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OTTOBRE 2021

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Tutto quanto bisogna sapere sulla raccolta dei rifiuti a San Nicola la Strada

 

IL MIO REGALO ALLA MIA CITTA'

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L'


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Nicola Ciaramella


Una LUCE sempre accesa su DON ORESTE
Gruppo Facebook "DON ORESTE NON E’ ANDATO VIA”: continua, senza pause, l’iniziativa creata da Nicola Ciaramella per mantenere sempre vivo il ricordo dello scomparso amatissimo parroco di Santa Maria della Pietà.

IO NON RISCHIO 

Cosa sapere e cosa fare PRIMADURANTEDOPO un terremoto

-Buone pratiche di protezione civile a cura anche del Nucleo della Protezione Civile di San Nicola la Strada-

 

L'ANGOLO DELLA POESIA

 

 


Versi inediti di poeti lettori del Corriere di San Nicola

29.ma Festa del Tesseramento dell’Associazione N.S. di Lourdes 

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Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione.Un magnifico pomeriggio in Santa Maria degli Angeli all’insegna della fraternità, della fede e dell’amicizia nel nome della Santa Vergine, in attesa del 163.mo anniversario dell’Apparizione. 1

WORKING PROGRESS 
Riflessioni 
di 
Antonio Serino 

-Biografia dell'autore- 

MISTICISMO

-di Antonio Dentice- 

*Cronaca del Sufismo Murid
*Cronaca del Taoismo
*Tradizioni sincretiche Sudamericane
*Cristianesimo
*Buddhismo e Induismo

 


PAOLO CONTE, PILOTA 
(TUTTO sulla carriera del
 piccolo grande fenomeno del motociclismo casertano)

GRAZIE A TUTTI COLORO CHE HANNO SAN NICOLA LA STRADA NEL CUORE

 
... Com'era Piazza Municipio agli inizi degli anni ’60 ...

 

FELICI DI OFFRIRE LE NOSTRE FOTO AEREE

 

 

Il nostro GRAZIE a quanti hanno scelto le nostre immagini dall'alto di San Nicola la Strada quali icone di siti internet e di gruppi facebook locali

TUTTO IL "DISSESTO FINANZIARIO" MOMENTO X MOMENTO 
Come si giunse al giorno più nero della storia amministrativa sannicolese e chi nulla fece per evitarlo 

San Nicola la Strada SEMPRE nel cuore
...Una bellissima iniziativa per tutti i sannicolesi...

DOSSIER FESTA DI SAN NICOLA
E
FESTA "VIRTUALE" 2020
Dedicato alla mia città e a tutti coloro che la tengono stretta nel cuore
Nicola Ciaramella

WORKING PROGRESS -di Antonio Serino- (Quinta e Ultima Parte)

Termina, dopo varie puntate, la pubblicazione della "raccolta di riflessioni" e di memorie di Antonio Serino. 
Il libro sarà presto disponibile in un unico file. 

 

Working Progress

-Antonio Serino-

In copertina:  Mandala colorato

Nell’ambito europeo sono i Mandala sono considerati come gli strumenti utili al ripristino della mente e del cuore. Si tratta di disegni utilizzati in diverse discipline per identificare aree sacre che estromettono influenze esterne ma gli orientali li utilizzano invece per rappresentare l’universo e guida verso l’illuminazione

Marzo 2021

Sono riservati all’Autore

i diritti di riproduzione, anche parziale,

del testo e delle immagini

 

Ai miei cari genitori

Ida e Saverio 

LEGGI PARTE I 
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/working-progress 

LEGGI PARTE II 
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/working-progress-di-antonio-serino-introduzione-e-parte-i-2 

LEGGI PARTE III 
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/working-progress-di-antonio-serino-parte-iii 

LEGGI PARTE IV 
https://www.corrieredisannicola.it/varie/notizie/varie/working-progress-di-antonio-serino-parte-iii-2


  1. METAPSICHICA E RELIGIONE

Ho voluto ragionevolmente inserire nel contesto di queste argomentazioni anche una breve descrizione di una materia oggi molto di moda ma, ai tempi della mia gioventù era considerata una vera e propria fantascienza, ovvero la metapsichica, più comunemente conosciuta come parapsicologia (che potrebbe tradursi in “al di là della psicologia, al fianco della psicologia”).

E’ strano come inconscio e ricerca della verità possano incontrarsi e, per questo motivo, voglio qui delineare alcuni principi base che fanno risalire a questa possibilità.

Durante la mia gioventù ho avuto tra le varie cose, una passione molto particolare e alquanto strana, perché in quei tempi nessun mio coetaneo, credo, avrebbe perso tempo per dedicarsi a materie così importanti quanto inesplorate. Il mondo, allora, precludeva lo studio o l’analisi di materie scientifiche o comunque argomenti particolari che potessero   essere di aiuto alla scienza ufficiale. Quindi, parlare di parapsicologia, telepatia, telecinesi o chiaroveggenza era come parlare veramente di…… fantascienza. Eppure per me non era solo uno svago ma l’interessamento era diventato era talmente grande che mi prendeva molto tempo in attente letture, studi e ricerche, completate da sperimentazioni individuali e collettive. Per questo motivo, appena giovanotto, costituii   un gruppo di studio di parapsicologia che, con il coordinamento di istituti e personaggi di rilevanza nazionale, riuscì ad organizzare addirittura un convegno di parapsicologia cui presenziarono alcune famose personalità nazionali del settore. Cosa potrebbe affiancare quanto finora rappresentato con il tema principale della nostra esamina?

