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Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione.Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione. 1

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Resti di Villa Romana in Via Grotta (là dove c’era la “Tana di Mazzamauriello”): bellezza archeologica nascosta

I reperti, dal valore storico-architettonico-culturale inestimabile, venuti alla luce nel 2007-2008, nel corso dei lavori di realizzazione dell’Area Mercato, grazie alla forte attenzione dell’Amministrazione Pascariello, sono, purtroppo, andati “ri-sepolti” negli anni e non sono accessibili a potenziali visitatori.


Tra la fine del 2007 e l’estate del 2008, nel corso dei lavori di realizzazione della strada in prossimità della nuova fiera-mercato in Via Grotta, in località conosciuta come “Tana (o Grotta) di Mazzamauriello” (il folletto che, secondo la leggenda popolare e i superstiziosi, andava in sogno a chi gli era simpatico dicendogli dove erano nascosti i tesori e che, all’occorrenza, veniva “usato” dalle mamme sannicolesi di inizi-metà Novecento quale orco cattivo per ammonire e …mettere paura ai figlioletti capricciosetti allo scopo di tenerli buoni), vennero alla luce, dissepolti da una fitta coltre di terra ed erba selvatica di una viuzza di campagna denominata “’ncoppe ‘a rotta”, alcuni resti di una Villa Romana di epoca imperiale.

Della eccezionale scoperta fu immediatamente informata, dall’allora sindaco Angelo Pascariello e dall’allora assessore ai lavori pubblici Giovanni Battista Zampella, la Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali di Caserta (Uff. Archeologico di Maddaloni, diretto dalla D.ssa Elena Laforgia), che predispose accurate indagini dichiarando l’area di grande interesse archeologico.
Allo stesso tempo, fu predisposto dall’amministrazione un progetto ad hoc finalizzato al completamento degli scavi e alla valorizzazione e salvaguardia di quest’opera dal valore inestimabile per la storia e per la cultura (ma anche per il turismo) della città di San Nicola la Strada.
Grande merito ascrivibile all’amministrazione Pascariello, a testimoniare sensibilità ai valori della storia sannicolese, fu la realizzazione di una “deviazione” stradale con la quale si pensò di proteggere la zona interessata dalla “tana”.
Dalla Sovrintendenza giunse poi il consenso ad un progetto predisposto dall’ufficio tecnico comunale per lo scavo completo e per la valorizzazione dell’intera area, in un continuum dal sapore classicheggiante tra la “Corte del Dominus” (o “Domus del Centurione”), ovvero i reperti ritrovati durante gli scavi, “Le botteghe del centurione” (denominazione assegnata all’area mercatale, nata dal parere degli esperti archeologi che la costruzione di epoca romana imperiale fosse appartenuta ad un centurione romano) e il Teatro Comunale intitolato al grande commediografo latino Tito Maccio Plauto. 

L’idea elaborata dall’Ing. Zampella fu quella di realizzare un percorso per il visitatore (provvisto di fari per l’illuminazione), un affascinante itinerario culturale e turistico a complemento e cornice della struttura comprendente il teatro comunale e l’area mercatale.
Il progetto fu finanziato ed iniziato (si vedono ancora il cancelletto di ingresso e quello di uscita), ma è rimasto solo tale, in quanto nessuna delle amministrazioni che da quel momento hanno governato e si sono succedute è stata in grado di portare a compimento il bellissimo disegno di dare la giusta attenzione ad un manufatto di rilevanza storica indiscutibile.
Quei resti di “villula romana” che furono la leggendaria “tana di Mazzamauriello”, venuti alla luce per puro caso a concreta testimonianza della storia di San Nicola la Strada, sono tornati, da quell’anno negli anni, patrimonio quasi interamente sepolto da erba e terra. E per vederli, almeno per quello che è possibile, occorre aspettare il lunedi, giorno di apertura dei cancelli della fiera settimanale.
L’erba rigogliosamente cresciuta e non curata ha nascosto anche quella parte della struttura che fino a pochi anni fa era visibile attraverso una finestra di vetro ricavata sul marciapiedi. L’erba selvaggia, insomma, è ritornata padrona e ha di nuovo ricoperto quasi tutto di quei reperti venuti alla luce nel 2008.
L’intera zona è indubbiamente importante dal punto di vista archeologico e non si esaurisce con le cisterne portate alla luce: un’altra costruzione romana, infatti, sembra che sia sepolta nel lato opposto della strada (ne sono visibili alcune pietre).
La speranza, comunque, è sempre l’ultima a morire. Chissà se un giorno la “tana di Mazzamauriello”, quell’atavico ancestrale “buco” della fantasia popolare, già sepolta per millenni, poi, per puro caso, riportata alla luce ed ora di nuovo “ri-sepolta”, riuscirà ad occupare quel posto di privilegio nel patrimonio storico-culturale di San Nicola la Strada che certamente merita.

