capitelli dorici e con relativa trabeazione; il tutto sormontato da un timpano triangolare.
L’impianto interno è a navata unica a tre campate scandite da pilastri che reggono una volta a botte, con pennacchi in corrispondenza delle aperture.
Le tre campate sono contraddistinte dalla presenza di lesene con capitelli compositi dipinti in oro che reggono la trabeazione che scorre lungo tutta la navata.
Nella prima campata in alto c’è il coro, un tempo più ampio, riservato alle ragazze orfane ospiti dell’attiguo istituto. Ai lati dell’ingresso si notano due acquasantiere in marmo a forma di conchiglia (emblema delle opere vanvitelliane).
Nella seconda campata si aprono due cappelle voltate a botte. In quella di sinistra, al di sopra di un piccolo altare in marmo è collocata una tela, opera del Maldarelli datata 1851, raffigurante S. Teresa d’Avila inginocchiata nella sua cella, intenta a pregare davanti ad un crocefisso; ai piedi della Santa uno scanno con un teschio sopra ad un frustino. In quella di destra sopra l’altare un’altra tela del Maldarelli, anch’essa datata 1851, il cui soggetto è S. Luigi dei Francesi; ai piedi dell’altare è stata posta da un decennio circa una statua di Gesù morto appartenuta alla cappella gentilizia della baronessa Petitto e donata da quest’ultima all’istituto in seguito all’abbattimento del suo palazzo.
In corrispondenza della terza campata, nelle due cappelle laterali anch’esse voltate a botte, sono stati ricavati due livelli; i risultanti ambienti riservati alle suore sono schermati da griglie in ghisa lavorate.
Una lunga balaustra in marmo delimita la zona presbiteriale nel cui centro è l’altare maggiore in marmi policromi; su quest’ultimo una tela sempre del Maldarelli racchiusa tra due lesene sorreggenti un timpano.
Essa raffigura una Madonna delle Grazie che regge il Bambino Gesù. Nel lato inferiore sinistro un angioletto che regge un giglio e, quasi in penombra alle spalle della Madonna, un gruppo di angioletti.
Giova notare che questa tela è diversa dalla Madonna delle Grazie che si trova in S. Maria degli Angeli sopra l’altare del Gesù morto.

Renato Ciaramella






(TUTTE LE FOTO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)




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La Chiesa di Santa Maria degli Angeli 

 

La chiesa di S. Maria degli Angeli con la sua maestosa facciata domina il nucleo storico di San Nicola Strada (Piazza Parrocchia).
Progettata da Pietro Bernasconi (direttore dei lavori del palazzo reale di Caserta), la sua costruzione risale al 1748, ma i lavori vennero affidati a Carlo Patturelli (allievo della scuola di Luigi Vanvitelli) che li terminò, dopo varie interruzioni, solo nel 1791.
Strutturalmente la chiesa è a pianta longitudinale ed è composta da tre navate.
Vi si accede da un ampio sagrato di poco rialzato rispetto al piano stradale, il cui intento era quello di affermare una spazialità unitaria ed accentrata, mentre l'interno è impostato da una successione di vani cubici.
La navata centrale è illuminata da ampi finestroni laterali ed uno centrale ed emerge in altezza il doppio rispetto alle due laterali, a loro volta anch'esse illuminate da finestre circolari e altre a forma di mezza luna sapientemente istoriate con vetrate colorate.
Il visitatore entrando viene subito rapito dalla maestosa tela dell'800, opera di Giuseppe Bonito, posta nell'abside dietro l'altare maggiore raffigurante l'assunzione in cielo della vergine attorniata da una schiera di angeli e l'immagine del Padre Onnipotente in un gesto di protezione, mentre in basso è raffigurato l'Arcangelo Gabriele intento ad uccidere con la spada il demonio sotto le sembianze di un drago.
La semicupola dell'abside è caratterizzata anche dal grande decoro a stucco che raffigura una coppia di angeli sospesa tra le nuvole che glorifica lo Spirito Santo, una colomba tra raggi dorati e putti.
Tutt'altra Assunzione, invece, è rappresentata nella tavola del ‘500 posta in fondo alla navata sinistra sull'altare del SS. Sacramento.
Rappresenta una scena divisa in tre momenti, ma idealmente collegati fra di loro, una trilogia legata al mistero Mariano: resurrezione, ascesa e incoronazione. La Vergine che ascende al cielo tra un folto gruppo di angeli è incoronata tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo mentre nella parte inferiore del dipinto colpisce lo sguardo degli Apostoli che rimangono attoniti nel trovare fiori nel sepolcro vuoto dove era stato sepolto il corpo di Maria.
In fondo alla navata destra, invece, vi è un affresco raffigurante la Madonna del Carmine, di cui è interessante la storia. Si narra dell'apparizione della Vergine ad un giovane di San Nicola la Strada, a cui avrebbe espresso il desiderio di recitare il rosario davanti alla sua immagine. L'affresco, che si trovava in una cappella votiva sulla via Appia, venne in seguito collocato in Santa Maria degli Angeli in fondo alla navata ove fu costruito un altare dedicato alla Vergine stessa.
Un altro altare, adorno di marmi intarsiati, venne costruito in onore alla Vergine del Santuario di Pompei; in esso si può ammirare la tela della Madonna con in grembo il Bambino nell'atto di donare il Santo Rosario ai santi Domenico e Caterina da Siena.
Altre tele, seppur meno importanti ma degne di considerazione, adornano le navate: quella della vergine Maria ancora giovinetta tra i suoi genitori S .Anna e S. Gioacchino e, subito dopo l'ingresso della navata centrale, due tele datate 1805 raffiguranti una la Crocifissione, l'altra S. Emidio vestito con paramenti sacri. Il Santo è ritenuto il protettore contro i terremoti e la collocazione della tela nella chiesa madre così come la data che essa riporta, non è casuale; infatti l'opera venne commissionata a ringraziamento dello scampato pericolo dal sisma avvenuto in quello stesso anno (26 luglio del 1805, come riportato nel testo "L'Italia nei cento anni del secolo XIX 1801-1900, giorno per giorno -ediz. A. Vallardi.)
Nel presbiterio in alto, due mosaici realizzati all'inizio del ‘900 da maestri fiorentini: uno raffigurante la consegna delle tavole dei comandamenti a Mosè e l'altro la Resurrezione di Cristo tra l'incredulità dei centurioni.


