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Messaggio da Lourdes di Don Franco Catrame

Il parroco di Santa Maria degli Angeli è in pellegrinaggio con un gruppo di fedeli

 

E’ in corso il pellegrinaggio a Lourdes di un gruppo di fedeli di San Nicola la Strada (e non solo) guidati dall’amatissimo parroco di Santa Maria degli Angeli, Don Francesco Catrame.
Iniziato lunedi 26 agosto, esso avrà termine domani, venerdi 30 agosto.

Don Franco ha voluto inviarci questo scritto, che con devoto entusiasmo pubblichiamo. In esso è raccolto tutto il senso di quello che oggi viene chiamato “Messaggio di Lourdes” e che si racchiude nei gesti e nelle parole che la Madonna e Bernadette si scambiarono dall’11 febbraio al 16 luglio 1858 nel corso di 18 apparizioni.
«Ma per comprendere al meglio cosa abbia significato quel messaggio -ci dice Don Franco- è prima necessario conoscere le condizioni in cui si è verificato.
Bernadette si era da poco trasferita a Lourdes con la famiglia caduta in disgrazia, l’11 febbraio 1858. Lei, la sorella Toinette e la loro amica Jeanne Abadie andavano in cerca di legna nella foresta, nel punto in cui sgorga il Gave. Arrivate in prossimità della grotta di Massabielle, Jeanne e Toinette saltarono il rivolo d’acqua fangosa che sgorgava dalla grotta, mentre Bernadette, a causa dell’asma, si era bloccata per prendere fiato.

Proprio in quel momento la ragazza sente un rumore tra gli alberi, pensava fosse il vento ma nessun ramo si stava muovendo, così si gira verso la grotta e si trova davanti una giovane signora colma di luce e grazia che la fissa sorridendo. Quella è stata la prima apparizione.
La Madonna si è manifestata in un luogo oscuro e sporco per portare la luce della verità e ricordarci che Dio ci ama con tutti i nostri difetti e le nostre fragilità. E’ questo il sunto del messaggio di Lourdes, per nulla diverso da quello che secoli prima aveva condiviso suo figlio.
Durante la terza apparizione Bernadette si fece coraggio e chiese alla Madonna di scrivere il suo nome ed il suo messaggio, questa le rispose che il suo messaggio non aveva bisogno di essere scritto e poi le disse: “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”.
Le prime otto visite furono una condivisione di gioia, amore e rispetto, poi qualcosa è cambiato, la Madonna chiese a Bernadette di fare dei gesti simbolici, dunque, tutti i paesani la videro entrare dentro la grotta in ginocchio, baciare l’acqua fangosa, mangiare le erbe amare e pitturarsi il viso con il fango.
Quei gesti, ad un primo sguardo incomprensibili e segno di malattia mentale, in realtà sono segni simbolici. L’andare in ginocchio rappresenta l’abbassamento di Dio nel nostro mondo. Il baciare la terra rappresenta invece l’amore nei nostri confronti. Mangiare l’erba era una tipica usanza ebraica che per analogia simboleggiava l’estirpare il male dal mondo. Il macchiarsi il viso di fango, infine, è emblema della sofferenza del servo di Dio.
Al di là della simbologia, i gesti servivano a liberare la grotta, utilizzata al tempo come luogo per abbeverare i maiali, dal fango e dalle erbacce, per quale motivo? Una volta liberata, la grotta tornò a risplendere, il rivolo di fango che ne usciva si trasformò in acqua purissima e quel posto, prima sporco e tetro, si trasformò in una sorgente di vita (simbolicamente si potrebbe parlare del messaggio di Dio che porta la luce del paradiso negli animi corrotti, sconfiggendo l’oscurità).
Una volta ripulita la Grotta, alla tredicesima apparizione, la Madonna chiese a Bernadette che in quel luogo fosse costruita una cappella che potesse accogliere i pellegrini. Il 25 marzo, Bernadette torna con un sacerdote che le chiede di rendere noto il suo nome, la Madonna risponde: “Que soy era Immaculada Counceptiou” ovvero “Io sono l’immacolata concezione”.
Quel messaggio fece capire a tutti che si trattava della Madonna e presto venne autenticato dalla Curia francese. Nelle ultime apparizioni la Beata Vergine ha spiegato che il suo compito è diffondere il messaggio di suo figlio e che il nostro è quello di diventare tutti immacolati: “Così, la Chiesa e tutti i cristiani devono lasciarsi abitare da Dio per diventare immacolati, radicalmente perdonati e in modo tale da essere, anche loro, testimoni di Dio. Sarà la vocazione di Bernadette”».