(Leggi articolo
https://www.corrieredisannicola.it/arte-cultura-e-spettacoli/notizie/arte-cultura-e-spettacoli/la-ri-scoperta-della-tana-di-mazzamauriello
e guarda VIDEO-intervista https://youtu.be/QaPbyaSAoGE su Corriere di San Nicola) 






Come si presentava Via Grotta nel settembre del 2001 (ma anche negli anni precedenti): una immensa,odorosa ed amena distesa di terreno agricolo, dove in estate ci coltivava per la maggior parte il granturco.
La Tana di Mazzamauriello è in fondo alla strada, sul lato destro all'altezza dell'ultimo albero visibile. 


Tana di Mazzamauriello il 5/6/2008 un po' prima dell'inizio dei lavori di scavo 





Tana di Mazzamauriello il 3/4/2018 (foto L. Cirillo)

19/4/2019: panoramica dall'alto con la zona archeologica di Via Grotta cerchiata in giallo





17/9/2022. La Tana di Mazzamauriello oggi: ... un patrimonio archeologico inestimabile... che dopo essere stato portato alla luce nel 2008... è ormai riseppellito...

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A descrivere dettagliatamente il valore storico ed architettonico dei resti della Villula Romana, indicandone lo stato di avanzamento degli scavi, ci sono tre documenti di inestimabile valore storico, all’epoca redatti grazie alla consulenza scientifica della Ares S.r.l. per conto della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento.
Ad eseguire le indagini (scavo archeologico e rilievo) fu il Dr. Luigi Lombardi, archeologo, direttore della società. Il suo preziosissimo lavoro, svolto con la collaborazione della D.ssa G. Pizzari (scavo archeologico) e l’Arch. F. Lombardi (elaborazione grafica), è raccolto in tre elaborati (INDAGINI ARCHEOLOGICHE IN LOCALITÀ GROTTA, LE RICERCHE ARCHEOLOGICHE, RELAZIONE), recuperati grazie alla collaborazione offertaci dal dipendente del Ministero della Cultura - “Museo di Calatia” di Maddaloni, Antonio Pascariello, che ringraziamo.
Ci pregiamo di pubblicarli integralmente.