LEGGI QUI



http://corrieredisannicola.it/images/stories/videos/chiesasantamariadegliangeli.pdf
 
(Fonte: Aspetti culturali nel territorio di San Nicola la Strada -Progetto art.23 l. 67/88, società attuante IDMR sas, coordinatori Renato Ciaramella, Natalina Di Spazio, Maria Gravante, Anna Gambardella, Maria Serino, Sebastiano Veccia, resp. del progetto Ing. Nunzio Zarigno, lavoro a cura di Arcangelo Saputo)



La chiesa di S. Maria degli Angeli sorge in una zona baricentrica rispetto al nucleo storico del paese, così come richiede la concezione cristiana, che vede nel luogo di culto il polo di convergenza della cittadinanza. Essa è orientata secondo l’asse Nord-Sud così come voleva la concezione pagana delle civiltà italiche; a differenza della cultura ellenistica che aveva una tipologia orientata secondo gli assi Est-Ovest.

Le documentazioni storiche fanno risalire al 1748 l’inizio della costruzione su progetto di Pietro Bernasconi; ma i lavori (affidati a Carlo Patturelli) vennero in seguito più volte interrotti, per varie difficoltà economiche. Nonostante ciò la chiesa fu completata nel 1791.

Strutturalmente risulta articolata su due livelli:

livello rialzato;
livello seminterrato;

Al primo livello che costituisce il vero luogo di culto, si accede da un ampio e recintato sagrato, rialzato rispetto al piano dell’asse viario.

Originariamente il livello seminterrato, era accessibile tramite una scala a chiocciola sistemata al lato sinistro dell’altare ricavata nella pietra di tufo costituente il naturale sottosuolo della zona.

Questo luogo, meglio conosciuto come “la fossa”, un tempo adibito a cimitero ed ossario, come testimoniano le tombe dei notabili del paese, è stato interamente modellato nel blocco di tufo e si contraddistingue in due ambienti; nel primo troviamo una serie di volte a botte e a crociera sorrette da tre file di piloni; quelle estreme scandiscono la distribuzione delle navate laterali, quella centrale sostiene il piano di calpestio della navata principale.

Nel secondo ambiente oltre alla zona centrale, posta in corrispondenza del presbiterio, caratterizzata da una copertura ottenuta dall’inserzione di più volte, troviamo due cappelline in corrispondenza delle sagrestie.

È interessante notare che la pietra di tufo, impiegata per la realizzazione delle strutture emergenti della Chiesa, è stata asportata, come già fatto precedentemente per la reggia di Caserta, dalle cave di S. Nicola la Strada (le cosiddette “taglie”) fonte di ricchezza del sottosuolo.