Ci piace pubblicare, inoltre, questo saggio che Don Franco ha voluto donarci, prezioso strumento per capire i significati specifici delle apparizioni di Lourdes, che sono legati sia al tempo storico in cui sono avvenute, sia alla scelta del luogo in cui esse si sono realizzate, sia ai vari messaggi emblematici e simbolici che sono stati rilasciati.

Significati per il “tempo storico”

1. Al tempo storico delle apparizioni, la Francia era la patria del positivismo filosofico e scientifico che si andava diffondendo a macchia d’olio in tutta l’Europa e che affermava come solo la conoscenza sensibile permette la scoperta della verità, supposto che la verità stessa possa essere davvero conosciuta. Dunque un materialismo ed un sensismo radicali, che si ripercuotevano anche sulla concezione dell'uomo, la sua entità ontologica e la sua libertà. Al fondamento di questa posizione, c’era la negazione della realtà creaturale dell’uomo, considerato base e fondamento del proprio esistere, del proprio essere e della propria essenza e il convincimento che ogni nuova scoperta e ogni perfezionamento dei mezzi, contenessero da sole promesse di più alto valore e di maggiore felicità, ignorando che, in ogni caso, la civiltà esige sempre e comunque «un saldo ordine giuridico, una legge morale e una norma umanitaria, come fondamenti di quella comunità che la civiltà rappresenta».  Una delle conseguenze pratiche di questa concezione era il totale rifiuto della religione con la sua visione spiritualista, i suoi dogmi sul peccato e i suoi principi morali, perché considerata non fattore liberante, ma piuttosto un profondo handicap al pieno realizzarsi dell’uomo nella concretezza dell’esistere: l’unica realtà, infatti, è quella concreta e sperimentabile, che va spiegata e compresa senza bisogno di ricorrere a un’entità o a un principio trascendente. In sostanza, si eliminava alla "radice" lo stesso porsi del senso religioso, proclamando superata l'attenzione alle domande che riguardavano il destino e le origini dell'uomo e del mondo. Ne conseguiva, che il Dio della Bibbia era un dio da contestare, da strappare dal centro degli interessi degli uomini, perché soltanto cancellando il ruolo che egli aveva nella società si poteva, in qualche modo, costruire un  futuro reale e diverso. Da rifiutare, inoltre, era la figura di Cristo-Dio come benefattore dell'umanità, perché da "avventuriero religioso", "ciarlatano" e "falso fondatore", con la sua religione, nulla aveva apportato al progresso umano, anzi lo aveva bloccato. Questo totale rifiuto del cristianesimo era fondato oltre che sulla negazione della supposta divinità di Gesù Cristo, - di un uomo, cioè, che si dice Dio con la pretesa di salvare e redimere l’uomo -, anche sulla insostenibile “immoralità” del rapporto "personale" e “individuale” con la divinità da lui predicato, a scapito del rapporto vitale ed esistenziale con gli altri uomini. Consacrandosi direttamente ad una potenza infinita, cioè impelagandosi in una relazione diretta ed esclusiva con un Essere assoluto, l’uomo si isola profondamente dall'Umanità e diviene, di conseguenza, un fermento di disgregazione sociale. Questo, perché, in realtà, nel suo atteggiamento, si nasconde un puro egoismo che atrofizza la parte più nobile dell’organismo morale che dovrebbe essere, invece, animato da solidarietà e socialità. Ne consegue che l’unica, vera religione non è il cristianesimo che isola l’uomo, ma la “religione dell’Umanità” che riporta l’uomo al centro dell’universo e dove egli non ha più bisogno di prostrarsi dinanzi a un Dio, ad un mistero che sottende tutta la realtà, ma dovrà sottomettere se stesso a cose puramente umane.

2.
 A Lourdes, al contrario, la Vergine viene a ricordare al mondo qual è la reale drammaticità dell’esistenza, ovvero la presenza innegabile della libertà e la irrinunciabile e non eliminabile responsabilità morale nell’agire umano. L’uomo soprafatto dal positivismo e dal soggettivismo, sembra incapace di comprendere e vivere in tal senso la sua vera libertà. Il suo concetto di libertà, infatti, rivendica l’assolutizzazione dell’io, cioè, il bastare a sé stesso, il prevalere sugli altri, il non avere più bisogno di Dio. Maria insegna che non nella divinizzazione della soggettività si trova la propria autentica libertà, ma nel confronto aperto e cosciente con l’Altro, divenuto Partner compreso e accettato per un autentico dialogo di vita. Davanti ai tanti fraintendimenti moderni su cosa sia e dove abiti la libertà, l’Immacolata della Grotta ci insegna che la libertà, quella che veramente ci realizza personalmente e ci rende artefici di un mondo più giusto ed equilibrato, è la libertà che poggia solidamente sulla conoscenza e sull’accettazione, senza riserve, di Dio - Verità - Amore, fattosi in Cristo unico Liberatore e Salvatore dell’uomo.