INDAGINI ARCHEOLOGICHE IN LOCALITÀ GROTTA 






LE RICERCHE ARCHEOLOGICHE 


Le campagne di scavo realizzate tra il 2007 e il 2008 hanno portato integralmente alla luce e documentato un complesso archeologico di cui già da secoli si conosceva l’esistenza.
L’area oggetto delle indagini, collocata perfettamente al centro di una centuria, infatti, era conosciuta localmente con vari toponimi (“Grotta”, “tana di Mazzamauriello”, etc.) che facevano riferimento alla cisterna 1, rimasta sempre visibile al bordo del vecchio percorso di via Grotta e con ogni probabilità utilizzata come ricovero per uomini o animali.
Lo scavo archeologico ha permesso pertanto di identificare completamente la struttura, già parte della memoria del paese, inserendola in un contesto storico-scientifico, comprendendone funzione, cronologia e caratteristiche, ipotizzando così una sua collocazione nell’ambito di un complesso più grande ed articolato.
La struttura principale messa in luce dalle indagini è costituita da una cisterna a due camere comunicanti, realizzata in parte fuori terra ed in parte addossata ad un dislivello del terreno tuttora esistente, ed orientata in senso E-O. Le camere (Cisterna 1 e Cisterna 2) di identiche dimensioni (lunghezza m 7.60, larghezza m 2.56), con copertura a volta a botte con arco a sesto ribassato (la volta della camera settentrionale è perfettamente conservata, mentre quella della camera meridionale rimane solo nell’imposta della volta sul lato Nord), sono separate da un muro centrale ad apertura singola con arcata che le rendeva intercomunicanti. Tutte le pareti, i pavimenti e la volta della cisterna presentano rivestimento in cocciopesto, un composto di calce, sabbia o pozzolana e piccoli frammenti di laterizi con funzione impermeabilizzante. Sono visibili anche in questa, inoltre, alcuni accorgimenti caratteristici della maggior parte delle cisterne di età romana: un cordolo di cocciopesto (pulvinus) presente nel punto di raccordo tra le pareti ed il pavimento con lo scopo di evitare infiltrazioni e perdite d’acqua nei punti di giunzione tra le murature. Una piccola fossa di forma circolare presente nel pavimento di ambedue le camere, è destinata presumibilmente al deposito delle impurità o ad operazioni di pulizia. L’unico sistema di alimentazione idrica della cisterna finora individuato è un discendente fittile presente nel settore orientale della volta della camera settentrionale che verosimilmente convogliava l’acqua da un livello superiore. Nel settore centrale della stessa volta, inoltre, è visibile dall’esterno un ulteriore condotto fittile discendente, che però non sembra avere attualmente sbocco all’interno.
Alla cisterna a doppia camera sembrano collegate, se non concretamente almeno da un punto di vista funzionale, alcune strutture rinvenute in corso di scavo.
Addossato al lato Ovest della cisterna un piccolo ambiente (A), delimitato a Nord da un muro realizzato in opera quasi reticolata che prosegue verso Ovest formando un arco; la struttura era in origine coperta da una volta, come si può presumere dall’imposta presente nell’angolo adiacente alla cisterna.
A Sud Est della conserva d’acqua, invece, un ambiente di forma quadrangolare (B) delle dimensioni di m 2,75 x m 2,53 con muri realizzati in opera reticolata si trova ad una quota inferiore a quella della cisterna.
Una ulteriore struttura (C) è presente anche a Sud-Ovest della cisterna, oggi testimoniata dalla presenza di tre lacerti di muri conservati solo a livello di fondazione.
Ad una quota più alta delle strutture finora descritte, poi, sono stati rinvenuti resti di alcune vasche di forma quadrangolare (D) rivestite in cocciopesto ed una struttura di forma circolare (E).
Già le precedenti indagini, inoltre, avevano portato alla luce importanti strutture nell’area a Sud-Est della cisterna, in prossimità dell’area cimiteriale. Erano qui emerse due grandi vasche, interamente rivestite in cocciopesto e con pulvino nell’angolo tra le pareti ed il pavimento: la prima (F), più piccola, delle dimensioni di m 2 x m 1,50; la seconda (G), contigua alla prima ed indagata solo in parte, presentava una lunghezza parziale di m 9,60, una larghezza di m 6,80 ed una profondità di m 2,05.
Al di là della certa destinazione d’uso della cisterna a doppia camera come riserva d’acqua, solo ipotesi possono essere avanzate sulla funzione delle altre evidenze rinvenute. 
Potrebbe verosimilmente trattarsi di ambienti di lavorazione pertinenti alla parte produttiva di una villa rustica, che dal confronto con altre ville e dalle notizie delle fonti sappiamo essere corredate da una o più riserve d’acqua (cisterne) e da vari ambienti per la produzione di olio, vino o semplicemente per lo stoccaggio e la raccolta dei rifiuti organici da utilizzare come concime (concimaie, ambienti F e G?), quasi sempre rivestiti in cocciopesto. 