Allora eccoci. Lo studio di tali materie scientifiche hanno un unico punto di contatto con l’analisi introspettiva cui ci stiamo dedicando. Per poter capire queste materie e, nello specifico, il modo con cui viene eseguita la sperimentazione dei cosiddetti “ fenomeni E.S.P.”(Extra Sensorial Perception oppure Extra Sensorial Power), come telecinesi, veggenza, telepatia, ecc. è necessario intendere che ci si trova su un piano di valutazione che va ben oltre la conoscenza ordinaria, perciò ci si confronterà con onde fisiche e metafisiche, trasmissioni di pensieri sotto forma di onde cerebrali e quant’altro di anormale.

Ciò identifica un livello di tecnica, di apertura mentale o, se si vuole, di conoscenza nettamente superiore a quello di cui è dotato un soggetto normale ma che, grazie a continui allenamenti, proprio come un vero atleta, potrà raggiungere prestazioni “extra sensoriali”, ordinarie o anche extra.

Infatti, come è ampiamente dimostrato dalle attività esplicate in tal senso dai monaci di diverse religioni di stampo orientale, attingendo a tecniche innovative, in particolare subliminali, molti adepti, fin dalla più tenera età, sono dediti alla pratica di questi sistemi in cui, mediante induzione al sonno, a cui si ricorre per addomesticare la mente, per via sublimale si apprendono in tempi talvolta anche molto brevi, raffinate tecniche di meditazione oppure adattamento del fisico a sforzi ben oltre la normale capacità o, ancora, all’apprendimento di principi e concezioni che solitamente richiedono ben altri livelli di attenzione, o tempi e modalità molto più esigenti. In tal modo, e scientificamente è stato già molte volte provato e certificato, le qualità e le doti intellettive e fisiche sviluppano determinate “capacità” che serviranno all’accrescimento del soggetto praticante così come potranno essere messi anche a disposizione dell’intera collettività.

Ovviamente non si tratta né di miracoli né di fatti eccezionali ma solo applicazione di metodi e tecniche che incentivano la produzione di   energie interne. Taluni studiosi affermano che si tratta di qualità e doti nascoste fin dalla nascita in ognuno di noi nel nostro cervello, e che durante la crescita, perdono la loro efficacia per inoperosità però, grazie ad allenamenti mirati, possono essere risvegliati e praticati. Il traguardo raggiunto, consistente nella consapevolezza di poter praticare tali tecniche, rivela l’acquisizione di una coscienziosità oltre natura, una trasmigrazione verso nuove frontiere sia della mente che dell’anima, che abbandonano il livello di conoscenza inferiore (quello della vita quotidiana), per raggiungere un livello “superiore”, fatto di coscienza e di equilibrio mentale.

Ciò non vuol dire estraniarsi dalla realtà circostante, cioè alienarsi dal vissuto quotidiano e rifugiarsi nei propri pensieri, in un proprio mondo. Al contrario, anzi, oserei dire che quel livello di conoscenza può fornire la base per dare concreta risposta ai fabbisogni quotidiani. Questo conduce alla normale risposta conseguenziale: ma ciò non potrebbe trattarsi solo di suscettibilità o di allucinazioni presenti nel soggetto proponente?

La risposta è semplice ed è nettamente negativa: tali pratiche non possono in alcun modo sopportare, per la loro stessa natura, soggetti affetti sia da suscettibilità o da forme allucinative, perché le stesse tecniche operative ne bloccherebbero lo sviluppo mentale per incapacità del sottoposto. Non a caso, infatti, gli esiti di ogni tecnica e di ogni metodo, sono valutati anche scientificamente per dare una giusta interpretazione, per cui una diversa predisposizione dell’esaminando ne pregiudicherebbe il proseguimento, e resterebbe invalidato.

Quindi, la riflessione che l’anima propone ad ogni ricerca interiore non può essere presa in considerazione da chi è suscettibile o soffra di allucinazione, perché non corrisponderebbe alla verità imposta dal senso di ricerca che spinge all’analisi.

In conclusione per raggiungere livelli “qualitativamente” superiore, sia che trattasi di scienza o di ricerca spirituale, il soggetto deve essere indenne mentalmente e psichicamente, cioè scevro da influenze e deficienze mentali che possano stravolgere lo stesso significato della medesima ricerca. Ciò evidenzia l’elevata posizione spirituale cui aspira e può arrivare chi si dedica alla riflessione meditativa, ottenendone ingenti benefici.

  

  1. LA MORTE

Sì, la Morte.

Può sembrare inopportuno, scaramantico, inutile, ma per quel che penso il tema della Morte riguarda un argomento che anche se non è da mettere nel nostro ordine del giorno, va tenuto in debita considerazione, non per quanto attiene la sua naturale istituzione, quanto all’indotto cui dirige il nostro atteggiamento nei confronti della vita stessa. E’ come dire: guarda, pellegrino, che ogni giorno ti incammini verso l’epilogo della tua vita per cui rifletti, e bene, sulle cose che ti caratterizzano, alleggerisci la tua vita agendo in totale simbiosi con la tue aspirazioni, confortate da sani principi morali, civili, religiosi in modo da essere sempre libero da impedimenti o da vincoli che potranno intralciarti il regolare andamento del percorso di vita. In tale ottica, il modo di fare di ognuno non è prestabilito ma, in base al principio del “libero arbitrio”, lo si costruisce con le proprie mani.