La tipologia della chiesa è a pianta longitudinale, essa è impostata dalla successione di vani cubici ed il tutto è stato progettato con l’intento di neutralizzare gli effetti illusionistici (che sono propri degli interni di molte Chiese) con la perentoria affermazione di una spazialità unitaria ed accentrata. L’illuminazione della navata centrale è assicurata dalla presenza di finestroni, realizzati lungo le pareti del corpo centrale che emerge in misura doppia rispetto ai corpi laterali, allo stesso modo viene illuminato l’altare maggiore tramite due finestre poste simmetricamente rispetto all’asse dell’abside e orientate a mezzogiorno.

La sistemazione di tali aperture, fa in modo che la luce esterna illumini maggiormente la zona presbiteriale. La facciata si ispira ai modelli proposti per la prima volta nel 1400, ragion per cui essa manca della caratteristica di originalità nella sua concezione, sebbene riproduca degnamente dei moduli, ampiamente sperimentati.

La sua superficie è suddivisa armonicamente non soltanto in senso orizzontale, ma anche in senso verticale mediante una serie di semi colonne addossate ad una serie di lesene piatte entrambi poste su di un alto basamento e sormontate da una trabeazione con capitelli ionici al primo ordine e corinzi al secondo.

La costruzione della facciata risulta inscritta in un immaginario quadrato di circa 30 metri di lato. Infatti, a ben vedere, si equivalgono quasi le dimensioni che riguardano l’altezza dell’edificio (30 m) e la sua larghezza (32 m). Il cornicione divide ulteriormente l’immaginario quadrato in due metà: la metà inferiore si articola in due quadrati divisi dal portale centrale, sovrastato da un quadrato diviso dal portale centrale, sovrastato da un timpano triangolare classico; nella metà superiore è intuibile un quadrato, delle stesse dimensioni dei precedenti, sormontato da un timpano semiellittico che nasconde la copertura della navata centrale.

L’intero prospetto viene così ad essere compreso in una lieve intelaiatura lineare, di chiare proporzioni, entro cui si iscrivono, con sobria eleganza, i portali, l’ampio finestrone centrale e le due aperture circolari in corrispondenza delle navate laterali.

All’estremità del primo livello, invece, si innalzano maestose due coppie di pinnacoli, scolpiti in monoblocchi di tufo, che poggiano su di un massiccio architrave.

Percorrendo via Bronzetti, come pure dall’interno del convitto S.M. Grazie, si possono notare una serie di contrafforti (in numero di sei per lato), che con la loro forma arcuata scaricano sui pilastri le spinte laterali del corpo di fabbrica centrale.

Quest’ultimo presenta una copertura a doppio spiovente, in coppi di terracotta, sorretta da quindici portentose capriate lignee.

Veniamo dunque, alla descrizione della struttura della Chiesa. La costruzione è caratterizzata da un’alta navata centrale, coperta da un’unica volta a botte, e da due navate laterali distinte in tre campate coperte da cupole semisferiche.

Come precedentemente detto, la distribuzione degli spazi è effettuata per volumi cubici; giova notare che, in corrispondenza delle 4 zone in cui è suddivisa ogni navata laterale, il soffitto risulta costituito da una cupola poggiante sui 4 archi intercolleganti i pilastri che delimitano il settore di navate considerato. Tali pilastri richiamano, nella decorazione a lesene, con trabeazioni di ordine ionico e corinzio, il motivo formale già presente, come detto, nella facciata principale. Contribuisce al decoro quell’imponente coppia di angeli sospesa tra le nuvole che glorifica lo Spirito Santo; da questo si dipartono aurei raggi che virtualmente illuminano la semicupola absidale.

Oltre agli stucchi, ai fregi, alle statue, la chiesa ci offre una serie di tele preziose. L’altare maggiore è sovrastato da una tela della fine del 1700 avente le dimensioni 10m x 5m, raffigurante l’assunzione in cielo della Vergine; in primo piano si nota l’immagine della Madonna, attorniata nella parte superiore da una folta schiera di angeli; sul lato sinistro l’immagine del Padre Onnipotente in un gesto di protezione, ed in basso, l’Arcangelo Michele intento a schiacciare e ad uccidere con la spada il Demonio sotto le sembianze di un drago. La figura dell’Assunta che sovrasta la luna, come si vuole nella descrizione dell’Apocalisse, è piena di plasticità data soprattutto dal panneggio del mantello.

In fondo alla navata sinistra, sull’altare dedicato al SS. Sacramento, è posta una preziosa tavola del 1500, la cui scena sopra dipinta, è divisa in tre momenti, idealmente collegati tra loro:

L’Assunzione al cielo della Vergine, tra un folto gruppo di Angeli.
L’incoronazione della Vergine, tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Gli apostoli, attoniti nel trovare fiori nel sepolcro dove era stato sepolto il corpo di Maria.