RELAZIONE

Nel periodo compreso tra il 25 giugno ed il 15 settembre 2008 si è svolta, secondo le prescrizioni della Soprintendenza Archeologica di Caserta e Benevento, la seconda campagna di scavo archeologico in via Grotta, nel territorio del comune di S. Nicola la Strada (Ce). Mentre nel 2007 era stata indagata l’area a SE del nuovo percorso di via Grotta, la presente indagine ha interessato un’area di forma irregolarmente trapezoidale, sita immediatamente a Nord del percorso stradale, compresa all’interno di un’area comunale destinata alla realizzazione di una fiera-mercato e di un teatro.
Il sito era conosciuto localmente con vari toponimi (“Grotta”, “tana di Mazzamauriello”, etc.) che facevano riferimento alla Cisterna 1, rimasta sempre visibile, sebbene in stato di abbandono ed invasa dalla vegetazione, al bordo del vecchio percorso di via Grotta e con ogni probabilità utilizzata come ricovero per uomini o animali.
I lavori sono pertanto iniziati con operazioni di bonifica e di pulizia dell’area; si è poi proceduto alla asportazione con mezzo meccanico dello strato di asfalto (US 100) che costituiva la pavimentazione del vecchio tracciato stradale di via Grotta, che attraversava l’area di scavo in senso E-O per una lunghezza di m 44. Al di sotto di esso era presente su tutta l’area un livello a matrice sabbiosa, friabile, frammisto a numerosi materiali moderni (US101).
In seguito alla pulizia ed all’asportazione di tali livelli superficiali, le indagini si sono rivolte al settore sud-occidentale dell’area. Qui le precedenti ricerche avevano messo in luce due strutture murarie realizzate con malta e schegge di tufo di medie dimensioni: una, con andamento SE-NO, della lunghezza di m 1.8, denominata US 102; la seconda, legata alla precedente e perpendicolare ad essa, della lunghezza di m 0.43 (US 104); ad esse si lega una terza struttura muraria (US 105), parallela alla US 102 e realizzata con la stessa tecnica, conservata per una lunghezza di m 1.3 in direzione SE. Le tre strutture murarie sono alloggiate in tagli praticati in un livello sterile molto compatto di colore marrone giallastro (US 109) presente su tutta l’area di scavo. Una volta messe completamente in luce e documentate le evidenze rinvenute nel settore sud- occidentale dell’area (UUSS 102, 104 e 105) è stato qui esteso il limite di scavo in direzione Nord fino ad una larghezza di m 3.70 non rinvenendo elemento di interesse archeologico; al di sotto dei livelli superficiali (UUSS 100 e 101), infatti, è stato evidenziato un livello friabile marrone giallastro contenente sporadici frammenti di materiali moderni ed antichi (US 103) che copre a sua volta la US 109.
Le indagini sono proseguite poi con l’asportazione manuale del livello di riempimento della Cisterna 2. Tale livello, già identificato nella precedente campagna di scavo e denominato US 5, si presenta a matrice sabbiosa, di colore marrone scuro e frammisto a numerosi materiali (laterizi, grumi di malta, frammenti di ceramica comune, sporadici frammenti di ceramica smaltata ed un frammento di parete in ceramica a vernice nera). L’asportazione del livello di riempimento, che presentava uno spessore di m 1.2, ha messo completamente in luce il piano pavimentale della Cisterna 2, denominato US 11 e realizzato in cocciopesto con malta idraulica e piccoli frammenti di laterizi. Il piano pavimentale presenta leggera pendenza verso l’angolo Sud-Ovest, dove è stata realizzata una fossa di forma circolare (diametro m 0.8, profondità massima m 0.2), destinata con ogni probabilità al deposito delle impurità o ad operazioni di pulizia.
Il raccordo tra le pareti ed il pavimento, inoltre, è caratterizzato dalla presenza di caratteristici cordoli (pulvini) realizzati anch’essi in cocciopesto, con la funzione di evitare infiltrazioni e perdite d’acqua nei punti di giunzione tra le murature.
Al termine dell’asportazione del riempimento (US 5) e delle operazioni di pulizia manuale, i resti della Cisterna 2 risultano completamente in luce: la struttura presenta una lunghezza interna di m 7.58, una larghezza di m 2.60, ed è conservata per un’altezza massima di m 1.19. Risulta crollata, infatti, la maggior parte della copertura con volta a botte, di cui rimane traccia solo nell’imposta sul lato settentrionale. La cisterna è delimitata sui lati Sud, Est e Nord da muri con nucleo in opera cementizia e rivestimento in cocciopesto (US 10 sul lato Ovest, US 3 sul lato Est, US 6 sul lato Sud), mentre sul lato Nord è presente un ulteriore muro (US 148) realizzato con la stessa tecnica che metteva in comunicazione la Cisterna 1 e la Cisterna 2 attraverso un’arcata. Tale apertura, larga 0.7 ed alta m 0.55, si trova approssimativamente al centro del muro US 148 e si presentava quasi completamente chiusa da una tamponatura realizzata con malta e schegge di tufo (US 131), poi asportata.
Successivamente le indagini si sono spostate immediatamente ad Ovest della Cisterna 1: qui l’asportazione della US 103 ha portato in luce a – m 1.3 dal pdc un muro con andamento E-O (US 110) realizzato con malta e schegge di tufo. Tale muro sembra appoggiarsi al muro Ovest della Cisterna 1 ed è conservato per una lunghezza di m 1.9. Poco più a Nord di esso (m 1), sempre appoggiato al muro Ovest della cisterna, è stato messo in luce a – m 0.3 dal pdc un muro parallelo (E-O) con paramento in opera quasi reticolata (US 112). Tale muro, conservato per un’altezza massima di m 1.25, prosegue in direzione Ovest per m 2; qui esso sembra essere caratterizzato da un arco, di cui resta visibile solo la porzione orientale. Nell’angolo tra la US 112 ed il muro Ovest della Cisterna 1, inoltre, la pulizia manuale ha evidenziato l’imposta di una probabile volta, denominata US 114. Le UUSS 110 e 112 potrebbero pertanto avere delimitato a Nord ed a Sud un piccolo ambiente addossato al limite occidentale della Cisterna 1, presumibilmente coperto da una volta.
Le ricerche si sono poi orientate nel settore orientale dell’area. Qui nella zona più meridionale, alla stessa quota della Cisterna, non sono emerse nuove strutture a Nord del piccolo ambiente già indagato nel 2007 (Ambiente 1); lo scavo ha raggiunto la quota di – m 1.61 dal pdc, mettendo in luce la US 109. Tuttavia, durante le operazioni di scavo della US 103, è stata rinvenuta in prossimità della sezione Nord dello scavo, frammista a materiali moderni, un’olla in ceramica comune. Nell’area Nord Est, invece, ad una quota più elevata che corrisponde alla sommità della volta della cisterna, sono emerse alcune strutture, probabile testimonianza dell’esistenza di un complesso articolato su differenti livelli. L’asportazione del livello di asfalto (US 100) e della sottostante US 101 ha messo in luce m 7.9 ad Est della Cisterna 1 una struttura circolare realizzata con malta e schegge di tufo (US 121), del diametro interno di m 0.9, e conservata per un’altezza massima di m 0.15. Più ad Ovest, m 1 ad Est della Cisterna 1, al di sotto della US 101 è stato messo in luce un lacerto di struttura muraria con andamento N-S (US 126); tale muro, in luce per una lunghezza di m 0.8, risulta interrotto nel limite Sud, e tagliato verso Nord dallo scavo per la posa della conduttura del gas (US 118), oltre il quale sembra però proseguire.