Non bisogna, quindi, sentirsi coatti nelle scelte, impediti nel fare quelle cose improvvisate, l’interessante è farlo nel modo più intelligente, più pacifico, più normale, senza farsi assuefare dal mondo esterno che, con le sue influenze potrebbe sviare quel genuino modo di vivere.

Solitamente, quando si parla della morte inevitabilmente ci si rattrista perché, semmai, si pensa di toccare un argomento del tutto scabroso, contrario alla positività. Eppure è una realtà. E come tante altre realtà va trattata, esaminata, se non altro anche per il solo scopo di esorcizzare quel sinistro aspetto che la presenta. E’ naturale che parlare della morte non te la rende più simpatica, ma ti aiuta a comprendere come, considerandola sotto altri punti di vista, possa essere di aiuto a saperla affrontare.

Ricordo con viva sensazione allorquando mi sono recato in più di una occasione, a casa di conoscenti per partecipare al loro dolore per la scomparsa di un proprio congiunto e, ancor di più, nel caso di un caro amico che a seguito di una lunga malattia ha lasciato la vita terrena. L’ambiente in cui mi sono ritrovato, anche se circoscritto dall’odore mortuale, era pacato, sereno, come se la dipartita fosse stata solamente un momentaneo distacco dai propri parenti, niente lacrime, nemmeno disperazioni: ma come mai? Sapevo benissimo che tutti quei casi riguardavano conoscenti molto legati fra loro oppure famiglie in cui era noto il loro rapporto d’amore. Ma a maggior ragione quei parenti non potevano tralasciare il fatto che non avevano più il loro caro tra di loro, non potevano esimersi dall’idea di non poter più parlare con lui o lei. C’era stato qualcosa che mi sfuggiva. Oppure c’era, ma non mi raggiungeva mentalmente. La ragione per cui si comportavano in tal modo, poteva avere solamente una risposta, certa, e risiedeva nel presupposto di una vita voluta e vissuta secondo coscienza e consapevolezza.

In altre parole, il modo di vivere che avevano adottato era quello di una pacata serenità nei confronti di tutto l’essere, all’insegna del quieto vivere per una quieta esistenza. Certamente non è facile programmare una esperienza di vita, almeno volontariamente, tanto più su una lunga distanza di durata. Ma se si iniziasse, magari facendosi affiancare da un partner, sia un parente, un amico ma anche un semplice conoscente che condivida le tue stesse idee, il percorso della vita potrebbe senz’altro apportare sensibili cambiamenti delle proprie direzioni motivazionali. Ragionare o meditare sul vero senso della vita, far proprio questo ragionamento, metabolizzare interiormente questo indotto di nuove sensazioni, non può non pesare sul proprio modo di vivere e, quindi, anche di considerare quelle cose che, finora, ti hanno “bloccato”. Le tue interpretazioni vitali prendono un’altra conurbazione, le tue emozioni subiscono un riassetto organico che si fa sentire. E tutte quelle argomentazioni da cui ti sei sottratto per perseguire una vita più facile da sostenere, ora le vai a ricercare per dar loro un significato più vero, più reale, più consono all’obiettivo della tua vita. E così torna tutto. Ed arrivi a dare un significato del tutto nuovo anche alla morte inteso, quindi, non più come solo evento di distacco dai tuoi cari, ma anche come evento supremo in cui realizzi le finalità per cui sei vissuto.

Parte Seconda

Ciò che non avrei mai detto se……

         Con l’esperienza maturata durante la mia vita comunitaria ho avuto la fortuna di imbattermi in alcuni personaggi che hanno non poco dato importanza alle mie esternazioni, originate esclusivamente dalla passione e dal trasporto che nutro per la comunità in cui vivo e in cui cerco di essere presente attivamente, salvaguardando sempre e comunque gli interessi della persona e della dignità umana.

A loro devo senz’altro il cambiamento del mio modo di rapportarmi con tutto ciò che mi circonda e ciò certamente ha influito anche sul mio modo di pensare e di ragionare.

Ciò ha fatto sì’ che anche le mie sensazioni interiori subissero capovolgimenti per cui per tutto quello che pensavo era giunto il momento anche di rappresentarlo al mondo intero, allo scopo di poter far adeguatamente e coerentemente corrispondere pensiero ed azione.

Per questo motivo, sempre suffragato dalla ricchezza interna che ho avuto modo di accumulare, ho voluto riportare alcuni brani meditativi. Riportano le emozioni, le vive sensazioni che provo quando mi trovo nelle circostanze illustrate, e la mia liberazione da quella corteccia ruvida che copriva il mio cuore e la mia mente, ostruendo il passaggio delle parole e il desiderio di voler lodare pubblicare il Signore Dio.

Sono espresse in forma di dedica o di preghiera, a seconda del momento in cui sono state “avvertite” e si propongono solo come strumento di apertura dell’anima al richiamo della voce interiore.

Come si noterà, sono semplici allocuzioni religiose, riguardanti la carità, la misericordia, fede e passione grazie alle quali il messaggio di Cristo arriva diretto al cuore e influenza il nostro modo di essere.

La Gioia

Oggi ho il cuore colmo di Gioia perché ho scoperto che la Luce di cristo si è insinuata in me, aprendo la mia mente e portando chiarezza a quel buio che oscurava e minacciava le mie emozioni, le mie sensazioni, i miei sentimenti.