E qui vale la pena soffermarsi sulla grandezza espressiva dei loro volti, che colpisce anche i più distratti osservatori.

In fondo alla navata destra, invece, si può notare un affresco raffigurante la Madonna del Carmine, trovato tra i resti di una cappella votiva in Via Appia e più tardi collocato in questa Chiesa in ricordo di un fatto realmente accaduto. Infatti si narra dell’apparizione della Vergine del Carmine ad u ragazzo di S. Nicola la Strada, a cui avrebbe manifestato il desiderio di far recitare il Rosario davanti alla Sua immagine.

In seguito, davanti a questo affresco venne costruito un altare dedicato appunto alla Vergine del Carmine.

Inoltre, nella parete al lato destro di questo altare è visibile una lapide epigrafata dietro la quale riposano le spoglie di Francesco Saverio GUALTIERI, Vescovo di Caserta nel 1912, che espresse il desiderio di essere tumulato in questa Chiesa proprio

ai piedi del volto della Vergine, quasi a conferma di quel miracolo avvenuto.

Sempre nella navata destra, ai lati dell’altare sopra descritto, si può ammirare un’altra Assunzione; anche in questa tela è la figura della Vergine a dominare la composizione; un gruppo di angeli si accinge a sollevarLa dal catafalco; due di essi la spingono per i piedi, l’altro quasi coperto dalla figura, è intento a sorreggerla con le braccia.

Sull’altare del Gesù morto si trova una tela raffigurante la Madonna che allatta il bambino, (nella tradizione popolare questo gesto viene considerato come simbolo di grazia) invocata da anime in pena tra le fiamme.

Nella navata sinistra emerge l’altare dedicato alla Vergine di Pompei, interamente rivestito in marmi pregiati. Sull’altare si può ammirare la tela della Madonna con il Bambino nell’atto di donare la corona del Rosario ai Santi Domenico e Caterina da Siena; un poso più in basso rispetto a questi ultimi vi è raffigurato un cane che reca un bastone tra i denti, presenza insolita rispetto alla più famosa rappresentazione che si trova nel santuario omonimo.

Nella stessa navata, a sinistra dell’altare del SS. Sacramento, si trova una cupa tela nella quale si intravede la colomba alludente allo Spirito Santo che irradia di luce la Vergine Maria ancora giovinetta ed i suoi genitori, i santi Anna e Gioacchino

Nel retro della facciata, al di sotto della cantoria in legno, troviamo altre due tele, entrambe opera di G.M. Griffo datate 1805, raffiguranti l’una la Crocefissione con Santi, l’altra S. Emidio vestito con paramenti sacri. La presenza di quest’ultimo soggetto, non è casuale, infatti poiché S. Emidio è ritenuto protettore contro il terremoto, possiamo ipotizzare che la tela sia stata commissionata a ringraziamento dello scampato pericolo dal sisma che era avvenuto nello stesso anno (26 luglio 1805).

Nell’area presbiteriale, al di sopra delle aperture che connettono gli spazi laterali con quello dell’altare principale, trovansi due mosaici realizzati all’inizio di questo secolo da maestri fiorentini; rispettivamente sulla sinistra è raffigurata la consegna delle tavole della legge a Mosè, sulla destra, invece, la Resurrezione di Cristo tra l’incredulità dei centurioni.

Prima di concludere è giusto soffermarci un po’ su altri due punti importanti della nostra trattazione:

innanzitutto i sei altari addossati alle pareti delle navate laterali, tra i quali quello dedicato al Santo Patrono S. Nicola; nonché i finestroni semicircolari, a vetri istoriati posti sopra i suddetti altari laterali, risalenti ad epoca recente, non per questo da ignorare visti la buona fattura ed il gradevole effetto luminoso che i vetri colorati donano all’ambiente interno. 


Da TOP GUIDA TUTTOSANNICOLA edito da Il Ponte, diretto da Nicola Ciaramella 

 LEGGI PURE: 

https://www.corrieredisannicola.it/numeri_cartacei/Marzo_2002/tela.htm

Quella tela... scandalosa

Angoli Sannicolesi rubrica a cura di : Renato Ciaramella

Grazie al singolare ripudio dei committenti reali, la nostra Chiesa di S.Maria degli Angeli può pregiarsi della presenza di un grande capolavoro pittorico realizzato da Giuseppe Bonito.