La Cisterna 1, camera settentrionale della doppia conserva d’acqua, si presentava in buono stato di conservazione, riempita da un livello di obliterazione (US 157) e coperta sull’estradosso della volta da un livello di humus. Si è pertanto provveduto in un primo momento alla pulizia del settore Sud della volta con l’asportazione dell’humus (US 138). Tale pulizia ha messo in luce, nel settore centrale dell’estradosso, un taglio di forma circolare del diametro di m 0.65 e della profondità di m 0.25 (US 139), che taglia solo parzialmente la muratura della volta, non arrivando all’interno della cisterna.
A ridosso del settore Nord-Est dell’estradosso della volta, invece, sono stati messi in evidenza, sempre al di sotto della US 101, due lacerti di piani pavimentali: il primo, realizzato in cocciopesto (US 144), è conservato solo per m 0.6 di lunghezza e m 0.3 di larghezza; il secondo, costituito da un allettamento di frammenti di tegole e laterizi, si trova immediatamente ad Ovest delle UUSS 3 e 4 (US 141) ed è conservato per una lunghezza di m 0.75 ed una larghezza di m 0.97. Più ad Ovest, invece, alla volta della Cisterna 1 si appoggiava un livello compatto marrone chiaro, frammisto a numerosi frammenti di materiali antichi (US 145). L’asportazione manuale di tale US ha portato alla luce, m 1.5 ad Est del limite Occidentale della volta, un condotto fittile discendente, la cui entrata è murata direttamente sulla volta (US 146).Tale condotto, della larghezza di m 0.7, non ha attualmente sbocco all’interno della cisterna. L’asportazione manuale della US 145 è proseguita lungo tutto il lato Nord dell’estradosso della volta, mettendo in evidenza il punto di innesto della volta stessa sul muro settentrionale della Cisterna 1.
Ancora più ad Est, poi, al di sotto della US 101 e m 0.1 al di sotto del pdc, è presente un lacerto di un probabile piano di lavorazione, realizzato con malta e schegge di tufo di medie e grandi dimensioni (US 161). Tale lacerto presenta dimensioni di m 5.5 x m 1.8, e risulta tagliato nel suo limite Nord dallo scavo per la posa della conduttura del gas (US 118), che corre in senso E-O su tutta l’area. Nel limite NO dell’area indagata, infine, alla stessa quota delle evidenze sopradescritte, l’asportazione della US 101 ha messo in luce i resti di una doppia vasca pavimentata e rivestita in cocciopesto (UUSS 132-137); tale struttura, che si presenta completamente rasata, sembra essere stata composta da due vasche contigue, separate da un muro (US 132). La vasca più orientale, meglio conservata, appare delimitata da muri sui lati Nord, Est ed Ovest (rispettivamente US 133, US 134 e US 132); la giuntura tra le pareti ed il pavimento (US 136) presenta tracce del pulvino. Sul lato meridionale, invece, la vasca appare tagliata. Nel margine meridionale del pavimento, tuttavia, rimane conservata una fossa circolare del tutto simile a quella descritta per la Cisterna 2 (diametro m 0.45, profondità massima m 0.2) sul fondo della quale è inserito il fondo di un’anfora. La vasca più occidentale, invece, presenta solo tracce dei muri che la delimitavano sui lati Nord, Est ed Ovest; anch’essa appare interrotta sul lato Sud, dove presenta un taglio di forma quadrangolare. Tutta la struttura sembrava continuare anche sul lato Nord, oltre il muro di delimitazione settentrionale: qui, infatti, rimangono tracce di cocciopesto e una base in opera cementizia che prosegue sui lati Nord ed Ovest oltre il limite della vasca.
In seguito si è provveduto allo svuotamento della Cisterna 1, asportando manualmente il livello di obliterazione US 157 (= US 128) presente su tutto l’interno della camera: si tratta di un livello di consistenza friabile e colore grigiastro, dello spessore massimo di m 1.2, frammisto a numerosi frammenti di materiali moderni (cemento, plastica, ferro) e sporadici frammenti ceramici antichi.
Questa operazione ha messo completamente in luce la struttura interna della Cisterna 1. Il pavimento (US 152), realizzato in cocciopesto, presenta leggera pendenza verso Sud-Ovest. Nel settore occidentale, inoltre, esso presenta un taglio di forma circolare (US 155) riempito da un livello compatto di colore marrone chiaro (US 156). I muri della cisterna (US 148 a Sud, US 10 ad Ovest, US 3 a Est ed US 151 a Nord) sono realizzati in opera cementizia e rivestiti, come quelli della Cisterna 2, da uno strato di cocciopesto. Il muro Ovest (US 10) si presenta lacunoso nella parte superiore. Nel settore superiore del muro settentrionale, inoltre, è presente m 1.97 ad Ovest del limite E della cisterna, un foro che sembra essere l’arrivo di una conduttura discendente fittile, come si può vedere da un esame delle pareti del condotto. Anche in questa cisterna, come in quella contigua, sono presenti pulvini negli angoli tra le pareti ed il pavimento. Anche la copertura, costituita da una volta a botte a sesto ribassato, appare rivestita all’interno di cocciopesto. Il rivestimento in cocciopesto si presenta in generale in discreto stato di conservazione.
Dal punto di vista cronologico, l’esame delle tecniche murarie (opera quasi reticolata ed opera reticolata), unito a quello delle colonne stratigrafiche e dei materiali rinvenuti in corso di scavo, porterebbero a collocare il complesso tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio dell’età imperiale.
Per quanto riguarda invece la destinazione d’uso dei vari ambienti, possiamo sostenere con certezza la destinazione della cisterna a doppia camera come riserva d’acqua, alimentata forse dal discendente fittile murato nella volta.
Solo ipotesi possono essere avanzate sulla funzione delle altre evidenze rinvenute; come per gli ambienti messi in luce dalle precedenti indagini, varie strutture sono caratterizzate da rivestimento in cocciopesto, che farebbe ipotizzare la presenza di acqua. Potrebbe trattarsi di vasche ed ambienti di lavorazione, facenti parte di un complesso di lavorazione pertinente alla parte produttiva di una villa rustica, realizzati su differenti quote e dislocati in un ampio spazio. 