3.
 La Vergine, quindi, riaffermando sia l’esistenza di un Dio amico e salvatore dell’uomo e sia quella tragica della limitatezza dell’uomo e del peccato, si oppone al positivismo, al soggettivismo e al razionalismo. Mostrando in se stessa la reale bellezza della sua assenza ad opera di Dio e insistendo sulla preghiera e la penitenza per i peccatori, l’Immacolata sottolinea la nefasta e distruttiva incidenza della perversione morale del peccato e la conseguente necessità di combatterlo, confidando non nell’uomo incapace di estirparlo, ma nell’azione santificante e purificante di Dio sull’uomo, da Lui chiamato e aiutato a liberarsene consapevolmente e definitivamente, per raggiungere la sua piena realizzazione e la salvezza. Per questo, ella indica la “prospettiva del cielo” come unica via d’uscita e come unico fine dell'uomo. Non promettendo, infatti, a Bernadette la felicità quaggiù, ricorda all'uomo che la legittima speranza di migliorare la vita terrena, non può essere fondata sulla pretesa dell’assenza o del rifiuto di Dio, ma deve, invece, essere vitalizzata dall’eliminazione di ogni bruttura interiore: l'uomo può realmente “guarire” dai mali che lo affliggono e incidere sul cambiamento del mondo, non ignorando il soprannaturale, ma principalmente con la conversione ad esso; non soltanto attraverso le strutture sociali o il progresso medico e scientifico, ma con la riconquista della rettitudine e della santità interiore. Proprio all’uomo che, mentre proclama il trionfo assoluto della sua libertà, rimane spesso vittima dell’angoscia e delle suggestioni dissolutive del nulla, la Donna pienamente realizzata e glorificata dal Risorto, si manifesta a Lourdes come la gioiosa personificazione della creatura umana che, non avendo ignorato né temuto l’irruzione del divino, ha conosciuto la sublime pienezza della Vita.

 
Significati del "luogo" delle apparizioni


1.
 La conferma simbolica di tutto questo, è data dalla scelta del luogo delle apparizioni, un luogo isolato, sporco ed umido. Ed è proprio qui che Maria, tutto bianchezza e tutta purezza è voluta apparire, per parlarci dell'amore di Dio, cioè di quello che Dio vuole fare in ciascuno di noi, liberandoci dalle nostre brutture.

 Il significato della scelta è, quindi, palese: esprime l’incontro tra il “biancore splendente” e santificante di Dio e l’oscura povertà dell'uomo, fatta spesso di sporcizia e di peccato: Maria appare in quella Grotta, per dirci che Dio vuole e viene a raggiungerci dovunque siamo, nel pieno delle nostre miserie, di tutte le nostre povertà, di qualsiasi natura esse siano. La Grotta, quindi, non è soltanto il luogo dell'evento, un luogo geografico, ma è anche un luogo dove Dio ci rivela la ricchezza del suo Cuore e ci svela le potenzialità del nostro cuore; è un  posto  dove  Dio  ci  lascia  un messaggio che  non  è diverso da quello del Vangelo e che, cioè, ci ama così come siamo, con tutti i nostri successi, ma anche con tutte le nostre ferite, le nostre fragilità, i nostri limiti.


2.
 Ne consegue che la relazione che Dio vuole stabilire con le sue creature, è una relazione di amore, che si situa al livello del cuore, centro della personalità, di ciò che c'è di più profondo nell'uomo stesso. Così l'uomo, anche debole, povero e sporco, non si sente un essere amorfo e insignificante, ma si riscopre in Dio che lo cerca, “persona” rispettata e amata, fa l'esperienza di essere una realtà piena di dignità davanti ai suoi occhi. In definitiva, nella buia e sporca Grotta di Lourdes, la Vergine insegna che Dio, fattosi in Cristo nostro fratello e compagno di viaggio, prende su di sé  tutte le amarezze, tutti i peccati del mondo, per rinnovare l’intera umanità, ricrearla nell’originalità del suo splendore, rivitalizzarla con la potenza trasformante della sua grazia. Il Dio della Vergine di Lourdes, non è Colui che sta all’origine dei mali dell’uomo, ma il Dio rivoluzionario che si inserisce nella nostra povera storia, per trasformarla in storia di salvezza, un Dio «incessantemente proteso verso l’uomo perché egli recuperi l’immagine del vivente, plachi la sua sete insaziabile d’amore e di vita e diventi anch’egli propagatore di vita e di amore nel mondo».