Il mio cuore ora batte forte, perché ode la Sua voce.

Ho aperto le mie porte all’Amore di Colui che ha dato la Sua vita per un povero peccatore come me.

Ma quanto tempo ho impiegato a capire!

Eppure Lui è stato sempre lì, ad aspettarmi.

Mi aspettava mentre io gli giravo la testa dall’altra parte.

Il tempo che io ho perso ti ha dato ragione, ancora una volta, mio caro Gesù. Solo sono affranto per il tempo che ti ho fatto perdere, perché sprecato invano, ma è stato un danno solo per me. Il Tuo aiuto, la tua passione, il tuo amore, la tua misericordia, hanno avuto il sopravvento sulla mia apatia, sull’indifferenza.

Ma ho avuto fortuna, tanta fortuna. Sì, perché nonostante tutto, in me hai lasciato accesa per anni la scintilla della consapevolezza, che prima o poi avrebbe preso fuoco. E quella scintilla, giorno per giorno, ha attinto alla lampada della sapienza, del discernimento, della Tua parola, ha sbaragliato le barriere della mia mente, riconducendomi alla tua semplicità, alla vera vita, alla santificazione che Tu hai sempre voluto.

Tu che hai detto “Cercami!” ed io verrò a te, “Chiamami! ed io ti risponderò”, come un padre aspetta che il figlio lo chiami per potergli dare finalmente il proprio aiuto, così tu Gesù hai atteso il momento affinché io non potessi più fare a meno di Te. Ti rendo gloria, Signore mio, per la bontà, la pazienza e la Tua infinita Misericordia che mi hai concesso. La Grazia di cui mi hai investito il Cuore trasformi la mia vita, arricchendola di umiltà, modestia, pace e carità.

 

Per   te

A che serve muoversi, affannarsi, agitarsi:

Se non trovi amore nel fratello, se non trovi un sorriso in chi ti circonda, se non riesci a dare uno sguardo a chi fai del bene Chiediti, perché? Devi domandare al tuo cuore, per conoscere e per capire, che tutto ciò che fai non è per gli altri, ma è per te stesso.

Infatti, tutto ciò che devi fare, va fatto non solo per amare, ma perché è necessario. Per aiutarti a crescere.

La Vita ti sarà maestra, e ti insegnerà che tutto ciò che hai fatto serviva solamente a te.

Ed allora, rifletti: vale la pena muoversi, affannarsi ed agitarsi, se non ti fermi al solo momento corrente e finalizzare il tuo operato? Serve sapere, perché se tutto ciò che fai e farai l’avrai fatto con coscienza e coerenza, allora crescerai sempre più ed in futuro avrai capacità di emozionarti per ogni cosa che ti capiterà.

Ho voglia di parlarti, Signore

Oggi ho tanto bisogno di esprimerti il mio ringraziamento per ciò che mi hai dato e continui a donarmi.

Ho trascorso gran parte della mia vita accanto a te, eppure non ti sentivo.

Ho camminato tante volte accanto a te, al tuo fianco, eppure non ti vedevo.

Ho assistito alla tua discesa sull’altare per tanti anni, ma non mi accorgevo della tua presenza.   Poi…..

All’improvviso mi hai aperto gli occhi, la mente, il cuore.

E’ bastato un niente per iniziare veramente a vivere, tornare a vita nuova, con un cuore nuovo.

In un attimo sono stato avvolto dalla tua presenza, dalla tua dolcissima voce.

Un calore immenso mi assorbiva estraniandomi dalla confusa realtà che mi faceva perdere il vero senso della vita. E’ stato questo a farmi capire che finora non avevo vissuto. Adesso non sono mai sazio di chiederti, di invocarti, di chiamarti, di lodarti. E di amarti.

Tu che mi hai detto ”chiedimi, e di darò” “bussa alla mia porta, e ti aprirò”, ascolta la mia preghiera Signore: concedimi la Grazia di continuare a lodarti per il bene che mi hai dato e consenti che quest’Amore possa essere dolcemente riversato su tutti coloro che ho sempre amato.

 

Per fortuna ci sei Tu

Nessun altro sarebbe utile allo scopo.

Niente potrebbe colmare il vuoto che è in me se non ci fossi Tu. Sento sempre di più che la mia vita è niente senza la Tua presenza.

Le mie gioie sono il Tuo dono.

Le mie sofferenze sono lo stimolo a volerti incontrare.

I miei desideri non sono altro che la realizzazione del Tuo volere.

Ed io Ti ringrazio per avermelo fatto capire.

La mia storia la devo all'incontro con Te.

Ti hanno presentato a me ancora incosciente ma Tu hai fatto in modo che Ti fossi accanto, perché così Ti potessi ascoltare, vedere, e riverire.

Ti ringrazio per avermi dato questa bellissima gioia.

Ciò che forse tanti non potranno mai capire, Tu lo hai dato a me! Ora è trascorso tanto tempo e non me ne sono mai accorto.

La Tua presenza, il Tuo affetto, la Tua passione per me è talmente grande che mi prende tutta la mia vita ed io non mi rendo conto di tutto il resto, di tutto ciò che accade.

Talvolta sento di cose miracolose, ma per me nulla è comparabile al Miracolo della Tua presenza vicino a me.