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Sui resti della villula di epoca romana in zona Grotta esiste anche un pannello esposto alla mostra “Archeologia svelata – ricerca, creatività e partecipazione” promossa dal Sistema Museale Terra di Lavoro, svoltasi il 30 settembre 2021 presso il “Museo della civiltà contadina” di San Nicola la Strada.
Così vi è scritto:
«Si tratta dei resti di due cisterne per l’acqua comunicanti fra loro, una delle quali provvista di copertura a volta di botte con arco ribassato.
Di eguali dimensioni (m. 7,60 di lunghezza e m. 2,56 di larghezza), esse sono separate da un muro centrale con un’apertura singola. Le pareti, i pavimenti e la volta presentano un rivestimento in malta idraulica, con funzione impermeabilizzante.
Il rinvenimento di due vasche, sempre rivestite in malta idraulica e di alcune strutture murarie, hanno lasciato ipotizzare la pertinenza del complesso al settore produttivo (“pars rustica”) di una villa romana, con apprestamenti funzionali probabilmente sia a lavorazioni legate alla produzione agricola che allo stoccaggio di derrate.
L’area su cui sorge la struttura si colloca al centro di una delle centurie della divisione agraria romana (Ager Campanus I, risalente al II sec. a.C. Nel caso specifico si tratta della centuria compresa tra X e XI decumano, con orientamento Nord-Sud e I e II cardine con orientamento Est-Ovest.
Le murature sono realizzate per la maggior parte in opera incerta. Questo sistema di costruzione si presenta all’esterno come un parametro a blocchetti di pietra di forma irregolare, levigati in superficie e rozzi verso l’interno, per essere collegati al nucleo interno delle strutture murarie.
Lo studio delle ceramiche, provenienti dai contesti indagati dalle istituzioni preposte, e l’analisi delle murature confermano la realizzazione del complesso verso la seconda metà del II sec. a.C., in stretta connessione con gli interventi di riassetto del territorio, e documentano una continuità di vita fino al I sec. d.C.
». 