Continua il nostro viaggio alla ricerca di piccoli angoli caratteristici, edifici, opere artistiche, particolari architettonici presenti nel nostro comune. E’ giusto soffermarci, stavolta, su quello che possiamo definire “scrigno di capolavori” che è la Chiesa di S.Maria degli Angeli ed in particolar modo sulle tele che vi si conservano e che è possibile ammirare all’interno di essa.

Pregevole, al riguardo, è la tela di circa dieci metri di altezza e cinque di larghezza che sovrasta l’altare maggiore, risalente alla fine del Settecento, il cui autore è Giuseppe Bonito, direttore dal 1755 della Reale Accademia del Disegno (dalla quale uscirono schiere di autori minori), noto soprattutto come ritrattista tale da ricevere l’appellativo di “pittore di camera di Sua Maestà- ma che nella sua carriera ebbe modo di confrontarsi con i più grandi protagonisti della pittura napoletana del Settecento come Solimena, Mengs, Luca Giordano e Sabatino Conca.

Solo nella piena maturità artistica, il Bonito divenne anche pittore sacro ed infatti in questa tela raffigurante l’ Assunzione della Vergine in cielo si avverte un forte linguaggio unitario frutto di molteplici esperienze culturali dalla cadenza barocca all’accentuazione del senso plastico del chiaroscuro, pur mancando quella personale libertà operativa tipica dell’arte ritrattistica, anche se la sua composizione scenica è di chiaro conformismo pittorico del sacro.

Posta al centro della scena, nello stretto rigore prospettico, si nota l’immagine della Vergine come intrisa di una luce propria, attorniata da una folta schiera di angeli, mentre sul lato sinistro vi è l’immagine del Padre Onnipotente colta in un gesto di protezione. Più in basso, l’Arcangelo Michele intento a schiacciare e ad uccidere con la spada il demonio sotto le sembianze di un drago. La figura dell’ Assunta che sovrasta la luna come si vuole nella descrizione dell’ Apocalisse è piena di plasticità data soprattutto dal gioco di luce e dal panneggio.

Si dice secondo alcuni aneddoti che questa tela sia databile anteriormente rispetto a quella che attualmente si trova nella Reale Cappella di Corte a Caserta: infatti la “nostra” era stata originariamente commissionata per la Cappella Reale, ma la presenza in essa di anime dannate ed ignude non fu gradita dalla Committenza, che dovette propendere per una seconda opera che, pur non differenziandosi molto dalla prima, è priva di “sconcezze”.

E’ quindi grazie ad un giudizio certamente superficiale e tutt’altro che riguardoso nei confronti di un grande artista che oggi i fedeli sannicolesi possono ammirare, durante le celebrazioni liturgiche, una grandiosa opera che rappresenta un degno coronamento per lo splendore della nostra Chiesa di S.Maria degli Angeli.















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La FONTANA dei DELFINI


Tutto quanto c’è da sapere su una delle opere scultoree più preziose di San Nicola la Strada, purtroppo vittima da alcuni decenni di vandali e ladri.
La forma alquanto strana e particolare dei delfini, dalle sembianze di creature marine mitologiche, non ha nulla a che vedere con l'eleganza e la bellezza del delfino stesso: non è simbolismo, ma tipico esempio della corrente scultorea "Grotesque".
La Pro Loco ha lanciato un appello finalizzato al ritrovamento dei delfini originali ... chissà...forse qualcuno li ha intravisti in qualche giardino o museo...

LEGGI qui:
(
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/la-fontana-dei-delfini-trafugati



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Resti di Villa Romana in Via Grotta
(là dove c’era la “Tana di Mazzamauriello”):
bellezza archeologica nascosta

LEGGI QUI
https://www.corrieredisannicola.it/angoli-sannicolesi/notizie/angoli-sannicolesi/resti-di-villa-romana-in-via-grotta-la-dove-c-era-la-tana-di-mazzamauriello-bellezza-archeologica-nascosta
I reperti, dal valore storico-architettonico-culturale inestimabile, venuti alla luce nel 2007-2008, nel corso dei lavori di realizzazione dell’Area Mercato, grazie alla forte attenzione dell’Amministrazione Pascariello, sono, purtroppo, andati “ri-sepolti” negli anni e non sono accessibili a potenziali visitatori.

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 .......continua.....  

(TUTTE LE FOTO SONO COPERTE DAL ©COPYRIGHT DEL CORRIERE DI SAN NICOLA. NE E' ESPRESSAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O L'UTILIZZO SU ALTRI GIORNALI SENZA IL CONSENSO DELL'EDITORE)



 

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