Significati della "sorgente" e della "Cappella"


1.
 Come avviene e dove avviene tutto questo? Attraverso la purificazione dell’acqua, simbolo del rinnovamento e del lavacro sacramentale del battesimo e della confessione: Lourdes ripete e visualizza simbolicamente la promessa salvifica rivolta ad ogni creatura: "l'acqua che io gli darò, diventerà  in  lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.  Il cuore dell'uomo, ferito dal peccato, perduto nel deserto della siccità spirituale, è significato dalle erbe amare e dal fango. Ma in fondo a questo cuore, può ritornare la vita stessa di Dio, significata dalla sorgente. “Lavati alla fonte”, significa “rinnovati”, significa “convertiti”, significa “liberati” dalla sporcizia del peccato e di tutto quello che dentro di te si oppone a Dio, perché Dio vuole ritornare dentro di te, come perenne “fonte” di vita e di amore. Quel lavarsi e immergersi nelle acque della sorgente, in cui l’uomo riscopre e riconosce la sua fragile e malata nudità fisica e spirituale, è il simbolo del lavacro penitente, rigenerante e liberante della grazia come giustamente scrive Laurentin: «La sorgente d’acqua viva è sgorgata, al fondo della grotta, simbolo inesauribile delle grazie fatte a Lourdes. È sgorgata a poco a poco, laboriosamente; ha trascinato il fango che ancora insudiciava il suo primo sorgere, da torbida è diventata chiara. Così l’austera penitenza apre la via alla grazia di Dio nel cuore laido dei peccatori».

2. 
Tuttavia, dato che l’uomo non è capace di compiere il suo rinnovamento da solo, la Vergine chiede la costruzione di una “Cappella”, chiede, cioè, che sia la Chiesa, con i suoi ministri, i suoi sacramenti e la sua assistenza spirituale ad aiutare l’uomo a purificarsi, a riappacificarsi con se stesso e con Dio. In questo modo, quale sua vera madre, «la Madonna a Lourdes […], manifesta la Chiesa nel suo attuale trionfo, misterioso ma reale, sul male, sulla bruttura del peccato, sull’anti-gloria, sull’anti-bellezza».Come tutte le mariofanie, quindi, anche quelle di Lourdes, «sono apportatrici di un messaggio ecclesiologico: la Chiesa non può essere scissa dal suo compito di collaborazione al mistero della salvezza operata da Padre per mezzo di Cristo […]. Per cui si capisce il rimando di Maria nelle sue apparizioni ai presbiteri e alla costruzione di una Cappella, dove la Chiesa mediante i suoi ministri ordinati compie la sua opera sacramentale e di evangelizzazione». In sostanza, se Lourdes è la “casa” di Maria, il santo luogo in cui riceve tutti i suoi figli, per lo stesso motivo è anche e sopratutto il “santuario” del Figlio, dove il dono della salvezza trova tutta la propria forza nell’incontro sacramentale vissuto nel sacramento del perdono e dell’Eucaristia, offerti dalla Chiesa.


3.
 Ma la “Cappella” è anche l’icona di quella "Chiesa" spirituale e viva che la Vergine ci chiede di edificare dentro noi e insieme, là dove siamo e viviamo: nella famiglia, sul  posto di lavoro, nella comunità, nella società. Il cristiano, convertito e ritornato a Dio attraverso il lavacro dei sacramenti e della penitenza e sostenuto dalla preghiera, deve trascorrere la sua vita “costruendo la Chiesa”, crescendo nella santità e nella comunione con Dio e i suoi fratelli.  Diventato, per il ministero della Chiesa, immacolato, radicalmente perdonato, nuova creatura, cioè “casa accogliente” in cui “abita Dio”, ne diventa nello stesso tempo credibile testimone, in un mondo che stenta ad alzare gli occhi oltre i limiti della temporalità e del personalismo.

Questo spiega la grande solidarietà “salvifica” che a Lourdes coinvolge tutti i “salvati”, convinti che nessuno può raggiungere la  propria perfezione senza la comunione e la mediazione degli altri: tutti, insomma, rivivono e riattualizzano il mistero della Visitazione, mettendosi “in fretta” in cammino come e con Maria, verso un’umanità sofferente e bisognosa d’amore, portando nel grembo del loro cuore il Signore Gesù.

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