(Leggi articolo pubblicato dal Corriere di San Nicola https://www.corrieredisannicola.it/arte-cultura-e-spettacoli/notizie/arte-cultura-e-spettacoli/archeologia-svelata-la-sfida-del-sistema-museale-terra-di-lavoro)


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Tra i primi documenti storici riguardanti i resti della Villula Romana di epoca imperiale c’è il capitolo denominato “Itinerario turistico” (sezione “Turismo”) contenuto nel libro Top Guida Tuttosannicola, pubblicato nel maggio del 1990, edita dal periodico Il Ponte.

«Prima che il suo prolungamento di Via Bronzetti prenda il nome di Via Domenico Gentile, -si legge nell’opera- il visitatore si immette in Via Grotta (‘ncoppe 'a rotta), una stradina di campagna (antico decumano romano) dove, addossati alla strada, sono ancora visibili, fra filari di vigneti, pioppi e piante di noci, memoria dell' antica coltivazione introdotta dagli Etruschi, i resti di una probabile Villula romana databile fine I° sec. a.C. I resti presentano due strutture in tufo e malta distanti tra di loro circa venti metri. La loro architettura lascia decisamente pensare ad un complesso vasca-cisterna. Della prima resta solo un muro perimetrale di circa m. 5,20 caratterizzato dalla sezione ancora visibile di un doppio pavimento in pressococcio. Della seconda si nota, nei suoi 9 metri, solo uno dei due corpi comunicanti con copertura a volta a botte. Per la conservazione dell' acqua il suo interno era stato impermeabilizzato con il rivestimento (ancora visibile) in opus signinum, una malta speciale formata da rottami di creta uniti a calce grassa. Trovandosi in parte interrata dalla breve scarpata realizzata dalla via rialzata rispetto al piano del terreno, assume la forma di una piccola grotta (da qui il nome della strada), chiamata dai contadini a tana 'e Mazzamauriello». 

(Leggi articolo “Il primo itinerario turistico di San Nicola la Strada” pubblicato dal Corriere di San Nicola https://www.corrieredisannicola.it/arte-cultura-e-spettacoli/notizie/arte-cultura-e-spettacoli/il-primo-itinerario-turistico-di-san-nicola-la-strada)



(Dalla rubrica “ANGOLI SANNICOLESI: bellezze storiche ed architettoniche, visibili e nascoste, di San Nicola la Strada"
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/san-nicola-e-i-suoi-monumenti
pubblicata su ©Corriere di San Nicola diretto da Nicola Ciaramella)  









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