A volte il mio io vorrebbe emergere nell'analisi e nelle valutazioni, ma alla fine non riesce a prevalere quando la Tua voce mi desta dal torpore insignificante della vita che conduco e decide per me.

E così mi lasci solo il Bene, cioè solamente tutto ciò di cui ho veramente Bisogno.

Per questo ti dico: grazie, o mio Signore, perché mentre io sono perennemente occupato a far tutt'altro, Tu mi doni il Tuo Cuore, La Tua vita, il Tuo Amore.

 

Perché?

Non riesco mai a comprendere perché vogliamo essere così testardi a non voler capire.

Il Signore Gesù, Figlio di Dio è venuto tra noi per fasciare le nostre ferite con l’Amore e la Misericordia, ma noi, come i sacerdoti della sinagoga, non solo lo abbiamo deriso, ma anche minacciato, cacciato fuori dalla nostra vita.

Oggi, come allora, non vogliamo prestare attenzione alle cose che Tu Signore Gesù ci dici e che ci raccomandi continuamente, perché il nostro tempo ha spazio solo per cose moderne, futili e di nessuna importanza.

La Tua legge, Gesù, è sostituita ogni giorno dai nostri egoismi, dalle nostre indifferenze. L’uomo si sostituisce a te, Gesù, per anteporre le proprie soluzioni alla Tua Verità: l’uomo non ha più bisogno del suo Creatore, ne riesce tanto a far a meno che costruisce la propria vita giorno per giorno, senza un ordine preciso.

E' un susseguirsi di fatti e misfatti a cui, alla fine, non riesce mai a dare una soluzione.

Al Tuo posto, Signore, ora c’è il modus operandi dell’uomo libero, condizionato da ogni regola umana o sociale. Ed è ciò che lo condurrà alla sua naturale perdizione. Oggi l’uomo trova una giustificazione per ogni sua scelta ma non si accorge che, al contrario, agisce solo per accontentare la propria coscienza, per sentirsi più tranquillo.

Crede di far del bene, ma non è così, manca la cosa più importante: la partecipazione del suo cuore. E’ così, la Legge Tu Signore ci hai dato è divenuta lettera morta. Tu Signore, invece, hai ancora pietà per la nostra ignoranza e per le nostre incomprensioni. Per questo motivo, all’Origine, l’hai voluta inciderla nel nostro Cuore: perché ogni cosa che l’uomo deve fare la deve sentire prima nel cuore.

Tu sei venuto per noi, per tutti noi, senza distinzione di razza o ceto sociale, e hai dato la Vita per far comprendere all’uomo che si salva solo con l’Amore ed il Perdono.

Ti contestiamo allorquando, al verificarsi di tragedie e lutti, Ti carichiamo della colpa della Tua assenza, della Tua indifferenza ai nostri dolori. Poveri noi!

Figuriamoci se Tu potresti mai abbandonare i tuoi figli, anche quelli più ostinati ed a quelli che serrano il proprio cuore alla bontà ed alla misericordia che solo Tu puoi dare, gratuitamente, in ogni istante.

Basterebbe solo chiedertelo.

 

Il Dialogo

 

Ho scoperto quanto è bello, gradevole e soddisfacente parlare con Gesù Sacramentato.

Quante volte, in chiesa, mi è capitato di inginocchiarmi davanti a Te per la riverenza, di inoltrarti qualche preghiera di rito oppure qualche richiesta di aiuto. E poi? Finiva tutto. I miei movimenti riflettevano una procedura quasi meccanica, fatta di un veloce saluto, una genuflessione, una orazione, e così tutto finiva, senza alcuna partecipazione del cuore, senza alcun valore, senza alcun significato. Per me era come se parlassi al vuoto perché mi domandavo com'era possibile parlare ad un altare di marmo e aspettare di ricevere una risposta da una voce pronta a rispondermi. Ed invece, mi perdevo la cosa più importante che il Signore potesse donarmi: il dialogo, il contatto diretto con la Sua Verità.

Un giorno, mentre mi dirigevo all’interno della Chiesa per portare il mio saluto all’altare ed inchinarmi al cospetto del Santissimo Sacramento, mi balzò d’improvviso alla mente l’episodio accaduto anni fa quando, di ritorno dal rito delle esequie di un giovane della nostra città, assistetti ad una scena impressionante: un uomo, disteso davanti all’altare del SS. Sacramento profferiva ad alta voce: “ Signore Dio, quando finirai di accanirti contro i giovani di questa città? Non ti basta aver fatto versare lacrime già a due famiglie per la perdita di due cari figli giovanissimi? “

Questa frase mi gelò.

La cosa che mi aveva colpito non era stato tanto lo stendersi a terra, o le diverse invocazioni, bensì proprio il perché esprimersi in quel modo plateale, come se stesse colloquiando con un suo pari o un suo conoscente al quale chiedeva risposte precise.

Perché non comportarsi invece come siamo soliti fare, magari più riservatamente? E’ stato uno spunto opportuno, strano, ma degno di considerazione per poterci ragionare su. Potrebbe essere stata l’esasperazione a dare l’impulso a quell’uomo, oppure il senso di dispiacere per le povere famiglie colpite o, invece, la consapevolezza di essere ascoltato dal Signore a tal punto che non aveva avuto incertezza nell’interrogarlo? Oppure, aveva ricevuto un altro grande dono, quello di parlare con Cristo, consapevole di essere ascoltato e di poterne ricevere risposta? Mi veniva da riflettere: visto che riuscivo a contenere il dispiacere per quelli giovani morti, che mi ritrovavo continuamente a chiedermi sempre perché di tutto e di tutti, e che avvertivo la necessità di una tranquillità interiore, che non era la risposta esauriente a tutto ma poteva essere l’indizio per svoltar pagina e dare un altro senso alle mie personali riflessioni o meditazioni, mi sono posto la domanda se, comportandomi alla stressa stregua di quell’uomo, avessi potuto trovare ciò che cercavo, anche una seppur minima risposta. Può essere banale, ma ti accorgi che quando ti vengono in mente certe cose, come questa appena citata, il primo pensiero che ti riporta immediatamente alla realtà mette in dubbio tutto ciò che ti accade e, quale naturale conseguenza, ti pone domande molto più realistiche, del genere: “Ma sto bene? Cosa sto facendo? Cosa sto pensando?” Effettivamente, se non fosse per la provata stabilità mentale di cui fortunatamente godo o, al massimo, di una momentanea suscettibilità o allucinazione a cui il mio spirito si era predisposto in quel frangente, bisognava ammettere che si trattava di un momento particolare in cui quel qualcosa mi aveva sconvolto a tal punto che aveva rapito per qualche istante la mente e mi poneva domande che sorprendevano. E ti chiedi se realmente è possibile parlare da solo, in ginocchio davanti ad un altare e riceverne risposta, magari sotto forma di sensazione, brividi extrasensoriali o altro.          

Ma la tranquillità dell’animo ti porta sempre al successo e così ti arrivano risposte inattese. E’ stato tutto in un attimo. La mia mente si è aperta per capire che anche le cose più incredibili possono verificarsi e, quindi, anche parlare col Tabernacolo poteva essere di conforto per trovare risposte adeguate alle proprie necessità spirituali che, in definitiva, si riflettono sul proprio status interiore. Ho voluto perciò iniziare a sperimentare quanto sia vitali le esperienze sacramentali, in cui esponi con la mente e col cuore le proprie perplessità, i timori, le preoccupazioni le difficoltà che impediscono di vivere serenamente.

Si dice che l’opera dello Spirito Santo è indefinibile, imprevedibile, forte ed esauriente. Se è così, certamente avrà avuto tale effetto anche su di me, perché da quell’istante ho cercato sempre e comunque di “parlare” con il Tabernacolo, anche se per i primi tempi mi accorgevo della incredulità e della stranezza che accompagnava quel modo di fare. Ma la serenità e la tranquillità che ne ricevi è talmente appagante che ti abitui molto presto a quell’atteggiamento e vai avanti in quel modo senza più pensarci, anzi inizi a rallegrarti anche. Inizi ad assumere un comportamento più leggero, affabile, e nello stesso tempo rispettoso di quello che stai facendo, consapevole che sei in linea diretta con CHI è presente ventiquattro ore al giorno e che ti aspetta per stare con te.

Se avevo capito che quel signore di cui sopra avrebbe forse ricevuto la risposta talmente chiarificatrice, anche se solo dentro di sé, che gli aveva portato certamente serenità nell’animo, allora anch’io, disponendo il mio cuore e la mia mente in quella direzione avrei potuto ricevere anche una risposta, quella che è rappresentata da una voce diretta al cuore e che ti chiama ed implorandoti ti dice “aspetta, voglio stare ancora un po’ con te, dammi un po’ del tuo tempo, dimmi di te, se hai bisogno di qualcosa, se vuoi un aiuto…”

E’ stato allora che ho capito di aver avuto una grande fortuna, quella di aver capito, perché le tenebre che attanagliavano la mia mente cominciavano a diradarsi, tralasciando la falsità e l’ipocrisia per dar spazio alla luce, alla Verità, che veniva incontro, spiegandomi cose a cui finora non avevo mai dato importanza.

La prima cosa che ho imparato è che se l’uomo non cambia il cuore sarà, al contrario, il cuore a cambiare l’uomo. In altre parole, se non sei preso da una grandissima emozione o da un sentimento puro, il tuo alter ego non riceve quella spinta necessaria per farti comprendere che qualcosa è avvenuto in te e continuerà a darti nuove sensazioni che ti stimoleranno a interrogarti, a metterti a confronto con un’altra realtà. Perseguendo e proseguendo con questo comportamento, oggi posso definire ottimale il mio modo di apprendere e di adattare il mio essere alle riflessioni, condotte con modestia ed umiltà da un lato e da esperienza e formazione dall’altro. Non va dimenticato ciò che è riportato nel Vangelo quando il Signore, ordinando ai suoi Apostoli di diffondere la Sua Parola a tutte le genti li raccomandò di essere ” accorti come serpenti ma candidi come colombe”, un monito che ancor oggi parafrasato in tantissime famiglie è impartire dai genitori ai propri figli col famoso detto “ mi raccomando siate prudenti, ma non fatevi mettere i piedi sulla testa“, cioè bisogna essere sempre accorti ma nel nostro continuare ad essere pacifici ed attenti bisogna anche che siamo pronti a combattere chi voglia danneggiarci e sottometterci.

 

 

Cosa ci vuole

Cosa ci vuole per sentirsi bene!

L’affanno della quotidianità mette addosso solo irrequietezza, stanchezza e monotonia.

E non ci accorgiamo, invece, che la nostra vita è votata al bello!

Non so perché, ma nonostante le afflizioni che ci costringono e ci limitano ogni giorno, io mi sento sempre e solo bene. Forse perché quando sto per cadere nel grigiore dell’umore penso al mio Signore, alla Sua breve vita donata a noi, a me; i Suoi dolori, incomparabili con nessun altro tormento umano, la Sua forza protesa a sostenerne il Sacrificio.

Ed io dovrei lamentarmi perché semmai qualcosa non è andato come avrei voluto?

Meschinità!

Potrei mai forse io paragonare la Vita di Gesù, donatami sulla Croce, alla mia tristezza per non aver ottenuto ciò che io oggi desideravo?

Perdonami, Signore, per la mia pochezza, per la mia nullità.

Mi hai creato uomo, ma ho sempre e continuamente bisogno di Te, affinché non perda mai il filo logico della Tua Creazione. 

L’Input

A proposito della pandemia del coronavirus denominato Covid-19, che da tempo affligge il mondo intero e mietendo migliaia e migliaia di vittime, senza guardarne in faccia l’età, sesso o razza, e che ha distrutto non solo la certezza dell’uomo ma lo ha colpito proprio al centro dei propri interessi, e cioè il suo egoismo, ho avuto modo di esternare su alcuni quotidiani, qualche mia riflessione su come l’essere umano, abbandonando l’idea o meglio, la concezione che nulla può compiere senza l’aiuto di Dio lo ha oramai sostituito con le proprie forze, scaramantiche e superficiali.

Ho voluto associare questo stato di cose alla figura di Papa Francesco che, imperterrito e continuamente, fin dalla sua elezione al soglio pontificio, ha posto la questione familiare ovvero l’educazione della prole ai valori cristiani, che sono stati posti alla base della storia per la costruzione di mondi nuovi, nonostante fosse “attaccato” da parte della “intellighenzia conservatrice” di gruppi oppositori alle sue disposizioni , in quanto ritenuto responsabile di efferate posizioni liberiste a fronte della morale cristiana e, contemporaneamente, fautore di libertà in netto contrasto con le leggi cristiane. Nulla di più errato. Alla pubblicazione di tale meditazione, che ho ritenuto personalmente necessaria, come uomo ma ancor di più come cristiano, ha fatto seguito, inaspettatamente, un augurante conforto di solidarietà proveniente da tante persone, conoscenti e non, che si sono riconosciute in ciò che avevo reso pubblico.

Ciò mi ha dimostrato che, in definitiva, non siamo in pochi a ragionare in tal modo e che, quindi, dovremmo più fortemente far sentire le nostre voci. Non necessariamente affacciandoci ai balconi dove, oramai, è divenuto di moda, si vanno a sdrammatizzare e ad esorcizzare gli eventi negativi man mano che si presentano e a cui non si riesce a dare soluzione.

In tal modo, invece di fornire prova di bravura per improvvisazioni letterarie o melodiche, ci si potrebbe com-portare in un modo più diverso ma più sentito, facendo salire al Cielo invocazioni di perdono e di misericordia per ciò che l’uomo stesso ha causato al Creato.

Ovviamente, le mie parole non erano frutto solo di riflessioni, ma sono anche originate da emozioni, profonde, che giunte a un certo punto, non potevano non essere trasmesse ad altri.

Sì, indubbiamente, potevano scaturire da valutazioni personali, professionali, e politiche ma non era così: si era fatta grande e incontenibile la voglia di comunicare quello che ci hanno sempre insegnato i nostri genitori, ma anche quelle persone che ci hanno sempre inculcato l’attenzione verso i fatti che caratterizzano la nostra società, avendo cura di rispettare le opinioni altrui, persone che hanno visto lontano, un futuro diverso.

Era un po’ come il compendio di quello fin qui descritto: l’incontro sul percorso della mia vita di persone che hanno colpito l’attenzione o i sentimenti a tal punto da influenzare tante scelte che poi sono state fatte.

Prego il Signore che ci osserva e accompagna in ogni momento, di farci la Grazia di essere sempre pronti a diventare ”proposta di vita”, e di darci il coraggio di poter offrire – senza alcuna riserva – la nostra disponibilità alla costruzione di un mondo migliore.    



CONCLUSIONI

 L’ introspezione che ho voluto mettere in discussione nella presente dissertazione è motivata dalla necessità di dare un senso più compiuto ai tanti vuoti della vita e che può essere sicuramente oggetto anche di valutazione di terzi che potrebbero approfittarne per dare un senso alla loro quotidianità.

Nello svolgere questo delicato compito non si può prescindere dal mondo che ci circonda, dai tanti oggetti e soggetti che lo compongono, che si pongono alla nostra attenzione e si sottopongono alle nostre considerazioni.

Ma l’iter dell’esame prevede anche che esso sia condotto con una linea univoca con cui svolgere in modo inequivocabile la valutazione che trattasi.

L’argomento cardine, da ritenere come elemento fondamentale per procedere, a mio giudizio, è l’esame di coscienza, cioè quel punto di partenza che rappresenta la ricerca più intima dell’uomo e che va verso l’ignoto per dar una risposta concreta ai propri interrogativi. E la meta, se non sempre, è rappresentato da un “incontro”; che possa essere un soggetto, un evento, una parola, oppure un semplice atto.                                         

Nel mio caso personale, come è stato evidenziato, la ragione delle mie riflessioni è costituita da molteplici incontri, che hanno dato modo di individuare momenti di particolare attrazione in cui il mio modo di ragionare o di vivere, nonostante una buona condizione di consapevolezza, non è rimasta immune da quello scossone di cui abbiamo fatto cenno nelle pagine precedenti e che risultava necessario per rinnovare tutto il mio “ego”, riconducendomi nella direzione del senso vitale proposto dal Cristianesimo, visto come risposta integrale al bisogno umano di poter far fronte agli interrogativi, non solamente esistenziali.              

Potrebbe definirsi un “senso ricognitivo” di cui, però, a priori non possiamo identificarne il livello di posizione.

San Luigi Giussani, nel suo scritto “Il Senso Religioso”, lo identifica come la necessità di dare risposte esaurienti all’esistenza, alla realtà. Perciò è una caratteristica del-l’essere umano che predispone l’anima ad aspirare a Dio.

E’ evidente che le capacità con le quali affrontare simili avventure non possono essere acquisite individualmente ma sarà la nostra stessa natura a presentarcele, anche se spetta all’uomo svilupparle.

Nelle sue tante omelie Papa Francesco ha più volte posto l’accento che ”……la Fede non la acquisiamo, perché c’è donata da Dio. Ma la Fede non risolve tutti i problemi dell’uomo se egli stesso non la ravviva, se non la coltiva, con la carità, con la preghiera, con tutti gli atti necessari a coinvolgere tutti i sensi”. Allora ci possiamo rendere conto che quelle prove cui siamo soggetti, e che stimolano il nostro senso religioso, non provengono direttamente da Dio ma dal Creato che, in tal modo ne diventa la Parola: cioè, il Mondo testimonia la presenza di Dio attraverso le sue Creature.

Sta a noi, quindi, riuscire a carpirne il significato.      

Voglio riportare qui di seguito il testo di una nota canzone di Franco Battiato, insigne maestro di meditazione, materia di cui il cantante è noto esperto.

E ti vengo a cercare
Anche solo per vederti o parlare
Perché ho bisogno della tua presenza
Per capire meglio la mia essenza

Questo sentimento popolare
Nasce da meccaniche divine
Un rapimento mistico e sensuale
Mi imprigiona a te

Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
Fare come un eremita che rinuncia a sé

E ti vengo a cercare
Con la scusa di doverti parlare
Perché mi piace ciò che pensi e che dici
Perché in te vedo le mie radici

Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore con più volontà

Emanciparmi dall'incubo delle passioni
Cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un'immagine divina di questa realtà

E ti vengo a cercare perché sto bene con te
Perché ho bisogno della tua presenza….

 

 

INDICE

Presentazione                                                      PAG. 6

Parte 1     COSA, COME, PERCHE’?                   PAG.8

IL PUNTO DI PARTENZA                                     PAG.9

WORKING PROGRESS                                       PAG.20

UN DONO GRANDIOSO                                     PAG.27

IL GIOVANE PARROCO                                       PAG.34

L’UOMO VENUTO DA LONTANO                       PAG.39

LOURDES                                                            PAG.62

SAN MICHELE ARCANGELO                             PAG.69

JIM CAVIEZEL                                                     PAG.78

METAPSICHICA E RELIGIONE                           PAG.90

LA MORTE                                                            PAG.96

Parte 2 CIÒ CHE NON AVREI MAI PENSATO DI DIRE PAG.101

LA GIOIA                                                               PAG.103

PER TE                                                                PAG.105

HO VOGLIA DI PARLARTI, SIGNORE                 PAG.106

PER FORTUNA CI SEI TU                                   PAG.108

PERCHÉ?                                                             PAG.110

IL DIALOGO                                                          PAG.113

COSA CI VUOLE                                                 PAG.121

IL MIO PUNTO DI PARTENZA                             PAG.123

CONCLUSIONI                                                   PAG.127

INDICE                                                                PAG.131



(FINE)  

©Corriere di San Nicola 
diretto da Nicola Ciaramella 



ANTONIO SERINO è nato a San Nicola la Strada, dove tuttora vive. La sua esperienza formativa ha naturalmente matrice cattolica perché fin da piccolo la sua famiglia era composta da persone cattoliche, particolarmente attive nella parrocchia. Per questo motivo ha partecipato alle varie associazioni cattoliche presenti. 
Ha mosso i primi passi nell’Azione Cattolica per poi passare alla vita della Parrocchia fino al Movimento Giovanile Missionario, promosso e curato dal carissimo Direttore Diocesano Don Antonio Pasquariello. In questo Movimento, unitamente a tanti altri amici, ha contribuito all’animazione locale mediante raccolte fondi, mostre di oggetti di artigianato africano, nonché attività oratoriali per bambini. 
Ha fatto parte ed ancora annovera la sua presenza in  associazioni culturali e religiose, in quanto fermo assertore che la coesione sia uno strumento basilare per la crescita sociale e solidale. 
Da circa trent’anni è componente del Consiglio degli Affari Economici della Parrocchia, di cui conosce la difficile gestione economico patrimoniale. 
Da circa due anni coordina il gruppo famiglia Betania, fortemente voluto dal parroco Don Franco Catrame, un insieme di famiglie che studia le esortazioni apostoliche firmate da Papa Francesco, necessarie alla famiglia di oggi per comprendere e vivere in un modo più consapevole la vita odierna.
Dal 2020 collabora con il Corriere di San Nicola. 

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